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Rincaso. 0.30. Mio fratello dorme nella luce cruda, una mosca sopra il labbro, una delle ultime; non vede nulla, non sente nulla, è come andato…
8.30 Visione foto durante il sorbimento dl Nesquik mattutino, abbondantemente colazionante: eccolo, il satiro, alcuni giorni dopo, e dopo Natale. Non ha voglia di farsi vedere per intero dall’obiettivo di Rambalda Creponi, che l’ha comunque reso più umano. No, lui è un sopravvissuto. Dalle Feste, dalle ciancie webbiche, dalla solitudine-del-satiro.
9.00 Esco dalla stanza e una strana figura appare alla mia vista già stanca: se io mi sento un Bela Lugosi del 2000 per via delle macrosopracciglia, il figuro che mi si para davanti è un Boris Karloff da antologia del male. E’ mio fratello che fà lo scemo – pratica piuttosto “praticata” in casa Kasparhauser.
11.00 Poco prima di uscire, in preda a un nuovo attacco d’ansia; ora la Pentax Upgrade Melacholy Baby 459 Monty Python gira su se stessa, inquadra il top del lift – insomma la parte sopra dell’ascensore – ovviamente in acciaio inox 18/10 a listelli, imprigionatore. “Sticazzi”, mi dico, “sono fatto”. E invece…
11.03 E invece la porta si è aperta, puntuale. Subito, alla mia destra, la clamorosa mailbox: vuota. Tutta la posta di questa parte del condominio di “puzzoni” (per i non milanesi, gente che se la tira) trasvola ormai sulle onde refrigerate delle fibre ottiche. Ma la mailbox risplende ancora, dopo tanti anni, grazie al Sidol. Ottone macrò gold nuance, splendida, modernariatica.
11.10 Ho dimenticato qualcosa, di nuovo. Ormai la giornata è persa. Dovrò telefonare, scusarmi… Le solite cose. Milano può uccidere. Eccomi in cucina, a fissare un interruttore a caso, con gli occhi della disperazione. Occhi rossi. Forse, senza volerlo, funestato dalle mie stesse rogne psicologiche, riuscirò nell’impresa unica di descrivere fotograficamente e per via orale e scritta questa fottuta città senza riprenderla mai. Chissà…
12.15 Ecco di nuovo la visione: il fratello deambula per la casa senza sapere dove andare; non ha ancora scacciato da sé i fantasmi della notte, gli incubi più funestanti. Vorrebbe raggiungere un nuovo oblio, nel quale sdraiarsi come un faraone nel suo sarcofago preferito, per nuovi 4000 anni di sonno senza sogni. Vorrebbe trovare la forza per disegnare sulla tela l’evasione suprema dal grigio ognigiorno, “der graue Alltag”, del quale nostro padre, vecchio reduce della Cavalleria Wehrmacht, ci parlava durante lunghi, deprimenti monologhi in italo-tedesco, finchè assumeva la voce di Mabuse, quello del Testamento…
15.03 Mangiato, riposato. E dopo essermi addormentato, un truce risveglio: il primo piano di mio fratello. Ma è veramente lui? O è piuttosto una proiezione della mia mente ottenebrata? Forse sto ancora sognando: prima, probabilmente attizzato da enormi sensi di colpa, il mio inconscio mi aveva trasportato in un cimitero delle auto, tipica location di vecchi film cosiddetti “polizziotteschi”. Accanto a me mio fratello, come fossimo i soli due membri di una banda di gangster sopravvisuti a una strage dell’Organizzazione. Ricordo gli spari, le sventagliate di mitra, il sangue che scendeva dalle vecchie auto sventrate; e poi il volto di mio fratello, devastato dal mio sangue e dalla polvere; eccolo dunque, è lui, il morto vivente… Sono ancora in pieno precipizio, incurvato nell’incubo…
17.50
19.02
20.45
22.13
23.35
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[Video: trailer de "Il testamento del dottor Mabuse", di Fritz Lang.]


















intenso Franz, come sempre.
E un pò mi dispiace che non posti più le tue foto, le immagini del tuo diario…
grazie mad. stavolta mi sembrava più “in linea” il trailer del film di fritz lang,
senz’altro più bravo di me nella fotografia:-)