cara magda
come avrai capito si è aperta una nuova fase
quella della sedia di van gogh
percettiva più che visiva
dove tutto è già detto dalle cose
e uno non fa che restare a sentire
mi fa proprio piacere averti accanto in esta historia
effeffe
ps
domani è su NI
Caro effeffe,
è che tu le sai ascoltare le cose…
mi piace la strada che hai preso, è nelle mie corde. Pensa che quando siamo ripartiti con Ibridamenti due (questo blog qui, per intenderci) anch’io sono ripartita da una stazione. Dei treni, ovvio. Di Venezia. E dai cartelli dei lavori in corso. Per ripartire, io ho sempre bisogno di tornare indietro, e rivado sempre alle sperimentazioni degli anni Sessanta e Settanta, a leggere i segni già scritti, copiare, incollare, strappare dai muri…
(Su FB l’ho già spammato ovunque, hi)
e per come ama le foto william, sì, anche alui non poteva non piacere questo tuo lavoro.
non ti conosco ahimè, sono lontana dal web da molti mesi, ma questo tuo lavoro mi piace assai assai lo definirei un “recupero dinamico”!!!
unico appunto (ahaha) io preferisco Corel a Photoshop!!!
cercherè tue cose in giro, sei assolutamente stimolante!
Cristina, una volta ho cercato di spiegare un video di effeffe (clicca sotto l’articolo su “Diario di un torinese” e trovi tutti gli altri) e mi ha giustamente detto che ero troppo “glossa” (hihihi!). Da quello che capisco comunque lui sperimenta nuovi linguaggi mescolando francese, italiano e non so che cosa, e poi immagini, parole etc… Questa volta il tema era i colori…
@ chicca
bentornataaa :-)))
(Effeffe lo trovi anche tu cliccando su Diario di un torinese”. Su FB è Francesco Forlani. E’ uno dei redattori di nazione indiana…
@ modalogia
questi lavori sono nati su questo sito per via delle droghe che magda passa ai suoi redattori
una di queste è sperimentare. Il patto era di raccontare la città, e infatti il primo diario era une reprise di un vecchio articolo che cercava di rappresentare un momento di questa stranissima metropoli, che è Torino, e in qualche modo di presentarla agli altri. In termini jazzistici qualcosa sul modello del ragtime o del più canonico Gershwin. Vagabondando per la città mi sono reso conto che in ogni flanerie, ovvero camminare senza un’idea precisa del percorso che si vuole fare, non solo ci si rende conto delle cose che accadono in una città, ma anche dei linguaggi che quella si sceglie per raccontarsi e rappresentarsi agli altri. Bee-bop, allora, Miles Davis, Charlie Parker, per intenderci. Accade poi che qualcosa di nuovo sta succedendo. Le prime luci della primavera, i sottomovimenti del mondo, smottamenti e rivoluzioni planetarie, che fanno che le cose cominciano a parlare, e ognuna a modo suo. Non ci sono più parole, non c’è più una voix off, voce recitante (dal Photoshoperò 14) come se le cose si fossero dette: ok, mò visto che quello (effeffe, cioè io) non capisce una mazza, è bene che prendiamo noi la parola. Ogni sequenza appare allora come un verso, per me, e per altri si tratterà sicuramente di qualcos’altro. free jazz, per capirci, alla Coltrane. L’esperimento è in piena attuazione. barcolla, non dà sempre gli stessi risultati. Uno tenta, prova. Aumenta il tempo della visione (dai deu minuti della prima serie agli oltre 5 degli ultimi) L’obiettivo è riuscire a cartografare una città non più come un luogo ma come una vera e propria mappa, in cui ognuno può semplicemente stabilire un percorso o perdersi.
un abbraccio a tutti
effeffe
ps
ogni riferimento ai giganti del jazz è puramente funzionale al discorso
e quello che mi piace è che sta diventando un viaggio cosmopolita, una passeggiata che è sì urbana, ma che potrebbe essere di qualsiasi città. All’inizio forse c’era più Torino e meno sperimentazione. Adesso si vede che stai camminando…
Giovanni Polimeni (alias Giofilo) – webmaster & webdesigner
Novecento & Teiluj – supporto tecnico e design del logo
RLJ - comunicazione
Gigicogo - grande vecchio
hihihi
grazie di esistere, effeffe !
