Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai.
Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.
Cosa vuol dire reale:
se ti riferisci a quello che percepiamo quello che possiamo adorare toccare e vedere. Il reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello.
(Morpheus)
Lo spazio virtuale quello degli anni 80 era caratterizzato dall’individualismo e dall’impossibilità comunicativa, oggi si è sempre più legati ad una rete comunicativa che fa perno su un concetti di comunità: relazioni ed esperienze ed interazioni.
Oggi gli Spazi mediali, virtuali creano nuove forme di interazione ed esperienze, fanno emergere nuove forme di soggettività e relazioni, sviluppano nuove forme di organizzazione sociali persistenti e nuovi spazi comunicativi.
Viviamo in un mondo in cui vi sono molte realtà reali e molte realtà virtuali. Vi sono 3 realtà: materiale, neurale e virtuale, realtà nella quale mente, cervello e corpo insieme contribuiscono a creare spazi che rappresentano il nostro universo comunicativo.
Dobbiamo fare attenzione, oggi sempre più si stanno utilizzando modalità simboliche nella comunicazione interpersonale, ciò significa che la comunicazione diventa quasi mistica, iconica indipendentemente dal medium usato, la domanda è: siamo noi a gestire il simbolico o è il simbolico che ci gestisce?
Il cervello è strutturato in modo tale da operare in un mondo digitale
Timothy Leary
Nel cyberpunk, movimento letterario e non solo (Gibson, Ballard, Sterling…. e film come Blade runner, Existenz (cronenberg) non sono altro che una riflessione sulle tecnologie virtuali, sul rapporto uomo-macchina in opera nella società contemporanea.
Gibson ritiene che le antiche convinzioni (ossia quelle di: profitto, potere ed intelletto) dovranno cambiare con quelle di: essere partecipare comprendere.
La tecnologia diventa un virus, un processo di contaminazione che parte dal cervello e arriva al sangue, ecco le nuove battaglie di potere che non potranno altresì essere quelle per il controllo dei dati e dei mezzi di produzione fino ad arrivare a quella per la produzione della realtà.
Questi sono stati visionari, il virtuale dentro il materiale ed il reale dentro alla rappresentazione. Il senso del realismo viene modificato dai nuovi mezzi digitali di comunicazione. E’ cambiata la nozione del reale, dobbiamo accettare il nostro stato di primitivi spinti dalle tecnologie nel nuovo ambiente circostante
L’ideologia di fondo è l’accettazione dell’evoluzione tecnologica e dell’alterazione della nostra definizione di umanità, la romantica accettazione della modificazione tecnologica della nostra specie.
Spinrad
Si sta verificando un paradosso comunicativo un mondo che mai è stato così mediatico, ma anche mai cosi povero quanto a comunicazione reale.
Vi è uno sbilanciamento che tende al virtuale, e che virtualizza il reale.
Gerosa in “Rinascimento Virtuale” spiega che nei mondi sintetici viene considerato solo la natura virtuale dell’avatar e non quella reale, per questo bisogna sviluppare forme di convergenza in cui i mondi virtuali procedano assieme ai social network nei quali sia possibile esprimere la doppia propria corrispondenza di cristian mazzoni e crisma kyrax.
La soluzione è la convergenza tra virtuale e reale, essa può essere anche un’arma a doppio taglio che nel reale può creare macchine virtuali sociali che testimoniano consumo e dipendenza; ma può essere anche una via di uscita.
Questa è quella che Jenkins chiama “Cultura Convergente” dove vecchi e nuovi media collidono, dove i grandi media e quelli dal basso si incrociano dove il potere dei produttori dei media e quello dei consumatori interagiscono in modi imprevedibili…
Approfondimenti: quale matrix



















Una delle questioni che poni ha origini antiche. Mente – materia, res cogitans e res extensa. Tale diatriba si realizza poi nel binomio reale – virtuale. Mi pare ci siano delle forzature concettuali, reiterate nel linguaggio di tutti i giorni e successivamente reificate (rese cose vere!).
Ogni volta che sento parlare di virtuale avverto nel lessico utilizzato un vago tono di accusa o svilimento; è come se il “virtuale” rappresentasse un minus rispetto il “reale”. Il problema è che non siamo per niente d’accordo su che cosa sia “reale”, a meno che non ci muoviamo alimentati da un realismo ingenuo che non pone problemi.
