Don Giovanni e il cyber-porno

Don Giovanni e il cyber-porno

Don Jon * è un film indipendente del 2013 scritto, diretto ed interpretato da Joseph Gordon-Levitt, al debutto dietro la macchina da presa in un lungometraggio. Il titolo del film inizialmente era Don Jon’s Addiction (la dipendenza – da cyberporn – di Don Jon, “Don Giovanni”); con questo titolo infatti la pellicola viene presentata al Sundance Film Festival.

Successivamente il regista annunciò tramite il suo account facebook che avrebbe cambiato il titolo in Don Jon con la seguente motivazione: “Ho deciso di cambiarlo principalmente perché così è corto e semplice, se mi conoscete sapete che sono un fan della brevità. Secondo, avevo l’impressione che il vecchio titolo facesse giungere certe persone a certe conclusioni troppo in fretta. Alcune persone credevano fosse un film sulla dipendenza dalla pornografia e dal sesso, ma non è proprio così”.

In effetti con un po’ di impegno ci si trovano vari registri di lettura. La storia sembra ruotare attorno a un ragazzo con una vita regolare e rituale. La messa, la palestra, la discoteca, gli amici. Ma la sua più grande passione è il porno online e, diciamo, una certa tendenza alla promiscuità nella vita reale. Varie pubblicazioni scientifiche concordano sul fatto che per alcune persone la fruizione di pornografia può raggiungere livelli di abuso pari a quelli riscontrati con l’alcool, altre droghe, il gioco d’azzardo patologico (le cosiddette “nuove dipendenze”). Le conseguenze indicate in letteratura sono similmente nefaste con alcune conseguenze specifiche quali sessualizzazione del partner, incapacità di innamoramento profondo e ripercussioni sulla coppia.

Le fantasie del cyber-porn addict, oltre a non essere condivise da altri, non sono neanche individuali (come nella masturbazione “reale”), perché la mente non è più libera di immaginare, è “passiva” in quanto la pornografia si appropria della fantasia (idealizzata) di queste persone, stereotipandole alle sue immagini.
Joseph Gordon-Levitt suggerisce anche l’ipotesi che in parallelo questo condizionamento possa avvenire nell’animo della protagonista femminile, preda nel film di variazioni sul tema della soap opera colorata o della narrazione romantica.
Belli i tempi in cui la psicoanalisi ha visto in Don Giovanni l’uomo che passa da una donna all’altra perché, in fondo, è sempre prigioniero del complesso di Edipo e quindi irrimediabilmente innamorato della madre. O quelli in cui Claudio Risé ribaltò queste interpretazioni postulando che il seduttore rappresenti da un lato la negazione del sentimento e dell’amore e dall’altro un aspetto d’ombra, oscuro e violento del maschile **. Non è l’attaccamento alla madre che lo caratterizza, ma piuttosto il suo rifiuto di accettare le regole (e i doni) del padre, “evaporato”, dicono oggi i lacaniani.

Certi elementi che potrebbero favorire lo sviluppo della cyber-porn addiction quali psicopatologie pre-esistenti (depressione, disturbi ossessivo – compulsivi, ecc.), condotte rischiose (eccessivo consumo, riduzione delle esperienze di vita e di relazioni “reali”) ed eventi di vita sfavorevoli (portando a problemi lavorativi, familiari, amicali ecc.), sarebbero accentuati dalle caratteristiche della rete, cioè anonimato e l’estrema facilità nell’accedere ai servizi. La ricerca compulsiva del piacere attraverso l’autoerotismo può portare la diminuzione del desiderio verso il proprio partner, e l’incapacità di portare a termine un rapporto sessuale nella realtà. Il piacere sessuale, associato esclusivamente a materiale pornografico, può favorire la tendenza a considerare persone dell’altro sesso esclusivamente come “corpi pornografici”.

Il dipendente ha grosse difficoltà a vivere nella dimensione reale, concentrarsi sul lavoro, instaurare rapporti di amore e amicizia, perdendo la fiducia in se stesso.
Il passaggio dalla pornografia “cartacea” a quella in Internet, ha aumentato le possibilità di appagare “desideri sessuali compulsivi”, fino a formare appunto le cosiddette nuove patologie o “nuove dipendenze”.
In realtà uno sguardo ai dialoghi che avvengono nella famiglia di Don Jon alla luce di questa prospettiva potrebbe restituirci quello che resta dell’anacronismo. Comunque dopo aver sminuzzato e sublimato con simpatica e celere leggerezza gli aspetti seriosi e difficili, il film se li lascia alle spalle, per veleggiare verso originali domande, una nucleare: cosa accadrebbe oggi a Don Giovanni se incontrasse prima internet e Youporn e poi Scarlett Johansson nei panni di una “velina alla ricerca di una sorta di Jack Dawson da ammaestrare”?
E poi alcuni (intelligenti) quesiti sussurrati: quante di queste sfaccettature esistono davvero in ciascuno di noi? Quanto siamo disposti ad ammetterlo, quanto siamo condizionati dai messaggi e dai “trucchi” della multimedialità, di cui forse non sempre decodifichiamo il valore simbolico, la pervasività e il senso?

Gli ingredienti sono attuali e discretamente stuzzicanti, la risposta è minimalista (anche nella voluta alessitimia dei dialoghi), ma tutto sommato a tratti divertente. Menzione speciale per il montaggio, la fotografia e l’epilogo open-ended.
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* Il film viene presentato al Sundance Film Festival il 18 gennaio 2013 ed il successivo 8 febbraio al Festival internazionale del cinema di Berlino. Il primo trailer viene diffuso online il 22 maggio 2013. La pellicola viene distribuita nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 27 settembre 2013, mentre in Italia arriva il 28 novembre 2013. È attualmente disponibile anche su DVD.

** Claudio Risé, Don Giovanni, l’ingannatore. Trappola mortale per donne d’ingegno, Frassinelli, 2006

 

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