pensare in rete

maddalena mapelli
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Sui social network nessuno pensa che tu sia un cane
[ di catepol 3.0 ]

Cosa accade quando proviamo a costruire la nostra esperienza online insieme ad altre persone con le quali siamo in relazione? In questo momento con le tecnologie e gli strumenti di comunicazione online possiamo essere connessi con chi desideriamo, persone che possono far parte della nostra vita privata (famiglia, amici, amori) oppure professionale e con queste persone costruiamo a diversi livelli una esperienza online che a loro volta queste stesse persone costruiscono con le persone con cui sono connesse loro.

Social network, reti sociali allargate. Sei gradi di separazione digitale e siamo in grado di arrivare a chiunque al mondo, dicono.

In ogni social network così creato e vissuto è importantissimo considerare il cosiddetto trust and behavior.

Cioè la fiducia che altre persone ripongono in noi e che noi riponiamo in loro per vari motivi, tra i quali una identità coerente (online come offline), il fatto che si sia peers e disponibili a fornire aiuto e conoscenze su argomenti in cui si viene riconosciuti in qualche modo come “più” esperti, il riconoscimento sociale, l’esperienza ecc.

Quando costruisci la tua identità online in connessione con altri, non sei più un anonimo navigatore della rete ma un abitante. Come in un condominio, in una riunione, in una tavolata di amici ed in qualunque consesso sociale, la tua reputazione acquisisce sempre più importanza. Online la reputazione è importantissima.

Quando non si è nascosti dall’anonimato, le persone si comportano diversamente e devono essere soprattutto se stesse. In rete poi le persone cominciano a partecipare a conversazioni che si svolgono in vari luoghi virtuali e mediante diversi tool in maniera abbastanza aperta e soprattutto con peers, con persone simili per interessi, conoscenze, sensibilità ecc. E si creano reti e relazioni più o meno stabili.

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C’è sicuramente grande differenza nei tool disponibili così come nelle dinamiche (sincrone o asincrone, uno-a-uno, uno-a- molti, molti-a-molti) che si vengono ad instaurare. Sarebbe da approfondire la differenza della comunicazione tool per tool ma non è questo il post, magari prima o poi lo scrivo.

Ad esempio, giusto per dirne una, Twitter è diversissimo da un online Forum. Ma come dicevo a Venezia, non lo è poi tanto dai Gruppi Yahoo che si usavano qualche hanno fa. Twitter non ha gerarchie e nessuna bacheca su cui appendere messaggi. Sei tu, le tue connessioni e quello che hai da dire in soli 140 caratteri. Ciò che scrivi non rimane solo una cosa detta appiccicata da qualche parte, ma qualcosa che tutti gli interessati possono leggere, qualcosa che viene registrata sul web e quindi ritrovata anche a distanza di tempo. Non è sincrono (come potrebbe invece sembrare) ma soprattutto asicrono e non è uno-a-molti ma molti-a-molti. E son differenze e user experience diverse anche in termini di relazioni personali che questo tipo di comunicazione abilita.

Certo non è detto che dietro una identità digitale non si nasconda un cane che usa internet. Secondo me qualcuno se ne accorge prima o poi.

Ecco perchè il discorso del trust nei social network è da approfondire.

Gestire la propria identità nel web è comunque un problema da affrontare per chi vive la rete anche se grazie ai social network l’identità diventerà semplificata, sempre più unica ed universale (tendiamo infatti ad utilizzare lo stesso nick e lo stesso avatar per farci riconoscere no? E questo è solo la punta dell’iceberg della nostra coerenza online).

Dobbiamo sicuramente avere cura della nostra identità digitale e preoccuparci dell’efficacia delle nostre connessioni online comunque centrate su persone. Sulle persone che stanno dietro ad un nickname o ad un avatar. E’ abbastanza facile scagliarsi contro una identità online nascosti dietro il proprio monitor, di contro. A volte siam pronti a parole a distruggere la reputazione online di qualcuno scrivendone pesta e corna. Bè, è chiaro che non essendoci un cane dall’altra parte della rete ma una persona, ad ogni azione dobbiamo aspettarci una reazione. Nè più nè meno di quello che accadrebbe nella vita di ogni giorno.

“Non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te” io lo tradurrei come “Non scrivere su web di altri ciò che non vorresti mai fosse scritto di te”…

Ci son persone dietro in entrambi i casi, persone con un proprio sentire e modo di pensare che non è sicuramente lo stesso nostro, ma a cui nessuno (nei limiti del buon senso e dell’educazione) può impedire di dire la propria in rete su spazi propri (un blog) o pubblici (un social network) comunque aperti alle conversazioni.

