Sui social network nessuno pensa che tu sia un cane
[ di catepol 3.0 ]
Cosa accade quando proviamo a costruire la nostra esperienza online insieme ad altre persone con le quali siamo in relazione? In questo momento con le tecnologie e gli strumenti di comunicazione online possiamo essere connessi con chi desideriamo, persone che possono far parte della nostra vita privata (famiglia, amici, amori) oppure professionale e con queste persone costruiamo a diversi livelli una esperienza online che a loro volta queste stesse persone costruiscono con le persone con cui sono connesse loro.
Social network, reti sociali allargate. Sei gradi di separazione digitale e siamo in grado di arrivare a chiunque al mondo, dicono.
In ogni social network così creato e vissuto è importantissimo considerare il cosiddetto trust and behavior.
Cioè la fiducia che altre persone ripongono in noi e che noi riponiamo in loro per vari motivi, tra i quali una identità coerente (online come offline), il fatto che si sia peers e disponibili a fornire aiuto e conoscenze su argomenti in cui si viene riconosciuti in qualche modo come “più” esperti, il riconoscimento sociale, l’esperienza ecc.
Quando costruisci la tua identità online in connessione con altri, non sei più un anonimo navigatore della rete ma un abitante. Come in un condominio, in una riunione, in una tavolata di amici ed in qualunque consesso sociale, la tua reputazione acquisisce sempre più importanza. Online la reputazione è importantissima.
Quando non si è nascosti dall’anonimato, le persone si comportano diversamente e devono essere soprattutto se stesse. In rete poi le persone cominciano a partecipare a conversazioni che si svolgono in vari luoghi virtuali e mediante diversi tool in maniera abbastanza aperta e soprattutto con peers, con persone simili per interessi, conoscenze, sensibilità ecc. E si creano reti e relazioni più o meno stabili.
C’è sicuramente grande differenza nei tool disponibili così come nelle dinamiche (sincrone o asincrone, uno-a-uno, uno-a- molti, molti-a-molti) che si vengono ad instaurare. Sarebbe da approfondire la differenza della comunicazione tool per tool ma non è questo il post, magari prima o poi lo scrivo.
Ad esempio, giusto per dirne una, Twitter è diversissimo da un online Forum. Ma come dicevo a Venezia, non lo è poi tanto dai Gruppi Yahoo che si usavano qualche hanno fa. Twitter non ha gerarchie e nessuna bacheca su cui appendere messaggi. Sei tu, le tue connessioni e quello che hai da dire in soli 140 caratteri. Ciò che scrivi non rimane solo una cosa detta appiccicata da qualche parte, ma qualcosa che tutti gli interessati possono leggere, qualcosa che viene registrata sul web e quindi ritrovata anche a distanza di tempo. Non è sincrono (come potrebbe invece sembrare) ma soprattutto asicrono e non è uno-a-molti ma molti-a-molti. E son differenze e user experience diverse anche in termini di relazioni personali che questo tipo di comunicazione abilita.
Certo non è detto che dietro una identità digitale non si nasconda un cane che usa internet. Secondo me qualcuno se ne accorge prima o poi.
Ecco perchè il discorso del trust nei social network è da approfondire.
Gestire la propria identità nel web è comunque un problema da affrontare per chi vive la rete anche se grazie ai social network l’identità diventerà semplificata, sempre più unica ed universale (tendiamo infatti ad utilizzare lo stesso nick e lo stesso avatar per farci riconoscere no? E questo è solo la punta dell’iceberg della nostra coerenza online).
Dobbiamo sicuramente avere cura della nostra identità digitale e preoccuparci dell’efficacia delle nostre connessioni online comunque centrate su persone. Sulle persone che stanno dietro ad un nickname o ad un avatar. E’ abbastanza facile scagliarsi contro una identità online nascosti dietro il proprio monitor, di contro. A volte siam pronti a parole a distruggere la reputazione online di qualcuno scrivendone pesta e corna. Bè, è chiaro che non essendoci un cane dall’altra parte della rete ma una persona, ad ogni azione dobbiamo aspettarci una reazione. Nè più nè meno di quello che accadrebbe nella vita di ogni giorno.
“Non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te” io lo tradurrei come “Non scrivere su web di altri ciò che non vorresti mai fosse scritto di te”…
Ci son persone dietro in entrambi i casi, persone con un proprio sentire e modo di pensare che non è sicuramente lo stesso nostro, ma a cui nessuno (nei limiti del buon senso e dell’educazione) può impedire di dire la propria in rete su spazi propri (un blog) o pubblici (un social network) comunque aperti alle conversazioni.
Dobbiamo imparare a gestire comportamenti online. Comportamenti che son sociali innanzitutto. Al di là delle regole che consigliavo qui e qui. Più di tutto è il buon senso. Non fare mai online ciò che non faresti mai nella vita di ogni giorno. Evangelico ed efficace. (ed al solito tutto da approfondire…)






madmapelli di Dom, 29 Giugno 2008 18:13
Il post di Catepol è molto interessante e si legge velocemente.
Uno dei passaggi chiave:
“Dobbiamo sicuramente avere cura della nostra identità digitale e preoccuparci dell’efficacia delle nostre connessioni online comunque centrate su persone . Sulle persone che stanno dietro ad un nickname o ad un avatar. E’ abbastanza facile scagliarsi contro una identità online nascosti dietro il proprio monitor. A volte siam pronti a parole a distruggere la reputazione online di qualcuno scrivendone pesta e corna. Bè, è chiaro che non essendoci un cane dall’altra parte della rete ma una persona, ad ogni azione dobbiamo aspettarci una reazione. Nè più nè meno di quello che accadrebbe nella vita di ogni giorno.”
