La mia scrivania è liquida come un succo

Giuliana Guazzaroni
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Questa rubrica è il frutto di una chiacchierata a Venezia sull’e-learning. Il titolo originale doveva essere “e-learning desk”. Successivamente ho barrato “desk” e l’ho sostituito con “juice”. L’idea è quella di uno spazio immateriale, un luogo liquido che potrebbe stare in un bicchiere. Ho scelto “juice” per accompagnare il termine “e-learning” a indicare la leggerezza di un operare, a volte, invisibile.

La mia scrivania potrebbe fluttuare nel mare. La mia scrivania non ha ragione d’essere di noce o di ciliegio. La mia scrivania potrebbe essere di gommapiuma o potrebbe essere soltanto un ricordo. La mia scrivania potrebbe essere senza una sedia. Io potrei mettermi da qualche parte: in piedi davanti a un touch screen, di lato a un laptop, sdraiata in un prato, seduta a gambe incrociate in una capanna. Unico requisito un collegamento a Internet.

Invece, la mia scrivania è strana. È formata da un tavolo di legno massiccio e pietra nera, è stile Liberty. L’ho salvata, tempo fa, dall’essere accantonata in qualche soffitta, in qualche casa in campagna, in qualche garage con altri mobili dei mie bisnonni. L’ho restaurata, l’ho lucidata, l’ho posta al centro di una stanza. L’ho allestita con uno schermo piatto, un mouse, un microfono, le casse e un barattolo di vetro pieno di carte colorate. Sotto alla scrivania ha trovato posto un computer. Tuttavia, ne sento spesso la pesantezza.

Troppo materiale, troppo pesante, troppo importante. Necessito, piuttosto, di riporre accanto allo schermo un grande bicchiere. Un bicchiere di vetro trasparente, una fonte d’acqua fresca che rappresenti l’immaterialità del mio lavoro. Un lavoro che ha a che fare con la conoscenza, con i flussi di informazione, con altri attori dell’e-learning sparsi nel mio network professionale e personale.

Che cosa faccio qui? Apro con il lanciare un appello a tutti quelli che operatori fluidi, tutor on-line, formatori in rete, telelavoratori spaziali desiderano raccontarmi la loro postazione, la loro scrivania.

Dimenticavo, spesso dalle parti della mia solida postazione passeggia una gattina di nome Mandarina. Curiosa, passa del tempo a scrutare lo schermo, a giocare con la tastiera, a bere l’acqua…

 

31 Commenti

  1. Bellissimo argomento sull’immaterialità non più necessaria. Sulla mia scrivania è ancora presente della cancelleria, i fogli, matite penne ed evidenziatori…ma sono lì quasi ad implorare ad essere utilizzati. La pena più grande è rappresentata dalle penne stilografiche che continuo a pulire perchè, ormai, in disuso con il pennino otturato. Dall’altra parte computer, palmare, smarthpone usati sino all’inverosimile spesso simultaneamente. Mi accorgo di essere strano e controcorrente quando, per postare sul blog, mi impongo di scrivere su un lucido foglio bianco tracciato dall’inchiostro liquido, rigorosamente azzurro, della stilografica per poi passare il tutto nel pc. E’ un copia incolla analogico. Si…mi sento proprio strano. Virtualmente, Antonello

  2. Antonello ti capisco :-) appena riesco a capire come postare delle immagini nei commenti ti mando anche una foto che ho scattato qualche giorno fa della mia scrivania. E’ una foto particolare, “costruita” ma alla quale il tuo commento mi ha fatto pensare…

