appunti su Wu Ming – VeneziaCamp 2009

maddalena mapelli
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
duecentomila
Ibridamenti ha superato i 200.000 contatti in concomitanza di questo post e l’immagine catturata è davvero particolare.

In vista della giornata seminariale SCRITTORI IN ISOLA che stiamo promuovendo nell’ambito di VeneziaCamp 2009 (venerdì 23 ottobre 2009, isola del Lazzaretto) e alla quale hanno già assicurato la loro presenza Tiziano Scarpa, Wu Ming 1, Giuseppe Genna e Scrittura Industriale Collettiva, condividiamo i primi appunti esito dell’osservazione del sito di Wu Ming.

Ci scusiamo per il disordine e l’approssimazione di questo testo, che è per ora un elenco di osservazioni e spunti, di nodi individuati e problemi posti. E’ l’inizio di un percorso di osservazione ospitato dal Laboratorio Ibridamenti.

C’è sicuramente nella nostra società (…) una profonda logofobia, una sorta di sordo timore contro questi eventi, contro questa massa di cose dette, contro il sorgere di tutti questi enunciati, contro tutto ciò che ci può essere, in questo, di discontinuo, di battagliero, di disordinato e di periglioso, contro questo brusio incessante e confuso del discorso

(Foucaul M., L’ordine del discorso, Einaudi, Torino 1972, p. 39)

La home Wu Ming (inizio osservazione 26 luglio 09) – versione italiana

http://www.wumingfoundation.com/

home 1 evidenziata - copie

home 2 evidenziata

noi (siamo, siamo scrittori, facciamo, scriviamo, dobbiamo essere genitori, la nostra più completa dichiarazione di poetica, torniamo, vantarci, non mandateci, non abbiamo tempo, non rilasciamo interviste, stiamo ripensando, il nostro canale, le nostre incursioni, i nostri archivi, Links – Brothers and sisters to us, ) = azzurro = 17

Wu Ming = nome del collettivo = giallo 9 volte (+ url) = 10

terza persona = impersonale = neutro grigio = 10

link di rilievo = rosso 11 finestre, 35 link , 4 bottoni – versioni linguistiche, 3 bottoni – feed, 1 a You Tube (46 link e 4 bottoni)

i deittici = rosso cerchiato 4 (qui, qui, qui, questo)

tu, lettore/ interlocutore / destinatario = blu (clicca, abbiate fede, non mandateci, iscriviti soltanto se ti interessa davvero.  In rete c’è troppa gente che fa le cose alla cazzo, tu falle con coscienza, qui puoi comprare questo libro, puoi trovare informazioni, scrivici, cerca, restare aggiornat*) = 11

Wu Ming (1 – 2 – 3 – 4):  2 WM 1 e 1 WM 2 = 3

mail: in evidenza la finestra GIAP, la possibilità di iscriversi alla mailing list (Newsletter mensile gratuita. Il miglior modo per restare aggiornat* su Wu Ming (uscite, iniziative e prese di posizione). L mail è inserita nella finestra CONTATTO a fondo pagina con prescrizioni restrittive.

APPUNTI

la url wumingfoundation fa pensare a due cose contemporaneamente: alla “fondazione” come istituzione (= questo è il sito.com della fondazione wu ming) o in senso figurato al “fondamento” (questo è il sito in cui si dà fondamento al nome collettivo wu ming). Questa ambiguità va messa in relazione a tutti gli altri segni del testo.

la home è organizzata per finestre (*) che predominano rispetto alla testata che, in secondo piano, annuncia: “FROM THE GOOD SIDE OF ITALY | SLIGHTLY MORE THAN EXPECTED FROM A BAND OF NOVELISTS | AUTHORS OF Q, 54 AND MANITUANA“. E di seguito un preciso riferimento temporale : “This website has been on line since January 2000 and is still very much alive and kicking”. Immediatamente sottostante la possibilità di scegliere, tra quattro bottoni attivi, la versione linguistica del sito: inglese, spagnolo, portoghese, francese.

