frattalMENTE

maddalena mapelli
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So che la voce che mi parla quando
il divino mi trafigge d’ali
ha timbro e suono udibili soltanto
al mio spirito nudo
So che allora
più che parole vivono le danze
di cellule vestite d’infinito
 
Mi riavvolgo nei quanti, in frattali di luce
indi mi svolgo
mentre mi sfuggo microcosmo-Alice
indosso oltre il confine le galassie
dall’altro punto estremo mi concentro
nel rovescio concentrico del sogno
frammento di frammento di frammento…
 

24 Commenti

  1. madmapelli scrive:

    grazie cristina :-)

  2. cristinabove scrive:

    grazie a te Mad, lo sai che per me è sempre un grande onore stare qui con voi :-)

  3. cristinabove scrive:

    sono anche

    [..] su Ibridamenti!… Oggi deve essere una giornata magica, chissà, wissà… [..]

  4. chiccama scrive:

    Mi riavvolgo nei quanti, in frattali di luce

    indi mi svolgo

    per me maniaca dei frattali è un invito a nozze!! sìììì….

    chicca

  5. cristinabove scrive:

    a volte, chicca, penso che il nostro stesso pensiero sia un ripiegarsi dentro fino a diventare un grumo…o a espandersi fuori all’infinito…in volute compresse o srotolate, secondo il Caso…o la Necessità?…boh…

    a volte temo di perdere il centro, e allora “chi” sarà a guardare “che”?

  6. astrogigi scrive:

    Nulla avviene per Caso.

    I frattali sono rappresentazione grafica di funzioni che descrivono comportamenti caotici.

    Attenzione a non confondere Caso con Caos.

    La poesia credo sia ciò che di più lontano si possa pensare sia dal caso che dal caos.

    E’ frutto di sentire umani e pertanto estranei all’ordine ed all’armonia cosmica.

    Nessuna poetica umana potrà mai ridurre in scrittura ciò che la Natura è.

    Solo l’eleganza di una formulazione matematica può ambire ad avvicinarsi un pò.

    GB

  7. orsola1947 scrive:

    ‘So che allora

    più che parole vivono le danze

    di cellule vestite d’infinito….’

    non ti so dire il motivo Cri ma trovo questi versi in particolare bellissimi e hanno veramente il sapore dell’infinito.

    Non mi stanco mai di leggerti.

    un abbraccio grande.

    o.

  8. cristinabove scrive:

    GB, non entro nel merito scientifico perchè principalmente ignoro, ma non sono d’accordo sul fatto che l’uomo sia estraneo all’ordine e all’armonia cosmica, per infinitesimo che sia, ne è parte.

    Nessuna poetica umana potrà mai ridurre in scrittura Tutto Ciò che è, la Realtà in cui è immersa ogni

    forma e sostanza.

    Sono d’accordo sull’eleganza di una formulazione matematica…ma anche la musica di un canone di Bach vi si avvicina…e poi, sappiamo forse noi, per quanto dotti e scientificamente preparati in che cosa davvero siamo immersi? di quale mistero siamo infinitesima parte?…

    Senza considerare sistemi filosofici o religiosi, che non mi appartengono nè convincono, a me basta sentire il mio respiro per sapere che non so…e lungi da me le domande .

    Sono convinta che esistiamo in una complessità di risposte, tutte le risposte, e che forse dovremo scoprire e formulare le domande giuste.

  9. cristinabove scrive:

    Cara Orsola, ti ringrazio del tuo gentile commento.

    ricambio affettuosamente l’abbraccio.

  10. astrogigi scrive:

    L’Universo è talmente perfetto da tollerare la nostra nullità, effetto come siamo di una piccola increspatura locale di nessuna importanza ai fini dell’incremento di entropia.

    La nostra straordianaria presunzione ha fatto si che ci ponessimo al centro del Cosmo senza renderci conto che ne facciamo parte solo come sbaglio.

    Bach ha solo tradotto in frequenze udibili ciò che una formula matematica esprime in segni.

    Nessuna poesia nel Cosmo.

    questa è solo una contaminazione umana.