  3. Donneinlinea scrive:

    Complimenti all’autrice del post per aver salvato la vecchia scrivania (adoro antichità e anticaglie). Io ho solamente un portatile che sposto all’interno del mio monolocale come più mi va. La scrivania istituzionale sarebbe una cassa panca in abete poggiata con il fianco su due casse stereo (la panca non ha le gambe e così…le ho fatto gambe di musica :-D) con l’apertura verso chi vi stà seduto piena di carte, libri etc…. ubicata sotto il letto a soppalco che ho.
    Sopra vi sono cd vari, biglietti da visita alla rinfusa, penne, caricabatterie del cellulare con cui ancora in gprs via infrarossi mi collego ad internet. In questo momento ho traslocato anche io (si vede che è giornata)
    e sono sulla tavola dove dovrei mangiare, che ospita libri, bottiglie, portachiavi, pc e telefono, posta da archiviare e forcine per capelli..Lo avrete capito che non sono troppo ordinata :-D anche perchè essendo sola mi piace vedermi le cose intorno.

  4. [...] forma immateriale della mia postazione di lavoro con il post: La mia scrivania è liquida come un succo. [...]


  5. [per ingrandire cliccare sopra l'immagine]

    l’ho trovata ;-)
    Quando ho letto il tuo post, Giuliana, mi è venuto in mente il modo (mio, ovvio) di interpretare quanto hai detto.
    è una scrivania costruita, fatta di libri che si replicano sullo schermo del pc, una foto (cui tengo molto) e conchiglie. E mi piacerebbe immaginarla liquida, come dici tu, Giuliana… e diventerebbe forse così:


    [per ingrandire cliccare sopra l'immagine]

  6. @Antonello mi hai fatto pensare alle mie penne, matite, evidenziatori. Tutti completamente dimenticati!
    Le mie sono le penne dell’insegnante, della tutor on-line e della blogger…
    È passato talmente tanto tempo dall’ultima volta che ho comprato una penna o una matita! Le più nuove sono tutti gadget con sopra pubblicità. Ammetto anche che tempo fa ho sentito naturale lasciare a casa l’agenda. In borsa pesa. Ho iniziato così a scrivere appuntamenti e brevi note sul cellulare. Ma a me piace scrivere e allora ho messo in borsetta un quadernino nel quale scrivere liberamente, senza neanche seguire la successione delle pagine. Lì, a volte, nascono idee per i nuovi post… Ho anche pensato di sostituirlo con un bel computerino da passeggio…ma sono ancora indecisa…

    @Donneinlinea grazie, pensavo di fotografare questa vecchia scrivania. Ancora non l’ho fatto perché è grande e non so come rendere l’idea…

    @Maddalena proprio in questo momento mentre scrivo, grazie alla sensazione che mi ha data la tua foto, sto notando che la pietra nera, sopra il piano della scrivania, rispecchia lo schermo del computer, lo scaffale dei libri e la finestra con quel po’ di cielo… da provare a fotografare!!

  7. [...] La mia scrivania è liquida come un succo In eLearning on October 19, 2008 at 2:24 am La mia scrivania è liquida come un succo [...]

  8. Luca scrive:

    Salve a tutti, quello che dice Giuliana è vero ma io lo vedo come un rischio non come un’evoluzione naturale. Sono così tanto abituato a scrivere direttamente al computer che scrivere a mano mi sa strano. Continuo a scrivere a mano solo la mia agenda che contiene non solo di date e appuntamenti ma soatutto considerazioni su tutto quello che mi accade: persone nuove che conosco, persone che muiono, persone che detesto o che mi sono piaciute, fatti del mondo esterno che mi hanno incuriosito o che hanno o potrebbero aver conseguenze sulla mia vita. L’ho sempre fatto, ora ho anche la giustificazione teorica della scrittura autobiografica e della scrittura del sé. Ecco su questa immaterialità e sulla liquidità, tanto enfatizzata da Baumann e da una massa di sociologi ricopioni io sono proprio contrario.

  9. Ciao Luca, la tua agenda scritta a mano mi ricorda il mio quadernino pieno di tanti appunti :) Leggendo il tuo commento mi viene la curiosità di sapere…com’è la tua scrivania? Ti ho risposto anche nel nostro blog: Tutor online qualificati.

