Voglia di poesia

Alivento
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“Voglia di poesia”, qui su Ibridamenti, è il titolo della rubrica nella quale intendo presentare alcune poesie accompagnate da un mio commento svolto sul un filo d’immersione essenzialmente emozionale. Le poesie commentate saranno testi in parola poetica incrociati sul web o proposti alla lettura da chi lo desideri all’indirizzo aliventochiocciolainterfree.it . Chiunque potrà proporre poesie proprie o altrui e commenti di propria produzione che rispondano allo spirito della rubrica da postare in questa categoria.

Ho scelto il titolo “Voglia di poesia” per sottolineare quel maggiore bisogno che si riscontra, specie in rete ed in questo tempo, di esprimersi in versi. L’ho scelto perché alla voglia di poesia, sia nel senso di leggerla che di scriverla non bisogna sottrarsi. Non solo per la speranza che la poesia possa contribuire a promuovere la bellezza nel mondo, ma perché è sempre un bene abbandonarsi a questa misteriosa forma espressiva per il fascino inspiegabile che promana, per la sua potenza evocatrice, immaginifica, metaforica e metamorfica. Per la ricchezza dei contenuti. Perché la poesia, come la vita, tutto comprende e compenetra nel massimo sforzo che può fare la mente nel più sintetico modo del dire.

Non che così voglia fornire una definizione di poesia. Vero è quanto scrive Caproni nella metafora dell’indefinibilità “Buttate pure via ogni opera in versi o in prosa. Nessuno è mai riuscito a dire cose’è, nella sua essenza, una rosa.”

Un paragone che ben evidenzia l’impalpabilità del fiore più nobile della nostra lingua. La parola poetica sgorga da recessi profondi, cupi attraversamenti, fratture scomposte, aneliti inenarrabili. La poesia dice ciò che si può dire, ciò che non si può dire, essenzialmente dice ciò che non si riesce altrimenti a dire. Per questo si fa ricerca, per questo è scoria che affiora liberatoria. Sono convinta con T. S. Eliot che La vera poesia può comunicare anche prima di essere capita. Ecco il perché di una lettura emozionale, la più comprensibile e nel contempo la più complessa. In poesia si consegna all’architettura verbale quanto più intimo si possa scavare negli echi insondabili del nostro profondo. Un antro che prescinde e nel contempo è imbevuto del nostro vissuto, della nostra esperienza. Ne prescinde per quell’impossibile tentativo di afferrare l’assoluto che accomuna ogni umana finitudine, ne è imbevuto per l’imprescindibile commistione con ogni attimo personalmente vissuto, con ogni input inghiottito, introitato, macerato. Per queste ragioni ogni poeta che abbia fino al suo limite varcato la soglia e ne sia tornato e poi in versi ne abbia raccontato, potrebbe affermare con Neruda “Se mi chiedono che cosa è la mia poesia, devo confessare che non lo so; ma se chiedono alla mia poesia chi sono io, lo comprenderanno”.

21 Commenti

  1. ben ritrovata alivento :-)
    sarà sicuramente interessante osservare come si sviluppa questo “laboratorio emozionale”. La metodologia della “generazione dei contenuti dal basso” e l’apertura alle produzioni della rete ha caratterizzato molti spazi in Ibridamenti. Perciò sarà sicuramente interessante seguire e osservare i testi prodotti e le interazioni che si creeranno in rete.
    Lasci anche il tema libero o intendi indicare dei temi?

  2. Alivento scrive:

    Il tema al momento è libero. La generazione di contenuti dal basso la considero per me uno stimolo sfidante. Sarebbe bello che ne nascesse qualcosa che vivifichi la poesia. L’introduzione “introflessa” vuole sottolineare come poesia non stia nell’uso di parole alate: di cielo, nuvole e fiori, ma come esigenza espressiva profonda.

  3. Alivento scrive:

    grazie del benvenuto ;) bentrovata a te ed a tutti!

