ON LINE, OFF LINE

maddalena mapelli
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Riprendo, qui, il tema del rapporto tra vita on line e vita off line, già affrontato nella mia intervista televisiva rilasciata a Roma l’8 dicembre e pubblicata sul mio blog, heteronymos, mercoledì 26 dicembre.
Schematicamente, possiamo dire, in prima battuta, che emergono di solito tre posizioni differenti, non necessariamente inconciliabili:
 
1. La comunicazione virtuale – e a noi interessa, qui, soprattutto quella che si realizza nella blogosfera – viene spesso considerata una comunicazione parziale: limitata e fortemente impoverita dall’assenza di corporeità.
2. A questa posizione, che riscuote consensi anche tra psichiatri, psicoterapeuti e psicoanalisti, si contrappone un punto di vista radicalmente diverso, che riconosce alle interazioni virtuali un valore aggiunto: una specificità, una libertà, una ricchezza espressiva (parole, immagini, suoni) che non trovano riscontro nelle relazioni quotidiane abituali, mediate dalla presenza corporea.
3. Vi è infine una terza posizione, che valorizza quella che possiamo definire una doppia appartenenza; la dimensione on line e la dimensione off line, nel momento stesso in cui vengono utilizzate entrambe, in sinergia, da determinati interlocutori, producono un incremento comunicativo: una maggior libertà di pensiero, un ventaglio più ampio di contenuti, una maggior ricchezza di modalità espressive.
 
            Più volte ci è capitato di discutere, qui e in altri blog, di questo appassionante problema. Vorremmo ora rilanciare il dibattito, mettendo a fuoco in maniera esaustiva, attraverso un largo ventaglio di opzioni e di preferenze, i limiti e i benefici delle tre posizioni che ho sommariamente elencato.
            Possono emergere, in ognuna di queste tre posizioni, orientamenti estremi, rigidi, impermeabili. Dobbiamo allora chiederci, con grande onestà intellettuale: quali possono essere i fattori che hanno determinato simili rigidità?
Scelte creative, estetiche e/o filosofiche, preferenze ideologiche, vicende esistenziali, fragilità identitarie, disturbi dissociativi?
Credo che un dibattito ampio e privo di reticenze su questo delicato problema richieda, da parte di ognuno di noi, sia la capacità di prendere la parola a partire da se stessi (dalla propria vita, dalle proprie esperienze, dalle proprie scelte culturali), sia, in egual misura, la capacità di prestare ascolto a posizioni diverse dalle nostre.
La brevità, la semplicità e la schematicità di questo post rispondono ad una finalità esplicita: lasciare il più ampio spazio possibile al dibattito, senza pretendere di imbavagliarlo e di irreggimentarlo attraverso teorie precostituite. Un secondo post – se il dibattito sarà stato ampio ed esauriente – dovrà successivamente proporre una sintesi critica delle posizioni emerse ed eventualmente un rilancio, a livelli ancora più significativi, delle problematiche di partenza.
 
heteronymos                                      
 
 

274 Commenti

  1. donneinlinea scrive:

    @ mad ed astro

    Sai astro che ho pensato quasi la stessa cosa? Ma non vi sono arrivata con le nozioni che on ho di astronomia, ma con il metodo studiato per limitare l’uso del silicio nei pannelli per l’energia solare. Ovvero: se tutta la popolazione adottasse i pannelli solari, pare che non vi sarebbe abbastanza silicio (di cui sono fatti appunto i pannelli) per produrre tutti quelli che servirebbero. Allora è sotto test un sistema di “rimandi” di specchi che convogliano i raggi solari riflettendoli poi su un solo pannello di silicio….

    Allo stesso modo, per fare un paragone:

    - Il blogger è il raggio di sole che mediante lo specchio/avatar convoglia la sua energia nel pannello di silicio che è il blog.

    Commenti e linkaggi vari sono ulteriori specchi atti a far confluire piu’ raggi possibili in un pannello sempre piu’grande.

    Paola

  2. alivento scrive:

    @ al 218

    Nuccina preferisce dire (non sono una blogger ma) ho un blog.

    Vorrei chiarire che io dico blogger per etichettare me o altri, uno dei motivi per qui sono qui, in questa forma “volatile” è l’avversione profonda per i tentativi di ingabbiamento in ruoli, etichette, giudizi.

    Ho usato per definirmi la parola blogger per dire una cosa molto più lunga e cioè non ho gestito un solo blog ma più d’uno in successione, chiudendo i primo e aprendo il secondo, chiudendo questo e aprendo il terzo ecc… oltre a vari blog in compartecipazione (forse una ventina) tra quelli ora chiusi e quelli ancora attivi.

    Insomma avevo tentato una sintesi.

  3. astrogigi scrive:

    @Paola: se questa non è ibridazione….Ottima sintesi. Ne faccio tesoro e ci rimugino un pò.

