Frammenti inediti. 4. Attesa

Attesa - Casorati

Felice Casorati, “L’attesa”, 1918 (particolare)

 
Tra due poli contrastanti, la fiducia e l’abbandono, si dispone l’attesa. Attendere è un po’ come rivivere, nascere a nuova vita, prolungare il presente oltre le soglie del conosciuto, dello scontato, del prevedibile. Ma, come tutti i viaggi verso l’ignoto, l’attesa – viaggio della mente oltre i confini del tempo percepibile – è anche paura di perdersi nel vuoto di una solitudine senza senso e senza ritorno.
Attendere significa mantenere il proprio investimento sull’altro senza garanzie: come l’acrobata che volteggia nello spazio senza rete di protezione.
Il malinconico, a cui il futuro è negato e sottratto, non sa attendere. Saper attendere, senza temere la propria perdita e la perdita dell’altro, signifca anche essere fuori dalla malinconia, bastare a se stessi, vivere l’altro come presenza e non come rifugio.
Esperire l’attesa significa non temere il vuoto e la perdita. Riempire l’attesa con rassicuranti rituali di superficie significa essere preda della paura.

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