Mi ha molto colpito questa frase perchè ri-pensandoci bene la trovo vera.
Leggere nero su bianco, o a colori grazie a matite e/o nuove tecnologie, fissando a memoria postuma un pensiero o una pagina di vita su carta, o "a video" su un blog, aiuta a vedere le cose nella giusta prospettiva, a volte.
A calmare ansie in altra.
Un pò come vergare su carta, appena si è svegli, un brutto sogno ricorrente cambiandone però il finale per far si che da brutto diventi sogno e basta…
Questa volta l’ho letta in un articolo di Laura Montanari apparso su La Repubblica di Firenze, grazie al quale ho conosciuto il blog di Luigi Sicuranza che si chiama Un Viaggio Inaspettato.
Oltre alla grande forza di un uomo che si è spento a soli 48 anni per un tumore al cervello, che si può leggere in un diario da lui tenuto quasi giorno per giorno quando la malattia glielo permetteva, il suo blog testimonia come qualcuno possa diventare immortale, [...] Mai scomparso per quelle persone che continuano a lasciare frasi, congedi, ringraziamenti, fra le sue pagine in internet [...] scrive Laura, proprio grazie ad un blog.
Luigi è diventato blogger per far di necessità virtù, come egli stesso scrive [...]non sono più io che giro per il mondo, ma il mondo che gira intorno a me [...]
Incredibile la dinamica dei commenti che, nonostante nessuna risposta di Luigi sarà possibile, sono arrivati ad oltre 500 e che continuano ad oltre 4 mesi dopo dalla sua scomparsa.
Scrivere per esorcizzare?
Un lutto, un dolore, un’assenza, un bisogno.
Oppure?
A voi la risposta



















è davvero molto impegnativo questo post..
perchè la tua domanda, che parte da una storia vissuta, ci chiede di riflettere su due cose:
1) sul valore aggiunto della scrittura
2) sul valore aggiunto della scrittura in rete e perciò sul blog.
Sì, forse è vero, si scrive per trasformare, per metaforizzare, per “spostare” i problemi (le paure) in altri campi semantici, per condividerli, per poterli narrare, a sè e agli altri…
(mad)
conosco il blog di cui parla il post, come avevo seguito il blog di un giornalista del New Yorker che scomparso tre anni fa, aveva raccontato il suo viaggio e che era stato un caso “nazionale” arrivava a un numero di contatto quotidiano che nessuno aveva mai raggiunto, si sono formati reti di “solidarietà2 nelle varie città per malati terminali, ha smosso l’indifferenza,,, quello che ieri leggevamo in :
Adriano Zamperini ….
in questi tipi di blog che ora sono tanti ce ne sono anche su splinder… io credo che sia da considerare non tanto il perchè del blog, ma siano da considerare i commenti, l’empatia che avviene, il bisogno di esserci…
quella che tu Mad chiami forse
il valore aggiunto
credo in questi casi il valore aggiunto siano i commenti…
chicca
Capita di scrivere per esorcizzare, per raccontare a se stessi, per capirsi o per assorbire qualcosa che hai nostri occhi sembra impossibile da concepire. La paura di morire e la sofferenza sono qualcosa che non si riesce ad accettare facilmente…
La paura di morire e ciò che della morte ci attrae. Una nosta amica blogger è morta (nei blog della Stampa) e tutti noi abbiamo per molto tempo continuato a manenere la sua memoria. E’ un dialogo con l’impossibile. Giulia
Credo che sia vero. Era vero quando si scriveva su carta per esorcizzare, per chiarire, per riflettere meglio sui propri pensieri. E oggi con la tecnologia può sembrare di poter raggiungere un grado di memorabilità maggiore, di non sparire del tutto, di restare nel mondo…un blog come un eterno monumento vivente…
a proposito di fisica e metafisica della blogosfera
non so se tecnicamennte sia possibile ma credo di si
mi piacerebbe poter scrivere dei “post a tempo”
nel senso di affidare alla piattaforma che ospita il blog ( nel nostro caso splinder) i vari post con la data di pubblicazione desiderata in modo da creare delle capsule temporali del pensiero
questo il primo passo
se poi potesse essere così anche per i commenti relativi ad un blog siffatto, nella blogosfera avremmo sconfitto il tempo…
o no?
sarebbe una bella trovata per lo sviluppo possibile della nostra blogosfera
se splinder lo realizza…
un caro saluto a tutti
J.K.
p.s.
mi viene un dubbio: poichè non si fa in tempo a pensare a qualcosa di nuovo che si scopre che già esiste…allora come non detto, datemi l’indirizzo del blog “senza tempo”
io ci vedo del negativo al di là della storia di luigi, tristissima e quindi preferisco astenermi. Buona serata a tutti.
macabro ( mi piace
e che dire del blogger suicida
con i post –
post datati che venivano puntualmente pubblicati dopo ? ( direi geniale
comunque il caso sopra
non è l unico caso
diversi miei amici bloggers son morti
ma il loro blog è rimasto ancora – aperto -
Stavo pensando,se per caso qualcuno di noi..muore all’ improvviso..il suo blog continuerebbe a esistere..a sopravivergli, e la gente continuerebbe a visitarlo e lasciare dei comments..(non sempre piacevoli).Penseranno semplicemente che sei stufo di Splinder…..
