
Prefazione a Cittadinanzadigitale
di Antonio Sofi
Per molto tempo sono andato alla ricerca della giusta metafora, che riuscisse
a rendere una onorevole percentuale delle molteplici sfaccettature del
cittadino nell’era digitale e iperconnessa – che prima se ne stava tranquillo
(per modo di dire) dietro le sue cattedre, scrivanie, scranni, divani televisivi,
ruoli millenari. Non l’ho ancora trovata, la metafora. Perché il “cittadino digitale”
(mettiamo le virgolette) non è un esploratore avventuroso, come spesso
ama immaginarsi. Non è nemmeno un indagatore del soprannaturale alle prese
con mondi pericolosi ed esoterici. Né tantomeno un arbiter elegantiarum che
decide ciò che bene e ciò che è male – quale nuova moda o nuovo media indossare.
Il cittadino digitale non è un vigile, un direttore d’orchestra, un robot
multitasking, e così via.
Forse non esiste una metafora giusta, normalizzante e auto-esplicativa.
E questo è un buon segno. Perché vuol dire che tutto è complicatissimo e
irriducibile a sintesi. Oppure che, forse per estrema conseguenza della stessa
complicatezza, non c’è niente di così complicato. Le tecnologie connettive, in
questo caso, stanno diventando come l’aria che respiriamo: il cittadino digitale
è connesso perché vive, e viceversa.
Quale che sia la risposta giusta, questa pubblicazione ottimamente curata
da Luisanna Fiorini, attraverso interventi preziosi e multidisciplinari di
molti esperti, fa l’unica cosa possibile e utile: tracciare strade di pratiche che
colleghino esperimenti ad esperimenti, rifl essioni a rifl essioni, idee ad idee.
La semplice presenza di questi collegamenti produce valore aggiunto – porta
soluzioni (contenuti, persone) da una parte all’altra. Crea link che come nelle
pagine wiki a loro volta creano magicamente nuove pagine: nuovi progetti,
nuovi frame cognitivi. Addirittura inaspettate quadrature del cerchio.
Una cosa ho imparato dopo anni di intensa frequentazione della parte
abitata della Rete: ciò che condividi ti ritorna indietro, prima o poi – e con
un sovrappiù di qualità e ricchezza di solito imprevedibile e originale. L’interazione
tra le informazioni e la conoscenza condivisa tra più persone produce
di solito soluzioni più sagge di quelle pensabili da una sola persona: è
un elogio (del tutto pragmatico) alla condivisione, all’apertura costi quel che
costi – contraltare e insieme sottolineatura dell’individualismo rifl essivo che
secondo molti è caratteristico della post-modernità. Questo giochino virtuoso
funziona a patto che ci sia diversità di opinioni, indipendenza e capacità di
aggregazione di questi punti di vista indipendenti e originali: è l’intelligenza
emergente, insieme ricchissima e disordinata, dei sistemi complessi e connessi
di cui parla Steven Johnson.
Forse ecco la metafora giusta: il cittadino digitale è un dj che remixa sui
piatti suoni di diversa provenienza, campionando e fi ltrando quelli migliori,
creando la musica giusta per il momento giusto. Mica facile: perché serve anche
saper ascoltare. I suoni che servono sono anche nelle pagine che seguono.
Buona lettura!
Antonio Sofi http://www.webgol.it/
Si parlerà di Cittadinanzadigitale anche a VeneziaCamp 2009
http://barcamp.org/veneziacamp2009
Prefazione di Antonio Sofi.
Contributi di
Marco Caresia, Isabel De Maurissens, Andreas Robert Formiconi, Giorgio Jannis, Maria Maddalena Mapelli, Edoardo Poeta, Mario Rotta
Copertina di Giorgio Zigiotti















