Scuola: ai margini della società?

Luisanna Fiorini
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Lo scorso mese mi colpì che nei profili dei membri di “Codiceinternet” non ci fosse l’opzione Docente/Insegnante, poi aggiunta su richiesta. Uno degli eventi che “promuove” (a proposito: sto per disiscrivermi, dopo aver visto le pubblicità degli sponsor…. ecco, fatto in diretta, abbandonato un luogo che pubblicizza acquisti di software proprietario) la comunità che ad oggi, venerdì 17 ottobre, conta 2.335 iscritti (- 1), non aveva neanche in ipotesi  la partecipazione dei docenti. Nei prossimi eventi organizzati tra le comunità della rete la scuola non c’e', se non in modo molto marginale, rientrata dalla finestra ad opera di singoli, ma non in modo sistemico e  pervasivo. Ordunque, signore e signori, studenti, colleghi insegnanti, fiancheggiatori e simpatizzanti, qui dobbiamo agire.  Non credo nelle riforme e nelle azioni “grandiose”, salvifiche, che tutti aspettano arrivino dall’alto, da qualcuno. Credo in piccole sostanziali azioni concrete, di partecipazione e di “abitanza”, come direbbe il mio amico Giorgio Jannis.  Io non uso il termine “abitanza”, miro in alto,  sono ancorata alla achievable utopie , e parlo addirittura di “cittadinanza”. Ovvero di Libertà e/è partecipazione. Non aspettiamo quindi che qualcuno decida per la scuola.

Derrick De Kerckhove oltre a parlare di Nuovo Rinascimento, dice che siamo alle soglie di un nuovo ’68.

Oggi inizia un altro degli incontri che la rete favorisce, Occasioneperduta, ci vado. Come sempre a titolo quasi personale,  rappresento una associazione che non c’e', almeno nell’accezione che il mondo fisico dà del termine. Cittadinanzadigitale partecipa a Occasioneperduta.  Ascoltero’ molto e parlero’ poco, e racconterò qui.

Perchè la scuola deve ibridarsi, andare nei luoghi, vedere gente, capire.

Luisanna Fiorini


12 Commenti

  1. Luisanna sei tutti noi ;-)
    Vai, ascolta… e aspettiamo il tuo racconto. Sono con te: restituiamo centralità alla scuola a partire da chi ogni giorno ci lavora.
    Aggiungo a questo tuo post la tag “università del futuro” perché il tuo discorso vale per tutti i docenti, per tutti coloro che hanno a che vedere con la formazione. Grazie Luisanna.

  2. chiccama chiccama scrive:

    apprezzo molto, ma molto questo pezzo!!
    di codiceinternet già scrissi in altro luogo ponendo proprio la domanda: ma gli sponsor? e mai pensai di iscrivermi…
    vedo con grande piacere che il problema esiste eccome!!

    di scuola non so molto, soprattutto di quella italiana, ma ho cercato di leggere il piu’ possibile anche di questa riforma gelmini e mi sono spaventata, e di molto!
    credo che la scuola, l’università e la ricerca debbano essere problema di tuttti e non solo degli addetti ai lavori, proprio in virtu’ di quella cittadinanza che molto appartiene anche a me
    grazie

  3. giulia scrive:

    Nella scuola ci sono stata tutta la vita e il mio centro focale erano gli studenti, le mie domande su come insegnare partivano da loro, dai loro sguardi, dal loro detto e non detto. Mi sembra che in qualsiasi discussione si faccia, loro non ci siano mai. Nominati, ma non interpellati, non ascoltati. E per ascolto non dico solo ascolto di “parole”, ma di sentimenti, emozioni, paure… tutto quello che viene fuori dallo stare insieme ed in mezzo a loro. Conoscerli vuol dire “dialogare” e il dialogo non esiste se non c’è cambiamento nell’uno e nell’altro, se non c’è incontro, condivione anche nella diversità dei ruoli.
    Si è parlato tanto di disciplina, di cinque in condotta, di voti… E mi stupisco che nella bocca di tanti per rimediare ai problemi della scuola ci siano solo parole che alludono più o meno direttamente solo alla punizione. Si parla di autoritarismo e non di autorevolezza. Viviamo in una società in cui siamo arrivati al punto che sono i ragazzi che devono motivare gli adulti e non gli adulti che si interrogano su cosa è cambiato nei giovani, su come relazionarsi a loro. Parlare di relazione educativa oggi sembra una bestemmi e chi lo fa viene tacciato di “buonismo, parole nata ad hoc per bloccare chiunque voglia affrontare i problemi da una certa prospettiva.
    Dovremmo liberarci dalle ideologie e chiederci però quali finalità oggi ha la scuola. Certo quella di insegnare è la prima, ma come, a chi… di questo si parla poco.
    HO molte altre cose da dire… ma alla prossima. Giulia