Il nome della “band of novelists” compare nella url e nella prima finestra, il “WU MING: CHI SIAMO, COSA FACCIAMO”.

Ad ogni finestra corrisponde un luogo preciso cui la home rinvia. Un luogo altro rispetto alla home page. Sono soglie che accompagnano l’utente – frequentemente evocato (11 volte) – verso luoghi altri. Soglie che invitano a, accennano a, suggeriscono di, prescrivono (in alcuni casi) di…

(le finestre vanno meglio definite man mano che se ne preciserà la natura di inserti (*) o innesti o prelievi: bisogna precisare meglio per capirne la valenza connettiva).

il piano delle interazioni

1) i commenti, nella home, sono chiusi, non c’è forum, né chat. Non c’è perciò la possibilità di interazioni pubbliche. L’aspetto del sito, guardando la home, è apparentemente 1.0. Non ci sono bottoni che promuovano l’abitare, da parte di Wu Ming, nei social in cui, oggi, si concentra il maggior flusso delle conversazioni nella rete italiana (Twitter, FriendFeed, Facebook, Anobii) .  Non c’è il bottone “condividi” alla fine dei post pubblicati in home page. In evidenza ci sono i bottoni per iscriversi ai feed del sito e restare così aggiornati su quanto viene pubblicato e il rinvio a You Tube.

2) la mail a fondo pagina compare lo spazio “CONTATTO @ SCRIVICI” con la mail di Wu Ming ( wu_ming AT wumingfoundation.com ) il cui uso tuttavia viene vincolato a restrizioni ben dettagliate:

Non mandateci allegati senza preavviso

… non abbiamo tempo…

… non rilasciamo interviste…

e mail

3) Il piano delle interazioni si sviluppa in seconda battuta solo dopo che l’utente sceglie quale soglia oltrepassare, a seconda probabilmente dei propri interessi.

Sarebbe interessante sapere quali sono le pagine (le soglie oltrepassate) più lette, dopo la home, all’interno del sito. Si tratterebbe di un dato importante per costruire gli itinerari dei lettori interessati a Wu Ming e per disegnare i possibili tratti di un lettore collettivo e della qualità delle connessioni che avvengono all’interno della community

—> Creative Commons solo oltre la home page – soglia, la testata precisa che tutti i contenuti pubblicati sono condivisi con licenza Creative Commons “Attribuzione – Non Commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5″.

testata chi siamo

l’avatar senza volto. Il lettore è chiamato a interagire innanzitutto sul piano dell’identità “visiva” di Wu Ming. La prima finestra sulla sinistra della home, se cliccata, porta alla pagina dedicata al CHI SIAMO che anticipa, nella testata, e dà perciò massimo rilievo, a ciò che nella home page era a fondo pagina.

Significativo il fatto che la url cataloghi la pagina come biografia.htm

( http://www.wumingfoundation.com/italiano/biografia.htm )

l’articolazione del sé

1) Alternanza continua tra il nome collettivo WU MING (non preceduto da articoli), il noi riferito ai componenti del collettivo, la necessità di definirsi (CHI SIAMO) e di far capire che Wu Ming (senza articolo) è anche più persone –> siamo scrittori, scriviamo romanzi

2) evocazione costante del lettore attraverso il tu. Presenza inoltre di imperativi, di interdetti =”non” = dover essere.

Avatar: Wu Ming non ha il volto degli autori ma ha le loro voci

Non c’è un avatar che ritragga il volto degli autori. Non c’è nemmeno un avatar che si ripeta identico: non c’è un marchio che identifica Wu Ming. Wu Ming non ha un volto, né un corpo.

Wu Ming ha però una voce.

