Una mente alveare per l’apprendimento fuori dall’aula

Giuliana Guazzaroni
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)

flockLe pratiche di socialità in rete mi mettono ogni giorno in contatto con quella che John Hodgeman definisce con l’espressione Hive Mind (Mente alveare) riferendosi al suo network in Twitter.

Anch’io ho la mia personale “mente alveare” di contatti che ho costruito e ho distribuito sui vari media sociali che utilizzo.

Penso non solo a Twitter, ma anche alle pratiche di blogging, a Facebook, agli RSS, a Delicious, a FriendFeed ecc.

Ho letto un post che parla di Social Brain e Crowdsourcing. Un cervello sociale, la costruzione di un cervello sociale, l’accesso a un cervello sociale sono concetti che si riferiscono al network.

In particolare a me interessa qualcosa come il “mio network” al quale posso chiedere informazioni o dal quale posso ricevere input preziosi che mi portano a muovermi e a seguire, nella giornata, un filo conduttore per serendipity.

Il mio network, la mia mente alveare è fatta di persone, di persone e non di soli strumenti tecnologici 2.0. Il mio network personale è formato dai miei pari, dai miei amici, da tutti quelli che fanno qualcosa di simile a me e non solo.

Rick Mahn in un post scrive che il tuo network è parte della tua carriera. È soltanto attraverso un’interazione attiva e partecipativa che si scopre quanta importanza ha la propria rete di persone.

A questo proposito sto riflettendo sull’importanza del network personale nell’apprendimento di tipo informale. Se considero la mia rete, costituita per lo più, da attori dell’e-Learning (il Flock dei miei contatti Twitter lo evidenzia chiaramente) rifletto sull’importanza di una mente alveare sempre pronta a donare contributi e, allo stesso tempo, a ricevere i miei input. A commentare i miei input restituendo prezioso miele prodotto dall’alveare.

L’immagine che mi viene in mente è quella di un’ecologia che quotidianamente mi mette nella posizione di apprendente al di fuori dell’aula o della piattaforma formativa, ma anche al di fuori di una comunità di apprendimento o di pratica.

La comunità di apprendimento, alla luce del network personale, sarà relegata agli apprendimenti di tipo formale?

La comunità di pratica, sempre alla luce del mio network, avrà più ragione di esistere?

In che modo questi capisaldi (comunità di apprendimento e di pratica) basilari dell’e-Learning si stanno evolvendo?

8 Commenti

  1. [...] [continua...] No Comments Leave a Commenttrackback addressThere was an error with your comment, please try again. name (required)email (will not be published) (required)url [...]

  2. Mario Galzigna scrive:

    E’ SCORRETTO SCRIVERE IN INGLESE – O IN ALTRA LINGUA – NEI POST E/O NEI COMMENTI SENZA TRADURRE!!!!
    :-)

    …I correlati neuronali della coscienza. Vi giuro che l’argomento non è off topic. Mi adeguo allo stile di qui :-)….
    E cito questa introduzione al tema tratta da fonte tedesca:

    “Neuronale Korrelate des Bewusstseins sind Gehirnaktivitäten, die mit Bewusstseinsprozessen einhergehen. Eine gängige Definition lautet, dass ein neuronales Korrelat des Bewusstseins eine neuronale Struktur ist, die minimal hinreichend für einen Bewusstseinszustand ist.
    Die Suche nach neuronalen Korrelaten ist ein zentrales Projekt der neurowissenschaftlichen Erforschung des Bewusstseins”.

    Facile, no?

    LASCIANDO STARE BATTUTE E IRONIE:
    invito caldamente tutti e tutte a non fare questo uso terroristico della lingua inglese…

    Pour le dire en deux mots: j’en ai marre de tout provincialisme et de toute utilisation “terroriste” des langues étrangères!

    Potrei continuare, magari in spagnolo, la seconda lingua del pianeta: che ne dite?

    Bye Bye

  3. Se fai riferimento al commento numero 1, credo sia un messaggio automatico di errore della piattaforma che Ibrid@menti utilizza. Infatti, ho fatto un collegamento a questo post in un altro blog e questa operazione dovrebbe aver generato il messaggio automaticamente. Questa piattaforma parla inglese. Credo che Giovanni possa aiutarci a cancellare il messaggio di errore e, se possibile, a impostare i messaggi automatici in italiano :)

  4. Giuliana, non capisco in effetti come mai ti dia errore, ma venendo al post: molto interessante!

    “La comunità di apprendimento, alla luce del network personale, sarà relegata agli apprendimenti di tipo formale?”

