Le parole del titolo sono del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che ha defintito la camorra e i sicari, "serpenti velenosi". "Deponete le armi, queste armi con cui uccidete domani uccideranno anche voi, le vostre famiglie e i vostri figli. Questa terra, questa città, non può morire e non morirà. Lo ripeto con forza e con convinzione perchè il popolo napoletano ha con sè il coraggio delle sue radici e della sua identità".
Le ultime notizie riportate sulla stampa attribuiscono ai sicari della camorra la strage.
Una strage cui è seguita la guerriglia urbana che vedete nel video.
E l’attenzione si sta spostando su quella, sulla guerriglia urbana e sulla frase che i manifestanti hanno urlato "italiani razzisti".
E in giro inizio a leggere dei commenti che fanno rabbrividire.
Non dimentichiamoci che la domanda dovrebbe essere: è giusto ammazzare le persone?


















questo post è stato generato dal commento #58 di OrsaRossa al post Ammazzare la gente non è un’idea creativa – diciamolo senza paura
Benvenuti nella repubblica indipendente dei Casalesi. Ormai ci sono pezzi interi del Paese abbandonati a se stessi e dove solo i più “barbari” e “violenti” sopravvivono. Che ci fosse sfruttamento, razismo, violenza in quella zona (un apartheid gestito dalla camorra) lo si sa da decenni… ci volevano le stragi per far arrivare la notizia sui giornali
@ Pietro Orsatti
E’ molto interesante il tuo progetto e (lo strillone, intendo) mi piacerebbe se ripassi che ce lo raccontassi…
In ogni caso invito tutti a fare un giro nel tuo blog
Sono decenni, oramai, che manca il senso del rispetto per la vita umana. Ammazzare, per molti, non è creativo, è solo funzionale per i propri obiettivi. Le stragi di stato non ci hanno insegnato nulla? Per non parlare di un presente politico i cui componenti provengono in parte, appunto , da ideologie di morte e la camorra ha sempre convissuto con questi personaggi. Ma siamo un paese che produce solo la cultura del vuoto e questa è una cultura che legalizza l’omicidio, ficcatevelo bene nelle vostre teste.
Marco
Uccidere un uomo, in fin dei conti, è cosa da poco. Uccidere un’opinione ha effetti molto più duraturi.
@ macchianera#5
se l’opinione da uccidere è quella che la camorra non esiste e che la camorra non ammazza nessuno, ok, posso in parte essere d’accordo con te.
questo assassinio potrebbe avere effetti duraturi perché aiuterebbe le persone a deporre le armi.
ma uccidere un uomo non è cosa da poco. Se non nei film o nei fumetti.
un terreno che scivola mad. difficile da gestire. Il rispetto è la risposta per tutto.
Un po’ ipocrita, lasciamo stare le parole del cardinale per favore. Valgono zero.
@ dario
e quali sono le parole che valgono secondo te?
macchianera
un uomo morto è un uomo senza opinioni. e non è un uomo libero. un’opinione uccisa può risorgere. un uomo morto no. almeno a me risulta così. poi non so dalle tue parti. le parole vuote di pensiero sono deleterie
saluti
mel
dalle mie parti, che sono napoli, ho visto gente ammazzata per terra, in strada. quando leggo osservazioni come la tua mi sorge un’opinione che non riferisco, meglio ucciderla
Un paese in declino e’ un paese destinato all’imbarbarimento. Endogeno, intendo. Prepariamoci: per l’italia e’ vera la prima, sara’ vera anche la seconda
Queste scene mostrano l’aspetto piu’ ecclatante, e in zone che obiettivamente sono sfuggite da tempo allo sviluppo sociale ed economico del paese, ma l’aumento della violenza, dell’arroganza, della violazione delle regole, e’ quotidiano e diffuso, progressivo e in accelerazione.
Quale massaggio positivo si puo’ dare? sviluppare una cultura al passo coi tempi, del III millennio, una cultura del disagio e non del benessere, in cui quello che ieri era da godere e sviluppare, oggi e’ da curare e proteggere
Un paese in declino e’ un paese destinato all’imbarbarimento. Endogeno, intendo. Prepariamoci: per l’italia e’ vera la prima, sara’ vera anche la seconda
Queste scene mostrano l’aspetto piu’ ecclatante, e in zone che obiettivamente sono sfuggite da tempo allo sviluppo sociale ed economico del paese, ma l’aumento della violenza, dell’arroganza, della violazione delle regole, e’ quotidiano e diffuso, progressivo e in accelerazione.