  10. Luca scrive:

    Ciao Giuliana,come è la mia scrivania? Un disastro. Mi servirebbe una scrivania enorme lunga tre o quattro metri e larga almeno due. Io la chiamo la scrivania libreria, una scrivania dove tengo tutto quello che mi serve per poi poterlo archiviare solo dopo qualche mese nelle librerie tradizionali. La mia scrivania in ufficio è invece ordinatissima sono super maniacale sulla scrivania dell’ufficio.

  11. Se ti capita, posta una foto della scrivania libreria. Sarebbe una testimonianza di postazione di lavoro di tutor on-line, formatore.. :)
    Ciao Luca e grazie!

  12. Qui si trovano la descrizione della scrivania di cristallo di Rosamaria e di altri membri del blog dei tutor online.

  13. Una riflessione notturna sulla liquidità dell’on-line.
    Noto che in nessuna delle piattaforme e-learning, dei corsi che seguo, sono presenti riflessi delle proteste della scuola e dell’università di questi giorni. Tutto qui. Una semplice constatazione.
    Nel mio immaginario, gli edifici virtuali rispecchiano le piazze. Ma non è così. Almeno nel mio caso.

  14. Iaco scrive:

    Hai ragione Giuliana. Comunque nel nostro blog che dovrebbe essere tematico si sta parlando sempre più di scuola e di Riforma Gelmini.
    La formazione online è il futuro della formazione tradizionale e il formatore on line deve sapersi muovere tra leggi, riforme e opzioni varie.

  15. Vittorio Vittorio scrive:

    Ciao,ho potuto apprezzare ibrid@menti solo da pochi giorni. Più conosco e più mi piace. Detto questo dico due cose sulla scrivania. La prima riguarda me e la mia scrivania, la seconda cosa perchè desidero collegare il concetto di scrivania al tema del digitale. Allora: 1) La mia scrivania preferita è quella che ho costruito con Ikea quando ho acquistato la cucina.Per spiegarlo mi ci vorrebbe una foto che farò, ma si tratta di un’isola alta 100 cm, di dimensioni 150×100 attrezzata per cucinare, pranzare e lavorare/studiare soprattutto con il notebook. Diciamo che è pratica sopratutto per i single. Poi amo altre scrivanie, anche sostare in quelle degli amici, contaminarmi un attimo del modo altrui di vivere un importante luogo di intimità del pensiero. Provo come un piacevole sentimento in senso nomade. In realtà, la scrivania a me non serve, tutto mi è e mi può essere scrivania, al chiuso e all’aperto, in quanto il notebook funge già da scrivania; 2) Collego il concetto della scrivania al tema del digitale per via di un percorso progettuale che ho iniziato a seguire con un amico dell’Università di Milano. Si tratta del progetto “Itsme” che, partendo dall’idea di computer come scrivania, si caratterizza per l’idea di computer (intendo la parte hardware) come storia, come percorsi di esperienze/situazioni varie rintracciabili. Il progetto, dopo un paio d’anni di ricerca, è giunto alla fase di sperimentazione. In una recente intervista fatta allo SMAU, l’ideatore spiega i progressi raggiunti. Detto questo, i ragionamenti sulla scrivania sono davvero interessanti e li seguirò con piacere. Ciao

  16. Vittorio Vittorio scrive:

    …ops, ecco il link all’intervista fatta alla SMAU (nel vederla/ascoltarla sottolineo il concetto di storia)

  17. Vittorio Vittorio scrive:

    e già che ci siamo ecco l’applicazione pratica in sperimentazione. l’esempio riguarda un’imprenditrice che formula la proposta di vacanza ad un cliente, ma potrebbe essere declinato in 1000 altri modi

  18. Melba scrive:

    La mia scrivania è itinerante. Diventa scrivania quella dove appoggio il portatile. Lo appoggio sul tavolo della cucina? in poche ore ci trasferisco di tutto intorno al portatile: libri, periferiche, penne, telefoni… Vado nello studio? via, ritrasferisco tutto di là.
    Non è certamente liquida, è luminosa oppure buia, è fredda come il marmo o leggera come il truciolare. Si può dire che la mia scrivania è grande come una casa.

