Sugli Sugli Bane Bane (Conte Nebbia) – prefazione di Giuseppe Genna

maddalena mapelli
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Accecante e tremenda è la potenza del Delizioso

di Giuseppe Genna

Che cos’è un fantasma? Prima di perdersi in ciò che oggi non è credibile (che so?, una definizione di Agrippa di Nettesheim o una formula del venerabile Mahatma Guru Sri Paramahansa Shivaji, che era poi un inglese luciferino), sarà forse opportuno concedersi un residuo di tranquillità borghese, che è anche uno dei temi di questo diorama occidentale, compresso in poche pagine, che tenete in mano cautamente (e fate bene), quasi fosse un messale all’incontrario (lo è).

Dunque un fantasma è per Aristotele, almeno nel De Anima (408b 25 seg.), il fàntasma è l’immagine, cioè il segmento minimo e vitalissimo che, dal regno delle potenze (forze che possono essere qualcosa di preciso e concreto, ma anche non esserlo), viene via via cristallizzandosi e facendosi pesante, crollando in immaginario collettivo, in funzione intellettuale, in carne e visione del corpo infine. E’ nel fàntasma che la cosa e il soggetto si incontrano. Il pensiero è pensiero di fantàsmata. Si è faticato a evidenziare, tuttavia, nei secoli, l’altra metà del discorso dello Stagirita: nemmeno implicita o nascosta, bensì lì in bella vista, eppure tanto difficile da metabolizzare per l’occidente. E’ la persistenza dell’immagine, del fàntasma, che forzatamente deve continuare a essere una volta che il corpo fisico sia apparso e poi scomparso – e ciò finché il riassorbimento delle immagini in un unico pensiero privo di immagine (un pensiero di pensiero) non sia compiuto.

Tutto ciò sembrerebbe molto distante da un pamphlet incipriato, da una pochade commistionata, da un organetto surrealista, da un nonsense apparentemente privo di continuità, da un’irrisione di plot quale è Sugli Sugli Bane Bane di Andrea Bruni. Al contrario, questo delizioso manualetto sull’occidente for dummies altro non è che la severa, scrosciante potenza che fa prelude al crollo definitivo dell’immaginario prodottosi qui, in questi ultimi cento anni, nell’universo spettacolarizzato, industrializzato, finanziarizzato e soprattutto a noi ora contemporaneo.

Se laddove il pericolo è massimo sorge ciò che salva, qui dove tutto è tremendamente delizioso si erige ciò che termina. Questa allegra, spassosa danse macabre imbastita da Andrea Bruni è uno dei gesti profondi che la nostra narrativa compie contro quell’immaginario. E lo fa con un amore che prelude al grande dolore di cui saremo vittime: la nostalgia proprio per quell’immaginario che, prima o poi, saremo costretti non tanto a decostruire, ma ad abbattere del tutto – in un’orgia di sensi sottili, probabilmente, il che è un altro modo per riassumere ciò che accade nell’“oggetto narrativo” di Andrea Bruni.

Che cos’è questa insolita narrazione? E’ cinema e arte pop, musica e letteratura, melodramma, pittura e via così. A quali poetiche si appoggia? Al grande fantasy. Horror, ghost story, splatter sono qui tutti sottogeneri del genere fondamentale che ha mantenuto viva una concezione magica della letteratura, alle nostre latitudini. E’ lo stesso Bruni a dichiarare la filiazione da colui che è il padre occulto del fantasy, il genitore sottaciuto e di Tolkien e di Lewis (cioè coloro che, al di là della lingua di superficie, seppero tenere nell’inquadratura i corpi dei fantàsmata). Questo padre rifondatore si chiama George MacDonald ed è autore di un verso che Bruni estrae dal suo studiatissimo corpus, e che vale come morale di tutta la letteratura e di tutta la filosofia:

“La verità va dappertutto in tempeste senza forma.”

I sorprendenti fantasmi che agiscono sulla scena provinciale allestita da Bruni si comportano esattamente in questo modo: vanno dappertutto e, ovunque arrivino, ecco che si scatenano tempeste, mentre è difficile ricavare da tutto ciò che accade una forma unitaria. Quando si arriverà alla finedel piccolo gioco ultraterreno, vedremo in mano di chi starà il possibile rilancio di un immaginario o la definitiva sepoltura delle nostre icone. Che, dapprima, si muovono a coppie. Questo è uno degli aspetti più esilaranti e profondi del racconto di racconti costruito da Bruni con una perizia e un’acribia invidiabili. Il satanista più famoso della storia, Aleister Crowley, si accompagna in memorabili scene con il fantasma di James Dean. Un esasperato Charles Baudelaire va per cimiteri assieme a un’esasperante Mae West. Fino all’esplosione dell’apparizione che non dovrebbe apparire: Adolf Hitler insieme alla serial killer cinquentecesca Erzsébet Báthory. E’ assolutamente impossibile contenere la folla di spettri celeberrimi che si agitano sul palcoscenico di questo teatrino vampiresco: Totò, Jim Morrison, Pasolini, Jane Mansfield, Janis Joplin, il Marchese De Sade e decine di altri ancora.

Tuttavia: perché questa folla e non un’altra?