Fa riflettere davvero.
utente anonimo di Dom, 29 Giugno 2008 18:19
che poi…potevo scrivere io stessa qui se non sbaglio un giorno mi avete dato l’accesso


contenta che il post sia interessante, certo ci sarebbe da approfondire molti passaggi che ho buttato là a mo’ di appunti per me
(diciamo che mi dovrei dedicare a scrivere certe cose e potrei cavarci fuori dei bei saggi…ma son pigra, o meglio…chi me li pubblica??)
gigicogo di Dom, 29 Giugno 2008 18:49
Anche qui ti trovo
POtenza di Technorati…..a proposito di social, dovrò fare un post sulla dispersione della socialità….ma è lungo da scrivere e motivare in questo commento.
p.s. ma qui, da quello che vedo siamo dalle mie parti e io non ho mai frequentato questo blog
Ciao
madmapelli di Dom, 29 Giugno 2008 18:59
sì Cate, è uguale o posti tu o mettiamo il nick tra parentesi sotto il titolo
pigra? ma se sei ovunque
@ gigi
benvenuto !
teo56ch di Dom, 29 Giugno 2008 19:00
E pensare che Catepol era convinta che il suo post non l’avrebbe letto nessuno.
Sono d’accordo che bisogna sempre considerare che la rete ci mette in relazione con le persone.
La mia esperienza mi insegna anche che le relazioni pù ricche sono quelle nelle quali, fin dall’inizio, mi sono presentato con nome, cognome e indirizzo (diretto o facilmente rintracciabili).
Del resto è difficile costruire community e comunità pratiche per scambiare conoscenze con degli sconosciuti.
Buona settimana.
Matteo
madmapelli di Dom, 29 Giugno 2008 19:19
@ Teo
Sì interessante la tua sottolineatura. E’ anche importante per esempio vedere se alcuni ambienti (alcune reti) favoriscono il non-nascondimento identitario e perciò l’emersione identitaria. Cioè riuscire magari a seguire la storia di qualche nick-avatar che da “anonimo” si è progressivamente svelato con nome e cognome.
Spesso è il tipo di “rete” che crea la fiducia…
gigicogo di Dom, 29 Giugno 2008 19:22
Bhe, se posso dire la mia, è un po’ singolare che io conosca di persona Caterina che scrive dalla Calabria e, come blogger veneziano, venga a conoscere Ibridamenti da Lei
O no?
Ma è la potenza dei SN e la dimostrazione che le relazioni digitali possono diventare analogiche e viceversa ma mai, come con gli attuali mezzi, così facilmente come ora.
Ciao
madmapelli di Dom, 29 Giugno 2008 19:32
gigi, sottoscrivo!
Dopo parecchi mesi di Ibridamenti me ne sto rendendo conto sempre di più
La rete crea connessioni che poi si traducono in esperienze condivise con persone (lontane o vicine) ma che in altro modo molto difficilmente avresti potuto incontrare.
e perciò, a presto!
gigicogo di Dom, 29 Giugno 2008 19:51
@mad
scopro che sei una @catepol nostrana…..in pochi minuti hai colpito con commento sul mio post e friendfeed

Le modalità si assomigliano
madmapelli di Dom, 29 Giugno 2008 19:56
gigi,

sulle modalità del connettere… ok! Ma sulla velocità di catepol… beh è impossibile starle dietro
catepol di Dom, 29 Giugno 2008 20:23
e io che mi sono assentata giusto un attimo da una bella conversazione…ma vedi te
catepol di Dom, 29 Giugno 2008 20:27
la rete a me piace per quello perchè va alla velocità del mio cervello (anzi no forse un po’ più lenta…scherzo!!!!)
mi piace la relazione che si crea in un attimo tra “simili” e non. Con simili intendo persone che in qualche modo hanno un interesse, una passione, una motivazione, un feeling, una qualche affinità con noi. E credo che son le persone che per prime andiamo a cercare e scovare quando decidiamo di “partecipare” alla vita di rete e alle conversazioni.
Però incontri anche persone che non sono esattamente affini, eppure ci si relaziona in qualche modo anche con queste persone.
catepol di Dom, 29 Giugno 2008 20:29
aggiungo anche un’altra cosa…c’è chi si arrabbierebbe molto a non vedere commenti sul proprio blog mentre lo stesso post in un luogo diverso diventa conversazione.
A me invece piace proprio questa situazione. Non che non mi legga nessuno…
Anzi.
Ma i post lunghi a volte vengono snobbati. Invece qui è abitudine e ben venga conversare qui.
zauberei di Dom, 29 Giugno 2008 20:35
Io non sono convintissima, di questa tentazione dello sdoppiamento tra identità digitale e identità reale.
Tutto quello che dice Catepol è molto interessante e condivisibile - specie per quel che concerne l’etica dell’interconnessione.
Però la mia sensazione, rafforzata conoscendo di persona persone incontrate on line, è di una sorprendete continuità. I meccanismi psichici che connotano un’identità quotidiana sono gli stessi che connotano i modi di porsi nella rete. Chi nella rete si comporta male, assolve a dei bisogni distorti che pungolano anche nella vita reale.