    Religioni o superstizioni esulano dal mio modo di pensare.

    A me bastano zero e 1.

    tutto il resto è arbitrario.

  11. biri scrive:

    il numero senza la geometria del segno che ha decodificato è pura convenzione :))

  12. cristinabove scrive:

    Rispetto il tuo punto di vista, astrogigi, anche se non lo condivido del tutto.

    Io, colpevole di lesa scienza, ti chiedo perdono a nome di tutti i poeti che con voce impropria e imprecisa hanno osato cantare con la parola l’incomprensibile.

    Forse mi sbaglio, ma mi pare che anche pensiero e parola abbiano una loro frequenza, nell’increspatura locale in cui “erroneamente” esistiamo.

    a te zero e 1

    io cerco ancora.

    * biri, grazie.

  13. astrogigi scrive:

    Cri, mi dicono che la poesia muova emozioni.

    quelle hai mosso a me: fastidio per una licenza di troppo.

    c’è chi ha detto: oddio che bei versi

    e chi può aver pensato: ma che cosa caspita vuol dire sta roba ?

    preferivi l’indifferenza ?

    io cerco almeno quanto te la comprensione; lo faccio solo con strumenti diversi cui ho dedicato l’intera vita per approfondirne la padronanza.

    e mal tollero che vi si giochi.

    esattamente come un poeta si ritrarrebbe indignato se mi cimentassi io in una distico elegiaco o in un endecasillabo.

    Ibridarsi va bene, ma resta il basilare “unuiquique suum”.

    se vuoi sbirciare un’altra alta forma di poesia, dedica 30 secondi (e non di più se vuoi evitare emicranie) a questo link.

    http://digilander.libero.it/MarcelloSeri/Presentazione.pdf

    GB

  14. cristinabove scrive:

    GB, va bene così, sei stato chiaro, ma lo sono anch’io.

    Credimi, se avessi conosciuto altre parole che mi facessero l’effetto di quelle che ho usato, e se avessi saputo di infrangere qualche regola di un regolamento che decisamente ignoro, le avrei usate…

    Purtroppo ho la pessima abitudine di inoltrarmi in campi che non capisco perchè ne sono affascinata. Da questo nasce quella “cosa”, emozione o quello che sia, che mi fa esprimere in questa maniera imprecisa, sicuramente, ma ardentemente sentita.

    Ti ringrazio per non aver scelto l’indifferenza, davvero.

  15. chiccama scrive:

    amo molto “costruire” frattali e mi so districare con gli algoritmi, per cui non ho bisogno di programmini che “lavorino” per farli…

    e

    concordo totalmente con quanto dice Benoit Mandelbrot che le relazioni fra frattali e natura sono più profonde di quanto si creda.

    « Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l’argomento più il mistero aumenta »

    (Benoit Mandelbrot)

    per cui se “il frattale” ha qualche corrispondenza non solo in natura, ma anche con la nostra struttura mentale, la poesia che è di per sè un prodotto della nostra mente, non è poi così fuori da una possibile armonia…

    @5 Cristina

    penso che il centro non si perda mai… forse si sposta soltanto e a volte è pure un bene, ci rendi piu’ “umani”…

    chicca

  16. cristinabove scrive:

    Help!

    Ho aperto il link di GB…sto annegando!

    A me un salvagente!

    Ma tu lo sapevi, vero? caro astrogigi…sai come sto? come un cinese davanti ad un trattato in aramaico…eheheh.

    :-)

  17. cristinabove scrive:

    Oh, chicca, mio salvagente!

    grazie.