Ma come psicologo e ricercatore i problemi epistemologici mi interessano molto e li reputo fondamentali per il mio operare.
A proposito della differenza tra reale e virtuale mi è stato di aiuto il libro di P. Lévy “Il virtuale” – Cortina, 1996.
Il virtuale, inteso come dimensione del digitale, mi pare essere nell’esperienza delle persone con cui abitualmente dialogo (specialmente ragazzi giovani, dato il mio lavoro) un possibile versione del loro reale. Virtuale non si oppone a reale. Virtuale è una declinazione possibile del reale, che segue ovviamente dinamiche, regole, vicissitudini diverse.
Mi incuriosisce la distinzione che poni tra materiale, neurale e virtuale, ma non credo di averla colta del tutto. Mi aiuti?
Quanto invece al cervello… Forse il cervello lavora tramite comunicazioni digitali. La tua citazione va in questo senso.
“Il cervello è strutturato in modo tale da operare in un mondo digitale” – Timothy Leary
In verità credo che anche il cervello lavori molto a livello analogico (penso a come comunicano le cellule). Di sicuro la mente (che non è individuale e perimetrata nella scatola cranica come il cervello, ma relazionale, interattiva e connettiva) lavora bene (anche) a livello analogico e metaforico.
Mi fermo qui perché ho smarrito il senso del discorso iniziale. Scusa il fuori tema
Intanto grazie a tutti….
Tito:
ciao,
grazie di condividere qualche libro sempre molto interessante, approfondirò infatti anche con la lettura seggeritemi precedentemente sugli “spime”.
Condivido assolutamente con quello che hai scritto, il cervello lavora molto bene a livello analogico ma anche a livello digitale diciamo che si trova a suo “agio” non sempre….
approfondirò poi il tema sulla distinzione tra materiale, neurale e virtuale spero di svilupparlo in un prossimo post…
bimodale:
ciao,
sono cose gia dette ma volevo fare una panoramica abbastanza ampia analizzando diversi aspetti: comunicazione, virtuale, neurale e reale.
Sulla comunicazione mi riferivo più a quella dei media (tradizionali) che a volte chi più e chi meno incappa in questo difetto della comunicazione iconica-mediatica, ma non è intesa in maniera offensiva, è solo una mia personale riflessione…
Poi mi farebbe molto piacere leggere la tua tesi, anche se come penso sostieni anche tu il problema di certo non è nuovo…
Paolo:
ciao, interessente la tua affermazione…
difatti bi-modale è un indivi-duale

“Si sta verificando un paradosso comunicativo un mondo che mai è stato così mediatico, ma anche mai cosi povero quanto a comunicazione reale.” su questo non sono d’accordo: il mio lavoro coi personaggi elettrici e gli ‘organismi digitali’ pone sempre, da prima del rinascimento di gerosa (considerato guru non ho capito perché) il rapporto psigitale tra psiche e digitale. tra gianluca e bimodale e leo e ramon. ramon, addiritttura, esce dal blog e va nei locali a fare i reading con lo stile tipo FACEBOOK, alla terza persona singolare.
#Gerosa in “Rinascimento Virtuale” spiega che nei mondi sintetici viene considerato solo la natura virtuale dell’avatar e non quella reale, per questo bisogna sviluppare forme di convergenza in cui i mondi virtuali procedano assieme ai social network nei quali sia possibile esprimere la doppia propria corrispondenza di cristian mazzoni e crisma kyrax#
non condivido e mi piacerebbe fargli leggere la mia tesi di laurea che pone il problema di gerosa e lo risolve prima della nascita di SL.
mi spiace cristian ma questo pezzo, per quanto mi riguarda, dice cose già dette e, per quel che mi riguarda, cosa già praticate…
non so, dubitavo che gerosa potesse considerarsi un guru ora ne sono assolutamente convinto.
non vedi l’ora di entrare in SL per poter aggiungere il tassello definitivo a quanto già elaborai quando ancora non avevo nemmeno un blog.
non vedo…
ho ripetuto due volta mi riguarda…
ops
ma ci siamo capiti, no?
per quanto mi riguarda non esiste una contrapposizione mente materia, ma al contrario un’irrevocabile unità. anzi, per le mie premesse la mente e il pensiero sono materia quanto il corpo e viceversa. il dualismo mente materia è un pesante retaggio culturale dell’occidente. questo post mi interessa!