Quale massaggio positivo si puo’ dare? sviluppare una cultura al passo coi tempi, del III millennio, una cultura del disagio e non del benessere, in cui quello che ieri era da godere e sviluppare, oggi e’ da curare e proteggere
-gino
@ 5 macchianera
certo la vita non ha alcun valore, se poi con una idea della madonna ne uccido migliaia divento anche un creativo della madonna!!
uccidere un uomo o anche soltanto costrure l’dea di uccidere è barbarie, è fare della morte spettacolo, non rappresentazione , come dovrebbe fare l’arte..
ha ragione Mel le idee possono risorgere, se noi lo vogliamo… un morto è morto e basta!
sono abbastanza stanca e anche gentilmente incazzata a leggere e sentire di queste cose! (non è una censura solo una orticaria!!)
@8
valgono zero?
e il silenzio quanto vale ?
e il guardare e non dire quanto vale?
chicca
certo chicca
orticaria galoppante
e non dimentico l’uccisone di abdul qui a milano, e gli intellettuali tialiani che si azzuffano sulle pagine della cultura per sterili stupide inutili polemicuzze e provocazioni letterarie. il paese puzza di putrefazione, a partire dalla testa
bisognerebbe rimettere in ordine un po’ di idee. e poi, semmai, scrivere.
in bocca al lupo, Mad!
fabry
ero in normale a studiare quando mi sono connesso e dalla calma dello studio sono sprofondato nella rabbia. i miei pensieri hanno cominciato a vagolare autonomi dopo aver letto i due commenti al video di youtube.
attualmente sto seguendo un corso triennale di counseling a orientamento psicoanalitico e mi sta aiutando a sopportare.
non credo di essere l’unico a pensare che questi camorristi forse hanno gravi problemi generati dalle loro frustrazioni, da ambienti familiari repressivi. l’odio per il diverso è paura, quella violenza è un modo di scaricare la propria rabbia: ma il vero bersaglio di quei commenti sono i camorristi e non i neri. la gente di tal fatta, non potendosi ribellare contro i camorristi, si sfogano altrove. (anche io vengo da una realtà repressiva, dove anche solo un atteggiamento un pò femmineo, non adatto a un maschio, provoca reazioni violente e quante volte sono stato picchiato e preso in giro per la mia diversità da familiari ed estranei, quanta violenza psicologica ho dovuto sopportare quando cercavo di sfogarmi con i miei dopo gli abusi sessuali, quanta rabbia e solitudine ho dovuto ingoiare quando il mio coinquilino m’offendeva e mi aggrediva fisicamente chiamandomi ‘ricchione e stuprato’ solo perché gli avevo confidato che lui mi piaceva e gli volevo bene, e poi è arrivato l’acool e l’eroina. ne sto uscendo, grazie al cielo, ma le ferite restano).
esperienze del genere ti distruggono e quando senti parlare di camorra e mafia e soprusi ti viene da pensare alla pena di morte per questi esseri già morti. però poi se si entra nella loro testa pensi anche che loro sono stati costretti alla violenza. è stranissimo! io odio la violenza ma mi sale il sangue al cervello di fronte a soprusi e robe del genere. bisognerebbe viverla sulla propria pelle la mafia e la camorra e i padri padroni maschilisti. cerco di autoconvincermi e abolire l’idea della violenza in me ma in questo caso, mi spiace, mi verrebbe di ammazzarli tutti sti camorristi. questa gente non dialoghi e ti ammazza un bimbetto di cinque anni e ti stupra una bimbetta e sfrutta e alimenta razzismo e crudeltà indicibile.
mi spiace ma io credo che questi casalesi bisognerebbe condannarli a morte prima che facciano un partito anche loro considerando che già esiste quel cretino creativo-squalo che giudica creativa l’idea di ammazzare la gente prescindendo dalla morte di quasi mille individui, ma come si fa a prescindere dalla morte di un essere umano?