  4. Giulia hai colto uno dei problemi di fondo. E’ davvero interessante la tua testimoninaza e la tua riflessione. Spero di rileggerti presto

    @ chicca
    sì, la questione della formazione delle nuove generazioni è un problema che dovrebbe riguardare tutti e dovrebbe essere una delle priorità di ogni persona. Paradossalmente viene delegata, come se fosse semopre una questione di cui deve occuparsi qulacun altro…

  5. Antonio Lo Giudice Antonio Lo Giudice scrive:

    La scuola rischia di diventare un superfluo terreno di battaglia!
    Per qualcuno, più disastrata è- parlo della scuola pubblica- meglio ne viene

  6. catepol catepol scrive:

    Io non li seguo più (anche se son rimasta iscritta al NING, pur avendo tolto tutte le notifiche) perchè le prime discussioni avviate, su cui ho anche scritto qualcosa e in veste di insegnante e formatrice sull’uso delle tecnologie di altri insegnati (ma tu pensa porto internet alle persone anche io, e mi piace farlo!), non mi hanno soddisfatto. Perchè non mi andava di dare GRATIS miei contenuti e mie riflessioni in merito per dare materiale ad una SRL che oltre agli sponsor immagino abbia altri canali per guadagnare.
    Rispetto il loro lavoro, questo si. Ma non camuffiamolo da intento sociale per le masse, perchè non è esattamente questo.
    Perchè a togliere il virus dal portatile dei miei ci vado io, poi per offrire un servizio completo gli installo firefox e gli spiego che così script e popup marci non ne vedranno più. E loro capiscono, diventano autonomi. Mia madre chatta anche con skype.
    Perchè da mia suocera a cambiare la password della posta elettronica ci vado io (però poi la seconda volta lo sa fare da sola).
    Perchè dai docenti che non sanno aprire il computer per paura ci vado io. E dopo qualche incontro son capaci di portare in classe un piccolo powerpoint con la lezione multimediale. Perchè ne capiscono l’importanza e cominciano realmente ad usare pc e internet.
    Gran bel post

  7. Donneinlinea scrive:

    Luisanna condivido il tuo pensiero, specie quando scrivi “Credo in piccole sostanziali azioni concrete”. Mi stupisce che sul sito di cui parli non vi sia posto per i docenti ma è la conferma che molti studenti oggi non vogliono nessun tipo di autorevolezza e atuorità, Vogliono vivere d’istinto come bestie allo stato brado, solo perchè convinti di aver solo diritti ma non doveri.
    Mi stupisce che molti licei siano occupati, anche se oramai è una moda per non fare nulla fino alle prossime vacanze di Natale. Mi amareggia vedere bambini delle elementari usati per avvalorare tesi di protesta (che dovrebbe essere solo territorio degli adulti). Mi spiace che molti studenti di ogni ordine, protestino semplicemente occupando, invece che provare a formulare delle proposte serie e concrete. In fin dei conti la scuola è anche loro. Invece aspettano che tutto cada dall’alto…