Dobbiamo imparare a gestire comportamenti online. Comportamenti che son sociali innanzitutto. Al di là delle regole che consigliavo qui e qui. Più di tutto è il buon senso. Non fare mai online ciò che non faresti mai nella vita di ogni giorno. Evangelico ed efficace. (ed al solito tutto da approfondire…)

73 Commenti

  1. catepol scrive:

    e comunque il mio twitter è questo:

    http://www.twitter.com/catepol

    (magari c’è qualcuno che non mi segue ancora)

  2. biri scrive:

    @ 49 si mad mette parti a nudo di noi perchè è una nuova forma di comunicazione a cui non si abituati io ho scoperto il mio occhio ‘fotografico’ qui per dirne una.. e il nudo lo amo dell’anima mad ;))

    no, io credo che ognuno di noi sa dove vorrebbe andare se arriva non lo sa ma quello non lo si sa neanche nell’off.. credo che noi non si è a compartimenti stagno e il nostro off interagisce con l’on e viceversa è un pezzo di vita che insieme agli pezzi ci fanno nell’intero del nostro quotidiano. è senz’altro uno strumento che può aiutare chi ha difficoltà con altri strumenti e come ogni cosa ha potenzialità enormi e limiti enormi a seconda dei casi ..mi sta consentendo di coprire distanze che in altro modo non avrei coperto , non vi avrei mai nemmeno conosciuto ma di contro ha la mancanza di fisicità che è un forte detrattore ma in questa società in cui siamo sempre più sottratti alla relazione è normale ma a pensarci bene tanto normale non dovrebbe essere, è uno strumento veloce ma io lo vivo con lentezza qui mi fermo mi guardo mi ascolto dopo aver parlato di fretta, vi ascolto vi osservo. io credo che la magia di questo strumento sia da indagare sulla modalità di come la semplice lettura si trasforma in dimensione visiva, cioè di come attraverso la monodimensione della parola si arrivi a quel processo di tridimensionalità che conduce alla formazione di un pensiero visivo e quindi alla formazione di una immagine cioè all’immaginarsi una persona a partire dalle parole. quello si cui mi sto interrogando è : ma siamo cosi sicuri che la parola è monodimensionale ?

  3. zauberei scrive:

    C’è una dimensione su cui, mo’ che ci ripenso internette cambia la forma di palla quadrato che dice la catepol. Ed è l’asse caratteriale introversione estroversione.

    Ecco internette schiaccia tutti in una specie di estroversione più o meno media. Perchè la parola scritta a me viene facile (io parlo pure chi i sassi) e si legge.

    Poi arriva Pirillo Timidillo e si decide a scrivere. Non scrive “mi decido a scrivere” e quindi la sua esitazione non è letta. L’immediatezza della parola scritta porta con se una presunta e qualche volta erronea immediatezza dello scrivente.

    E poi ci sarebbe anche la forma assumibile a seconda degli occhi del lettore. Ah si aprono mondi. concetti da approfondire (magari lo avete già fatto e sta qui scritto in qualche meandro ibridamentico)

  4. madmapelli scrive:

    grazie biri, rilancio

    “ma siamo cosi sicuri che la parola è monodimensionale ? ”

    in attesa che tu ci regali qualche foto, magari sul tema si cui si discute ;-)

    @ zau

    scrittura lungo l’asse caratteriale introversione estroversione . No, è la prima volta che se ne parla qui :-)

  5. catepol scrive:

    Magari sbaglio però dalla scrittura secondo me si capisce qualcosa riguardo la predisposizione alla introversione o alla estroversione di una persona. Chi scrive mette sempre qualcosa di se dentro le sue parole.

    Su internet non siamo tutti estroversi, non viene facile se non lo si è di base un minimo nella vita reale. Di contro il Timidillo che si mette a scrivere trova finalmente un luogo in cui, attraverso la scrittura, vincere la timidezza. Ma io Timidillo che si mette a battere tutti i social network e ad animare conversazioni mica ce lo vedo. Userà la scrittura e la rete per tirar fuori qualcosa di sè e questo è buono…scriverà cose meravigliose…ma non è detto che per questo diventi estroverso.

    Prendetelo come parere. Magari è vero anche il contrario…

  6. gigicogo scrive:

    @mad

    Da dove partire?