Vedi inserto nella home LA VOCE DI WU MING

L’articolazione dell’immagine del nome collettivo Wu Ming:

a) si tratta di un’immagine lavorata con photoshop, attraverso il copy and past, (—> bricolage, collage, associazione di idee) che assembla quattro volti identici (ma non degli autori) a quattro corpi differenti (ma non degli autori).

L’immagine attualmente presente nel sito nella pagina “chi siamo”, secondo quanto precisato dagli autori, ha dei precisi riferimenti documentali:

I 4 corpi sono del Quartetto Bugané, mentre i 4 volti ripetuti identitici appartengono ad un leader arabo: “The bodies belong to Quartetto Buganè, a folk-music combo that was popular in dance clubs around Bologna during the 1960’s and 1970’s. They played filuzzi, the kind of high-speed dance music we described in our novel 54. The face belongs to جمال عبد الناص, the famous Pan-Arabist leader and non-aligned head of state.” ( La citazione è tratta da un post di Wu Ming nel blog in lingua inglese nel post 1999-2009. Hey, you bastards, we’re still here! Experiment #1 )

band51. immagine attualmente (u.v. 26-07-09) presente nel sito ufficiale Wu Ming nella pagina dedicata al “chi siamo”.

Wu Ming si presenta quindi con un’immagine che è stata costruita sulla base di due prelievi, due fonti documentali (i corpi del quartetto e il volto del leader arabo) che sono stati innestati l’uno sull’altro per costruire un’immagine che pur continuando a rinviare ad un piano documentale ne costruisce uno finzionale: la “storia” di un quartetto folk e di un “leader arabo” diventa la “storia” di Wu Ming,  di quattro autori che non mostrano i loro volti né i loro corpi. Che si manifestano, sottraendosi. Non c’è un motivo che connetta i due prelievi e che dia un significato all’inserto creato, se non la libera associazione di idee, il rendere inserti dei prelievi attraverso la pratica del copia-incolla resa possibile dalla presenza in rete di un immaginario collettivo condiviso, di un discorso epr immagini già scritto ma che ognuno può incessantemente reiventare creando nuove connessioni:

“from commenti

admin Says:

June 6th, 2009 at 4:04 pm Hi there, thanks to you! Of course we were expecting that question :-)

There’s no particular logical reason for inserting جمال عبد الناص ’s face on those musicians’ bodies. The act followed a partly inexplicable chain of free associations: the Mediterranean as a common space for different cultures (and Italy’s closeness to the Northern shores of Africa), the 1950’s models of proletarian stylishness explored in 54, the fact that one of the most important characters in that novel was another non-aligned leader etc. This is just an experiment, and a kind of “screw-yourselves” answer to those mags and journals that frequently ask us: “What picture can we use to illustrate the interview?”

foto 2 – faceless

767px-Wuming

2. “L’immagine che Wu Ming ha utilizzato come logo dal 2001 alla primavera del 2008, quando il quintetto è divenuto quartetto a seguito dell’uscita di Luca Di Meo / Wu Ming 3. Alla data 28/11/2008, quest’immagine risulta ormai totalmente assente dal sito ufficiale del collettivo”. (fonte wikipedia italiano – voce Wu Ming)

Immagini che sono link a riferimenti extratestuali (video etc.):

foto 1 –> video filuzzi http://www.youtube.com/watch?v=A6GRdngzJBs

dichirazioni degli autori espresse in CHI SIAMO e in GIAP

http://www.wumingfoundation.com/italiano/biografia.htm

A little blue square Wu Ming

Più di quel che ti aspettavi da una banda di scrittori

Nel gennaio 2000 un quinto scrittore si unisce ai quattro autori di Q. Nasce così un nuovo gruppo, Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation). “Wu – Ming” è un’espressione cinese, significa “senza nome” (無名) oppure “cinque nomi” (伍名), dipende da come si pronuncia la prima sillaba. Il nome della band è inteso sia come omaggio alla dissidenza (“Wu Ming” è una firma molto comune tra i cittadini cinesi che chiedono democrazia e libertà d’espressione) sia come rifiuto della macchina fabbrica-celebrità, sulla cui catena di montaggio l’autore diventa una star. “Wu Ming” è anche un riferimento al terzo verso del Dàodéjīng (Tao Te Ching): “Wu ming tian di zhi shi”, “Senza nome è l’origine del cielo e della terra”. “Wu Ming” (唔明) può anche significare “non capire” in cantonese (grazie, link Wesley!)