- è come portare fiori ai cimiteri-
La scrittura ha sempre un valore terapeutico.
“Le sofferenze, quando sono scritte, diventano gabbie ancora più opprimenti, assumono una dimensione materica con lo stesso peso che hanno i sogni quando si infrangono al suolo. L’impatto ha percezione sonora, non può passare inosservato. In poche parole è stata raccontata una linea tracciata attorno al ritratto che facevi di te da bambina, una linea chiusa che non consente di guardare cosa c’è accanto a te sul foglio, che tiene chiusa quella figura disegnata ad imitazione di una bambina ancora con le trecce ed un vestito a fiori. Ormai ad anni di distanza da quelle trecce, saresti nella condizione di guardare i disegni di una figlia o di un figlio che non potrai mai più avere, così come una famiglia. E’ scritto. Niente di più invadente, una presenza nella tua percezione del presente che spegne le luci del futuro e copre quelle del passato. Ormai da anni non so più a quale parte di te posso parlare, nessun gesto, nessun cenno manifesta consapevolezza. Una vita fermata. Un istante infinito durante il quale si può cadere mille volte senza nemmeno riuscire a rimettersi in piedi, andando sempre più in basso. ….”
http://eventounico.blog.kataweb.it/2007/09/14/la-linea-chiusa/
La scrittura NON ha sempre un valore terapeutico.
“Le sofferenze, quando sono scritte, diventano gabbie ancora più opprimenti, …”
luigi era un grande.
e con il suo blog si è preparato al passo più difficile che c’è.
per il resto… si scrive per uccidere, spesso.
Isabella
.Mi sembrava di salutare me stessa, nella speranza che se un giorno ,i miei dubbi avessero richiesto prova concreta dal mio transito terreno ,avrei potuto ricordare quel instante nello spiazzo della cucina, inondata di nuvole , e pioggia e freddo e odore di dopo barba su una torta calda ..E il nastro che aveva immortalato la mia immagine..nella speranza che magari fra trenta anni ,quella immagine se per puro caso, o sbaglio ,venisse proiettata sullo schermo di un computer…io sarei li, intatta , ancora giovane e bellissima a fissarlo negli occhi ,autentica in una rincarnazione virtuale e chimica, a fare ……”Ciao , CIAO, ” con la mia manina…
credo che
qualcuno
qualcuno dei famigliari magari
o degli amici intimi
dovrebbe avere la password di -questi blogs- dei
morti
e chiuderli
per amore
o rispetto
Credo lefty, che tu abbia detto una cosa di una grande delicatezza
Anch’io ho un’esperienza di amico di blog che è morto, Artur, lo ricordo con affetto ma ho remore a tornare sul suo blog mi rattrista e mi sembra di essere invadente rispetto al suo ricordo, al suo riposo.
Scrissi una poesia per salutarlo.
Epitaffio
Troverò pace un giorno
in fondo al nulla
estremo lembo
della luce estrema
che è cosa da nulla
ogni germoglio eretto
in coltre di granito
quando seme capovolto
brucia lento
al fuoco suggestivo
della vita.
sì, io credo che si scriva anche per esorcizzare la morte, per il divertissemente pascaliano, per restare oltre la morte, per poi accorgersi della vanità di ogni cosa.
A prescindere dalla morte che è l’evento tragico a cui scrivere non pone rimedio, in altri casi è terapeutico scrivere, per esorcizzare il dolore innanzitutto, il dolore di una perdita, il dolore di una delusione professionale, il dolore di un amore finito, un trauma di vita.
In questo modo lo si vive profondamente e lo si attraversa, nell’attraversamento si cercano le risorse per superarlo. La scrittura anche per il solo fatto che si esprime più lentamente e “incisivamente” della parola, nel senso che resta “fissata” più a lungo, aiuta in questo processo.
quoto #17 e #18
eventuccio, non quoti anche 19?
ali potrei non farlo ?
direi di no, evento
però puoi dirmi che la pensi diversamente
Ali il mio #13 (link compreso) attesta (ed anticipa) che condivido ogni parola del tuo #19.
[eventounico]
evento adesso sono anch’io dei vostri!
recentemente c’è stato un caso simile su bloggerbash, piccola comunità di blogger, in pratica: ci si conosce tutti).
La famiglia ha preferito cancellare tutti i posts. Rimane sempre il dubbio comunque, nel caso non si conosca davvero la persona, chesi tratti di un escamotage per sparire (dopo aver infranto cuori, inventato una vita virtuale che diventa scomoda ecc..).
