
di heteronymos
Vogliamo aprire un dibattito su questo interrogativo, approfittando di un recentissimo saggio uscito negli Stati Uniti e scritto da Andrew Keen (The Cult of the Amateur: How blogs, MySpace, YouTube, and the rest of today’s user-generated media are destroying our economy, our culture, and our values, 240 pages, Currency Press, 2007)
Andrew Keen, imprenditore della Silicon Valley, critica duramente, in questo saggio, i vizi della rete. Keen è titolare di un blog e la sua ultima fatica ha fatto discutere. Una stroncatura del suo libro è stata pubblicata dal saggista e columnist David Harsanyi nel numero di gennaio della rivista “Reason” (in mano ai “libertarians” d’oltre oceano; su di loro si veda il saggio di Piero Vernaglione, Il libertarismo: la teoria, gli autori, le politiche, Rubbettino,2003).
Harsanyi contesta l’affermazione di Keen, secondo cui l’ascesa dei blog avrebbe prodotto “una foresta digitale di mediocrità”, e riconosce alla blogosfera meriti relativi alla democratizzazione della cultura e della creatività. Sulla querelle Keen-Harsanyi è intervenuto Riccardo Chiaberge, nel Sole-24Ore di domenica 6 gennaio. Egli scrive: “Chissà se sarà contento, il nostro Grillo, di ritrovarsi in compagnia dei Libertarians di "Reason": quei signori, oltre a difendere la nuova casta dei blogger, sono a favore della globalizzazione e delle biotecnologie e si oppongono all’intervento dello Stato, a qualsiasi titolo, nell’economia. Ma è certo che, come osserva Harsanyi, tra i due fronti in guerra – giornali e Rete – si stanno creando le premesse di una contaminazione reciproca che può far crescere entrambi”.
Bontà sua! I blogger potranno crescere, parola di Chiaberge, ma solo se si contamineranno con i media tradizionali, con i giornali. Infastidisce, in questo intervento – a parte la totale cecità sui processi creativi e di qualità che la blogosfera ha innescato – la definizione dei blogger come “nuova casta”. Una definizione decisamente inaccettabile, soprattutto se riferita all’Italia. Per svalutare i blog e la loro presunta vocazione “progressive”, Chiaberge sottolinea il fatto che i “neocon” e i “libertarians” usano la rete e la blogosfera. Ma oggi tutti usano la Rete e la blogosfera: il Vaticano, i conservatori, i libertari, gli aborigeni australiani, i Chiapas, eccetera. Credo che il saggio di Keen e le prese di posizione di Harsanyi, qui brevemente riportate, ci consentano di aprire una discussione sull’interrogativo proposto dal titolo di questo post. Un’intervista di Keen può fornirci ulteriori ed utili spunti per affrontarla.
Harsanyi contesta l’affermazione di Keen, secondo cui l’ascesa dei blog avrebbe prodotto “una foresta digitale di mediocrità”, e riconosce alla blogosfera meriti relativi alla democratizzazione della cultura e della creatività. Sulla querelle Keen-Harsanyi è intervenuto Riccardo Chiaberge, nel Sole-24Ore di domenica 6 gennaio. Egli scrive: “Chissà se sarà contento, il nostro Grillo, di ritrovarsi in compagnia dei Libertarians di "Reason": quei signori, oltre a difendere la nuova casta dei blogger, sono a favore della globalizzazione e delle biotecnologie e si oppongono all’intervento dello Stato, a qualsiasi titolo, nell’economia. Ma è certo che, come osserva Harsanyi, tra i due fronti in guerra – giornali e Rete – si stanno creando le premesse di una contaminazione reciproca che può far crescere entrambi”.