A rigore, noi non siamo anonimi. I nostri nomi non sono segreti. Tuttavia, utilizziamo cinque nomi d’arte composti dal nome della band più un numero, seguendo l’ordine alfabetico dei nostri cognomi. La formazione è: Roberto Bui alias Wu Ming 1, Giovanni Cattabriga alias Wu Ming 2, Luca Di Meo alias Wu Ming 3 [*], Federico Guglielmi alias Wu Ming 4 e Riccardo Pedrini alias Wu Ming 5.

* Dal maggio 2008 Luca Di Meo non è più membro del collettivo.

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap2iii.html#stefani

“I WU MING” O “WU MING”?

<<Non conosco il cinese, ma i due ideogrammi di Wu Ming sono utilizzati con lo stesso significato anche in giapponese (e si leggono mumei), venendo però impiegati solo come aggettivo, e non come sostantivo. Mi domando, pertanto, se in cinese Wu Ming possa essere sostantivo. Credo, peraltro, che in giapponese sia meglio utilizzare il termine sakusha fumei (autore ignoto).>> (A.V., 19/06/2002)

WM1: Se ho ben capito cosa intendi, noi lo abbiamo sempre usato come aggettivo (“senza nome” nel senso “che rifugge la fama”, contrapposto a “you ming”, che vuol dire l’esatto contrario), ma chiaramente una volta che dà nome al collettivo l’aggettivo si sostantiva, benché ciò avvenga fuori dalle regole della lingua cinese. In ogni caso, a noi piace poco l’espressione “i Wu Ming” che spesso viene usata sui giornali. Noi non l’abbiamo mai utilizzata, usiamo Wu Ming sempre al singolare. Non ci risulta si sia mai detto “i Democrazia Cristiana” o “i Partito d’Azione”… Non è un grosso problema, comunque.

HOME

url: http://www.wumingfoundation.com/

home

1) finestra nella home CHI SIAMO

WU MING: CHI SIAMO, COSA FACCIAMO (siamo scrittori, scriviamo romanzi) Biografia aggiornata al 22 marzo 2009

chi siamo

2) finestra nella home GIAP

“GIAP Newletter mensile gratuita. Il miglior modo per…“iscriviti soltanto se”

“su Wu Ming” “In rete c’è troppa gente che fa le cose alla cazzo, tu falle con coscienza”

home giap

3 ) finestra nella home NIE

home NIE

qui QUI

un lungo saggio di Wu Ming 2

“uno dei testi più importanti usciti dalla fucina Wu Ming , la nostra più compiuta dichiarazione di poetica”

puoi comprare questo libro (che, non per vantarci, ha scatenato un putiferio)”

4) finestra nella home LA VOCE DI WU MING

http://www.wumingfoundation.com/suoni/suoni.htm

voceWm

cui si aggiunge la segnalazione dell’ultimo podcast in cui Wu Ming 1 legge…

fotonellahome.
foto 3

1997_Venezia_sopralluoghi_Q

VE- 1997 di spalle Federico, in fondo al vicolo Roberto

Appare significativa questa foto proposta nella home sito come foto documentale effettivamente scattata a VE nel 1997, una foto d’archivio quindi, un prelievo ( —> documentale ) che ritrae - pur non mostrandone i volti – due componenti del collettivo identificati nella didascalia all’immagine con i soli nomi anagrafici Federico (di spalle= Wu Ming 4) e Roberto (in fondo al vicolo = Wu Ming 1)

di spalle? (—> poetica di Wu Ming —> Orfeo ed Euridice —> soglia —> bianco vs nero —> ombra vs luce ???