    Sarebbe più giusto dove andare!

    Ormai i SN sono affermatissimi e non solo nelle comunità di abitanti più o meno geek.

    Io ne faccio uso aziendalistico per mappare skill competence, processi e knowledge management.

    Il problema è proprio dove andare.

    Ormai il mezzo è talmente abilitante che, purtroppo, ha solo bisogno di essere dominato e ricondotto a cluster che diano valore.

    Ecco perchè i Ning o i sottogruppi di Facebook funzionano, perchè torna il tema del workspace condiviso.

    Si potrebbe fare un bel ragionamento ma, IMHO, si rischia di spargere troppi bit sui blog. Vedo meglio giornata a tema con work-shop laterali.

    Io e @catepol ormai siamo dei clown che animano questi eventi, a Firenze ci siamo divertiti su queste cose non più di un mese fa :-D

  7. eventounico scrive:

    Biri, il viaggio di cui parlo non presuppone la conoscenza di un itinerario, anche perchè non è importante. E’ solo un modo per scoprire se esiste un’altra terra oltre il mare o, meglio, se si è in grado di trovarla. Una persona a me molto cara non saprebbe dirmi se è quadrata o tonda perchè quel viaggio non è in grado di farlo. Almeno per ora…

  8. madmapelli scrive:

    @ cate

    tu sei estroversa, vero? :-))

    è un tema molto avvincente quello di riuscire a leggere le modalità di connessione in rete, con tratti del proprio carattere, o comqune come una delle dimensioni identitarie possibili…

    @ gigi

    ma immagini una cosa strutturata? tipo seminario? o più informale tipo barcamp? o avete già qualcosa in cantiere cui possiamo aderire?

  9. zauberei scrive:

    Beh Maddalena ci potrei cucinare un postarello.

    l’assi di Eysenck (estroversione/nevroticismo) con la scala dei meccanismi di difesa.

    il tutto applicato alla scrittura internettesca. il piatto cartesiano della personalità ci darebbe un piano piatto e bidimensionale, dei modi di gestire la scrittura in rete. Il riferimento ai meccanismi di difesa potrebbe dare la terza dimensione.

    Ogni cosa che facciamo risponde a una funzione. Ogni parola è una segreta strategia.

    Ma la constatazione di partenza è che la parola scritta è mediazione, e questo rende la minaccia della relazione piu’ blanda, anche se sempre presente. Per questo secondo me i 4 estremi dei due assi verranno toccati più difficilmente.

    Ora sto scrivendo a vanvera – in un paio di giorni cerco di mettere in cantiere un discorso più ordinato.

  10. madmapelli scrive:

    @ zauberei

    ci conto, gli ingredienti sono ottimi :-)

  11. utente anonimo scrive:

    @mad

    sono una cosiddetta “faccia tosta”

    :-) si sono estroversa per tante cose e capace di stare in mezzo alla gente a diversi livelli e sono introversa per le cose personali e intime

    e questo si nota anche sul blog

    c’è molto di me

    anche fatti miei che rendo pubblici

    ma raramente scendo realmente in profondità

    tante parole le tengo per me

    più di quelle che scrivo

    :-)

  12. astrogigi scrive:

    Ho la sensazione che il processo di raffigurazione grafica in rete non segua un andamento lineare: il “piatto cartesiano” di cui parla Zauberei andrebbe (per me) visualizzato anzichè su un foglio diagrammato, su una bandiera che fluttua ed ondeggia nel vento delle connessioni.

    Punti apparentemente vicini nella rappresentazione bidimensionale potrebbero essere un momento assai lontani ed in altra fase molto più vicini.

    Da quando mi muovo in Ibrid@menti sto tentando di trovare un metodo matematico di approccio, ma solo le metodiche dei sistemi caotici per ora mi hanno offerto un minimo di affidabilità.

    Mi piace pensare agli attrattori strani di Lonrenz che definiscono indici di polarità cui i vari moventi alla connessione finiscono per tendere.

    Ma per la loro stessa natura indicano tendenze mediate su campioni innumerevoli e su basi molto estese.

    Se l’Universo fisico gode di una sua ben definita isotropia, l’Universo virtuale ha leggi così umorali che evincerne un andamento meno che multidimensionale temo sia arduo.

    Però è molto, molto intrigante….

    GB

  13. gigicogo scrive:

    @mad

    per ora non ho in cantiere che il Venetoexpo 2009, ma a Maggio!