  19. @Iaco, :)

    @Vittorio, grazie per averci descritto la tua attrezzatissima “isola scrivania”, il piacere di sostare nelle scrivanie degli amici; non da ultimo, grazie per aver condiviso qui il progetto “Itsme” partito dall’idea del computer come scrivania.

    @Melba, grazie per averci trasmesso la tua la scrivania itinerante, grande come una casa e che cambia a seconda degli spostamenti!

  20. La mia scrivania di legno e pietra nera vista dall’alto
    null

  21. Vittorio Vittorio scrive:

    Ciao, pensando attorno ad un’ipotesi di metafora “scrivania liquida” mi è venuto di collegare Zygmunt Bauman. Sulla “liquidità” ha scritto e scrive davvero molto di interessante. Ma mi son anche venuti ragionamenti sul liquido come il bel mezzo del navigare reale e digitale, liquido come importante segno della venezianià e della sua relazione anfibia con il mondo. Liquido e liquidità come possibile parte di un paradigma che possa rappresentare la contemporaneità? A proposito di Bauman e del contemporaneo, desidero riportare due suoi contributi sulla modernità liquida: 1) “Nella fase classica, “solida”, la modernità aveva già a che fare con la fusione dei corpi solidi (le tradizioni, i vincoli, le strutture rigide, i legami durevoli, le norme tramandate), ma era mossa dall’intenzione di sostituirli con altri ancora più solidi, che non fossero più vulnerabili, che fossero perfetti. La modernità liquida prosegue quel lavoro di fusione, ma non permette che ciò che è stato fuso si indurisca e si consolidi. Strutture, norme, legami, routine sono ora permanentemente in uno stato fluido.” (BAUMAN Zygmunt, Modernità liquida, Laterza, Bari, 2002); 2) ““ogni relazione è debole, quindi cerchiamo di averne a non finire, in modo che possiamo trovare qua e là qualcosa che ci soddisfi, comprensione o simpatia alla bisogna. Il fatto è che non funziona così. Piuttosto è il contrario. Più le relazioni diventano facili a rompersi e usa e getta, meno c’è motivazione a combattere le difficoltà che lo stare assieme comporta di volta in volta” (La società liquida e la Deus caritas est di Benedetto XVI, in “Centro Culturale Gli scritti”, http://www.gliscritti.it/approf/2007/papers/bauman070707.htm). In Ibrid@menti mi piacerebbe approfondire il tema/metafora della liquidità in chiave pedagogica. Per pedagogica intendo in senso ampio (scolastica, lavorativa, sociale, …) prestando attenzione al pensiero di Morin come riferimento per l’approccio alla complessità e di Knowles per l’educazione degli adulti/andragogia.

  22. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma. Secondo Zygmunt Bauman, nella società liquido-moderna le situazioni in cui ci muoviamo si modificano prima che i nostri modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure.
    Da tempo Bauman si occupa anche, come ricorda Vittorio, dei legami fragili e mutevoli della società di oggi.
    La vita liquida non mantiene a lungo il proprio aspetto, la vita liquida fluisce e ci getta in uno stato di incertezza. Temiamo di rimanere indietro, di non tenere il passo con lo scorrere delle cose nel vortice della corrente.
    Credo che osservando le acque che scorrono, sia essenziale potersi fidare di sé stessi, sviluppando la consapevolezza della profonda dignità del proprio essere.
    Questo stato di cose sfuggenti influenza ogni aspetto della vita. La formazione, in questo contesto, ha il compito di sviluppare una “pedagogia critica” che possa spingere gli apprendenti a porsi in maniera consapevole rispetto alla vita liquida.
    Tutto si muove senza sosta, è dunque necessario non smettere mai di apprendere per tutto l’arco della vita. La formazione permanente, in quest’ottica, è fondamentale.
    Sarebbe interessante approfondire, come dice Vittorio, il tema/metafora della liquidità in chiave pedagogica.
    Oltre agli autori che cita Vittorio, mi piacerebbe, in questa rubrica, vedere anche la teoria del connettivismo e il relativo approccio alla conoscenza, anche se non è direttamente correlato alla liquidità.