  4. Trapanuas scrive:

    In questo luogo neonato ci sono già due gruppi dedicati alla poesia.
    C’è davvero così tanta esigenza di versi ? Oggi disponiamo di mille modi per comunicare e siamo sempre più soli. Ci sono in rete mille blog di poeti che si sacambiano versi e recensioni. Ma comunicano ?
    Cosa ? a chi ?
    Un tempo le poesie erano fiori per l’amata, ma fiori rari, unici, non solo colti, ma pure coltivati, cresciuti, accuditi fino al gesto del dono. fatto spesso ad occhi bassi. oggi cosa sono le posie ? simulacri di incapacità ad esternare un’emozione ? moda ? esigenza dell’animo ? poesia poesia poesia.
    se capitasse davvero in rete la poesia, quella vera, quella che scioglie i cuori, non la riconosceremmo. Non abbiamo più gli occhi per coglierla. Io ci provo con le immagini ad inseguirla. e qualcosa talvolta rimane impigliato nei miei obbiettivi.
    Ma come cerco di metterla in parole, si sfoglia, si sfalda, si spegne. Non l’ho mai amata scritta, Non l’ho mai studiata a scuola perchè me l’hanno fatta odiare. la rete me la sta facendo allontanare ancor di più.
    eppure se ne parla, se ne scrive, ovunque ad ogni livello.
    sarà mica overdose ? seguirò in silenzio le rubriche nella speranza che almeno qui qualcosa cambi.
    Buone fortune a te che hai scelto ali e vento: portami una buona nuova.

    di questo ti chiederò un’altra volta: “Ne prescinde per quell’impossibile tentativo di afferrare l’assoluto che accomuna ogni umana finitudine, ne è imbevuto per l’imprescindibile commistione con ogni attimo personalmente vissuto, con ogni input inghiottito, introitato, macerato.”……..

  5. Alivento scrive:

    Benvenuta Trapanuas! Fai delle foto bellissime.Ti chiedi perchè tanta voglia di poesia e se questa c’è veramente e perchè poi così tanto parlarne.
    Sono belle domande. Forse quelle che speravo di ricevere. La risposta secondo me sta singolarmente nel congiungere proprio la frase che tu trovi oscura con l’arte. Anche fermare l’immagine con la luce lo è: arte come ricerca di esprimere qualcosa di …indicibile, inafferrabile, analogamente a quella forma d’arte che viene chiamata poesia. Perchè la poesia la fa da padrona? Semplicemente perchè è arte fatta di parole, perchè è arte “povera”: un foglio, una penna e chiunque sappia scrivere può produrre il suo personale conato di dire l’assoluto che è in sè. Diverso da quello che può esprimere un altro perchè diverso è il suo modo di percepire, il suo vissuto, il suo percorso. Ma ti chiedo basta una macchina fotografica per fare una delle tue foto? Quali “ingredienti” aggiungi? Allo stesso modo avviene in poesia. Ti ringrazio infinitamente degli auguri, specie perchè mi giungono da chi non ama la poesia. Riuscire a ricondurre alla poesia in parola poetica le sensibilità in grado di coglierla, sarebbe un risultato che oltrepasserebbe ogni mia più rosea aspettativa sulla riuscita questo spazio, nel quale, nonostante tutti i miei dubbi e timori, ripongo tante speranze.

  6. Donneinlinea Donneinlinea scrive:

    Buongiorno. Bella discussione.
    Alivento chiede

    Quali “ingredienti” aggiungi?

    Io rispondo: il fattore umano. Diverso da ogni individuo e presente in ogni individuo. Ma il fattore umano è arte? O poesia? mah….

    Perchè la poesia la fa da padrona?

    Forse perchè tutti hanno bisogno di un luogo in cui vivere l’illusione di essere e avere umanità e sensibilità da vendere, perchè nella quotidianità ve n’è sempre meno. io credo sarebbe meglio avere meno pagine scritte su una rete che in italia pochi usano, ma più poesia nella vita reale. Voglio credere nell’utopistica idea che magari l’esercizio online precorra la sua applicazione offline. Ma le speranze sono poche.