In bianco e nero anche l’immagine che accompagna la VOCE di WU MING

bianco – nero – grigio sono i colori che prevalgono nella home del sito.

YOU TUBE

( http://www.youtube.com/user/wumingfoundation )

from You Tube/ video interviste senza volti – Terranullius

intervista Wu Ming 5 http://www.youtube.com/watch?v=k4sM919FpmU

from You Tube/ video interviste senza volti – Terranullius – la stessa intervistaWu Ming 1

http://www.youtube.com/watch?v=O8xym489Bxs

Testi di riferimento che accompagnano l’osservazione e ne contribuiscono a definire lessico e riferimenti concettuali.

1) Foucault M., L’ordine del discorso, Einaudi, Torino 1972 (2°ed. 1973).

Si tratta di uno dei testi fondativi del metodo genealogico.

In particolare: “… suppongo che in ogni società la produzione del discorso è è insieme controllata, selezionata, organizzata e distribuita tramite un certo numero di procedure che hanno la funzione di scongiurarne i pericoli, di padroneggiarne l’evento aleatorio, di schivarne la pesante, temibile materialità.” (p.9).

Foucault individua quindi:

1. tra le procedure che hanno la funzione di scongiurare i pericoli del discorso le procedure di esclusione: I) l’interdetto (o la parola interdetta): “la più evidente e la più familiare è quella dell’interdetto. Si sa bene che non si ha il diritto di dir tutto, che non si può parlare di tutto in qualsiasi circostanza, che chiunque, insomma, non può parlare di qualsiasi cosa. Tabù dell’oggetto, rituale della circostanza, diritto privilegiato o esclusivo del soggetto che parla: si ha qui il gioco di tre tipi di interdetto, che si incrociano, si rafforzano o si compensano, formando un reticolo complesso che non cessa di modificarsi”. (p.10)

II. partizione (partage) e rigetto (o la partizione della follia) come nel caso dell’opposizione tra ragione e follia: “Dal profondo del medioevo il folle è colui il cui discorso non può circolare come quellod egli altri: capita che la sua parola sia considerata come nulla e senza effetto” (p.11)

III. l’opposione del vero e del falso (o la volontà di verità): “Certo, se ci si situa a livello di una proposizione, all’interno di un discorso, la partizione tra il vero e il falso non è né arbitraria né modificabile, né istituzionale, né violenta. Ma se ci situa su un’altra scala, se ci si pone la questione di sapere quale è stata, qual è costantemente, attraverso i nostri discorsi, questa volontà di verità che ha attraversato tanti secoli della nostra storia, o qual è, nella sua forma generalissima, il tipo di partizione che regge la nostra volontà di sapere, allora vediamo profilarsi qualcosa come un insieme di esclusione (sistema storico, modificabile, istituzionalmente costrittivo” (p.13) “Penso inoltre al modo in cui la letteratura occidentale ha dovuto da secoli cercar sostegno sul naturale, sul verosimile, sulla sincerità, persino sulla scienza, in breve sul discorso vero” (p.16)

2. le procedure che permettono di padroneggiare l’evento aleatorio del discorso(p.18): a) il commento b) “l’autore, considerato naturalmente non come l’individuo parlante che ha pronunciato o scritto un testo, ma l’autore come principio di raggruppamentod ei discorsi, come unità ed origine dei loro significati, come fulcro della loro coerenza” (p.22). “L’autore è ciò che dà all’inquietante linguaggio della finzione le unità, i nodi di coerenza, l’inserzione nel reale” (p.23) “Il commento limitava il caso del discorso col gioco di un’identità che ha la forma della ripetizione e dello stesso. Il principio dell’autore limita questo medesimo caso col gioco d’una identità che ha la forma dell’individualità e dell’io” (p.24) c) le discipline

