Questa rubrica non parla, ohimè, di cinema. Quindi il titolo non è riferito al film del 1977 con la regia di Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola.
Parlerò di nativi digitali.
Nativi digitali. se ne sente tanto parlare, pochi sono riusciti a vederli da vicino. Si favoleggia che siano giovanissimi, intorno ai 18 anni, vivano iperconnessi, vivano il real time, il just-in time-on demand. Screenagers grintosi e perennemente multitasking.
La sera del venerdì 17 ottobre 2008, a Occasioneperduta, due esemplari unici si sono materializzati davanti ai miei occhi, inaspettatamente. Eppure Flavia Marzano mi aveva avvertita: a cena alcuni ragazzi ci porranno questioni, problemi, punti di vista, esperienze su cui riflettere. Ero allarmata: temevo i soliti interventi edulcorati e titubanti, velati di ingenuità, ai quali gli adulti reagiscono con sorrisetti di sufficienza.
Ho ricevuto una sberla.
Il primo a intervenire è stato Marco De Rossi un nativo di 18 anni, ben vestito, aspetto acqua e sapone, camicia bianca e capelli corti.
Ha raccontato, con linguaggio appropriato (tutti i congiuntivi al posto giusto) sicurezza e una buona dose di humor, la sua esperienza di promotore -erogatore di formazione online libera, gratuita, informale. Il progetto è OIL (acronimo di Open Informatic Learning, ) OILproject è una community che organizza, eroga, crea repository di lezioni intorno all’informatica. Sono lezioni in chat che si avvalgono anche del contributo di professionisti che prestano opera gratuitamente in chat vocali. L’audio viene registrato e messo in rete per il download. Mentre il mondo accademico si interroga sull’ open e free e-learning, qualcuno con tranquillità assoluta lo fa.
Il secondo nativo è Salvatore Aranzulla, un mito della rete. Vive in provincia di Catania, frequenta il liceo scientifico e ha una dimensione multitasking, poiché è studente e imprenditore di sé stesso.
Ha creato intorno alla sua persona un business unico. Dall’età di 14 anni eroga consigli e informazioni sulla sicurezza in rete, come non prendere virus, come proteggere il proprio PC. Ne ha fatto un’attività redditizia. Ora si occupa del canale tecnologico di Virgilio. E’ autore di un bestseller sulla sicurezza informatica. A dire il vero, a dirla tutta, mi ha molto colpita il suo pensiero che è, per certi versi, eticamente al limite. Salvatore ha infatti illustrato la sua politica di promozione della pubblicità sulla rete. Ha creato due luoghi con aste al ribasso e passaggio agli sponsor di profili dei suoi utenti per indirizzare la pubblicità su target specifici (queste info non le linko, perdonatemi). Ha impietosamente raccontato delle lezioni di informatica del suo liceo, in cui viene insegnato “Word” e “Explorer”. Prof di Salvatore, scusate: ma perchè non rovesciare la lezione e farla tenere da lui? Forza, coraggio, fate un passo indietro.
Ah, dimenticavo: per coloro che pensano che il digital divide si combatte dando alle persone e alle scuole l’hardware e la connettività e il resto viene da sè: Salvatore NON ha la banda larga.
Su una cosa i due nativi non sono stati d’accordo:
Salvatore ha detto che la scuola non lavora bene, perchè non professionalizza, mentre Marco ha detto No! lui è grato al suo liceo classico che gli ha insegnato a parlare, scrivere, articolare ed esprimere pensieri coerenti. La professionalizzazione verrà semmai dopo, nel percorso universitario. Entrambi sono stati giudici severissimi dell’incapacità dei ragazzi di scrivere in italiano corretto, esprimere e comprendere pensieri.
Questi vecchi saggi diciottenni, c’è da imparato tanto da loro.
Luisanna Fiorini



















bè i due ragazzi insegnano che ci son modi diversi di fare scuola sia dal lato docenti che insegnano, sia dal lato studenti che hanno voglia di apprendere. In entrambi i casi non c’è un modello valido. Puoi avere ottimi insegnanti, con apertura mentale e voglia di aprire menti e trovarti tra i banchi nativi che il cervello lo lasciano in stand by. Di contro puoi avere insegnanti mediocri (per svariati motivi), scuole senza strutture minime ecc. e dietro i banchi ragazzi col cervello aperto e “spugna”, con voglia di capire, fare, cambiare.
Immagino che la situazione perfetta non esista davvero
grazie della testimonianza Luisanna
E per continuare quanto detto da Caterina… la vera sfida tra i banchi di scuola sta forse nella disponibilità all’ascolto reciproco tra docente e allievo e nella messa in rete delle rispettive competenze. Ci sono esempi altrettanto esilaranti di giovanissimi allievi che pubblicano a 18 anni libri, scritti molto bene, con Eiunaudi e che si beccano insufficiente in italiano al loro liceo, e vengono perseguitati dagli insegnanti e/o dal preside perché hanno un blog. Quello che non funziona, di fondo, forse è la mancanza di una relazione vera tra prof e allievo: una vera messa in rete delle reciproche competenze e l’allargamento poi delle competenze ad una rete più vasta che può essere la classe, e poi la “rete” vera.