  7. metakappa metakappa scrive:

    Non mi sembra strano che ci sia una rinnovata attenzione alla poesia.

    > Sono convinta con T. S. Eliot che “La vera poesia può comunicare anche prima di essere capita”.

    In un mondo in cui e’ sempre piu’ difficile capir(si), non mi sorprende la recuperata importanza di una comunicazione irrazionale emotiva, che vada a toccare le corde piu’ umane, e verosimilmente le piu’ “globali”.

    Certo, come dice Eliot, di “vera” poesia si deve trattare. L’unico rischio infatti, e’ il crescendo di un rumore di fondo, che si propone come “poesia”, e che, tra noia e fastidio, tolga la scena a chi se lo merita, e vanifichi il contributo prezioso che ci attendiamo.

    Per questo ben venga “Voglia di poesia”, e che sia piu’ l’espressione di un bisogno, piuttosto che la vetrina di un prodotto editoriale.

    Auguri @Ali !
    Gino

  8. Alivento scrive:

    Paola (donnainlinea, ricordo che questo è il tuo nome) gli ingredienti aggiunti sono un quid di indefinibile tra talento e tecnica. Dosati in vario modo a seconda del risultato a cui si tende, sempre che poi si tenda coscientemene ad un risultato e non si stia invece rispondendo ad un bisogno pressante, oserei dire vitale. In quest’ultimo caso, la mancanza di tecnica può essere largamente compensata dall’autenticità dell’esigenza espressiva. Nel dire questo non sono priva riferimenti famosi che sottolineano con forza l’urgenza espressiva. Rainer Maria Rilke ad esempio che nelle sue “lettere ad un giovane poeta” ben chiarì il divario tra lo scrivere per diletto e quello per necessità
    “Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità.”

    Charles bukowski non è da meno nella sua poesia

    “E così vorresti fare lo scrittore?”

    “Se non ti esplode dentro
    a dispetto di tutto,
    non farlo.
    A meno che non ti venga dritto dal
    cuore e dalla mente e dalla bocca
    e dalle viscere,
    non farlo.”
    e persino
    “A meno che non ti esca
    dall’anima come un razzo,
    a meno che lo star fermo
    non ti porti alla follia o
    al suicidio o all’omicidio,
    non farlo.”
    perchè
    “Le biblioteche del mondo hanno
    sbadigliato
    fino ad addormentarsi/
    per tipi come te./
    Non aggiungerti a loro./
    Non farlo.”

    E tutto questo è vero, per quanto io ritenga che buone poesie possano essere scritte come prodotto, non di un fuoco così devastante da alimentare una vita da poeta, una vita da scrittore, ma come frutto di un’urgenza importante, ma meno destruente della propria vita. Sul punto del perchè tanto bisogno di poesia. Credo si accompagni al fenomeno rete, eminentemente un luogo di comunicazione per parole scritte, quale miglior luogo per sperimentare, tentare, leggere, diffondere questa forma espressiva antichissima e mai tramontata? Un forma che nasce proprio quando maggiore è il bisogno di comunicare, quanto maggiormente si percepisce attorno vuoto e solitudine. Poesia come veicolo di comunicazione emozionale sì, ma non solo.

  9. Alivento scrive:

    Gino. E’ vero quanto dici, un brusio poetico o che presume d’essere poetico soffoca la poesia piuttosto che esaltarla. Ma anche un discuterne nei salotti da intenditori, ma anche le rassegne per “eletti”. Ci sono spaccature da colmare, fratture da ricucire. Quanta forza ci vorrebbe? Soprattutto quanto timore d’essere un’insulsa voce nel brusio. A favorire ancora la notte. E per luce solo la passione che si tuffa nell’occasione di spendersi. Comunque vada. Infinitamente grazie del commento e degli auguri.