Si diventa molto poco altro da se, in questa vita - per ibrida che sia.
utente anonimo di Dom, 29 Giugno 2008 20:55
che fine ha fatto JK?
biri di Dom, 29 Giugno 2008 21:44
catepol..sarebbe interessante capire che caratteristiche ha il ‘cane’ in questione ..:)))
biri di Dom, 29 Giugno 2008 21:50
e a pensarci bene si potrebbe riflettere sulla possibilità che anche un cane (vero) possa comunicare con una tastiera (da inventare) e chi sa che padrone sceglierebbe qui..infondo sul principio dei riflessi condizionati e grande tastiera con grandi tasti magari ad immagini un cane (sempre vero) potrebbe essere addestrato..clicca su paesaggio ..vuole uscire.. gli si manda in onda un bel parco.. ..mmmhhh che dite sarà il caldo ;))) epperò mentre ci siamo perchè non riflettere anche su questo infondo il cane è il migliore amico dell’uomo eh! ci può aiutare anche qui..slirff
eventounico di Dom, 29 Giugno 2008 21:52
Non torno qui sull’identità per non annoiare. Aggiungo solo all’interessante discussione una mia impressione. Credo esista una relazione tra la velocità della relazione ed il modo di essere. Non tutte le modalità sono eleggibili, dunque non tutte le relazioni. Parimenti credo esista una relazione tra la “profondità” della relazione e, ancora una volta, l’identità scelta. Nell’off esiste una dimensione del “dovere” che on non si manifesta. Non so se si tratti vera libertà. Di fatto stimola la decisione.
catepol di Dom, 29 Giugno 2008 22:00
io penso (e l’ho scritto da qualche parte più volte in rete) che:
chi nasce tondo nella vita reale non muore quadrato nella vita online.
Quello che siamo online è in qualche modo in continuità con la nostra persona e personalità
eventounico di Dom, 29 Giugno 2008 22:07
cate, al di là dell’esperienza personale, lasciamI LA speranza di poter morire con un’altra forma
biri di Dom, 29 Giugno 2008 22:14
catepol giusto per capire..il cane è quello che è tondo e vuole apparire quadrato? la mia domanda, al contrario del resto, era seria e mi incuriosiva l’analogia della falsità con il cane.. sul resto concordo in pieno : siamo qui come siamo altrove forse solo con la parzialità di una comunicazione che avviene a tratti ma quei tratti ci appartengono come tutti quelli che segnamo in tutto quello che facciamo :))
..ma forse non per tutti e cosi se appare il cane e su questo ti chiedevo..
biri di Dom, 29 Giugno 2008 22:17
beh eventounico che ti può mai proibire di morire con la forma che vuoi ..;))
biri di Dom, 29 Giugno 2008 22:18
chi non che..è sempre il caldo
catepol di Dom, 29 Giugno 2008 22:24
il cane è una metafora che circola da tempo, da anni…il fatto che dietro uno schermo, un nickname e un avatar ai primi tempi di internet nessuno poteva sapere esatammente chi ci fosse dietro…quindi ci poteva essere anche un cane.
Aggiungo anche che in rete possiamo esprimere anche la nostra creatività quindi non per forza dobbiamo presentarci con nome e cognome e metterci davvero la faccia.
Però se siamo creativi in rete è perchè lo siamo in qualche modo nella vita reale (ma magari nella vita reale non troviamo lo spazio giusto per esprimerci e soprattutto “affini” con cui scambiare esperienza e confrontarsi).
Se nasco tondo e asociale (o egoista o egocentico o eccetera eccetera nella vita reale) difficilmente divento quadrato nella vita online. Anche se ci sono bravi attori. Che però secondo me la doppia identità non la reggono per molto.
Ovviamente tutto quello che dico sono mie opinioni date dall’abitare in maniera social (almeno ci provo) la rete da anni…
e date dall’esperienza.
Nessuno ci vieta di reincarnarci online come vogliamo…anzi il bello della rete è anche questo, un senso di libertà che difficilmente è ripetibile nella vita reale.
Ma son sempre sfaccettature della nostra personalità che si esprimono attraverso uno strumento di comunicazione, non due cose distinte e separate.
eventounico di Dom, 29 Giugno 2008 22:27
#22
grazie biri, pensavo di essere predestinato ad essere solo un cane proprio quando avevo sperimentato tutti i vantaggi derivanti dall’imitazione dell’uomo.
biri di Dom, 29 Giugno 2008 22:31
non c’e di chè eventounico è stato un piacere..e dire che sembri un orso bianco ;))
biri di Dom, 29 Giugno 2008 22:34
hai ragione catepol qualche volta che ho provato a reincarnarmi mi sono sempre confuse le vite ed è convenuto morire per rinascere al sole dell’identico ;)))
sul chi ci fosse dietro se non si hanno debite attrezzature a tutt’ora chi c’è dietro è un mistero..ma forse il bello è anche questo :))
eventounico di Dom, 29 Giugno 2008 22:37
già…il polar bear. E’ la migliore proxy dell’uomo che sono riuscito ad esprimere. In effetti se un cane ulula alla luna suscita ricordi ancestrali, senso di solitudine o angoscia. Se un uomo ulula alla luna lo internano.
biri di Dom, 29 Giugno 2008 22:54
ineffetti non male come proxy..hai fatto bene
quello è un limite umano internerebbero anche la luna se ululasse ad un uomo ;))
madmapelli di Dom, 29 Giugno 2008 23:31
@ biri
mi piace davvero come riesci a farci cambiare prospettiva, a guardare le cose sempre da un punto di vista non scontato .