Esorcizzare? Sì, certo. Io ho aperto il mio blog per esorcizzare un grande dolore. E ha funzionato, perchè “vedersi dall’alto”, “raccontarsi in forma romanzata, in terza persona e all’imperfetto”, per quanto bizzarro possa sembrare, nel mio caso, è stato benefico. No, di più, terapeutico. No, di più: mi ha salvato dal baratro.
Buona serata a tutti.
Mi sa che s’è persa di vista la domanda che va “al di là” del testo legato alla scelta.
Si parla di scrittura come se per scrivere ci volesse un pretesto.
Lefty: per dipingere tu hai bisogno di un pretesto?
Per cantare? Serve un pretesto per cantare? E per suonare? Per scolpire? Per sognare? Serve un pretesto per sognare?
Chissà perché la scrittura debba essere l’unica soggetta a pretesti per aver senso.
D.
no, quasi mai. però alcune volte sì
Buonasera a tutti. Mi scuso per l’assenza ma il lavoro è stato tiranno in questi giorni…. e vi ringrazio tutti per i commenti e mad per la sorpresa che mi ha fatto pubblicandomi. Ora pian pianino risponderò.
Grazie ancora.
@ evenevil
Inizio con te (#27) perchè effettivamente tu sei molto in tema con la domanda che poni.
“serve un pretesto per songnare?”
Io ti rispondo: no certo. Tutti si sogna. E tutti si hanno sogni.
La mia domanda è:
Perchè solo alcuni sentono il/la bisogno/voglia di trasferire e/o comunicare i propri sogni attraverso la rete e proprio nel blog?
Una piccola cosa però: avere un motivo per scrivere-dipingere-cantare non significa avere il “pretesto” di….
Credo che capire perchè si fa una cosa, ci aiuti a vedere oltre la cosa creata. Ma ovviamente è solo un mio pensiero.
Paola
@ Lefty (#17)
Io non concordo.
Il blog è di chi lo crea.
Spetta solo a lui/lei/loro decidere se e quando chiuderlo.
Quando un autore viene a mancare, per mè è giusto che il blog resti.
Per vari motivi.
- per permettere agli “amici” virtuali che magari vivono a km di distanza di rendergli omaggio quando ne hanno voglia.
- per aiutare chi resta a sentire il distacco meno repentino e definitivo.
Inoltre: se fosse giusto chiudere i blog dei defunti. Allora dovremmo togliere anche le foto di chi non c’è più da credenze, mobili etcche sono nelle nostre case?
Dire cosa fare e non fare non credo spetti a noi. Ma al singolo che così come decide se andare a rendere omaggio ad una salma o no, decide se tenere foto etc…
A livello comunicativo (quuesto è l’aspetto che quì si analizza) trovo bella la dinamica che ancora vive nei commenti del blog di luigi.
Segno, fra l’altro, di quanto questa persona fosse davvero speciale.
Prova ne sono i milioni di blog di autori viventi che non hanno nemmeno un commento.
Forse che leggere il suo diario aiuti noi ad avere meno paura dell’ignoto?
E non parlo dell’estremo, ma di come affrontare qualcosa che capita fra capo e collo e cambia radicalmente la vita.
@ mad (#1)
Giusto Mad.
IO non vedo molta differenza fra chi commenta un autore vivente ed uno non vivente.
Perchè il punto è : si commenta un blog.
Perchè?
Perchè proprio quel blog in particolare?
Perchè lo si continua a fare anche dopo aver appurato che ‘autore non ci potrà mai rispondere…
Qualcosa in più deve significare. Più difficile capire quale sia il vero significato. Perchè si toccano ambiti che vanno dalla razio alla irrazio.
Il messaggio veicolato è poco importante. Lo diventa il come.
Ed il valore aggiunto lo è sia per chi scrive che per chi legge, secondo me.
@ alivento (#19)
@ alsoit (#26)
Innanzitutto grazie per la condivisione di cui mi, ci fate partecipi.
Anche io la penso come voi.
Ma per contribuire con spunti di riflessione, che ci aiutino ad esplorare anche l’aspetto terapeutico del blogging (anche se la comunità ibrid@ è già ben oltre…;-) vi incollo cio’ che una blogger ha scritto nel suo profilo
“Chi sono: Sono una ragazza fissata con la dieta e le calorie.. Il blog non è “pro” ana!! Non voglio assolutamente consigliare a nessuno di seguire una strada simile alla mia. O di stare male. Ho aperto questo blog per ME, per un MIO sostegno morale! se poi sono pro ana “io” è tutto un’altro discorso….fatto sta che il blog non lo è”
Una mia collega che da anni invece lotta con i suoi problemi emotivi mi ha detto “ho ucciso il mio blog per non uccidere me.”
A volte vedersi dall’alto aiuta. Eccome.
Per chi davvero lo sa fare, ed ha l’umiltà di accettare cio’ che vede anche quando il quadro non è quello che si vorrebbe vedere.
ohps.. nel mio #33 parlavo del blog di AnaGirL48, che è anoressica.
Il suo blog ora è privato, perchè come dice lei stessa ha “deciso di rendere privato….Non voglio influenzare qualcuno con le mie cattive abitudini! [...]“