Diario di un milanese #2

franz krauspenhaar
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L’ora. I minuti e i secondi. Merce di scambio, a Milano. Più che altrove. Il tempo si scolla dalle mani ansiose. E’ passata da poco la mezzanotte… comincio a respirare… Viaggio nella notte milanese di condominio. Senza riunioni, se non con me stesso. Da quando ero un ragazzino timido e spugnoso – assorbivo tutto, nel bene e nel male – dico la seguente frase, a chi mi chiede come va: “Sono qui riunito con me stesso”. Un’ammissione di solitudine. Milano la città dei soli, come dire astri umani in un cielo anch’esso spugnoso, che ha estratto ogni vitalità dall’aria e l’ha disciolta dentro di sé, così che quel cielo di Milano, senza colore, bianco risucchiato nel grigio, di un metallo apparente, preme forte sul mio umore cangiante. Non è città per depressi, Milano. E mille e più di mille depressi lo diventano proprio nello starci, e restarci. E restarci secchi. E’ notte alta e sono sveglio sei sempre tu il mio chiodo fisso… no, non lo penso io, ascolto la sigla di “Sottovoce”. Gigi Marzullo, una parrucca con l’anima. In primo piano, la solita starlette raccomandata dal solito politico che spara cazzate a pallettoni rosa fumè. Accendo una sigaretta, ne accendo un’altra poco dopo. E’ la notte milanese dell’insonne. L’ora. I minuti e i secondi. Merce di scambio, a Milano. Più che altrove. Il tempo si scolla dalle mani ansiose… Le tre, le quattro, la stanchezza, come un numero primo. A letto, cadere nello spazio profondo del sogno. Tronchetti Provera mi assume per un incarico di fiducia. Il mio sogno giovanile, d’essere un grande dirigente. Quando gli altri sognano d’essere scrittori… Mi sveglio poco fa, assetato di caffelatte, e non ho ancora visto il cielo, forse a mezzogiorno; forse… (Continua. Immagine: “Stranger Still”, di FK)

7 Commenti

  1. Questo diario mi coinvolge moltissimo. C’è dolore. C’è il dolore trasfigurato dalla città. C’è Milano reale e Milano crudele che si fa elemento narrativo ma anche incubo ma anche nemico. O amica. Si sgrana in modo bislacco il tempo, in questo diario feroce e lirico. Assume forme liquide. Il tempo- e lo spazio ancora una volta coincidono. Attendo. Il resto, la rincorsa del tempo milanese che si accumula alle sigle e alle insonnie e alle depressioni. Attendo.

  2. francesca sai cosa? in questa pagina, campeggia l’orologio, l’immagine, dico dell’orologio.
    Come se appunto ci fosse un tempo reale, che non è quello poi di cui ci parla il testo “Il tempo si scolla dalle mani ansiose” che è invece il tempo vissuto, e che non è quello della città “L’ora. I minuti e i secondi. Merce di scambio, a Milano. “ che è il tempo dell’esterno, del luogo.

    Raccontato qui, in un luogo liquido, sotto forma di diario (pagine che si sfogliano, nel tempo)…

  3. E’ vero. C’è Milano e quell’orologio. Questi due tempi( che sono spazi- che sono spazio interiore sofferto ma vigile, attento che coglie, uno spazio interiore che si apre. Seleziona, forse.

  4. grazie molte a franceschissima e a maddalena. in effetti quel tempo sta lì come monito: sto perdendolo? sto vivendolo davvero? la notte è il tempo momentaneo del rallentamento d’ogni cosa. sono stato per anni un animale notturno; qui da me c’è un signore, che cito anche in Era mio padre, che a volte incontravo nei locali e poi, come per magia, alle 3 o 4 del mattino, ritrovavo sotto casa, e in ascensore. come se ci fossimo dati un appuntamento. e i nostri discorsi “d’ascensore” erano proprio diversi: “che bella la notte”. oppure:”di notte tutto è più bello”. “tutto assume forme diverse perchè tutto sfuma”. è come entrare in una vita altra, la vita dell’immaginazione. e il sogno ad occhi aperti si spalanca più che mai.

  5. Il concetto di “merce di scambio” è quanto di più appropriato e impersonale per rappresentare alcuni aspetti della “nostra” città. Ed è proprio questa la differenza. Mentre, almeno per me, considero la città dove sono cresciuto professionalmente come la “mia citta”, l’impressione che ne ricevo, invece, è proprio di essere un oggetto, qualunque, sostituibilissimo: appunto, di scambio. Grande Fraz, un virtual abbraccio.

  6. diogene scrive:

    La fiumana milanese dei soli, a picco nell’ora di punta, mi investe contromano da due anni, da quando vivo qui e lavoro fuori città. A sensi invertiti, incontro me stesso nella medesima solitudine. Diventerò di roccia, mi troverò ad amare il genere umano in maniera irreparabile? Milano grigia scorre di un grande amore un po’ sfigato. Qui ho i miei amici migliori anche se non sono uno di qui. Neanche loro. Non li incontro quasi mai, è vero… il tempo ossessivo della città ci è entrato dentro. Siamo spezzettati. Un abbraccio a tutti

  7. franz53 franz53 scrive:

    Un giorno di primavera del 1972 accompagnai a Milano un mio amico che l’anno successivo si sarebbe iscritto al Politecnico. Colsi l’occasione per andare a raccogliere qualche informazione alla facoltà di Lettere in via Festa del Perdono, se la memoria non mi inganna. Di prima mattina Piazza Leonardo da Vinci, sede del Politecnico non mi sembrò poi così brutta, il tempo non era male, in più eravamo riusciti a convincere i genitori a lasciarci andare nonostante fosse un giorno di scuola.La giornata prometteva bene, insomma. Quando poi prendemmo la metropolitana per tornare in centro, decidemmo di scendere in Piazza Duomo dove avvenne il fattaccio: salite le scale che immettevano nella piazza, fummo assaliti da un traffico assordante e veloce. Le macchine schizzavano da ogni parte e i colpi di clacson si facevano sentire con tutta la loro forza. Di fronte alla facciata del Duomo, proprio sulla sommità del palazzo di fronte dominava, enorme, un orologio digitale che scandiva le ore, i minuti e perfino i secondi con i suoi led rossi…un’ossessione da togliere il respiro!
    Mi sono laureato a Firenze.

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