  10. Donneinlinea Donneinlinea scrive:

    Credo si accompagni al fenomeno rete, eminentemente un luogo di comunicazione per parole scritte

    Io credo che sia un fenomeno di moda. Va di moda scrivere poesie, lo conferma il gran numero di blog di pseudo-poeti.
    Ma in un paese dove nessuno legge più, l’abbandono scolastico è alto, davvero tutti quanti che scrivono sono poeti? o sono scribacchini? Anche io ogni tanto scrivo, ma le mie non sono certo poesie. Eppure mi vengono da dentro, sono emozioni che voglio fermare o esternare in modo più dolce. Ma non mi ritengo un poeta. Non so nulla di rima baciata e visa discorrendo….

  11. Trapanuas scrive:

    Alivento, lascio una domanda approfittando della generosa dsponibilità che sento sincera espressione di entusiasmo: perchè in versi ? se io vivo urgenza di trasmettere in un etere confuso, pieno di disturbi e distorsioni, non è meglio se uso un linguaggio in chiaro ?
    Già i versi sono sintesi emotive spesso liquide a chi le scrive; come posso pensare di cogliere l’ascolto di coloro che la fuori potrebbero sentirmi ? Ho letto molto in giro, ma trovo sempre capannelli di amici che si commentano, si leggono, si ricommentano, si acclamano. Quel poco che ho trovato di luminoso, l’ho scovato avvolto nel silenzio, coricato in un’attesa persa (sono Eventi Unici nati Pasquale ormai rari e preziosi).
    Molto invece ho letto di assai vivo, sentito, bello, in prosa. Qui tra i partecipanti leggo di un’Anna che vale assai di più di quelle 3 volte che il suo cognome echeggia.
    E son racconti brevi, finestrini in corsa da un tram lento in una città che corre. ma che bel leggere.
    Al fine: non sarebbe più facile comunicare in prosa anche se con tagli emotivi alti, anzichè in versi ?
    Così magari anche chi i poeti fugge, potrebbe fermarsi e respirare un pò di sogni.
    Grazie e poi mi taccio.

  12. Alivento scrive:

    Paola, ma nessuno che scrive poesie osa dirsi poeta, tranne rarissimi casi. Scrive Alessandro Carrera, in un bellissimo articolo in cui paragona i santi e i poeti, che solo Brodsckij ebbe un tale ardire. Ma in un processo e davanti al giudice e pagando questa affermazione con la condanna come parassita della società. Il poeti veri, come i santi, ricevono l’aureola solo col tempo, dopo un lungo processo di beatificazione, dato dalla sopravvivenza di quanto hanno scritto, dal riconoscimento del suo valore oltre il tempo e per l’umanità, memoria che si conserva e tramanda fra gli eccelsi critici e custodi della memoria poetica oppure o anche nell’accezione/accettazione popolare

  13. Alivento scrive:

    Approfitta pure Trapanuas. Mi chiedi perchè in versi. L’ho già detto. In versi perchè in poesia si dice “ciò che si può dire, ciò che non si può dire, sostanzialmente dice ciò che non si può dire altrimenti.” Quanto ad Evento ad Anna nei quali tu trovi luce. Ne sono felice ed anche così hai già dato a te stessa ed a loro una risposta. Si scrive per trovare luce, se poi anche ad uno soltanto si è riusciti a dare luce allora si realizza il proprio successo. Avviene quel piccolo miracolo così romanticamente ben detto dalla mia amata Emily “Se allievero’ il dolore di una vita o guariro’ una pena, o aiutero’ un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avro’ vissuto invano.” (Emily Dickinson)

  14. Alivento scrive:

    Trapanuas, rileggo e mi accorgo che ho risposto solo ad una parte. Tu dai un giudizio di comprensibilità, non di valore, la prosa è certamente più facilmente leggibile, la poesia richiede uno sforzo, una riflessione, e per i critici anche una conoscenza della tradizione, senza le quali la poesia è uno scrigno di tesori che resta serrato. Non posso convincerti della bontà e bellezza della poesia qui ed ora, posso tentare di fare questo nel tempo. Se avrai modo di seguirmi, se sarò all’altezza di operare questa “conversione”.

