Diario di un milanese #11 [La città che cambia - Lettera morta.]

franz krauspenhaar
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dolce-vita

Una volta questa città era un coro.
Si aprivano le porte al grigio,
alla nebbia. Nel sole c’era oro.

I ricordi svisano come tracce,
sono sabbia sotto le ore, le mani
sudano, e la pietà incalza.

Stavamo stesi sui balconi, come
lenzuoli, a guardare i cortili,
il gioco dei bambini, noi stessi,
l’asfalto, e le rare, fonde buche.

Le auto così piccole, sulla ghiaia.
Facendo quattro passi eravamo
fuori, a leccare comignoli.

Non si capiva dove stava la sera,
e il confine, sull’occhio dell’erba,
fuori città. Sentivo chiamare
le canzoni: “Azzurro”, e “Occhi
miei”. Mia madre mi prendeva
la mano, sotto la Rinascente,
prima dell’estate; rinfrescava
al piano abbigliamento.

Poi anni, nient’altro. Gemere
di chiavi, nella sera sparuta.
Arroccata. Le sirene, sotto,
serpenti di latta. Auto pesanti.

Piccoli, i ragazzi. Neri, rossi.
Sotto al liceo, le motociclette.
Venivano a festa le carrozze
e i sandali, e il rock bandito.

Rumore di chiavi; spazzolare
il sangue dai crani. Le lotte,
e sotto, nelle piazze, le bombe.

Finché, lentamente, l’allentare.
In disco era come sull’Hudson,
nuotavano pesci variopinti,
tra danze e bacini storti, e colori
autunnali. La moda, dipinta
a bandiere firmate, e prosecco
nelle fauci ritmate dal jazz.

Cambiare, lavorare, andare secchi
nell’era post atomica, la tangente
sordida, la svelazione, il mistero
cupo negli occhi, inizio di una era
senza speranza, o meno.

Doppiate le cime, navighiamo
verso il Duomo. Con pochi soldi
nel sottile fenolo della crisi, ognuno
tappato in casa; a consumare le unghie
sui computer, scrivendo lettera morta.

[Immagine: Franz Krauspenhaar - Dolce Vita 2000]

2 Commenti

  1. di nulla, ci mancherebbe! ciao!


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