ASSASSINIO, E DINTORNI
Thomas De Quincey pubblica, nel 1827 un trattatello divenuto famoso:
*L’assassinio come una delle belle arti*: questa estetica del delitto, che tanta parte ha avuto nella storia del decadentismo europeo, si ripresenta, con forme variabili, sia nel surrealismo che nell’esistenzialismo. Un filone inquietante della nostra cultura, che sfocia, più tardi, nell’apologia della guerra e della distruzione (dal futurismo al fascismo). Il discorso è complesso. La distruttività affonda le sue radici nel nostro inconscio, come ben vide Freud: il Freud degli scritti successivi al primo conflitto mondiale… il Freud che scopre l’*istinto di morte*, nemico irriducibile dell’eros…
Alla cultura della morte si è sempre contrapposta una cultura della vita, del piacere: una cultura della vita che non è e non è stata (e spero non sarà) monopolio dei benpensanti e del pensiero cattolico-cristiano… una cultura della vita che si è manifestata, ad esempio, anche all’interno del pensiero filosofico e psicoanalitico: si pensi al grande libro del 1959 scritto da Norman Brown, *La vita contro la morte* (ebbi l’onore di scrivere una prefazione, circa vent’anni fa, all’edizione tascabile Bompiani di questo libro “dionisiaco”: un balasmo contro le derive necrofile presenti anche in rete, a quanto pare)…
Mi riallaccio a mel e a marco saya: dobbiamo essere sempre più attenti a cogliere la funzionalità della produzione di morte alla produzione di merci, alla cultura e alla cosiddetta civiltà del tardo capitalismo…
Un’estetica dell’assassinio – una metafisica dell’assassinio, un’etica dell’assassinio (ce l’abbiamo sotto i nostri occhi) – sono di regola strumentalizzate dai poteri forti. Se non viene colto questo nesso, beh, vuol dire che si è, senza saperlo, schiavi di quegli stessi poteri forti che mandano al massacro milioni di esseri umani, che devastano il pianeta, che impongono, contro ogni logica dell’essere, una logica dell’avere, del potere, dell’apparire…
Dobbiamo contrastare questa deriva. Resistere e contrastarla.
bye
mario galzigna
@bimodale
bellissimo commento!
Gli uomini si uccidono perchè si vogliono uccidere le loro idee. Se non hanno idee, sogni, speranze, non valgono nemmeno la spesa del piombo per ammazzarli: li si lascia a vegetare in vita: questa è sempre stata la politica e la prassi in tutte le dittature; quindi uccidere un uomo o uccidere le sue idee è sempre la stessa cosa. Non mi pare cosa da poco.
@ bimodale. Quello che dici tu può essere vero: Fossero così i problemi della camorra, forse ci sarebbe rimedio. Invece si tratta di un mondo alla rovescia, con una cultura difficilissima da intaccare, nella quale la morte è onnipresente, in modo quotidiano, dove uccidere non solo conta sempre meno, ma è quasi un obbligo per farsi rispettare, dove è considerato normale passare la propria vita in carcere e anche essere ammazzati ad un certo punto, perché si sa che il potere non può durare a vita. Non so se queste persone siano costrette alla violenza, temo che la scelgano, perché il potere piace. Ne ho viste abbastanza per sapere che già le persone nel loro piccolo, se hanno la possibilità di farti del male restando impunite, lo fanno tranquillamente e dormono sonni altrettanto tranquilli.
Per il resto ho moltissimo apprezzato il tuo coraggioso commento.
Trovo inqualificabili sia il commento di Macchianera, che mi sembra viva nel mondo dei fumetti e forse non ha mai toccato la morte, e soprattutto quella violenta, da vicino, che quello sul cardinale Sepe. Sono parole dovute, e veritiere. E non mi sembra che Sepe sia colluso conla camorra, quindi non vedo quale ipocrisia ci dovrebbe essere. Tornate nel mondo reale, magari con un breve soggiorno nel casalese, fa bene al cervello.
dopo il commento di Bimodale leggo anche quello di Mario, molto preciso e articolato. In effetti mentre scrivevo pensavo a Freud, e a quanto tutto sommato considerasse il desiderio e la possibilità del fare il male ai prorpi simili come parte integrante della psiche umana.
La camorra uccide dunque esiste. Gli immigrati muoiono dunque esistono. E noi ? Il paese svende il suo futuro per avere il vestito adatto al ballo dell’apparenza. E’ idea che puzza di morte. E noi zitti, illusi di esistere solo per aver sentito l’odore di quella idea. Noi zitti, intenti ad uccidere o a morire un po’ ogni giorno, ubriachi della nostra normalità, strafatti di chimica quotidianità.