La risposta sta tutta nel dissolubilissimo legame tra Eros e Thanatos che ha fatto la storia moderna dell’occidente – questa ossessione di Bruni, questa sua spinta al suicidio e al conato di rimpianto per averlo commesso prima di commetterlo… Circola un’aria viziosa, nel suo romanzo. C’è qualcosa di erotico che richiama un moralismo tipicamente presbiteriano, tipicamente occidentale. Questo obbiettivo polemico corre sottotraccia, mentre vivi e fantasmi si scambiano secrezioni… (continua…)

Due pagine di  “Sugli Sugli Bane Bane” pubblicate dall’autore sul suo account Facebook

Ore 2, 15 a.m.- una strada non molto distante da Lido di Savio

Nebbia. Ovunque un cocktail di ombre e vapori lattiginosi. Gli alberi, le poche case, i paletti che delimitano il fosso, non sono che muti fantasmi. Un’unica luce lacera codesta garza metafisica, formando un debole cono quasi fosforescente, che si perde nelle tenebre: è il fanale di un motore, riverso a terra.

Le ruote, con un sibilo sfiatato, girano a vuoto fendendo l’aria, strappando lembi di nebbia.

A pochi metri da lì, qualcosa che sibila, grufola, sputacchia sillabe e sangue.

Un uomo, o meglio un ragazzo, a giudicare dai jeans e dal “bomber” lacerato.

Le sue dita arpionano il vuoto in una goffa danza di morte che sembra non volersi concludere troppo in fretta: gli occhi roteano a destra e a manca, lottando con ciocche di capelli e rivoli purpurei, in via di coagulazione.

I secondi passano inesorabili, scanditi dal ritmico sbattere delle sue mani sull’acciottolato della strada.

Il tempo lì, in quel piccolo regno delle nebbie, non esiste.

All’improvviso, la coltre fuligginosa all’orizzonte si apre lasciando intravedere due nuove luci, probabilmente un altro paio di fanali in avvicinamento.

Una macchina?

No, un altro ciclomotore, a giudicare dallo scoppiettante fragore che l’accompagna.

O meglio, un sidecar.

Già: al posto di guida, fasciato in uno splendido giubbotto di pelle nera, siede James Dean; al suo fianco, quasi sepolto in un pastrano di velluto bordeaux, Alistair Crowley, che i più conoscono come “la Grande Bestia”

Il sidecar si blocca, ruttando nuvolette di fumo che si confondono con la nebbia.

- “Giovine, mi scusi, andiam bene di qua per Milano Marittima?”, dice il fondatore del satanismo contemporaneo.

Il silenzio, continua a regnar sovrano.

- “Dai”, replica il protagonista di Gioventù bruciata, “Andiam via, non lo vedi che è morto?”

- “Mica vero, guarda: agita le manine…Forse ci vuol salutare…”, sorridendo, Crowley solleva il braccio ed inizia a far “ciao, ciao” con la destra.

- “Fidati, quello è più morto del tuo uccello…”, è la risposta di James Dean.

Il poveretto, scompostamente rannicchiato a terra, emette un mugolio, uno straziante, umido, appello.

- “Ta-Daaam!”, sbotta Crowley, “Chi è che è morto, eh?”

James Dean si accende una sigaretta:

- “Beh, vabbè…E’ più di là che di qua, comunque…E resta il fatto che noi ci siamo persi…”

Crowley, senza più ascoltare il proprio compare, torna a rivolgersi al ragazzo agonizzante:

- “Giovine, mi scusi di nuovo…Visto che, nonostante ciò che il mio ingenuo amico pensava, lei mi sembra decisamente ancora vivo, sarebbe così gentile da indicarci col dito la giusta direzione per Milano Marittima?

Il mugolio del ragazzo diviene un rantolo sincopato; il suo petto si alza e si abbassa forsennatamente, emettendo un suono simile a quello di una fisarmonica sforacchiata.

- “Mi scusi, ma non la capisco…”

- “Forse è uno straniero, ricordati che siamo in una zona turistica…”, dice James Dean…

- “Cazzo, non c’avevo pensato…Sprichen zi doic? Parlè vu fransè?…Abla espagnol?”

- “Dacci un taglio. Non capisce: sarà un marocchino.”

- “Iiih, mi fanno un senso i magrebini…”, sbotta Crowley, nascondendo il mento nel pastrano, “Metti in moto, andiamo via…”

Ed ecco, in men che non si dica, la bizzarra coppia farsi di nebbia, con l’eco borbottante del sidecar che svanisce a sua volta nelle tenebre.

3 Commenti

  1. [...] critico cinematografico e scrittore Andrea Bruni, autore dell’imperdibile Sugli Sugli Bane Bane (Epika), posa al trucco di tale Mirco, al fine di conciarsi come la Morte, per si suppone una [...]

  2. [...] tuo ultimo libro è “Sugli Sugli Bane Bane” (Epika Edizioni). E’ stato scartato da grossi agenti letterari perché sfida il popolino [...]

  3. [...] tuo ultimo libro è “Sugli Sugli Bane Bane” (Epika Edizioni). E’ stato scartato da grossi agenti letterari perché sfida il popolino [...]

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