@ evento
ti seguo in tutto… cambiare forma è la base di ogni nostra azione qui. Ma anche off-line, se ci pensi bene, non credi?
@ cate
facendo tue le cose che scrivi e seguendo il filo di biri e di evento… mi è venuto in mente un libro che sta da me da qualche giorno e devo ancora aprire. Ma racconta (in modo scientifico, prima ancora che “umano”) di come l’uso del computer abbia consentito a persone autistiche (incapaci perciò di comunciare in altro modo) a scrivere cose meravigliose e a comunicare ciò che sentono e ciò che immaginano.
Mescolando le carte (posso?) forse è possibile pensare che chi nasce tondo, non diventa quadro nell’on-line… d’accordo,
ma forse, ancora meglio, chi nasce quadro o tondo… nell’on-line può trovare il luogo favorevole a trasform/azioni .
Il punto è che sono imprevedibili. Non è possibile disegnarne la forma in anticipo.
Spunti davvero interessanti…
astrogigi di Lun, 30 Giugno 2008 00:09
Nulla si crea, Nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
Se nasco tondo, morirò tondo, ma qui posso avere la possibilità di essere quadrato, almeno per un pò.
Anzi, potrei anche essere conico, bislungo, iperbolico e antropico se lo desiderassi.
Potrei anche esser cane.
Io sto addirittura giocando con il Tempo nel mio piccolo blog…
La rete mi sembra sia un’espansione del mio modo di essere; uno spazio in cui le pressioni esterne che delineano la mia “reputazione” come la definisci tu Cate nell’off, si stemperano e mi permettono di andare un poco più in là; si moltiplicano, aumentando la superficie di contatto, anche le possibilità di “connessione” con sentire affini, con reputazioni attigue, con affinità più o meno elettive.
Trovo più livelli alla mia esistenza, più strati alla mia esperienza che se non è su 5 sensi, è su 7.
(il sesto, la ri-costruzione fantastica del mio interlocutore nel SN) vale per 2
Caldo torrido e mega temporale hanno definitivamente disarcionato gli ultimi strenui neuroni che ancora lampeggiavano qualche pulsione di coerenza.
Mi scuso ma avevo troppa voglia di dire la mia.
Bonne Nuit.
GB
biri di Lun, 30 Giugno 2008 00:51
forse e senza esagerare astrogigi il sesto non vale due ma almeno cinque visto nessuno che dei consueti sensi qui è in uso ..:))
grazie mad
apprezzo molto lo sconto ;))
utente anonimo di Lun, 30 Giugno 2008 07:32
Mad : “ma forse, ancora meglio, chi nasce quadro o tondo… nell’on-line può trovare il luogo favorevole a trasform/azioni .
Il punto è che sono imprevedibili. Non è possibile disegnarne la forma in anticipo.”
credo sia proprio questo il punto. Nell’On si può avere una deriva verso la libertà, allontanandosi dalla coerente e rassicurante costa della reputazione. Non è noto il punto di approdo, ma ciò che conta (almeno per me) è il viaggio. La casa diventa la barca, su di essa si può dormire come sul tappeto del nomade. Bisogna pensare al vento, al timone, alla vela, ma non si conosce l’approdo di là del mare. Su quella barca non conta chi siamo e come ci chiamiamo, se siamo stati disoccupati, insegnanti o business man. L’unica mappa le nostre parole in base alle quali potremmo apparire anche privi di una forma. Proprio come le emozioni.
eventounico
zauberei di Lun, 30 Giugno 2008 07:45
Bisogna vedere che cosa si trasforma.
Ho trovato molto stimolante il commento di Maddalena che ricordava i soggetti autistici che in rete riescono a scirvere e comunicare cose impensate. Mi ha fatto pensare a delle cose.
- ma quei soggetti autistici erano privi di quelle cose impensate (per noi)? e se le sono inventate con internette? o internette è un ventaglio possibile dei tanti ventagli che abbiamo per comunicare? e questo ventaglio ha permesso a qualcuno che fatica a usarne altri a dirsi?
- questa è solo una mia opinione personale - e perciò relativa: ma non condivido lo scambio logico con la comunicazione e la sostanza, il comunicato. La loro equipollenza. Per cui una forma di comunicazione è più determinante di quella cosa che si comunica. Quando penso a questa faccenda dell’ibridazione, ne sono affascinata perchè, come dimostra il fatto che se A è soggetto alla medesima determinazione di B (per esempio la frequentazione di questo sito) essi non diventeranno due C, ma cose altre come Ac e Bc, perchè la loro soggettività reagirà chimicamente con la determinazione esterna.
Che se no - che du’ palle.
Sarebbe un gioco di specchi.
gigicogo di Lun, 30 Giugno 2008 10:33
No dico, ma non era un post noioso?
Vedo che volete battere il record dei commenti.
IMHO, siamo ancora a metà del guado. E’ vero @catepol che chi è propenso alla socialità nella vita analogica è avvantaggiato anche in qualla digitale.
Ma il frequentarsi nella vita reale è imprescindibile per comunicare alcuni aspetti dell’identità e del carattere che il “mezzo” non riesce a trasmettere.
L’evoluzione dell’approviggionamento dell’ identità digitale (il provisioning dei gusti, dei comportamenti e dei vizi) potrà dare ulteriore valore alle opportunità dei SN digitali ma, a quel punto o sei dentro o sei fuori
Non è da tutti mettere on-line la propria reputazione e i propri sentimenti.