    Credo che già da tempo, le comunità di apprendimento in rete, in quanto comunità di pratica siano legate all’informale. Può esserci insomma, a determinate condizioni, un uso formativo di ambienti che non sono nati con quelle finalità. A patto, in ogni caso, che non li si renda appunto “ambienti chiusi in uantoi dedicati a…lla formazione”. Se si fa così immediatamente muoiono e si perde proprio ciò che si stava cercando e cioè la valenza formativa…

  5. Minerva84 scrive:

    Condivido quello che dice Mad. Gli ambienti dedicati in modo settario solo ad un “certo” apprendimento, tendono a diventare asfittici e a perdere quelle che sono le peculiarità positive della rete. Penso che l’informale possa in certi casi addirittura migliorare l’apprendimento, magari facendo leva sull’intelligenza emotiva rispetto a quella puramente razionale. Uno scambio attivo e reciproco di informazioni permette di creare al contempo relazioni e dunque di mettersi in gioco come individui. Qui scatta la molla emotiva a livello motivazionale a mio parere ed è una strada non alternativa, ma parallela e, credo, ugualmente “fruttuosa” per la formazione continua.

  6. Luca scrive:

    Non ho capito il tipo di intervento fatto da Galzigna: basta tradurre la frase
    per capire che è un messaggio di errore. Il fatto è che noi italiani siamo agli ultimiposti nella conoscenza della lingua inglese e quasi lo consideriamo un vanto. In Germania questo
    non accade, è il nostro sistema formativo che fa pena. Quindi parlare di uso
    terroristico dell’inglese, mah. E poi nella comunicazione on line non si dovrebbe
    rispettare la netiquette, si può esprimere una opinione senza mettere il grassetto e
    il maiuscolo.

  7. Iter formativi di tipo tradizionale sempre più saranno momenti di avvio di un percorso di apprendimento che deve durare nel tempo, sotto la diretta responsabilità del singolo individuo.

    La rapidità con cui si evolvono le conoscenze richiede di:
    1. Infrangere la proceduralità della formazione tradizionale
    2. Favorire processi di crescita endogena attraverso la circolazione e capitalizzazione del know-how

    Come?
    a. Attraverso il supporto delle TECNOLOGIE di RETE abbinate
    b. alla GESTIONE DELLA CONOSCENZA
    c. all’organizzazione di COMUNITA’ DI PRATICA entro cui favorire processi di apprendimento ALLA PARI

    nelle comunità di apprendimento auto-gestite si trovano:
    1. Condivisione delle esperienze
    2. Individuazione delle migliori pratiche
    3. Aiuto reciproco nell’affrontare i problemi quotidiani della propria professione

    Dove si apprende?
    [suggerimento: non in un’aula !]
    Creare e strutturare l’opportunità di “fare rete”, di comunicare, di condividere esperienze significative aiuta a catturare e disseminare conoscenze tacite e ad accelerare un apprendimento più efficace

    La conoscenza tacita:
    È altamente personale e difficile da definire
    È difficile da comunicare e condividere
    È radicata nelle esperienze e azioni di un individuo
    È tenuta in grande considerazione nelle culture orientali

  8. Ieri avevo inserito gli appunti sopra sulla comunità di pratica e sull’importanza di valorizzare la “pratica”, l’esperienza dei partecipanti e tutte quelle conoscenze tacite che in genere non emergono negli apprendimenti di tipo formale.
    Le comunità di pratica sono flessibili, aperte e possono sviluppare nuovi sbocchi.
    Riguardo alle tecnologie, stavo pensando, che oltre alla classica soluzione di una piattaforma tecnologia unica che delimita la comunità in una specie di “recinto telelmatico”, si potrebbe pensare ad ambienti di apprendimento personali (PLE: Personal Learning Environment) o meglio ancora network di apprendimento personali (PLN: Personal Learning Network).
    I network di apprendimento personali sfruttano quella che sopra ho chiamato la mente alveare.
    A questo proposito, volevo riportare qui un commento su questo argomento che ho trovato nel Blog dei Tutor Online Qualificati:

    stavo pensando che nel telefilm cult Star Treck c’è un esempio di mente collettiva o di società alveare:è quella della società dei Borg dominata della regina Borg. Li le persone vengono assimilate alla collettività e una volta assimilate tutti agiscono all’unisono. Beh in questa accezione non mi piace la mente alveare, non mi piace essere assimilato.

    L’altra faccia della medaglia: la mente collettiva in cui tutti agiscono all’unisono. Una volta, avevo letto di qualcosa come il maoismo digitale. Le mie riflessioni le avevo messe qui.
    Io, però vorrei un alveare con tante voci differenti, diverse dalla mia, dalla tua. Ognuna con la sua individualità che ne so un’ orchestra con tanti strumenti diversi.

Lascia un commento