  18. astrogigi scrive:

    Visto che difendete a spada tratta la vostra libertà di poetare, posso chiedere perchè tanto accanimento con chi propone un’altra visione ?

    mi volete togliere l’unica consolazione alla sofferenza di essere racchiuso in un involucro di carne che obnubila e limita la mia voglia di conoscere ?

    cmq lascio il contendere, conscio dell’impossibilità di una ibridazione.

    per quanto mi sforzi, mi scontro sempre ed ovunque con il virus poetico.

    sembra sia una contaminazione veicolata proprio dalla rete.

    ma non si potrebbe chiacchierare del più e del meno (anche se non solo come segni algebrici) lasciando fuori arti varie ? adesso anche il canto ed il karaoke.

    ah, le belle trasmissioni televisive dei miei giovani anni: l’Approdo se ricordo bene non si replica dal lontano 1966….

    va bè, giovani signore abbiate un’ultimo gesto di pazienza verso un vecchio inacidito ma ancora non domo.

    se risolvo l’ipotesi di Riemann, ve ne farò partecipi

    GB

  19. astrogigi scrive:

    @Cri: allora forse ti sarà più chiaro come mi sento io di fronte a dei versi…..

    però il cinese di fronte all’aramaico non è male come immagine….

    GB

  20. cristinabove scrive:

    @ GB, ma davvero, ti senti così di fronte alla poesia?…incredibile!..

    Quando, e se, avrai risolto “Riemann”, me lo spiegherai in italiano, o al massimo in francese, visto che non conosco nè il cinese nè l’aramaico?..

    In quanto a definirti vecchio, la ritengo un’offesa personale, avendo io molti più anni di te…eheheh…

    :-)

  21. chiccama scrive:

    @18 Astro

    tu scrivi:

    “”Visto che difendete a spada tratta la vostra libertà di poetare, posso chiedere perchè tanto accanimento con chi propone un’altra visione ?

    vorrei risponderti per quel che io ho scritto, credo di aver soltanto “argomentato” come ne sono capace il mio modo di pensare, non in contrapposizione al tuo, ma soltanto come libertà di pensare diversamente…non solo da come pensi tu…. ma di pensare “diverso”..

    non ho bisogno di “difendere” il mio pensiero, perchè ho sempre pensato che i pensieri non vadano difesi, ma argomentati, per essere “dialetticamente” (in senso positivo) messi in discussione…

    chicca

  22. astrogigi scrive:

    @Chicca: nessun problema. come vedi anche io chiedo solo di poter pensare diverso. lo argomento proponendo una visione della poesia come frutto di matrice diversa da quella delle leggi della fisica e degli strumenti per rappresentare in modo univoco i fenomeni naturali quali solo le formule matematiche e gli operatori che le esprimono.

    la poesia come qui si intende mi pare abbia ben poco di univoco, poichè ognuno vi scorge ciò che sente o che vibra in sincro.

    portare operatori matematici fra le rime è la stessa cosa che farei io se in una lezione di analisi teorica mi esprimessi in rima anziche con formule

    tutto qui

    sarà la ristrettezza di visone che ormai attanaglia la mia terza età ma non mi ci vedo a declamare Piatora, Euclide o Cauchy in rima.

    GB

    saranno le ferie ma di dialettica qui ultimamamente ne vedo poca; siete sempre in accordo su tutto.

    poi arrivo io ed apriti cielo

    bah

    o sono io incarognito oltre il legittimo o siete ancora tutti legittimamente in ferie

    attenderò tempi più burrascosi per rigettarmi nella mischia del confronto

    e poi siete tutte donne, uffa. non posso usare toni troppo accesi anche se spesso mi tocca subirli; è un’ingiustizia però direbbe l’amatissimo Calimero.

    è che io non sono ne piccolo ne nero; sono bianco sia di pelle che di crine, e sono lungo e secco.

    va be, andrò a lavorare ancora un pò che li non dovrei far danni.

    ciao

  23. biri scrive:

    peccato che io piccola e nera perfettamente identificata nell’amatissimo calimero non possa parlare.. ma se qualcuno lo fa per me chiederei sulla ‘padronanza’ è termine che evoca tortuose vie lattee nonchè equivoche sequenze univoche.. chi sa che numeri da..

  24. cristinabove scrive:

    non è poi così inutile aver scritto alcuni versi velleitari…

    e non sono qui per polemizzare nè per difendermi. cerco di esistere dandomi un senso, semplicemente.

    può darsi che io qui faccia la figura di un’anatide di passo, ma tant’è, non me la prendo.

    anzi, faccio tesoro del pensiero altrui.

    ringrazio dell’attenzione, comunque.

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