Ciao
danielemuriano di Lun, 30 Giugno 2008 11:20
molto interessante questo post di catepol, lo raggiungo soltanto in questo momento…
condivido il discorso sulle identità digitali e, come ho detto a venezia nel mio breve intervento in cui ho chiacchierato di avatar, credo proprio che le id abbiano un forte influsso “lunare” sullo stile: di connessione, e dunque di scrittura…
stando al discorso sulla miniera di possibilità di comunicare aperte a persone che normalmente non l’hanno - siano autistici o soltanto “timidi” -, condivido la domanda di zauberei “ma quei soggetti autistici erano privi di quelle cose impensate (per noi)? e se le sono inventate con internette?” tirando in ballo naturalmente le solite dipendenze tra linguaggio e pensiero…
danielemuriano di Lun, 30 Giugno 2008 11:27
di madmapelli “nell’on-line può trovare il luogo favorevole a trasform/azioni .
Il punto è che sono imprevedibili. Non è possibile disegnarne la forma in anticipo. ” se ne può anticipare e tratteggiare la stilizzazione nell’avatar, ma questa può cambiare. e difatti, sicuramente…
di catepol “Nessuno ci vieta di reincarnarci online come vogliamo…anzi il bello della rete è anche questo, un senso di libertà che difficilmente è ripetibile nella vita reale. ” è il senso e l’etimologia dell’avatar…
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 12:25
@zauberei #34
direi questa :”internette è un ventaglio possibile dei tanti ventagli che abbiamo per comunicare”. I contenuti già c’erano, ma potenziali: è il mezzo e l’ambiente che ne ha permesso l’emersione. Bellissima la tua idea di ibridazione A->Ac; B-> Bc !
@gigicogo
Questo tuo passaggio m’intriga assai: “L’evoluzione dell’approviggionamento dell’ identità digitale (il provisioning dei gusti, dei comportamenti e dei vizi) potrà dare ulteriore valore alle opportunità dei SN digitali ma, a quel punto o sei dentro o sei fuori :-)”. Lo approfondiamo? Magari qui nei commenti e poi, se hai voglia, in un post da rilanciare in rete?
@astrogigi
perfetto
@daniele #36
semplificando… la persona anche solo timida , non è priva di contenuti e/o di pensiero da comunicare, ma lo fa probabilmente e in alcuni casi solo in un detrminato ambiente e con determinati strumenti.
I quali poi, ok - su questo già è stato scritto e detto molto - modificano e ri-strutturano a loro volta contenuti e pensioero (tecnopiscologie e dintorni…)
E a proprosito di avatar non è che prima o poi nella tua rubrica aaaa-cercasi-letteratura ce ne riparli, magari facendo dei riferimenti esemplificativi al testo letterario?
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 12:49
@ evento #33
bellissimo:-)
“Non è noto il punto di approdo, ma ciò che conta (almeno per me) è il viaggio. La casa diventa la barca, su di essa si può dormire come sul tappeto del nomade. ”
è il viaggio, la ricerca , la trasform/azione, l’incontro con l’altro e con le altre parti di sé
gigicogo di Lun, 30 Giugno 2008 13:18
@mad
http://twitter.com/webeconoscenza
protetto da lucchetto ma seguito da 350 amici social
@danielemuriano,
è un po’ contorto ma, prova a dare un occhiata a questo mio post che, ha già due anni:
http://webeconoscenza.blogspot.com/2006/12/web-semantico-o-web-30.html
Se volete approfondisco…….
L’approccio semantico è legato a quanta identità vogliamo lasciare sui SN e sui provider di servizi.
Ciao
utente anonimo di Lun, 30 Giugno 2008 13:55
ovviamente ci sono anche io disponibile ad approfondire il discorso social network, identità, presenza, percezione della propria dientità e di quella altrui onlione e chi più ne ha più ne metta

BY L’AUTRICE DEL POST NOIOSO CHE IMMAGINAVA NESSUNO LEGGESSE
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 14:09
@ Catepol
perfetto :-))))))
è un tema che ci sta veramente a cuore. Anche se in effetti è talmente vasto che cento post non bastano nemmeno a tracciarne il percorso.
Riusciamo a focalizzarci su una questione, su una domanda, su un punto da approfondire?
che ne dite?
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 14:13
scusate ho cancellato per errore un commento precedente a questi ultimi
(oggi è impossibile andare d’accordo con Splinder…)
diceva così:
@ gigi
al tuo twitter, m’iscrivo come ibridamenti allora
per approfondire… da dove partiresti? Dagli strumenti free (che veicolano poi contenuti e pratiche collaborative) che mette a disposizione la rete?
Su Ibridamenti questo tema non lo abbiamo mai affrontato direttamente, anche se è sotteso a tutte le nostre pratiche .