Bontà sua! I blogger potranno crescere, parola di Chiaberge, ma solo se si contamineranno con i media tradizionali, con i giornali. Infastidisce, in questo intervento – a parte la totale cecità sui processi creativi e di qualità che la blogosfera ha innescato – la definizione dei blogger come “nuova casta”. Una definizione decisamente inaccettabile, soprattutto se riferita all’Italia. Per svalutare i blog e la loro presunta vocazione “progressive”, Chiaberge sottolinea il fatto che i “neocon” e i “libertarians” usano la rete e la blogosfera. Ma oggi tutti usano la Rete e la blogosfera: il Vaticano, i conservatori, i libertari, gli aborigeni australiani, i Chiapas, eccetera. Credo che il saggio di Keen e le prese di posizione di Harsanyi, qui brevemente riportate, ci consentano di aprire una discussione sull’interrogativo proposto dal titolo di questo post. Un’intervista di Keen può fornirci ulteriori ed utili spunti per affrontarla.
l’intervista ad Andrew Keen, curata da Nicola Bruno, è pubblicata qui


















ed io saro’ solo donneinlinea visto che paola è nome troppo comune, ma è il mio…
argh è capitato di nuovo! Dannato splinder!
(Ot) Qualcuno mi spiega perche’ se ho 2 pagine con 2 login diversi splinder mi prende quello che gli pare ?
risposte in pvt così non andiamo ot
# 76 Het
concordo con molto di quanto affermi
e vorrei ricordare soltanto una piccola cosa, uno dei miei Prof ha elaborato per windows un progarmma magnifico per gli insegnanti che volessero insegnare davvero “geometria” e per alcuni versi anche matematica nella scuola elementare e media , attraverso un approccio ludico e divertente, che ripercorre anche una certa lettura dei “fratatli” come ricorsivirà, che si chiama LOGO o Turtle (tartaruga),
bene questo programmino è diventato enorme e si è via , via modificato, attarverso i “siti blog” che lo usavano, sia in U.S. sia piu’ tardi in Europa e poi in Italia, è stato un modo di fare ricerca attraverso una sperimentazione via web, con studenti professori, scuole e università ( Berkeley)
questo per dire che sul Web se vogliamo guardare bene si fa cultura sì, e sì fa ricerca, basta “cercare ”
lo stesso per il mio lavoro, attarverso le BBS ho fatto ricerca di grafica digitale con amici da tutto il mondo e non solo riguardo alla tecnica, ma riguardo anche al “cosa” si voleva disegnare.
non sono una patita del Web o dei Blog, la mia presenza è saltuaria e vagolante, ma non posso non riconoscere che per quel che è la mia esperienza (non so fare generalizzazioni), ho trovato stimoli culturali e possibilità di ricerca “reale” perchè condivisi e condivisibili con altri…
chicca
Mi spice Mario. Ma io penso che la società sia così oggi. Infatti il governo è un non governo e l’insegnamenti è in crisi. Io per prima. fatico molto , molto di più a comunicare con i miei interlocutori.
FornisCO una visione del reale odierno e non una posizione dotta. E’ la mia. eD è IN CONTRADDIZIONE CON QUELLO CHE SCRIVI TU, SIA CRITICANDO MAFFESSOLI CHE NON. iO NON VEDO LA SOCIETà COME LA VEDI TU.
Gigi, io credo che il blog sia un mezzo di Comunicazione, lo uso io e lo usi tu. Gli altri giudicheranno se avremo comunicato un senso che permane o meno.
E POI NON HO PARLATO SOLO DI INDIVIDUALISMO MA DI INDIVIDUALISMO PIù CAOS (RANDOM) : NON SI SA DOVE SI VA E PER COSA. e’ PIù COMPLESSO.
modalogia, ma sei certa che quello che dici sia tanto distante da maffesoli? no, perché dicendo “il governo è un non governo” e parlando di crisi delle istituzioni, sei perfettamente allineata, sappilo
la domanda successiva che mi viene è: concordando che le istituzioni non siano più [riconosciute come] tali, da dove deve arrivare la cultura, lo scambio? forse proprio da quella parte caotica e in mutazione del reale che NON fa parte delle istituzioni.
La butto lì, eh, diciamo che è una proposta per approfondire.
INTERESSANTE A. aSPETTAVO GIUSTO TE, CHE STUDI L’AUTORE. pUO’ ESSERE SE è BUONA COMUNICAZIONE. IO DICO CHE PER LO PIù NON SI E’ CAPACI E SOTTO SI TROVA APPUNTO IL RANDOM E L’INDIVIDIO EGOCENTRICO.