  15. Trapanuas scrive:

    Grazie Alivento. Eppur sono zuccone. Mi vien però da farti una proposta: se trovo fra le pagine che sfoglio, un passo, un tratto, un segno, che profuma di poesia ma è espresso in prosa, ti chiederò di leggerlo con me e assaggiare ciò che ti propone. Io farò per te l’esatto opposto e ad un tuo propormi versi che ritieni degni, cercherò di dar respiro a ciò che muovono nel mio dintorno.
    Posso pensare di avere ancora un pò della tua bontà ?
    Un pò ci conto.
    ciao

  16. Alivento scrive:

    oddio, sei un lui, finora ti ho scritto pensando fossi una lei. :)
    Sarò lieta di ricevere alla mia mail qualunque segnalazione di testi tu volessi propormi e ti ringrazio fin da ora.

  17. Donneinlinea Donneinlinea scrive:

    @ Alivento
    Una nota umoristica: Se il riconoscimento dell’essere Poeta arriva dopo lustri (vedi i tempi della beatificazione) vedo avventato confinare le poesie nei blog: se l’energia finirà -come molti dicono – se non se ne trova di alternativa… l’intero patrimonio poetico andrà perduto, incluse le nostre elucubrazioni sul tema…
    Tornando al serio, io ogni tanto scrivo (bene e male) e per darti un’idea di cio’ che intendo ti riporto un pensiero (poesia?) che scrissi un anno fa in memoria di quanti morirono l’11 Settembre a New York. Belle parole ma per me non certo poesia che riscossero gradimento tale d’essere invitata a leggerle ad una pubblica manifestazione commemorativa nella mia città
    “Una nube pietosa scese a coprire la vostra eterna dimora.
    Una nube pietosa scese a coprire i nostri occhi increduli.
    Occhi del mondo, specchio di anime affrante.
    Una nube pietosa fatta di cenere da cui rinasce la vita,
    fenice dei nostri giorni.
    Una nube pietosa scese ad abbracciare quanti,
    ancora oggi,
    stringono il nulla di voi” E’ prosa, poesia o semplicemente foglio imbrattato? Chi, cosa e come si etichetta Poesia? Perchè tale parola, per me, è abusata come la diffusa “Amore”

  18. Alivento scrive:

    Me la offri in commento Paola? Io la commenterò. Solo avrei preferito l’invio via e mail, inoltre poichè ogni commento, anche il più breve, richiede lavoro e concentrazione/ispirazione non prendo impegni sulla data. Per quanto riguarda il resto devo premettere una cosa molto importante che ho imparato interessandomi di poesia ed è il rispetto del testo altrui. Che si legge e si apprezza.
    Non sono qui a tracciare la linea di demarcazione tra ciò che è poesia e ciò che non lo è. Mi arrogherei un diritto lesivo della tua libertà di espressione, processerei le tue intenzioni, offenderei la tua ricerca. Io penso che se hai sottoposto questo testo alla mia attenzione hai già compiuto tu una selezione anche sulla base del confronto precedente. Mi sbaglio forse? Quindi grazie

  19. Donneinlinea Donneinlinea scrive:

    Ciao Alivento, francamente non so nemmeno cosa significhi offrirtela in commento. Io l’ho scritta solo per dare esemprio pratico di belle parole che si possono mettere insieme, ma che per l’autore (me) non sono poesia. Poeia è Montale, Neruda, Whitman (credo si scriva così)… Non certo un pensiero venuto e vergato su carta anche se elettronica……

  20. Alivento scrive:

    Offrirla in commento significa, Paola, che me l’hai donata ed io ho accettato il tuo dono.

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