Diario di un milanese #17 [La gauche est une salle d'attente pour le fascisme.]

franz krauspenhaar
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Stai ancora russando. Sì, la notte è stata breve, non ci ha dato niente. Un finale di mal di testa, il pensiero a una donna lontana, nel tempo, morta nel cuore, si affaccia al nostro scoglio, talvolta, nonostante. Stai ancora dormendo, sì. Più tardi i pensieri pneumatici alla spesa, alle faccende. Più tardi al lavoro. Questo mondo non è quello che pensavamo che fosse, che nostro padre aveva previsto vedendo cadere il muro. Lui che su quel muro aveva pianto lacrime amare di soldato in fuga per la pianura ungherese. Tra poco ti giri e mi guardi con gli occhi incollati dal sebo. Mi guardi e mi lanci una battuta. Siamo qui, soli, senza terra, apolidi nell’anima, tu che sogni addirittura una Germania del cuore che non esiste e mai è esistita, io che non credo più in niente, e perciò fingo di credere in Dio, più che altro perchè ci sono tanti atei che contestando il mio Dio inesistente fanno sentire a me che in qualche modo esisto. E poi la politica. Ce lo siamo detti mille volte, che è assurdo tutto e non ci importa più niente di niente. Vogliamo vedere il crollo, la morte in diretta di questi buffoni, vogliamo vedere tutti, tutti quanti, alla gogna. Soprattutto poveri. Ma no, impossibile. La sinistra, alla quale per disperazione ci eravamo attaccati, dopo che ogni traccia di destra era sparita, ed era venuto fuori questo fascismo sbracato e dolce, da pastiera napoletana, questo fascismo di polizia e di comizio e di televisioni per le masse anziane, finisce nello scolo del pianto nero. “La gauche est une salle d’attente pour le fascisme”, diceva Leo Ferré nel 1971. Come non può essere vero anche oggi? La storia si legge perche la si impari. E’ già stato tutto scritto. Questa codardia la pagheremo cara. E tu russi, ancora, come un bambino piccolo. Come allora, quando eravamo innocenti e crescevamo per essere quello che siamo, per diventare due disperati nel fondo della bottiglia del caso.

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