@ macchianera: hai voluto fare lo splendido ma ti è venuto così così’
Semplicemente Ibridamenti valgono i fatti e non le dichiarazioni di circostanza della politica ed anche della Chiesa. Specie se vive sul territorio a braccetto con i camorristi. E non dico altro.
Ci vorrebbe una presa di coscienza degli immagrati ma soprattutto delle persone, un po più solidali con gli altri concittadini, che siano di colore e razza qualunque.
CALPESTARE I RE
Strafatti di chimica normalità?
Coinvolti nel ballo dell’apparenza?
No, non ci siamo…
Credo che esistere voglia dire lottare, resistere, contrastare il ballo dell’apparenza e l’abbraccio mortale della presunta normalità…
Cito, al proposito, un noto adagio che Shakespeare (Enrico IV, parte prima) mette in bocca al debordante Hotspur, fantasioso e poetico: *O gentleman, the time of life is short!* (v. 81) [...], e *if we live, we live to tread on kings* (v. 85).
*Signori, il tempo della vita è breve. Se viviamo, viviamo per calpestare i re*.
Calpestare i re, dunque. Per noi, oggi, significa combattere l’assoggettamento, rifiutarsi di consegnare le nostre vite alla sovranità delle istanze di potere… Costruirsi la propria vita. Modificare se stessi, conquistare un’autonomia e una reale indipendenza dalle logiche dell’apparire, dell’avere, del potere…
E’ la lezione trasmessaci dall”ultimo Foucault e dalla sua lettura “attuale” (attualizzata) della libertà greca…
Si può fare. Un agire collettivo, anche in rete, può portarci su questa strada.
bye
@ dario #25
così mi è più chiaro il tuo precedente commento.
Tu sostieni che le parole contano poco, se poi il contesto in cui vivi è quello della camorra. Lì cntano i fatti, non le parole. Questo lo capisco perfettamente. Però anche se non “vivo direttamente” il contesto “camorra”, posso immaginare come vadano le cose. Credo che tutti abbiamo letto Saviano e un’idea ce la siamo fatta.
Ma anche se non ci vivo assieme ai camoristi, posso – come molte persone che hanno commentato questo post – fare mie quelle parole – quelle del titolo – (non mi importa – ora- chi le ha dette), perché è quello che i miei vissuti riconoscono come sensato e significativo.
Ci sono persone che lottano in prima persona contro la camorra pagando costi altissimi, altre persone che loro malgrado sono costrette a conviverci, altre ancora che non sono nemmeno coscienti – non lo sanno – che esistano possibilità diverse dall’essere conniventi con quel sistema.
Così come nella città in cui abito ci sono persone disperate che spacciano, si pestano ogni sera, e arrivano ad ammazzare.
Il discorso è complicato, complesso, non c’è nulla di semplice…
@eventounico – commento #23
Pasquale, credo che il tuo commento fosse di denuncia, non di adesione. Siamo entrambi convinti, mi pare, che il ballo delle apparenze sia una pericolosa trappola da evitare.
Ciao e ben ritrovato.
Mario
io credo molto nelle parole, nella loro forza, credo che la rete possa essere rivoluzionaria contro il concetto da cui deriva ogni mafia. dalla mie parti esiste la sacra corona e in certi paesi, quando da piccino ci andavo a lavorare, ai mercati, tanti anni fa, lì vivevo gomito a gomito con ragazzini come me che ‘portavano’ la droga, e omoni grandi e grossi che ‘chiedevano’ soldi, ho visto discoteche e bar esplodere e fino a qualche ora prima con i miei amichetti c’eravamo andati a prendere il gelato. sentivo mia madre dirmi ‘cittu, cittu, no ccuntare, quandu vidi certi cristiani, cangia strada’ (zitto, zitto, non parlare, quando vedi certe persone cambia strada) e voleva dire che non c’era niente da fare e che bisognava rassegnarsi. anche a scuola vedevi cose strane, e io a certi prof rispondevo male, ho pagato, pazienza. nel mio paese quelli come me quando sono ragazzini vengono un pò messi da parte quando cercano di non abbassare il capo, ‘mbascia la capu’ dicevano. oggi le cose sono leggermente cambiate e molti hanno capito che il mio non era esibizionismo o ribellione o diversità. ho sempre detto quello che ritenevo eticamente e moralmente giusto (mica lottavo per il motorino o il cellulare!) e sempre ho provato rabbia per i soprusi, di qualsiasi genere. molti, invece, hanno deciso di adattarsi.