    Notte

    GB

  4. alivento scrive:

    Tra tutto quanto detto, dopo aver attraversato nel tempo una serie di altre intenzioni, attualmente mi attrae molto l’idea dell’esplorazione, che, mi pare, qualcuno abbia già accennata.

  5. donneinlinea scrive:

    @ alivento e nuccina

    Io non sono una blogger, o almeno non mi ritengo tale. Uso come “etichetta” tale termine per indicare che mi riferisco a quanti scrivono in un blog da autori, non da visitatore o commentatore anonimo.

    Paola

  6. donneinlinea scrive:

    @ Astro

    Felice che la mia sintesi ti soddisfi e notte anche a te.

    Paola

  7. alivento scrive:

    nel mio commento lì sopra manca un non

    Vorrei chiarire che io NON dico blogger per etichettare me o altri…

    ma perchè splinder non permette agli autori di commenti di correggere i propri interventi?!

  8. evenevil scrive:

    @Alivento …ho chiesto all’assistenza di splinder di poter rimuovere i miei commenti da un blog, per insorti problemi di compatibilità. Sai cosa mi han risposto?

    “NON SI PUò FARE”

    ;)

    Non solo non si possono modificare autonomamente, ma non si possono nemmeno far cancellare da Splinder in persona!

    Bel sistemone, se lo programmavo io, da solo, lo facevo meglio ;)

    D.

  9. alivento scrive:

    Non per fare propaganda ad altre piattaforme ma iobloggo consente sempre all’autore la modifica o cancellazione, blogspot la sola cancellazione.

  10. emmart scrive:

    …però sono brutti :D

  11. alivento scrive:

    brutto è un concetto molto relativo :P

  12. Non ho letto gli interventi e chiedo scusa se dirò cose già dette:

    1-Un blog è il luogo virtuale dove una Mente ( Persona senziente e pensante in libertà ) mette in comune le cose che pensa e sente, accetta critiche e osservazioni nei commenti e risponde. Visita blog e a sua volta ascolta e commenta. La relazione di reciprocità è essenziale, altrimenti non di blog si tratta ma di “sito”, postazione virtuale dove esporre, ma non esporsi…

    Se questa definizione è giusta e lo scopo è scambiarsi pensieri ed emozioni, la sostanza fisica è superflua perchè basta quella mentale.

    2-Quando scatta la necessità di una conoscenza reale siamo già fuori della blogsfera. E’ successo ” qualcosa”.: amore ( eh, l’amour…) , interessi professionali, ambizioni personali, smania di comparire per l’applauso “reale”, voglia di editarsi in carta ecc.ecc. Oppure, come in Ibridamenti, un fine, un obbiettivo che deve essere pubblicizzato.

    Il blog, purissima presenza spirituale, s’intorbida nelle fastidiose, dispendiose, talvolta gioiosissime o lacrimosissime vicende della vita reale.

    L’dea che la prima scelta sia dettata da deformità fisiche o mentali, timidezze patologiche o storture caratteriali non considera che può invece essere una scelta di libertà e semplificazione.

    3-la terza opzione è in realtà la seconda, con la differenza sostanziale di accettare anche contributi avatar come questo. Ma già la qualifica e la personalità di Heteronymus, gli intendimenti e le finalità ne fanno una cosa diversa da un blog personale. E se non è personale, non è un blog.

  13. alivento scrive:

    perchè se non è personale non è un blog?

  14. alivento scrive:

    ah già ma se non leggi i commenti come puoi rispondere

  15. harmonia scrive:

    Parlare di rapporto tra vita on line e vita off line adombra l’idea di due vite diverse. E’ possibile che il setting comunicativo faccia emergere diversi modi di pensare, parlare, relazionarsi, e addirittura altre personalità? Dipende dai casi, suppongo.

    Aprire un blog corrisponde in qualche modo a ciò che si fa quando si apre una casa o semplicemente uno spazio in cui delle persone si incontreranno. Nel blog tutto sarà virtuale, tranne le persone che a vario titolo si scambieranno pensieri, emozioni, idee, sentimenti.

    Questo è il punto: le persone sono e rimangono reali. Virtuale, invece, è l’assenza di qualsiasi connotazione che non sia veicolata dal linguaggio verbale, iconico o musicale.

    Quando ho aperto il mio blog, quasi cinque anni fa, avevo una grande curiosità e tanta voglia di giocare. Come viandante del web non avrei avuto bisogno di presenza corporea, di documenti d’identità, ma soprattutto non avrei avuto costrizione alcuna. Mi aspettavo incontri d’intelletti vaganti. Li ho avuti e ho anche costruito delle amicizie belle e durature. Per tornare al tema iniziale, “harmonia” e “io” in che rapporto siamo? Chi è “harmonia”? Corrisponde “harmonia” alla mia identità o è il sintomo di una “fragilità identitaria”? Ma importa rispondere a queste domande? Forse è sufficiente sapere che in un luogo chiamato “ahimsa” c’è una mente che ha scelto un avatar, ha spiegato le sue intenzioni, scrive (poco), copia e incolla scritti e immagini, ed esprime qualcosa. I visitatori possono commentare, rispondere, discutere, interagire, e anche intrecciare una relazione.