FAMMI SAPERE
Intervista a Maffesoli ( fonte )
Le reti sono già diventate il palcoscenico in cui si esibiscono e talvolta prendono forma i differenti tribalismi che segnano il nostro tessuto sociale. Esse sostengono e accelerano la grande mutazione di topica che accompagna il passaggio alla postmodernità [nota mia: a me non piace il termine "postmoderno"!] : dalla verticalità all’orizzontalità; testimoniano apertamente quanto le società contemporanee non facciano più perno sull’individuo razionale padrone di sé e del mondo, ma su micro-aggregazioni sociali in cui il sé si perde nell’altro e si scioglie nelle differenti tribù di cui fa parte.
La tecnologia ha dato vita a un paradosso interessante: è stata in principio il mezzo attraverso il quale disincantare il mondo, mentre diviene nella postmodernità uno dei fattori scatenanti di quello che chiamo il “reincanto del mondo”.
“Allo stesso tempo credo che larga parte degli studiosi ottimisti del cyberspazio pongano l’accento un po’ troppo sugli aspetti relativi all’aumento dell’intelligenza delle nostre società. A mio avviso il fenomeno si lega anche, e forse in misura preponderante, alla dimensione emozionale dell’esistenza, al pensiero del ventre piuttosto che a quello del cervello.
Bisogna assegnare il giusto peso agli elementi più trascurati, e a mio avviso più importanti, dello sviluppo delle reti. Dobbiamo quindi oltrepassare le barriere del moralismo e prendere atto di ciò che la società è al di là del bene e del male. Per ciò che riguarda Internet, per esempio, sappiamo che più del 60% del traffico è dedicato al sesso, alla religione, alle “chiacchiere” e alle esperienze comunitarie. Ciò dovrebbe suggerirci, un’altra volta, quanto la rete sia un efficace mezzo di messa in scena degli elementi arcaici dell’immaginario e dell’esistenza. Anche il rete l’ombra di Dioniso è preponderante! Siamo pronti a sostenere che anche questi aspetti costituiscono i cardini della società in rete?
Insomma, tiro fuori alcuni concetti secondo me interessanti:
1. L’individualismo odierno non è lo stesso dell’era “illuministica”. Si parla di emozionalità, di bisogno di “comunitarietà”, di micro-tribù. L’io si estroflette e si mostra fino al parossismo per cercare di toccare l’altro avvicinandolo a sé.
2. Le istituzioni non sono più percepite come tali, grazie all’orizzontalità permessa dal mezzo. Questo porta al caos, ma dal caos, con l’ “abitudine allo strumento”, possono emergere nuove, sconosciute forme di regole.
3. Lo stesso Maffesoli parla di un periodo di passaggio (e per questo la chiama postmodernità, perché non ha ancora individuato una definizione adatta per l’attualità), senza giudicarlo migliore o peggiore del periodo “illuministico”.
4. Il concetto di microtribù (e la nota importante: ciascuno di noi può appartenere a più d’una contemporaneamente) calza a pennello per descrivere le “comunità” in rete, o le micronicchie, come le chiamerebbero gli uomini del marketing. Queste sono anche dispersioni, ma allo stesso tempo creano ponti e relazioni e scambi. Non controllabili, ma forieri di nuove creatività.
5. La rete è un mezzo. E noi lo usiamo (e in parte ci lasciamo modificare da esso), ma siamo sempre noi. Possiamo essere uguali o di più, ma non credo di meno. La parte divertente e paradossale sottolineata da Maffesoli è quella del paradosso della tecnologia: credevamo ci avrebbe “razionalizzato” di più la vita e invece ci ha solo resi più liberi. E cosa c’è di più scatenante della nostra parte dionisiaca – per un soggetto che prova emozioni e necessita di scambi, contatti, emozioni quale è l’essere umano – di un tale ampliamento delle proprie facoltà espressive?
@modalogia
non discuto quando mi trovo di fronte simili modalità aggressive…
Ieri ho civilmente interloquito con te a proposito di comunicazione, con argomenti precisi, ai quali non hai risposto.
Dici che non condividi la mia posizione, che io sia contro o che io sia a favore di Maffesoli! Non mi sembra un modo corretto di discutere.