Ma mi pare che sia arrivato il momento
lefty333boy di Lun, 30 Giugno 2008 15:10
Quando non si è nascosti dall’anonimato, le persone si comportano diversamente e devono essere soprattutto se stesse. In rete poi le persone cominciano a partecipare a conversazioni che si svolgono in vari luoghi virtuali e mediante diversi tool in maniera abbastanza aperta e soprattutto con peers, con persone simili per interessi, conoscenze, sensibilità ecc. E si creano reti e relazioni più o meno stabili.
ben detto Grande Sorella Seduta
si impara ad essere responsabili
a miaokiss
biri di Lun, 30 Giugno 2008 15:13
33@ eventounico. sibilline le tue affermazioni poste sotto una barca ;).. e parlando di forme mi induci in tentazioni.. le forme delle traformazioni è ovvio che non si possono prevedere nè nell’off nè nell’on non fossero sbstanzia, per dirla facile, si potrebbe. che conti il viaggio è senz’altro vero ma che una rotta ci sia anche quello è vero certo il vento cambia e se hai le vele lo devi seguire e assecondare ma il timoniere c’è che possa decidersi a volte di perdersi su rive sconosciute o dirottare su approdi sicuri anche quello fa parte del gioco. io credo che le componenti che qui giocano ruoli particolari nei processi di trasormnazione e quindi di ‘formazione’ di nuovi rapporti relazionali nascano inizialmente sia dalla libertà che un nik dà sia dalla paura di un mondo sconosciuto in cui non sai come esporti. quindi è un bilico tra avventura e precauzione che mette a nudo parti di noi se a questo aggiungi che il timone, che guida l’insieme di ’sensazioni’ che non si sono mai messe alla prova, perchè il web è circostanza particolare, e che non hanno inizialmente nessuna attendibilità per chi le prova, beh ha una bussola tutta da crederci più che da leggere :)) che le emozioni non abbiano forma non ne sono convinta anche solo a fronte che hanno la forma di chi le prova;)))
non rileggo vado un pò di corsa e perdonate eventuali refusi ma è stimolante l’argomento e quindi butto giù..
biri di Lun, 30 Giugno 2008 15:16
eh si! i refusi sono tanti mi riprometto di scrivere in modo meno celere, mi auguro si comprenda il senso :)))
danielemuriano di Lun, 30 Giugno 2008 15:32
gigicogo: vado a guardare
heteronymos di Lun, 30 Giugno 2008 15:44
@catepol
[ovvero @ *L'AUTRICE DEL POST NOIOSO CHE IMMAGINAVA NESSUNO LEGGESSE*] :-)))
Bel post, catepol: la definizione di Bateson - *una struttura che connette* - ti si adatta perfettamente…
Era da tempo che nello spazio dei commenti non veniva fuori, qui, una discussione così vivace e stimolante.
Purtroppo, catturato dall’off, non ho avuto il tempo di commentare, ma non mi son perso nemmeno una riga…
Una sola annotazione, sul libro a cui accennava Mad: autistici che si esprimono con ricchezza via PC (è il noto metodo CF: comunicazione facilitata).
Titolo del libro, curato da Lorenzo Bernardi (Carocci Editore, 2008): IL DELTA DEI SIGNIFICATI .
Il metodo CF è basato sull’uso del pc ed aiuta pazienti autistici a esprimere il proprio io. E da vite che
parevano mute sgorgano pensieri di rara bellezza, vicini alla poesia…
Su questo straordinario libro sto preparando un post (da pubblicare qui o da me).
Bye
Mario Galzigna
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 15:53
@ Lefty
ma è ironico ?
“si impara ad essere responsabili” !
O ci vedi nella cosa, del positivo?
@biri
dai, continua
“è un bilico tra avventura e precauzione che mette a nudo parti di noi”
c’è la dimensione del piacere , dell’incontro, del non sapere dove si arriva, del cambiamento ?
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 15:55
grazie Mario
catepol di Lun, 30 Giugno 2008 16:16
e comunque il mio twitter è questo:
http://www.twitter.com/catepol
(magari c’è qualcuno che non mi segue ancora)
biri di Lun, 30 Giugno 2008 16:31
@ 49 si mad mette parti a nudo di noi perchè è una nuova forma di comunicazione a cui non si abituati io ho scoperto il mio occhio ‘fotografico’ qui per dirne una.. e il nudo lo amo dell’anima mad ;))
no, io credo che ognuno di noi sa dove vorrebbe andare se arriva non lo sa ma quello non lo si sa neanche nell’off.. credo che noi non si è a compartimenti stagno e il nostro off interagisce con l’on e viceversa è un pezzo di vita che insieme agli pezzi ci fanno nell’intero del nostro quotidiano. è senz’altro uno strumento che può aiutare chi ha difficoltà con altri strumenti e come ogni cosa ha potenzialità enormi e limiti enormi a seconda dei casi ..mi sta consentendo di coprire distanze che in altro modo non avrei coperto , non vi avrei mai nemmeno conosciuto ma di contro ha la mancanza di fisicità che è un forte detrattore ma in questa società in cui siamo sempre più sottratti alla relazione è normale ma a pensarci bene tanto normale non dovrebbe essere, è uno strumento veloce ma io lo vivo con lentezza qui mi fermo mi guardo mi ascolto dopo aver parlato di fretta, vi ascolto vi osservo. io credo che la magia di questo strumento sia da indagare sulla modalità di come la semplice lettura si trasforma in dimensione visiva, cioè di come attraverso la monodimensione della parola si arrivi a quel processo di tridimensionalità che conduce alla formazione di un pensiero visivo e quindi alla formazione di una immagine cioè all’immaginarsi una persona a partire dalle parole. quello si cui mi sto interrogando è : ma siamo cosi sicuri che la parola è monodimensionale ?
zauberei di Lun, 30 Giugno 2008 16:52
C’è una dimensione su cui, mo’ che ci ripenso internette cambia la forma di palla quadrato che dice la catepol. Ed è l’asse caratteriale introversione estroversione.
Ecco internette schiaccia tutti in una specie di estroversione più o meno media. Perchè la parola scritta a me viene facile (io parlo pure chi i sassi) e si legge.