non dico che bisogna rischiare la vita, sarebbe presuntuoso agire da magistrati. ma almeno cambiamo il micromondo che ci appartiene, le nostre famiglie; cominciamo con il far ragionare i nostri padri, il mio ha settant’anni e crede ancora che le donne ’se raccolgono i pomodori quando hanno le cose loro, i pomodori si fiaccano’. cosa voglio dire: è chiaro che io, da solo, non posso fare nulla. però posso lottare quotidianamente e in maniera costruttiva per far capire a mio padre alcuni concetti sbagliati che la sua generazione ritiene normali e mio padre ne parlerà con i suoi amici durante la partitella al circolo e i loro figli intanto ne parlano anche loro perché magari la sera prima ne abbiamo parlato al pub. ecco, magari cominciamo a parlare meno di cavolate e immettiamo nell’aria la nostra libertà, i miei nipoti hanno seguito i miei imput e i loro amici pure, poi diventi il tipo strano che ’se fosse al potere cambierebbe le leggi’ ma intanto si comincia da qui.
ho capito questo. a 19 anni autoproducevo libretti di
poesiacontro e li distribuivo nel mio paese. poesie contro il fascismo imperante, contro quel tipo di morale repressiva e maschilista (che è uno dei presupposti della mafia, credo), contro l’idea che le donne dovessero essere solo delle serve ecc. un passaggio in particolare aveva colpito parecchi ed era questo ‘padrepadrone femmina serva maschio coglione’. (la poesia era Paese Natale, e criticava i concetti di mafia e fascismo):
mio padre mi tolse il saluto per un paio di mesi. ripetutamente le ruote della mia macchina erano state tagliate ecc. ero felice perché le mie parole avevano dato fastidio, evidentemente.
io penso che non valga la pena vivere sottomessi al terrore e morire lentamente, spesso la paura ci blocca e ci costringe al male di vivere. allora: rassegnarsi alle mafie significa che non ci teniamo alla nostra vita e allora se non ci teniamo alla nostra vita facciamoci ammazzare come falcone e borsellino, magari è più dignitoso. no?
se poi dietro la rassegnazione e l’impossibilità di lottare contro i soprusi si nasconde la comodità del favore o lo sindrome di stoccolma… il discorso cambia, la complicità si paga e se poi a pagare saranno i vostri figli, non vi lamentate!
per quanto mi riguarda io continuerò a scrivere e a lottare. non tanto per me, che già un pò mi hanno ammazzato, ma per i miei nipoti e un giorno per i miei figli.
a chi dice che non valga la pena io rispondo che vabbene faremo che ad un certo punto resterà solo il mondo tutto vuoto e i mafiosi a contare soldi. cioè: rendiamoci conto che aldilà di tutto stiamo parlando sempre di esseri umani, per quanto disturbati e deboli.
e allora: o si lotta o si è complici.
ot
grazie per gli apprezzamenti al precedente post.
Certo Mario. Io non avevo dubbi sulla sintonia. Rimarcavo il silenzio che ci contraddistingue, rispetto al quale anche la protesta degli immigrati è preferibile. La camorra esiste sempre. Non solo quando uccide. Perchè solo ora lo sdegno ? La torre narcolettica, nella quale chi è al potere vuole che balliamo al suono assordante de “la vita è solo questa”, è in piedi da tempo. Sottrarsi al ballo delle apparenze contribuisce a murare vivi i re nelle loro torri.
@ Dario: io non credo che esista la Chiesa come entità ontologica, ma le singole persone, e dire che sono tutti colllusi con la camorra mi sembra eccessivo, d’altra parte basterebbe l’esempio di Diana, e come lui, forse meno coraggiosi ma tuttavia impegnati nel fare qualcosa di buono, credo ce ne siano altri. Questo senza essere particolarmente cattolica.
@ibridamenti: Non era un tono presuntuoso o semplicistico, non fraintendermi, nè criticavo la possibilità di esprimere una opinione chi non vive questa realtà. Dicevo che teorizzare sulla camorra, sulla criminalità organizzata e su degli atti illegali mi pare alquanto inutile. C’è da chiedersi il perchè certe morti valgono più di altre, perchè i cronisti locali scompaiono e ricompaiono quando capita a loro, perchè la corruzione è così forte e l’identità culturale così estesa ed intrecciata nel territorio fino ad entrare nei ragionamenti e nei costumi stessi delle persone. Le parole servono, certo, ma vanno seguite poi da fatti. E buttare due militari in divisa in strada probabilmente non credo sia la soluzione migliore e definitiva per risolvere il problema.