Personalmente, rispondo solo ad argomentazioni, non a posizioni liquidatorie e sommarie. E oltre a tutto sgarbate.
vedila un po’ come vuoi. io ti ho detto ciò che penso e ho arogmentato. io non sono nè a favore nè contro Maffessoli perchè non lo conosco. Infatti leggerò la fonte sopra. Non mi sembra di essere stata sgarbata ma di aver precisato la mia posizione. Tu mi hai scritto che non capisco. Trovo più sgarbato quello se non ti dispiace. io non ho mai detto che tu non capisci quello che scrivo. ora se ti ho offeso mi dispiace e non era mia intenzione ma io resto del mio parere. io vedo una società che non è più tale che non ha la comunicazione come struttura perchè non si comunica il più delle volte, salvo rare eccezioni come ho già scritto. Io vedo la struttra sociale come caos ossia senza valori , senza obiettivi senza mete universali semmai solo singolari o al massimo particolari (individualismo, egocentrismo) e quindi relative. Ciascuno fa il proprio interesese ed ha i propri obiettivi e cerca di metterli in pratica a discapito degli altri. Manca la vera condivisione che è anche alla base della comunicazione. Spero di essere stata più chiara e meno sbrigative e non offensiva.
fammi sapere
Aggiunta: ( fonte )
In quest’epoca che molti sociologi hanno definito “postmoderna” assistiamo a un’inversione di polarità: da una concezione della tecnica e della scienza come mezzo di razionalizzazione dell’esistenza si è giunti a quello che Maffesoli, parafrasando Weber, definisce un “reincantamento del mondo”, che, paradossalmente, avviene proprio grazie alla tecnologia, e in particolare la tecnologia digitale.
Questo processo è il risultato di una crisi della razionalità scientifica che ha caratterizzato il XIX e in parte il XX secolo. Secondo Maffesoli un’ondata di emozionalità pervade la nostra società: c’è sempre più bisogno di grandi eventi collettivi, in cui, condividendo emozioni, si instaura una “comunicazione simbolica” che fonda il legame sociale (è qui evidente l’influenza del Durkheim delle “Forme elementari della vita religiosa”): dal Gay Pride, alle Olimpiadi, dalle manifestazioni di Seattle alla morte di Lady Diana, fino alla Love Parade e ai rave party.
Naturalmente l’emozionalità e i grandi eventi collettivi sono sempre esistiti, ma, mentre nell’epoca moderna essi erano stigmatizzati negativamente e nettamente contrapposti alla tecnologia, adesso entrano in congiunzione con essa, che anzi, contribuisce a fomentarli. La postmodernità sarebbe quindi caratterizzata da una sorta di sinergia tra tecnologia e arcaismo (in cui rientrano ovviamente i concetti cari al sociologo francese di neotribalismo e nomadismo culturale).
@emmart
come ho scritto, invano, ieri, nutro un dissenso sulla visione di Maffesoli e sulla sua perorazione dell’ottica dionisiaca. Un dissenso che ho espresso con chiarezza, che ho palesato a Maffesoli stesso, in un seminario, e che poggia sulla mia maniera di concepire l’uso della rete dentro certi livelli di comunicazione (ad esempio la comunicazione terapeutica).
Queste posizioni le ho sviluppate nel mio libro IL MONDO NELLA MENTE (Marsilio, 2007). Troverei corretto, e utile per capirsi, che chi discute le mie posizioni tenga conto di quanto ho già scritto e di quanto ho detto, in sintesi qui.
Ma non è indispensabile. Posso, come ho fatto molto spesso, rimanere ai margini della discussione.
Buona giornata.
Una domanda al volo a Modalogia…
(qua sopra):
Ma TU ..comunichi ?
condividi..?
P.S:..mi pare d’aver capito che sei un’insegnante…in che modo comunichi coi tuoi studenti ?
Sì het,
stavo rispondendo a modalogia #107 che mi chiedeva spiegazioni su Maffesoli
Il tuo libro non l’ho ancora letto!
Avevo letto la recensione di Giorello del tuo libro, het.
Però per restare in tema di Rete posso leggere nel frattempo anche quella di Barbara!
forse è meglio che resti anche io ai margini. comunque io provo a comunicare con i miei alunni usando il dialogo con domanda e risposta. Evidentemente qui non ci sono riuscita. alla base c’è l’ascolto , non sempre mi riesce
mi dispiace
forse è meglio che resti ai margini anche io. alla base c’è l’ascolto. la domanda e la risposta. non sempre mi riesce. mi dispiace
non posso leggere i libri che non conosco. ne prendo atto comunque. grazie del consiglio
@modalogia
scusa, cristina,
quando ti dissi che non hai capìto la mia posizione non volevo essere sgarbato: volevo solo dire che la mia posizione l’avevi fraintesa, e ho cercato di dirti perchè, e scusami se non ho messo in chiara evidenza la dimensione interlocutoria, non aggressiva, delle mie parole.