  8. @giulia
    ritieniti abbracciata.
    dove va la scuola? ah, saperlo saperlo. Io scherzo, ma è un dolore continuo, è come vedere, vivere i problemi e chiedersi: “ma sono io che sono paranoica? come fanno gli altri a non vedere?” e invece vediamo tutti. Vediamo un sistema che è ammalato di elefantiasi, gli studenti che non ce la fanno piu’ (e non sono i semi-selvaggi che l’informazione mostra). Gli insegnanti sono allo sbando, ogni anno c’ e’ una riforma, una svolta, un unto del Signore che sa come deve andare a finire. Fondi pochi, chiacchiere tante. Non voglio difendere la categoria, che è molto, molto disomogenea. Vogliamo che gli insegnanti usino le tecnologie, che di nuovo non hanno piu’ nulla? Allora un po’ per amore e un po’ per forza. Politiche di acquisti, incentivazioni, W-fi in tutte le scuole, gratis, postazioni aperte, cultura della condivisione. Occorrono pero’ anche altri strumenti, e qui sarò impopolare: chiedere i materiali solo in formato digitale, diffondere le info dell’istituto e dell’uni solo via mail, non favorire le fotocopie, chiedere a tutti che un segmento di progettazione didattica venga sviluppato con le tecnologie della rete. Per cominciare.
    @catepol:
    :-))
    sapessi quante, quante volte sono intervenuta su macchine di colleghi, amici, docenti per questioni di cui parli.
    Non volevo, infine, essere polemica con nessuno. E’ che sono come i bambini: amo le informazioni seplici, dirette, veritiere.
    Luisanna
    ps
    siamo arrivati a san Giuliano terme… al convegno di Occasioneperduta.
    Stasera primo incontro informale, vedremo. Giorgio Jannis arriva domattina.

  9. RosaTiziana RosaTiziana scrive:

    Gli insegnanti sono allo sbando, gli alunni sono allo sbando, la scuola tutta è allo sbando.
    Concordo sul fatto che le “piccole” azioni siano importanti altrettanto come le “grandi” (ma esistono ancora le grandi?).
    Tuttavia il mio parere sulla scuola non esiste. Mi spiego: sono convinta che non si possa parlare di scuola, analizzare le cause dello “sbando”, indagare i motivi del fallimento di tutte le riforme che si sono succedute…senza prima (o al massimo contemporanemante) analizzare la società in cui la scuola è inserita.
    La scuola, difatti, non è che lo specchio della società stessa. Perciò se bisogna parlare di scuola e capirne l’orientamento o lo “sbandamento” è dall’analisi del sociale nel suo insieme che bisgna partire.
    Certo la scuola dovrebbe avere un ruolo di “guida” della società, nel senso che dovrebbe essere l’istituzione deputata allo stimolo del pensiero e del senso critico e quindi essere la fucina dei cambiamanti sociali.
    Ahimé non è più così da tanto tempo.

    Quindi se proprio dobbiamo parlare di scuola, parliamo innanzitutto di società. Che la Gelmini non è dall’uovo di Pasqua che è saltata fuori…

    Ecco, mi sono sfogata! Bello il post.

  10. giulia scrive:

    Io sono d’accordo che dobbiamo contestualizzare la scuola, che molte distorsioni hanno radici nella società e bisogna tenerne assolutamente conto. Ma è anche vero che nella scuola vivono persone, ci sono dei rapporti umani, degli individui che agiscono e possono agire in un modo o in un altro. Quindi sono d’accordo nel dire che bisogna anche partire dalle piccole cose, da quello che io posso fare come insegnante nella mia classe coi miei ragazzi (perchè loro non possono aspettare che la scuola cambi), poi nella scuola dove lavoro e quindi cercare di definire come posso contrastare nel mio piccolo le distorsioni della società.
    Questo è un lavoro da fare, per non delegare sempre, per non sfuggire i problemi, per sentirci responsabili come adulti di ragazzi che sono davanti a noi e non alla Gelmini.
    Questo non ci deve esimere da una discussione su come la società entra nella scuola. E lo ripeto su quale scuola vorremmo ricostruire. E qui il discorso diventa divero se parliamo di scuola di base o superiore… E’ un discorso molto complesso e va affrontato con coraggio, secondo me, nella sua complessità. Il rischio che si è sempre corso è di fare sempre solo un discorso contro e non un discorso propositivo partendo però anche dal piccolo e dal quotidiano. La teoria deve essere agganciata con la pratica ma avendo definito qual è il progetto di scuola che vogliamo raggiungere. La pratica e la teoria devono vibrare tra di loro in un continuo scambio.

  11. chiccama chiccama scrive:

    a questo link:
    l’intervista telefonica

    si può ascolatre appunto l’intervista al telefono fatta ad Andrea Canevaro,
    il pedagogista membro dell’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica
    che si è appena dimesso.
    un contributo molto interessante alla questione qui posta.


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