come ve la immaginate la vostra carta di identità digitale?

maddalena mapelli
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carta d'identità digitale

La carta d’identità digitale pubblicata da Paolo ‘Neupaul’ Palmacci su Facebook
http://www.facebook.com/paolo.palmacci

Appena ho visto quest’immagine di  Paolo Palmacci aka Neupaul Palen [e i commenti che ha generato sul suo account Facebook e che in parte riporto sotto]  mi è sembrata un’immagine perfetta. Un’immagine sintesi.
E’ un’immagine che rimette in gioco i mille piani della nostra identità mescolando carta e  pixel,  che mi fa pensare attraverso un’immagine (!)  alle problematiche legate alla nostra identità digitale.

E’ un’immagine provocatoria che porta con sé tante domande.

Ma non è già una limitazione pensare il digitale in termini di carta di identità?

E se invece non fosse una limitazione perché possiamo pensare che ormai ognuno di noi è “carta di identità digitale” prima che “carta di identità” dell’Ufficio Anagrafe? Di più: pensare che ognuno di noi è “carta di identità digitale”, punto e basta? Pensare, come scrive  Paolo, che quella qui sopra è la sua carta di identità, punto e basta?

I due ‘problemi’ non li considero svincolati. Né considero definitamente ‘altra’ una identità rispetto all’altra. Ecco il perchè di questa provocazione visiva che intendeva proprio stimolare una riflessione generale.

E ancora:  a quali condizioni di cittadinanza ci stiamo adeguando? A quali istituzioni stiamo affidando i nostri dati? A quali poteri stiamo dichiarando la nostra appartenenza? Come scrive Giovanni Boccia Altieri:

Avere una carta di identità significa che avviene un riconoscimento di appartenenza. Ma da parte di quale autorità? Voglio dire: siamo più nella condizione del cittadino italiano che va all’anagrafe o di quello clandestino?

Come ve la immaginate la vostra carta di indentità digitale?

Riporto alcuni dei commenti all’immagine pubblicata su Facebook:

Vito Colangelo Cosa stona in tutto questo? Che una carta di “identità digitale” debba appartenere (concettualemnete e culturalmente) alla categoria analogica. Perchè riprodurre esattamente quella cartacea?

Paolo ‘Neupaul’ Palmacci ‎@ Vito: Domanda molto pertinente. Te la rigiro: quanto, concettualmente e culturalmente, l’attuale utenza del web non appartiene più alla “categoria analogica”? O, ancora, quanto è utopico o realistico ritenere che la “categoria digitale” sia un superamento definitivo e totale, l’Oltreuomo di Nietzsche?

Vito Colangelo @ Paolo: si hai ragione, ma il problema non è se e quanto appartenga alla “categoria analogica” l’attuale utenza, ma perchè creare un’identità digitale (dunque altra e diversa da quella analogica) che richiami “esattamente” la marca formale dell’identità analogica.
P.S.: sia chiaro (e a scanso di equivoci) la tua immagine mi è piaciuta moltissimo era solo una riflessione generale.

Paolo ‘Neupaul’ Palmacci ‎@ Vito: I due ‘problemi’ non li considero svincolati. Né considero definitamente ‘altra’ una identità rispetto all’altra. Ecco il perchè di questa provocazione visiva che intendeva proprio stimolare una riflessione generale.

Giovanni Boccia Artieri Mi interessa il richiamo al riconoscimento di cittadinanza digitale. Avere una carta di identità significa che avviene un riconoscimento di appartenenza. Ma da parte di quale autorità? Voglio dire: siamo più nella condizione del cittadino italiano che va all’anagrafe o di quello clandestino?

5 Commenti

  1. Io non me la immagino, soprattutto perché sono contrario alle catalogazioni e alle “regisrazioni” in rete, tipo prefigurare un direttore responsabile per i blog e cose simili.
    La mia carta di identità digitale, che significa? Sarei William, Giuseppe o MacEwan? Sarei COSTRETTO a scegliere uno dei tre? E quale?
    Ecco perché non me la immagino.

    • William, capisco benissimo la tua posizione. Ma io fossi in te non avrei dubbi. Tu sei William Nessuno :-)
      Scherzo, ovviamente!

      Credo però che il problema posto da Paolo non sia da poco. La sua è una provocazione: a me per esempio il nome Ibridamenti lo metterei da qualche parte come un pezzetto della mia identità…

      Vero è anche che significa rinchiudersi in una gabbia, quella appunto dei dati da ufficio anagrafe…

      • Mad, lo so che io SONO William Nessuno, non vado in crisi di identità, è che almeno una volta al mese c’è qualcuno che mi chiede “ma è il tui VERO nome?”.
        :-O
        Fare accettare uno pseudonimo è già difficile, quando poi per ragioni indipendenti dalla tua volontà (su Second Life non potevo chiamarmi William) sei costretto a shiftare in continuazione da un nome all’altro, la catalogazione la vedi un po’ non tanto come una trappola ma un’eventualità poco plausibile.
        Come ho scritto a commento del post di Paolo, io la sua non la vedo nemmeno come una provocazione, ma come un’operazione concettuale, come quasi tutte quelle che Neupaul porta avanti. Nemmeno la scelta della carta di identità vecchio tipo (avrebbe potuto sceglierne una di quelle recenti formato credit card) secondo me è casuale.

  2. Comunque io nel caso opterei per un QR-code che contenesse più di un’identità…

  3. MI sembra interessante il commento di Boccia Artieri. Che tipo di autorità e quindi di istituzione prefigurerebbe una carta di identità virtuale? Quale ne sarebbe la fisionomia? E quali rapporti di potere verrebbero a crearsi entro di essa? Ed il cittadino-utente in che posizione si verrebbe a trovare?

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