Sono contento della tua precisazione (#110): non è bello, per la piccola community che noi siamo, fare perdurare malintesi o incomprensioni.
Vorrei allora [con in mano un ramoscello di ulivo:-)], cercare di sintetizzare TRE POSIZIONI EMERSE:
1. La posizione TUA: disincantata, pessimista, disillusa – in certi casi “realista”, mi viene da dire – che così riassumi: “la struttra sociale” è un “caos senza valori , senza obiettivi, senza mete universali, semmai solo singolari o al massimo particolari (individualismo, egocentrismo) e quindi relative. Ciascuno fa il proprio interesese ed ha i propri obiettivi e cerca di metterli in pratica a discapito degli altri. Manca la vera condivisione”. Una visione dieri quasi “tragica”. Forse i 2 primi grandi capolavori di Céline, poco fa citati da me e da Emmart, veìcolano questa prospettiva disperante, dominata dal caos e dall’egoismo.
2. La posizione di MAFFESOLI, efficacemente riportata da Emmart, che ama questo autore. Riassumo con tre parole: condivisione, osmosi, tribalismo dionisiaco.
Suggerisco la lettura di un saggio che mi ha colpito, a suo tempo: MAFFESOLI, L’ombra di Dioniso, Garzanti, Milano 1990.
3. La posizione MIA, esposta in parte nel saggio “Il mondo nella mente”: vedo nella comunicazione umana la compresenza di momenti diversi, se non antagonisti: condivisione, osmosi, empatia, da un lato, e dall’altro lato conflitto, scontro di potere, antagonismo…
TORNANDO AL NOSTRO TOPIC:
- Io credo che dovremmo ripensare e riposizionare questi tre diversi approcci rispetto alle forme e ai contenuti delle interazioni (delle relazioni) che si verificano in generale in rete, più in particolare nella blogosfera.
Spero, Cristina, di aver rappresentato con sufficiente “fedeltà” i diversi punti di vista.
Bye
Mario
si. sono d’accordo
pace
Incredibile mister Keen! Suppongo che si senta fuori o al di sopra della mediocrità, lui. L’opportunità di una comunicazione facile, veloce, poco costosa ed estesa a tutto il mondo, non può essere la panacea di tutti mali e non può essere esente da rischi anche grossi. C’è forse qualcosa di simile tra le umane cose? Non capisco a che cosa stia pensando mister Keen quando afferma: “Sono completamente a favore del web 2.0 in Cina e in altri stati non democratici. Il problema del web 2.0 sono le sue conseguenze nei paesi democratici. La sfida dei progressisti in Occidente non è l’azzeramento, ma la ricostruzione dell’autorità morale, politica e intellettuale. Altrimenti non avremo più alcun mezzo istituzionale per migliorare la società.” Vuole istituzionalizzare la circolazione dell’informazione in rete, creando un organismo di controllo? Avrà anche il problema della definizione del tasso di democrazia di un Paese. Mi dispiace per lui. So che bisognerà fare i conti con problemi enormi, ma penso che solo un approccio aperto e generoso, senza snobismi e senza invidie, possa essere costruttivo e formativo. Ho già detto che ho aperto il mio blog per curiosità e per gioco. Era l’inizio del 2003 e stava per cominciare la guerra in Iraq. Per la prima volta nella mia vita mi sono trovata a vivere un evento tragicamente traumatico insieme a numerosissime persone che proprio nei blog riversavano angosce, ribellioni, idee, solidarietà e, più di ogni altra cosa, informazioni. Le informazioni che i nostri media non davano. Certo bisognava fare attenzione, controllare, confrontare i dati, e non è che fosse facile riuscirci. Ma è forse facile districarsi tra le fonti d’informazione istituzionali, come potrebbe essere l’articolo del giornalista Chiaberge? Se l’è domandato il giornalista Chiaberge che cosa stava comunicando a proposito dei blog e della casta dei blogger a un eventuale lettore poco informato? Nella mia esperienza personale non ho notato una separazione netta tra ON e OFF, perché io rimango la stessa persona. Cambiano i modi e il medium, come per tutti gli altri, e questo può incentivare un aspetto o l’altro della personalità. Mi sembra di aver imparato molto, anche dai blog più ingenui, anche da quelli disprezzati come trash. Forse sono come una bambina davanti a una lanterna magica, ma mi sento arricchita da questa eccezionale possibilità di scambio culturale e umano. A cominciare da questo luogo di appassionate discussioni. Chiedo scusa per l’invasione.