Chiaro che poi se la prof. è Caterina e l’allievo uno dei due nativi digitali di cui parla Luisanna, allora ok, siamo alla situazione “ideale”… ma anche un ottimo prof. di italiano o di latino che non sa cos’è un computer potrebbe “crescere” molto se riuscisse a far cortocircuitare le proprie competenze con il talento “tecnologico” di qualche suo allievo, invece che mantenere separati e non comunicanti i due rispettivi percorsi di ricerca.
La domanda è: quanti docenti sono disposti a mettersi in gioco in questo senso? e quanti allievi sono in grado di fare altrettanto?
Ciao, a proposito del digitale e del rapporto insegnanti/allievi, desidero raccontare in breve la mia esperienza. Mi riferisco al “Progetto Internet Marghera Digitale” ideato e promosso assieme a tre realtà del no-profit riunite in associazione. Nacque dopo una prima sperimentazione del 2001 (un container posizionato davanti al Municipio e attrezzato con tre personal computer) per mezzo della quale furono testati dei microcorsi di conoscenza e alfabetizzazione informatica per la popolazione. Ne seguì una ricerca sociale sulla domanda di alfabetizzazione informatica che rilevò la necessità. Nel 2003 venne aperto un Centro con un’aula attrezzata da 18 postazioni informatiche di ultima generazione collegate ad un server centrale. Le docenti sono tutte donne, ex insegnanti in pensione o insegnanti di varie materie con la stessa passione per l’educazione al digitale. A tutt’oggi l’attività è a pieno ritmo e consiste nell’offrire un servizio pubblico finalizzato al recupero del deficit di nuove conoscenze e rispondere al bisogno formativo della popolazione rispetto all’uso del computer e dei nuovi mezzi di comunicazione telematica. I cittadini e le cittadine di Marghera, Mestre e Venezia che si sono lasciati contagiare dalla curiosità per le nuove tecnologie, o ne sentivano la necessità per motivi di studio o di lavoro hanno superato quota 3.000.
Un fattore di successo è stato sicuramente la preparazione del gruppo docente che ha messo a punto un proprio stile didattico, frutto di una ricerca sul campo di diversi anni, che ha incontrato il favore degli utenti. Le lezioni di carattere non accademico e sostenute da esercitazioni guidate, sono risultate accessibili anche alle persone più anziane e più scettiche sulle proprie capacità di apprendimento. L’analisi degli utenti ha messo in rilievo le caratteristiche di un’utenza perlopiù adulta e anziana con livello di scolarizzazione medio, medio-basso. Penso che il segreto del successo risieda nel “fare gruppo” e nella dinamica dell’apprendimento continuo delle insegnanti. Ciò emerse in un’intervista (effettuata per miei scopi di ricerca universitaria) che feci alla responsabile del Centro, soprattutto quando le chiesi di descrivere il suo ruolo educativo: “lo faccio non soltanto nei confronti del singolo che mi capita a colloquio, ma lo faccio nei confronti di tutta la nostra equipe, di tutto quanto il nostro gruppo, perché una cosa che abbiamo capito bene è che un gruppo funziona se c’è sempre qualcuno che tiene sotto controllo il processo. E il nostro gruppo miracolosamente è fatto da questa dozzina di donne che lavorano insieme ormai da anni, è un gruppo numeroso, è un gruppo storico ormai e va avanti perché c’è qualcuna, e molto spesso sono io, che si pone il compito di educare continuamente. Cioè non passa mese che non ci siano nuove cose che apprendiamo e che ci scambiamo. E sapere che questa attenzione, questo scambio ci fanno probabilmente vive ed è la cosa che, che poi riusciamo a trasmettere anche agli altri”.
Il clima di amicizia creatosi con le persone conosciute in questo progetto, mi ha inoltre permesso di indagare il punto di vista di due cittadini veneziani alfabetizzati alle nuove tecnologie. Vittorio
fare gruppo, mettersi in rete, partire dalle pratiche. C’è anche la rubrica “Mettiamoci in rete” qui su Ibridamenti che potrebbe fare al caso tuo… e se ripassi, metti pure dei link in modo che possiamo vedere direttamente il vostro lavoro.
maddalena, grazie della segnalazione. mi sono registrato nella rubrica che mi hai segnalato. ecco alcuni link utili: http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19740 (storia e attualità, sito istituzionale); http://www.margheradigitale.it portale della partecipazione con materiali importanti sul percorso partecipativo pubblicati nell’area download http://www.margheradigitale.it/area.download.html; http://www.triveneto.ferpi.it/2008/09/29/luisa-carrada-a-marghera-ve-il-24-ottobre per un’iniziativa in programma il 24 ottobre; http://www.lecalamite.it è il sito del meraviglioso gruppo docenti; http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=148 un articolo che parla dell’esperienza. Sul tema del digitale ci sarebbe altro da dire, magari in chiave formativa, educativa, pedagogica. Mi fermo qui con il desiderio di poter fare qualche riflessione assieme. Ciao, Vittorio