Poi arriva Pirillo Timidillo e si decide a scrivere. Non scrive “mi decido a scrivere” e quindi la sua esitazione non è letta. L’immediatezza della parola scritta porta con se una presunta e qualche volta erronea immediatezza dello scrivente.
E poi ci sarebbe anche la forma assumibile a seconda degli occhi del lettore. Ah si aprono mondi. concetti da approfondire (magari lo avete già fatto e sta qui scritto in qualche meandro ibridamentico)
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 17:11
grazie biri, rilancio
“ma siamo cosi sicuri che la parola è monodimensionale ? ”
in attesa che tu ci regali qualche foto, magari sul tema si cui si discute
@ zau
scrittura lungo l’asse caratteriale introversione estroversione . No, è la prima volta che se ne parla qui
catepol di Lun, 30 Giugno 2008 17:17
Magari sbaglio però dalla scrittura secondo me si capisce qualcosa riguardo la predisposizione alla introversione o alla estroversione di una persona. Chi scrive mette sempre qualcosa di se dentro le sue parole.
Su internet non siamo tutti estroversi, non viene facile se non lo si è di base un minimo nella vita reale. Di contro il Timidillo che si mette a scrivere trova finalmente un luogo in cui, attraverso la scrittura, vincere la timidezza. Ma io Timidillo che si mette a battere tutti i social network e ad animare conversazioni mica ce lo vedo. Userà la scrittura e la rete per tirar fuori qualcosa di sè e questo è buono…scriverà cose meravigliose…ma non è detto che per questo diventi estroverso.
Prendetelo come parere. Magari è vero anche il contrario…
gigicogo di Lun, 30 Giugno 2008 18:00
@mad
Da dove partire?
Sarebbe più giusto dove andare!
Ormai i SN sono affermatissimi e non solo nelle comunità di abitanti più o meno geek.
Io ne faccio uso aziendalistico per mappare skill competence, processi e knowledge management.
Il problema è proprio dove andare.
Ormai il mezzo è talmente abilitante che, purtroppo, ha solo bisogno di essere dominato e ricondotto a cluster che diano valore.
Ecco perchè i Ning o i sottogruppi di Facebook funzionano, perchè torna il tema del workspace condiviso.
Si potrebbe fare un bel ragionamento ma, IMHO, si rischia di spargere troppi bit sui blog. Vedo meglio giornata a tema con work-shop laterali.

Io e @catepol ormai siamo dei clown che animano questi eventi, a Firenze ci siamo divertiti su queste cose non più di un mese fa
eventounico di Lun, 30 Giugno 2008 18:28
Biri, il viaggio di cui parlo non presuppone la conoscenza di un itinerario, anche perchè non è importante. E’ solo un modo per scoprire se esiste un’altra terra oltre il mare o, meglio, se si è in grado di trovarla. Una persona a me molto cara non saprebbe dirmi se è quadrata o tonda perchè quel viaggio non è in grado di farlo. Almeno per ora…
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 19:05
@ cate
tu sei estroversa, vero? :-))
è un tema molto avvincente quello di riuscire a leggere le modalità di connessione in rete, con tratti del proprio carattere, o comqune come una delle dimensioni identitarie possibili…
@ gigi
ma immagini una cosa strutturata? tipo seminario? o più informale tipo barcamp? o avete già qualcosa in cantiere cui possiamo aderire?
zauberei di Lun, 30 Giugno 2008 19:28
Beh Maddalena ci potrei cucinare un postarello.
l’assi di Eysenck (estroversione/nevroticismo) con la scala dei meccanismi di difesa.
il tutto applicato alla scrittura internettesca. il piatto cartesiano della personalità ci darebbe un piano piatto e bidimensionale, dei modi di gestire la scrittura in rete. Il riferimento ai meccanismi di difesa potrebbe dare la terza dimensione.
Ogni cosa che facciamo risponde a una funzione. Ogni parola è una segreta strategia.
Ma la constatazione di partenza è che la parola scritta è mediazione, e questo rende la minaccia della relazione piu’ blanda, anche se sempre presente. Per questo secondo me i 4 estremi dei due assi verranno toccati più difficilmente.
Ora sto scrivendo a vanvera - in un paio di giorni cerco di mettere in cantiere un discorso più ordinato.
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 19:44
@ zauberei

ci conto, gli ingredienti sono ottimi
utente anonimo di Lun, 30 Giugno 2008 19:58
@mad
si sono estroversa per tante cose e capace di stare in mezzo alla gente a diversi livelli e sono introversa per le cose personali e intime
sono una cosiddetta “faccia tosta”
e questo si nota anche sul blog
c’è molto di me
anche fatti miei che rendo pubblici
ma raramente scendo realmente in profondità
tante parole le tengo per me
più di quelle che scrivo
astrogigi di Lun, 30 Giugno 2008 19:58
Ho la sensazione che il processo di raffigurazione grafica in rete non segua un andamento lineare: il “piatto cartesiano” di cui parla Zauberei andrebbe (per me) visualizzato anzichè su un foglio diagrammato, su una bandiera che fluttua ed ondeggia nel vento delle connessioni.
Punti apparentemente vicini nella rappresentazione bidimensionale potrebbero essere un momento assai lontani ed in altra fase molto più vicini.
Da quando mi muovo in Ibrid@menti sto tentando di trovare un metodo matematico di approccio, ma solo le metodiche dei sistemi caotici per ora mi hanno offerto un minimo di affidabilità.