@harmonia
Benvenuta tra noi! Ce ne fossero tante invasioni come le tue!
Scrivi: “Mi sento arricchita da questa eccezionale possibilità di scambio culturale e umano. A cominciare da questo luogo di appassionate discussioni”.
Credo che la tua sensibilità per le problematiche storiche, politiche e sociali – che emerge così fortemente nel tuo bel blog (ahimsa:
http://ahimsa.splinder.com/) – potrebbe diventare un valore aggiunto di ibridamenti.
bye
Mario Galzigna
la posizione mia preferita non ve la dico
emmart: l’io che si estroflette è la proiezione di astrogigi mentre esegue esercizi di ginnastica allo specchio assumendo posizioni fantasiose?
cazzeggio a parte, la tua sintesi 108 e la tua aggiunta 111 mi convincono molto. occorre tuttavia ricordare che parliamo sempre di occidente in occidente (accidenti – come sò simpatica stasera).
è arrivata la mattaaaaaaa!
Mi intrometto in questo interessante dibattito solo per consigliare un bellissimo libro a mio parere utile al tema della “mortalità” della cultura: “La donna giusta” di Sandor Màrai… pur essendo un romanzo che racconda varie vicissitudini di diversi personaggi, c’è una tematica carsica che ne attraversa le pagine e riaffiora spesso in forme drammatiche e illuminanti: la condizione di “crisi” della cultura, attorno alla quale si muove appunto uno scrittore-personaggio che partecipa delle vicende degli altri personaggi.
Lo consiglio con il cuore, anche perchè è un libro scritto splendidamente…
@MSsensafiltro. ma perchè proprio io ? faccio di tutto per nascondere le mie pratiche speculari….
come hai fatto ha beccarmi così ?
intutito femminile ?
o Emmart ti ha raccontato del nostro incontro in Milano …
GB
:)) poiché un estroflettente può essere solo astrogigi. e poi, sì, emmart mi ha raccontato del vostro incontro a milano e delle flessioni e riflessioni ribaltate e non.
Parlare dei blog oggi, mi pare, è un problema. Sono un fenomeno troppo nuovo perché si siano già formati dei parametri conoscitivi all’interno dei quali muoversi. Quello che sappiamo è che milioni di persone in tutto il mondo si sono messe in pochi anni a usare uno strumento che prima non esisteva.
Ciò sta avendo degli effetti, in quasi tutti gli ambiti delle attività umane. Sia le attività con secoli di pratica standardizzata alle spalle, sia quelle più recenti diffusesi soltanto negli ultimi decenni. Peraltro, questi effetti sono ancora in piena evoluzione.
Prendo a esempio il mondo del giornalismo. Chi lavora nei mass media tradizionali, come tv e giornali su carta, ha ancora delle difficoltà a concepire che ci possano essere delle persone che lavorano come giornalisti senza essere passati attraverso i canali standardizzati di accesso alla professione. Nei paesi anglosassoni si è già inventata una parola per definire questa moltitudine di nuovi giornalisti (e di vecchi giornalisti che se sono andati dai posti consueti): «citizen journalist». Qui da noi c’è chi ancora non sta capendo che c’è una differenza tra il blog inteso come diario personale (e inizializzabile gratuitamente in 10 secondi su server quali Splinder) e gli ambiti di nanopublishing in cui i blogger propongono dei temi a una redazione e questa ha la facoltà di sceglierli o meno. Anche perché gli stessi nanopublishing sono nati così recentemente e sono così diversi tra loro che si fa fatica a capire che appartengono a una stessa categoria concettuale, come si evince gettando uno sguardo, per rimanere nell’ambito italiano, a Blogo.it, BlogoSfere.it e Nòva100 del Sole24ore.