    Tornando al nostro tema conduttore, ho notato più volte che nell’e-learning la sensazione di “liquidità” è accresciuta dai rapporti mediati “uomo-macchina”, dal timore che questi possono generare, e dalla possibilità di seguire percorsi non predefiniti, non preconfezionati a priori per un utente generico.
    L’e-learning può, in effetti, modellare i suoi percorsi sull’apprendente.
    Anche gli attori dell’e-learning, come i tutor online o i facilitatori, possono mutare la propria “forma”: si dice, infatti, che il tutor indossi almeno 4 differenti paia di scarpe.
    Forse il timore nei confronti dei mezzi dell’e-learning potrebbe derivare da questi approcci “fluidi”. Approcci che scardinano alcune convenzioni consolidate negli apprendenti adulti. Discenti che, non di rado, si aspettano la trasmissione dei saperi e non la costruzione degli stessi.
    Ma, del resto, anche l’insegnante in aula cambia, nel corso della lezione, il proprio “lesson plan” a seconda delle reazioni dell’utenza.

    Propongo di approfondire il tema della società liquido-moderna, in cui si colloca la mia scrivania….ma anche altre ho visto ;) . E di farlo con il contributo di tutti.
    Osserviamo bene le nostre scrivanie, piani di lavoro che mutano incessantemente in una società complessa.
    Che ne dite?

  23. [...] conversazione prende il via da questo post e dai successivi [...]

  24. Vittorio Vittorio scrive:

    Giuliana, ho tanto apprezzato la tua attenzione verso la proposta di approfondimento. Prometto un mio impegno per contribuire alla nuova conversazione sui frammenti di vita liquida. Ciao

  25. @Vittorio, grazie. Ti aspetto!

  26. Vittorio Vittorio scrive:

    Senti Giuliana, posso proporre una cosa? Riguarda un recente forum intitolato “VENEZIA, PARADIGMA DELLA CITTA’ 3.0?”. L’ho aperto sul ning dei 40xVenezia. Percepisco somiglianze e connessioni con la liquidità. Mi piacerebbe sperimentare un “ibrid@mento” su un ipotetico filone concettuale (la liquidità)/territoriale/digitale. Che dici? p.s. ciò non significa che mi tiro indietro con l’impegno preso con te…

  27. Certamente Vittorio, il tema della liquidità si estende al territorio, come anche al digitale. Che cosa pensavi?
    Ci spostiamo nel post: “Frammenti di vita liquida“?

  28. Riflettevo in questi giorni come la mia scrivania si è ulteriormente modificata in seguito all’acquisto di un Netbook. Ora lavoro praticamente da ogni luogo ;)
    Altra riflessione, ma questa diventerà il prossimo post sono gli ambienti di apprendimento ubiqui (Ubiquitous Learning Environments)che si attuano in Luoghi di apprendimento liquidi (Liquid Learning Places)…
    … sì, sì a presto con questi temi :)

  29. Vittorio Vittorio scrive:

    …eh sì, pensa al WIFI che tra poche settimane coprirà tutto il territorio di Venezia :-) con il notebook la scrivania potrebbe essere in Piazza San Marco, sopra un ponte, ma anche in vaporetto, in gondola…

    p.s. ne parlavo qui

  30. …sugli scalini, sulle panchine, mentre si passeggia…

  31. Vittorio Vittorio scrive:

    “Internet arriva sempre più leggero, come nuvoletta di aria frizzante circonda le persone…” intrameta

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