Mi piace pensare agli attrattori strani di Lonrenz che definiscono indici di polarità cui i vari moventi alla connessione finiscono per tendere.
Ma per la loro stessa natura indicano tendenze mediate su campioni innumerevoli e su basi molto estese.
Se l’Universo fisico gode di una sua ben definita isotropia, l’Universo virtuale ha leggi così umorali che evincerne un andamento meno che multidimensionale temo sia arduo.
Però è molto, molto intrigante….
GB
gigicogo di Lun, 30 Giugno 2008 21:33
@mad
per ora non ho in cantiere che il Venetoexpo 2009, ma a Maggio!
Terzo anno che al Vega parliamo e cazzeggiamo di queste cose, ma quest’anno vorrei più cazzeggio e meno business.
Qui trovi un po di video dell’annata più recente, è tutto in alfa, per ora!
madmapelli di Lun, 30 Giugno 2008 23:18
@ gigi
dammi il qui
(un link?)
(al Vega noi siamo di casa col Dottorato etc. e la cosa incredibile è che non ci siamo incrociati)
Questa cosa è veramente assurda, più ci penso, più …
ci dobbiamo scrivere un post, minino
catepol di Lun, 30 Giugno 2008 23:26
aver fatto incontrare virtualmente con questo post gigi e mad che magari si saranno incontrati di persona senza sapere di essere loro ha un che di inquietante…
o di bello…il bello della rete
(mad nei video di quest’anno, però del twittercamp ci sono anche io)
madmapelli di Mar, 1 Luglio 2008 00:03
@ cate
io comincio ad avere il sospetto che tu sia il centro della rete ;-)))
biri di Mar, 1 Luglio 2008 00:04
@62 astrogigi..non sono certa che siano solo umorali le leggi che governano l’universo virtuale ma convengo sull’andamento multidimensionale che acquisiscono. anche la parola che negli studi classici era indietro nelle dimensioni rispetto all’immagine acquista indubbiamente nuove dimensioni. sarebbe divertente capire se tale acquisizione la subisce anche l’immagine tale per cui la distanza alla fine continua a permanere. ma distanza o non distanza su questo salto è l’intrigo della corda..hai ragione
@57 eventounico ..è triste che la persona a te cara non sia in grado di fare il viaggio di cui parli :)) ad essere sincera e a rileggere il tuo viaggio in on.. c’è qualcosa che mi sfugge di un viaggio non si può conoscere l’itinerario e non importa ma il punto d’arrivo servirebbe poi puoi percorre tutte le strade che vuoi o puoi cambiare anche l’arrivo nel mentre ma nel muoverti è una continua scelta di direzione anche se puoi non sapere dove conduce..cercare un’altra terra oltre il mare e scoprire se si è in grado di trovarla..beh che almeno esista questa terra oltre il mare dovrebbe essere un dato certo altrimenti devi scoprire se sai trovare una cosa che non sai se esiste..caspita eventounico ma ho capito bene? eheheh
utente anonimo di Mar, 1 Luglio 2008 07:35
Biri, viaggiare per cercare vs viaggiare per trovare. Una amabile imprudenza vs una schedulabile prevedibilità. Nel primo caso le briciole (le tracce) possono anche interrompersi. Qualcuno cercherà il cane ? Nell’off può darsi. Nell’on il valore del dono è considerato quasi sempre il superfluo, ma questa è una metrica dell’off. Il rischio tremendo è di una affettività non misurabile, quindi non compresa. Viaggiare per cercare, dunque.
eventounico
gigicogo di Mar, 1 Luglio 2008 07:50
@mad
http://venetoexpo.regione.veneto.it
Bhè, se ci vedessimo al Vega, non sarebbe male
madmapelli di Mar, 1 Luglio 2008 10:11
@ gigi
visto e sottoscrivo tutto
E certo che ci si vede al Vega! (magari per i dettagli ti contatto in privato). E nel post sull’incontro nato in rete (via catepol) metteremo minimo una foto, no?
@ catepol

vista qui: super catepol
Caterina e Hausband
utente anonimo di Mar, 1 Luglio 2008 13:27
mad
fernirosso di Mar, 1 Luglio 2008 16:39
parole come ponti:su uno STRETTO. Ciascuno di noi nel suo un-o. Tondo zero, oppure un seme(l), da cercare nel CAMPO. Sopravvivenza:tecniche di sopravvivenza o una lenza:per pesci.Si-amo nella rete e ognuno ne è il re.Difficile, a mio parere, trovare per tutti e per ognuno la con-nessi-one. Ribadisco:c’è l’uno (one) che si mette in n-es-so ed è quello che ponti-fica le sua ragioni s-regola-ta-mente:dentro c’è ogni passi-one, ogni per-versi-one, ogni amo-re per prenderci ancora una volta, all’àncora di una barchetta in-visibile tra i fotoni,i pescio-lini del grande mare tra-vasato in re-te. Ed è quello che si aspetta con ansia, nell’ansa di un post, che spesso si trasforma in postea, a lunga gittata e con picchi dal becco così corto che non sol-levano un filo d’amore. Philo-so-fia di un’es-senza che si trasforma in assenza persino da se stessi in una a-scesi o in un entusiasmo originario verso un luogo che non si vede non si tocca:un eden, 40 den…ari…di di blog-sfera,meno di una bic!ciao,ferni
utente anonimo di Dom, 6 Luglio 2008 00:25
http://www.bookerang.it/book/pratiche-collaborative-in-rete