Un altro esempio che si potrebbe fare è quello dei blog multiautore, in particolare dell’ambito letterario. Cose come Ibrid@menti, insomma.
Dopo averli frequentati per un po’, è difficile continuare a dire che siano posti dove non si fa cultura. La si fa, e spesso di originale per giunta. Certo, uno come Andrew Keen, che non è mai passato di qua, può pure non crederci. E certo, uno come Keen fa fatica a riconoscere come cultura qualcosa prodotto in gran parte da persone che non seguono i canali consolidati di produzione delle idee e degli approfondimenti.
Chi scrive nei blog non sempre passa attraverso i processi di selezione e convalida delle riviste cartacee accreditate, o delle conferenze convocate a uso e consumo degli esperti mondiali, o di rassicuranti trafile accademiche.
Da un certo punto di vista i blog hanno dato una voce ai «dilettanti informati», se posso azzardare questa definizione. Ovvero persone che su certi argomenti sono molto ferrati pur non avendo alle spalle un curriculum ortodosso, e che anzi proprio per il loro curriculum strano sono in grado di avere idee interessanti.
Non dimentichiamoci del mondo in cui viviamo, che ha livelli di scolarizzazione alti e diffusi. Molte persone hanno cervelli e competenze che i canali tradizionali non sono in grado di assorbire, ma che attraverso i blog (ma non solo, ci sono altri strumenti che il web mette a disposizione) possono entrare in contatto con gli esperti riconosciuti.
Penso per esempio alla rete di astrofili dilettanti, migliaia di persone in ogni parte del mondo, che negli ultimi anni si è messa a lavorare a fianco degli astronomi dei principali centri di osservazione. Ormai non c’è scoperta di asteroidi o pianetini che non abbia coinvolto gruppi di dilettanti, oltre ai professionisti. Astrogigi forse ne sa qualcosa – io ho letto queste storie nel libro di Chris Anderson sulla «coda lunga». Lo stesso Anderson, per formazione, è un giornalista, ma la sua esposizione della coda lunga ha fatto sì che gli economisti inglobassero il concetto nelle loro opere tecniche.
Guido Tedoldi
ciao Guido, che bel postone!
Ti quoto questa: Molte persone hanno cervelli e competenze che i canali tradizionali non sono in grado di assorbire, ma che attraverso i blog (ma non solo, ci sono altri strumenti che il web mette a disposizione) possono entrare in contatto con gli esperti riconosciuti.
e scommetto che se ripassa di qui la matta (MSsenzafiltro) ne cava qualcosa sulle competenze professionali, sull’esperienza, sulla riflessività.
A presto! (spero)
ps: astrogigi è ASTROflettente
sono mancata perchè il lavoro chiama… dovrò leggere con attenzione perchè mi sa che se no mi perdo qualche cosa di davvero interessante.
Per ora un saluto e basta…
è evidente come in mancanza di una ricerca fatta, se non etnograficamente, almeno da un punto di vista qualitativo, le uniche soluzioni che si possono trarre sono di tipo speculativo e del tutto personali…l’importante in questo caso è non dargli troppa corda tenendo presente che oggi per vendere bisogna sempre fare polemica: l’importante è creare fazioni e seminare disinformazione.
il #133 sono io Giacomo di sadlandscape, è che non mi ero connesso al log in e mi ha lasciato anonimo!
Sono perfettamente daccordo con harmonia #121
Un saluto a tutti
Non so come sia il blog di guido tedoldi (il link non funziona ;), ma ciò che scrive mi sembra tra le cose più interessanti scritte qui in commento a keen.
alivento, quando clicchi e ti si apre il link correggi “woepress” con “wordpress”: Guido ha solo sbagliato a digitare il suo link
ma davvero?
emmart invece tu sei tra le persone più accoglienti. grazie
Grande Guido. si confermo la tua precisa descrizione del contributo degli astrofili alla scienza ufficiale.
e spero un giorno di averti fra di moi per una notte di Stelle.
GB
…gigi, ma l’hai già conosciuto!
era lui, no?
all’ultimo Ibirramenti
Vai un pò a rivederti le foto su ibirramenti
Certo che l’ho conosciuto. ed è per questo che mi sono permesso di auspicarmi di averlo fra di noi in una notte di Stelle.