  16. @Alivento:cara alivento, non ho letto duecentosessantasei commenti. Qualcuno sì, compreso il tuo e sono felice di rispondere alla domanda: perchè se non è personale non è un blog? Per definizione. Per quanto ne so, il blog è nato come diario personale per internauti incapaci. Quelli capaci si costruivano siti spettacolari; quelli incapaci come me scoprirono Splinder nel 2004 (il mio blog è il numero 2588 …) leggendo lRepubblica. Se a un blog togli il suo blogger, che resta? Resta un “sito”, però facile, che si presta agli usi più diversi ma senza anima, e spesso con poco senso. Un vero blog ha sempre un senso: quello della Mente personale che ci sta dentro.

  17. alivento scrive:

    Ah ah ah è vero vecchiodella montagna, sull’internauta incapace hai ragionissima. Io ho aperto un blog perchè non sapevo ancora costruire un sito, poi ho capito che il blog era più vivo di un sito e il sito (mera esposizione e scarso dialogo) non l’ho voluto costruire più.

    Ed è vero che dentro il blog e dietro lo schermo c’è la Mente di chi lo gestisce, però non ne farei una questione di personale, ci sono i blog collettivi, ad esempio, meno legati alla singola persona, che rendono ancora più evidente che un blog può essere fucina di inventiva, intelligenza, aggregazione culturale, d’idee…ci sono diversi esempi in rete. Uno è questo dove discutiamo adesso.

    grazie per il cara, ci conosciamo?

  18. lefty333boy scrive:

    I BLOG UCCIDONO LA NOSTRA CULTURA E I NOSTRI “VALORI”?

    quale cultura e

    quali valori ? -

    non esistono nemmeno

    miaogrrrr kiss

    Noi Siamo la Nuova Cultura !!! e forse -anche i nuovi valori

    miaokisslick:)

  19. donneinlinea scrive:

    @ alivento

    Onestamente non comprendo la tua domanda #263. Non per polemizzare ma, ti chiedo, uno non puo’ rispondere leggendo solo l’incipit ed inserendosi così nel discorso, senza leggere i precedenti interventi e specificandolo? Un’idea la si puo’ avere anche a priori,propria o no?

    Paola

  20. donneinlinea scrive:

    @ Il vecchio della montagna

    Scrivi” Un vero blog ha sempre un senso: quello della Mente personale che ci sta dentro.”

    Bhe io condivido in parte i tuoi 2 interventi, ma avendo 2 blog collettivi (uno di 7 blogger e l’altro di 3) ti posso garantire che è il senso delle menti che c’è dietro c’è. Ed anche un progetto ben definito e condiviso. Quindi perche’ dire “veri” solo del blog con autore singolo?

    Paola

  21. alivento scrive:

    Onestamente paola neanch’io comprendo il tuo intervento.

    Nel senso che io al 263 ho chiesto al vecchiodellamontagna una cosa che m’interessava, ma se lui non pensava di leggere i commenti il dialogo avrebbe potuto essere solo auspicato ma non effettivo, (cioè una domanda a vuoto) poi di fatto così non è stato e mi ha fatto piacere. Anzi devo ringraziare il vecchiodellamontagna della sua garbata attenzione più che te della tua osservazione.

    Certo, ognuno è libero di inserirsi in ogni conversazione, non leggere i commenti, leggerli più o meno attentamente, non leggere neanche il post, però, quanta più attenzione si presta al filum tanto più l’intervento potrà essere pertinente, costruttivo, originale, intelligente. non credi?

    Tuttavia comprendo perfettamente chi non ha tempo di leggere 200/300 commenti.

    Inoltre nei blog con così alto numero dei commenti, le dinamiche si approssimano molto a quelle dei forum nei quali, quelle poche volte che mi sono forzata a frequentarli, ho potuto percepire per alcuni anche un certo, neanche tanto latente, intendimento di prevalere che sopravvanzava il desiderio di confronto, la curiosità, l’interesse a fare nuove esperienze, cercare stimoli intellettuali, all’apprendimento, al formarsi di idee proprie o conoscere altri modi di pensare.

    Noto tra l’altro che anche tu concordi con la mia idea della personalità plurima del blog, fino ad essere collettività dentro un blog. I blog collettivi appunto.

    saluti

  22. emmart scrive:

    het #35: guarda, sul web c’è anche l’ansia estetica!

  23. emmart scrive:

    …rilancio.

    Una bella analisi del libro di K. qui.

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