@barbara: Non ho fatto di tutta un’erba un fascio. Per fortuna ci sono nella società civile persone come Don Peppino Diana.
Bisognerebbe ergerle come esempio non eroistico o da evitare (perchè se ostaggi la criminalità non vivi a lungo) ma intraprendere la strada che hanno iniziato.
In un luogo privo di sensibilità sarebbe bello riecheggiassero i vostri commenti (le parole) davvero belli, che vanno oltre la rabbia.
@ dario,
sì su questo sono pienamente d’accordo con te. Grazie per aver articolato meglio il tuo comemnto.
Gli italiani (ovviamente non tutti) sono razzist: non nascondiamoci dietro un dito
solo? e l’ipocrisia? e l’omofobia? il problema è che si guarda troppa tv, e i programmi sono di qualità scadente e provinciale, si pubblica troppo e male, troppe piattaforme per comunicare, ma cosa si comunica? nulla. troppo appiattimento rassicurante che non facilità un’apertura al diverso, alla sperimentazione del totalmente altro da sé. cioè lo puoi anche fare, ma poi resti solo, e allora ti devi adeguare e quindi devi vestire a modo scrivere per benino ecc.
mica puoi fare che parli dell’eroina o dei tuoi traumi! e allora? autocensurandoci e nascondendo le parti negative di noi implichiamo il razzismo: nei confronti dei tossici, degli abusati, dei gay, fino ai neri.
nella blogosfera sembra che tutti siano traquilli e rilassati e abbiano a parlare solo dei problemi dei neri e degli altri. ma non mi sembra che nessuno alla fin fine si esponga più di tanto in prima persona!
ot
sarà mica per questo che non lavorerò mai? :-)))
mafia. camorra, ‘ndrangheta da anni uccidono i nostri connazionali da sempre. E mai è successo un putiferio del genere.
A rischio di essere tacciata di razzismo, mi chiedo perchè.
Si è forse fatta l’abitudine a che i morti italiani sono routine, mentre lo straniero di turno no?
Le persone restano persone, di qualunque colore esse siano.
La strage di Duisburg non ha suscitato lo stesso clamore.
Allora mi chiedo chi davvero sia il razzista.
Io credo che qualcuno stia strumentalizzando ad arte i morti del casertano. Proprio in virtù del colore della pelle.
E credo che più che razzismo in Italia vi sia intolleranza, alimentata dall’ipocrisia di tanti italiani, e dalle istituzioni che trattano con due pesi e due misure persone di differenti etnìe.
Quanto alla domanda del post io la trovo utopistica: tutti sanno che è sbagliato oltre che reato uccidere un altro essere umano. Ma molti lo fanno lo stesso.
Proprio perchè a mio avviso, oggi non si da’ più valore a nulla, vita compresa. Ed inoltre il sistema giudiziario non punisce come dovrebbe.
Volgio pero’ far notare una cosa: la malavita organizzata non colpisce quasi mai a caso o per errore. Se le 6 vittime sono state giustiziate in quel modo, non nascondiamoci dietro un dito, un motivo ci sarà stato. O vogliamo davvero credere che nessun immigrato dekinque?
Paola
Non ho mai amato le storie di mafia , camorra e simili, perché esprimono un mondo che vorrei non esistesse.
So che in quel mondo non esistono i concetti di orrore, rimorso, perdono, pietà. Chi nasce guerriero non può permettersi di esitare o di avere paura, rispetta solo la forza, la violenza, la determinazione, l’assenza di scrupoli. La malavita ha le sue leggi e suoi interessi e spesso questi si legano agli interessi di una parte della società. Le società segrete ramificate sul territorio sono state sempre utili a qualcuno e scompariranno solo se e quando non serviranno più, cioè quando non vi sarà più richiesta dei servizi illegali che offrono; solo allora diventeranno folclore e ricordi letterari e cinematografici. Fino a quel momento le stragi, di bianchi o neri non ha importanza, perché i morti non hanno colore, continueranno ad esserci e noi continueremo a parlarne.