Pensi che potremmo fare in primavera un ibirramento sotto le Stelle ?
GB
OT OT OT
sentite se lo facessimo a Parma il prox Ibirramenti… l’idea è venuta nel blogghino di Het che ha trovato un’immagine di un giovane artista (che tiene una mostra a Parma) che è piaciuta un pò a tutti…
Si potrebbe pensare ad un incontro anche con un pò di… cultura (la mostra?) che finisce in birra (alla fine)…
Lo scrivo qui, che magari passa inosservato. Ogni tanto anche Ibridamenti predilige gli OT.
Ah, a Parma c’è Paola di Donneinlinea, da quelle parti dovrebbe vagare nella notte anche il Contenebbia,
e magari potrebbe essere di sabato…
insomma, stroncate pure, se non vi piace
Chiccama mi pare pure sia di quei dintorni…
GB
@astro
esatto anche lei!
Ah e si potrebbe rapire Lefty… che pare stia a Firenze
(mad)
@ MAD (#141)
OT OT OT
Sabato scorso quando l’ho vista me ne sono innamorata
Magari fossi di Parma
Comunque non sono molto lontana.. Sto a Prato e dovrei organizzarmi per dormire fuori. Lefty mi pare anche a me che sia di Firenze, che da me dista poco meno di 20 km…
Paola
P.s.Buonasera a tutti.
OT OT OT!!
ehehehe chicca si sta a parma, fino a domani pomeriggio!!! capperetti e poi si invola per lidi francesi!!!
ho visto la mostra, ma è una colletiva sono in 12, e di lui non c’è moltissimo….
ma io torno il 3 di marzo e una mostra la troviamo!!! eheheheheh
altrimenti ne faccio una per voi!!! ahahahah
“dai frattali alle frattaglie ibrid@te”
a dopo domani !!!!
chicca
Ciao, ho appena stampato la mia tesi di laurea sulla questione della profittabilità della rete, mi sono basato su The Long tail di Chris Anderson, trovi molto su http://www.thelongtail.com
la rete è il futuro e qualsiasi utente è un possibile creatore e produttore di se stesso. Io ho scoperto il mondo dei blog e creato la mia piccola nicchia, come nicchie sono tutti quei veditori che sfruttano ebay o tutti quegli scrittori fai da te che usano lulu.
Buon lavoro, blog molto interessante.
ciao Greenvil…
se la tua tesi è rintracciabile o acquistabile on-line, non farti problemi: lascia pure un link qui.
Intereessante l’argomento…
La coda lunga…
spunta gg da tutti i pori!
AGGIORNAMENTO SU IBIRRAMENTI DI PARMA
La proposta relativa a Parma, nata nel mio blogghino (come lo chiama mad), è effettivamente praticabile, ma a partire dal 3 di marzo, quando è tornata Chicca.
Allora: i parmensi (o vicini a Parma) sono mi pare tre: Bertop, Chicca, Paola (Bertop, se ci sei batti un colpo!); poi, oltre ai tre succitati, a me e a mad, ci sarà Sergio Manghi, un mio amico che insegna sociologia a Parma [esperto di Bateson: molto simpatico: ha pubblicato un libretto, musicato e cantato, a quel che ho capiro, sulla famosa testata di Zidane a Materassi :-)].
E siamo a sei. Magari ci saranno altri ibridati che vengono…
Dovremo vederci un sabato sera. Vi farò sapere quale. La domenica mattina, poi, dovrebbe esserci, alla Libreria Feltrinelli di Parma, la presentazione del mio ultimo libro, con la partecipazione di un folto pubblico [3 persone, se ho fatto bene i calcoli :-)].
Questo avviso, scritto nottetempo, durante una pausa di lavoro notturno, lo riproporremo aggiornato più avanti.
bye
mario
cara harmonia,
hai ragione tu. in quaranta righe (la carta non è espandibile a piacimento, come internet), non potevo spiegare a un lettore disinformato cosa sono i blog. del resto lo sto scoprendo io stesso in questi giorni, e devo dire che ne sono affascinato. alla mia età, è come ripartire da zero, e mi fa sentire giovane. riccardo chiaberge