    Terzo anno che al Vega parliamo e cazzeggiamo di queste cose, ma quest’anno vorrei più cazzeggio e meno business.

    Qui trovi un po di video dell’annata più recente, è tutto in alfa, per ora!

  14. madmapelli scrive:

    @ gigi

    dammi il qui :-) (un link?)

    (al Vega noi siamo di casa col Dottorato etc. e la cosa incredibile è che non ci siamo incrociati)

    Questa cosa è veramente assurda, più ci penso, più …

    ci dobbiamo scrivere un post, minino ;-)

  15. catepol scrive:

    aver fatto incontrare virtualmente con questo post gigi e mad che magari si saranno incontrati di persona senza sapere di essere loro ha un che di inquietante…

    o di bello…il bello della rete

    (mad nei video di quest’anno, però del twittercamp ci sono anche io)

  16. madmapelli scrive:

    @ cate

    io comincio ad avere il sospetto che tu sia il centro della rete ;-)))

  17. biri scrive:

    @62 astrogigi..non sono certa che siano solo umorali le leggi che governano l’universo virtuale ma convengo sull’andamento multidimensionale che acquisiscono. anche la parola che negli studi classici era indietro nelle dimensioni rispetto all’immagine acquista indubbiamente nuove dimensioni. sarebbe divertente capire se tale acquisizione la subisce anche l’immagine tale per cui la distanza alla fine continua a permanere. ma distanza o non distanza su questo salto è l’intrigo della corda..hai ragione

    @57 eventounico ..è triste che la persona a te cara non sia in grado di fare il viaggio di cui parli :)) ad essere sincera e a rileggere il tuo viaggio in on.. c’è qualcosa che mi sfugge di un viaggio non si può conoscere l’itinerario e non importa ma il punto d’arrivo servirebbe poi puoi percorre tutte le strade che vuoi o puoi cambiare anche l’arrivo nel mentre ma nel muoverti è una continua scelta di direzione anche se puoi non sapere dove conduce..cercare un’altra terra oltre il mare e scoprire se si è in grado di trovarla..beh che almeno esista questa terra oltre il mare dovrebbe essere un dato certo altrimenti devi scoprire se sai trovare una cosa che non sai se esiste..caspita eventounico ma ho capito bene? eheheh

  18. utente anonimo scrive:

    Biri, viaggiare per cercare vs viaggiare per trovare. Una amabile imprudenza vs una schedulabile prevedibilità. Nel primo caso le briciole (le tracce) possono anche interrompersi. Qualcuno cercherà il cane ? Nell’off può darsi. Nell’on il valore del dono è considerato quasi sempre il superfluo, ma questa è una metrica dell’off. Il rischio tremendo è di una affettività non misurabile, quindi non compresa. Viaggiare per cercare, dunque.

    eventounico

  19. gigicogo scrive:

    @mad

    http://venetoexpo.regione.veneto.it

    Bhè, se ci vedessimo al Vega, non sarebbe male :-)

  20. madmapelli scrive:

    @ gigi

    visto e sottoscrivo tutto :-)

    E certo che ci si vede al Vega! (magari per i dettagli ti contatto in privato). E nel post sull’incontro nato in rete (via catepol) metteremo minimo una foto, no?

    @ catepol

    vista qui: super catepol ;-)

    Caterina e Hausband

  21. fernirosso scrive:

    parole come ponti:su uno STRETTO. Ciascuno di noi nel suo un-o. Tondo zero, oppure un seme(l), da cercare nel CAMPO. Sopravvivenza:tecniche di sopravvivenza o una lenza:per pesci.Si-amo nella rete e ognuno ne è il re.Difficile, a mio parere, trovare per tutti e per ognuno la con-nessi-one. Ribadisco:c’è l’uno (one) che si mette in n-es-so ed è quello che ponti-fica le sua ragioni s-regola-ta-mente:dentro c’è ogni passi-one, ogni per-versi-one, ogni amo-re per prenderci ancora una volta, all’àncora di una barchetta in-visibile tra i fotoni,i pescio-lini del grande mare tra-vasato in re-te. Ed è quello che si aspetta con ansia, nell’ansa di un post, che spesso si trasforma in postea, a lunga gittata e con picchi dal becco così corto che non sol-levano un filo d’amore. Philo-so-fia di un’es-senza che si trasforma in assenza persino da se stessi in una a-scesi o in un entusiasmo originario verso un luogo che non si vede non si tocca:un eden, 40 den…ari…di di blog-sfera,meno di una bic!ciao,ferni


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