cara magda
come avrai capito si è aperta una nuova fase
quella della sedia di van gogh
percettiva più che visiva
dove tutto è già detto dalle cose
e uno non fa che restare a sentire
mi fa proprio piacere averti accanto in esta historia
effeffe
ps
domani è su NI
Bravo, intelligente
a nessuno dico grazie
effeffe
Caro effeffe,
è che tu le sai ascoltare le cose…
mi piace la strada che hai preso, è nelle mie corde. Pensa che quando siamo ripartiti con Ibridamenti due (questo blog qui, per intenderci) anch’io sono ripartita da una stazione. Dei treni, ovvio. Di Venezia. E dai cartelli dei lavori in corso. Per ripartire, io ho sempre bisogno di tornare indietro, e rivado sempre alle sperimentazioni degli anni Sessanta e Settanta, a leggere i segni già scritti, copiare, incollare, strappare dai muri…
(Su FB l’ho già spammato ovunque, hi)
e per come ama le foto william, sì, anche alui non poteva non piacere questo tuo lavoro.
Buon viaggio
Interessante. però io vorrei che me lo spiegaste un po’ meglio. Forse arrivo dopo altre puntate. Il filo conduttore quale è?
Bello e stimolante.
non ti conosco ahimè, sono lontana dal web da molti mesi, ma questo tuo lavoro mi piace assai assai lo definirei un “recupero dinamico”!!!
unico appunto (ahaha) io preferisco Corel a Photoshop!!!
cercherè tue cose in giro, sei assolutamente stimolante!
Cristina, una volta ho cercato di spiegare un video di effeffe (clicca sotto l’articolo su “Diario di un torinese” e trovi tutti gli altri) e mi ha giustamente detto che ero troppo “glossa” (hihihi!). Da quello che capisco comunque lui sperimenta nuovi linguaggi mescolando francese, italiano e non so che cosa, e poi immagini, parole etc… Questa volta il tema era i colori…
@ chicca
bentornataaa :-)))
(Effeffe lo trovi anche tu cliccando su Diario di un torinese”. Su FB è Francesco Forlani. E’ uno dei redattori di nazione indiana…
ah, ancora più rapido… basta cliccare su “questo articolo è scritto da effeffe“… su effeffe e si trova tutto
@ modalogia
questi lavori sono nati su questo sito per via delle droghe che magda passa ai suoi redattori
una di queste è sperimentare. Il patto era di raccontare la città, e infatti il primo diario era une reprise di un vecchio articolo che cercava di rappresentare un momento di questa stranissima metropoli, che è Torino, e in qualche modo di presentarla agli altri. In termini jazzistici qualcosa sul modello del ragtime o del più canonico Gershwin. Vagabondando per la città mi sono reso conto che in ogni flanerie, ovvero camminare senza un’idea precisa del percorso che si vuole fare, non solo ci si rende conto delle cose che accadono in una città, ma anche dei linguaggi che quella si sceglie per raccontarsi e rappresentarsi agli altri. Bee-bop, allora, Miles Davis, Charlie Parker, per intenderci. Accade poi che qualcosa di nuovo sta succedendo. Le prime luci della primavera, i sottomovimenti del mondo, smottamenti e rivoluzioni planetarie, che fanno che le cose cominciano a parlare, e ognuna a modo suo. Non ci sono più parole, non c’è più una voix off, voce recitante (dal Photoshoperò 14) come se le cose si fossero dette: ok, mò visto che quello (effeffe, cioè io) non capisce una mazza, è bene che prendiamo noi la parola. Ogni sequenza appare allora come un verso, per me, e per altri si tratterà sicuramente di qualcos’altro. free jazz, per capirci, alla Coltrane. L’esperimento è in piena attuazione. barcolla, non dà sempre gli stessi risultati. Uno tenta, prova. Aumenta il tempo della visione (dai deu minuti della prima serie agli oltre 5 degli ultimi) L’obiettivo è riuscire a cartografare una città non più come un luogo ma come una vera e propria mappa, in cui ognuno può semplicemente stabilire un percorso o perdersi.
un abbraccio a tutti
effeffe
ps
ogni riferimento ai giganti del jazz è puramente funzionale al discorso
e quello che mi piace è che sta diventando un viaggio cosmopolita, una passeggiata che è sì urbana, ma che potrebbe essere di qualsiasi città. All’inizio forse c’era più Torino e meno sperimentazione. Adesso si vede che stai camminando…
capolavoro
(arcobaleno di linee)
Ah! Les beaux jours….