3. le procedure che consentono di scongiurare gli accidenti dell’apparizione dei discorsi (p.29), di “determinare le condizioni della loro messa in opera, di imporre agli individui che li detengono un certo numero di regole, e di non permettere così a tutti di accedervi. Rarefazione questa volta dei soggetti parlanti; nessuno entrerà nell’ordine del discorso se non soddisfa a certe esigenze o se non è, d’acchito, qualificato per farlo” (p.29)
–> questioni di metodo
1. principio di rovescimento (nozione di evento): “là dove secondo la tradizione si crede di riconoscere la scaturigine dei discorsi, il principio del loro proliferare e della loro continuità nelle figure che sembrano svolgere un ruolo positivo, come quella dell’autore, della disciplina, della volontà di verità, bisogna piuttosto riconoscere il gioco negativo di un ritaglio e d’una rarefazione del discorso” (p.40)

2. principio di discontinuità (nozione di serie): “non bisogna immaginare un non detto o un impensato che percorrano il mondo e si intreccino con tutte le sue forme e tutti i suoi eventi, e che si tratterebbe di articolare o di finalmente pensare. I discorsi devono essere trattati come pratiche discontinue, che si incrociano, si affiancano talora, ma anche si ignorano e si escludono” (p.41)

3. principio di specificità (nozione di regolarità): non risolvere il discorso in un gioco di significati precostituiti; non immaginare che il mondo ci volga un viso leggibile, che non avremmo più che da decifrare; il mondo non è complice della nostra conoscenza (…) Occorre concepire il discorso come una violenza che noi facciamo alle cose, in ogni caso come una pratica che imponiamo loro; e proprio in questa pratica gli eventi del discorso trovano il principio della loro regolarità” (p.41)

4. principio dell’esteriorità (nozione di condizione di possibilità): “non andare dal discorso verso il suo nucleo interno e nascosto, verso il cuore di un pensiero o di un significato che si manifesterebbero in esso; ma, a partire dal discorso stesso, dalla sua apparizione, e dalla sua regolarità, andare verso le condizioni esterne di possibilità, verso ciò che dà luogo alla serie aleatoria di quegli eventi e che ne fissa i limiti” (p.41)

le quattro nozioni sono opposte a quelle che hanno dominato la storia tradizionale delle idee: evento vs creazione; serie vs unità; regolarità vs originalità; condizione di possibilità vs significato
(*) Si rinvia a

Dinoi M., Lo sguardo e l’evento. I media, la memoria, il cinema, Le Lettere, 2008

e agli strumenti di analisi utilizzati da Dimitri Chimenti per la testualizzazione del reale (analisi di Gomorra di Saviano) che distingue tra innesti, prelievi e inserti. Si veda la discussione presente su

http://associazionelevel5.com/2008/11/20/dimitri-chimenti-testualizzazione-del-reale-e-figure-narrative-in-gomorra-di-roberto-saviano/

“Innesti”. Elementi di realtà manipolati e adattati all’opera in oggetto. Si pensi al sapiente lavoro di “tornitura” a cui Saviano sottopone alcuni aneddoti per renderli drammaturgicamente perfetti (cfr. l’episodio del sarto Pasquale). In questo modo divengono episodi ancor più “veri”, addirittura paradigmatici.

L’innesto è la pietra angolare del romanzo storico. In quest’ultimo è consueto ritrovare episodi della realtà storica, riadattati al contesto letterario e connessi a elementi di fiction. Spesso l’elemento di fiction è semplicemente nel punto di vista adottato, es. Renzo Tramaglino (personaggio creato da Manzoni) che, nella Milano del 1628, assiste all’assalto ai forni (evento storicamente accaduto). Gli esempi possibili sono forse centinaia di migliaia.

Pur nella sua peculiarità, l’utilizzo dell’innesto in Gomorra si avvicina spesso a quanto appena descritto: l’elemento di fiction è in quell’io narrante “sovraccarico” e onnipresente, che descrive veri eventi di cronaca da punti di vista “ideali”, iper-efficaci, per ottenere l’effetto desiderato. Quell’io è il molteplice Renzo Tramaglino di Gomorra.

“Prelievi”. Elementi di realtà (documenti) inseriti nell’opera tali e quali, es. in Gomorra le lettere di Don Peppino Diana o i testi delle intercettazioni telefoniche.

“Inserti”. Documenti creati direttamente nel e specificamente per il testo che si sta scrivendo; in parole povere: documenti fittizi, ma che rimandano alla realtà esterna, la simulano e la richiamano. Quasi sempre, un inserto si presenta come estrapolazione da altri media (pagine di giornale mai uscite di rotativa, video “trovati”, sms presentati come realmente spediti o ricevuti etc.) o comunque da altri testi.

E’ un inserto, per restare a Manzoni, la prima parte dell’Introduzione ai Promessi sposi, presentata come documento del ‘600 ritrovato per caso. E sono inserti i finti documenti d’epoca usati in mockumentaries come Zelig di Woody Allen. Il primo esempio che viene in mente è proprio la canzone Chameleon Dance, composta e incisa per Zelig in modo da sembrare un reperto degli anni Venti [ http://www.youtube.com/watch?v=-L6Iq0HfZ-U ].

[E gli anni Venti di Zelig sono più veri di quelli veri, sono la quintessenza degli anni Venti, sono memorabilmente "anni Venti".]

3 Commenti

  1. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Sono convinto che l’incontro veneziano del 23 ottobre (VENEZIACAMP, SCRITTORI IN ISOLA),preparato puntando ad un confronto trasversale sul tema dell’autore, dell’autorialità, possa rappresentare una formidabile occasione per riflettere assieme, in maniera corale e creativa, sul tema in oggetto. I titoli delle due sezioni in cui è suddiviso l’incontro sono già di per sè significativi:
    1. I volti, le voci, i corpi dell’autore: la “parresìa” e i poteri.
    2. Sottrazioni d’autore: il New Italian Epic e “l’ordine del discorso”.

    Due parole sulla parte dell’iniziativa che mi coinvolge anche personalmente: cioè sull’uso possibile, in questo contesto, del riferimento a Michel Foucault.
    Emerge, nel lavoro di MF, un’attenzione specifica, disseminata in vari scritti, al passaggio dall’autorialità classica, tradizionale, a quello che vorrei definire il soggetto collettivo dell’enunciazione. Non solo l’Io dell’autore è un Io polifonico, una realtà multidimensionale, ma lo è anche il testo stesso, per comprendere il quale è necessario mettere a fuoco la varietà, la molteplicità di condizioni (di variabili) che lo hanno reso possibili. Variabili che sarebbe più opportuno definire “eventi”: eventi di natura discorsiva, messi continuamente in scala – accostati, collegati, descritti nella loro interattività – con quelli che lo stesso MF definì eventi di natura non discorsiva.
    E’ proprio questa dimensione polimorfa (vorrei dire barocca, alla Deleuze) del testo uno dei bersagli privilegiati della nostra attenzione critica. Una dimensione costruita sul registro della varietà e della molteplicità – costruita, appunto (vedi M. Dinoi), su un continuo proliferare di innesti, prelievi ed inserti – che ci porta a ridefinire incessantemente anche il profilo delle nostre identità individuali. Rapportarsi ad un’opera – un’“opera frammentaria composta all’infinito” – uso qui la splendida definizione di Giuseppe Genna (Dies irae, 2006, p. 63 – significa anche, forse, poter riposizionare il ruolo e la funzione del lettore…

    Mi fermo qui, poichè sto riflettendo, in presa diretta, sul testo proposto da Maddalena.
    Bye

Lascia un commento


Video & Audio Comments are proudly powered by Riffly