Facebook e la dissipazione del tempo [di williamNessuno]

MacEwan Writer
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Borgato, Capelli, Ferraresi (a cura di) Facebook come. Le nuove relazioni virtuali

Mi giunge la gentilissima richiesta di Maddalena Mapelli di proporre anche qui il post pubblicato pochi giorni fa in “Magnethic Metablog”, il blog di Willian Nessuno. Lo faccio volentieri.

Nell’articolo che ho scritto per il volume “Facebook come…” puntavo a evidenziare come secondo me il problema maggiore avesse a che fare con “la dissipazione del tempo”.
Scritto dopo pochi mesi dal mio approdo sul social network, al momento, dopo una più profonda e prolungata esperienza, non saprei dire di meglio.
Da allora si sono susseguiti molti articoli di commentatori, sociologi, psicologi sul tema Facebook. Contengono molte critiche interessanti, altre dubbie o discutibili.
Quello invece che a me appare con sempre maggiore evidenza, è che Facebook mi distoglie dall’articolare pensieri più complessi.
E non perché non offra lo strumento per farlo. Ci sono le “Note”, che molti usano in modo estremamente efficace.
Il problema mi pare essere più legato al flusso tumultuoso di aggiornamenti, che travolgono ogni approfondimento con una marea di “nuovi eventi”. Ha a che fare sempre col tempo.
La domanda è: sono ispirato dall’idea di scrivere una “Nota” complessa e approfondita (come questo post, per esempio) su Facebook, di dedicare tempo e riflessione sapendo che galleggerà per alcuni attimi sulla superficie dell’esondante mare magno di piccoli appunti, emozioni, battutine, battutacce, link, videoclip, appelli politici, aforismi, e inutilia varie per affondare in un batter d’occhio? La risposta è: NO.

Facebook di per sè invita a un surfing non necessariamente superficiale (di link in link si può approfondire anche molto) ma compulsivo: il nuovo evento, il nuovo commento allo “status” dell’amico da parte di chissà chi, giungono a suscitare una sensazione (almeno, in me) di urgenza e -talvolta- di inadeguatezza. Non ce la faccio a leggere tutto, a commentare tutto, ad avere un pensiero chiaro o intelligente su tutto ciò che il flusso mi propone.
Mi lascio cullare e intrattenere, assumo ruoli attivi a tratti (ma in alcuni casi ruoli solo apparentemente attivi, perché cliccare per aderire a una petizione per la libertà in Rete probabilmente è un atto simbolico fine a se stesso, valido -se tutto va bene- al fine di una qualche statistica): in questo succedersi frenetico di input fatico a generare degli output significativi. In questi giorni, esaminando l’archivio del mio precedente “Magnethic Metablog” su Splinder mi sono reso conto di aver scritto, nel corso degli anni, davvero molto: e questo “molto” è concentrato, distillato, archiviato sul mio vecchio blog. Non è disperso. E’ (abbastanza relativamente, dati i cambiamenti di formule per i tag e le categorizzazioni sulla piattaforma nel corso del tempo) archiviato. E’ ancora visibile.
Vive e ha vissuto di un flusso temporale suo, personale, identificabile al di fuori di identità altre (che non siano quelle dei commentatori). (1)
L’abbandono della forma-blog per me era già in corso da prima di Facebook, i motivi erano diversi e personali, avevano a che fare comunque proprio con la formula “aperta” del blog: sul blog può leggerti chiunque, anche chi non vorresti lo facesse.

Facebook è un ambiente maggiormente protetto, nel senso che solo i tuoi “amici” possono leggerti e devi averli prima accettati. Va da sè che questo aspetto può essere letto in modo diverso a seconda di come lo si usa. Molto interessante a questo proposito la metafora del “giardino chiuso” che “rischia di diventare anche una prigione tecnica” del quale parlano Zambardino e Russo nel libro “Eretici Digitali”. Qui il blog del loro progetto.
Voglio fare un tentativo: tenere un nuovo blog (o spostare quello vecchio, a seconda dei punti di vista) su una piattaforma più flessibile e moderna.
Mi occuperò principalmente di nuovi media. In questo periodo buio ci sono molte cose da dire. Finchè si potrà.
Poi magari racconterò delle mie esperienze di lavoro, racconterò piccole storie legate all’attualita o del tutto slegate dal presente, non so.
Vedremo.
Quello che ho imparato dall’esperienza di questi anni è che il counter, in un blog, è l’ultima cosa in ordine di importanza.
Esattamente come il numero di amici su Facebook.

(1) Nota per Ibrid@menti: in questo si può parlare veramente di una costruzione, e oserei dire di una “sedimentazione” identitaria.

11 Commenti

  1. William condivido in pieno: Facebook ruba il nostro tempo più di qualsiasi altro luogo della rete. E quello che posso notare rispetto alla cerchia dei miei “amici” è che col passare dei mesi per buona parte dei miei contatti sta diventando sempre più un luogo in cui pubblicizzare se stessi e le proprie cose: voglio dire che lo spam (non solo quello selvaggio ma anche quello leggermente più intelligente e creativo) sta diventando forse la nota dominante.
    Questo accentua il fatto, come ben scrivi tu, di sentirsi sospesi in un luogo in cui tutti sembrano avere una gran fretta :-)
    Il sistema tag nelle note alla fin fine sta diventando un’altra di quelle cose strane in cui non è importante quello che è scritto nella nota, ma se si è taggati o meno! Io davvero questo fatto qui c’ho messo un’eternità a capirlo, ma mi rendo conto che per molti è così.
    Unito al senso di onnipotenza (falso, assolutamente falso!) che viene dato dall’illusione di avere tanti amici e tanti contatti, genera un impoverimento del luogo e un abbassamento della qualità delle interazioni che mi fa davvero avere nostalgia per i vecchi cari blog!
    Verso i quali, noto, da più parti, un ritorno.
    O forse è solo una mia speranza…

  2. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    @william
    Sono completamente d’accordo con te, William, e condivido pienamente anche il commento di Maddalena. I problemi qui sollevati, da lei e da te, erano emersi anche nei commenti al mio post su San Remo.
    La fretta, l’abitudine al messaggio telegrafico: l’esatto contrario dell’approfondimento e dello scambio di idee, a cui ci eravamo abituati in blogosfera. Non sarà facile invertire la rotta.
    Condivido, Maddalena, la tua speranza e anche la “nostalgia per i vecchi cari blog!”…

  3. MacEwan Writer MacEwan Writer scrive:

    Carissimi, personalmente non rinnego l’esperienza di Facebook, che ha una sua validità intrinseca: grazie alla sua caoticità e al gran numero di contatti sono entrato in relazione con persone veramente brillanti che sul blog non avevo mai incrociato, con le quali discuto in modo non meno articolato che sul blog, anzi, più veloce, intenso e partecipato (di solito la discussione vede molti attori e si sviluppa rapidamente, a differenza del blog che ha tempi, paragonati a FB, epocali).
    Il punto è che sento l’esigenza di avere un riferimento a me stesso più solido e complesso, all’interno del quale possa ritrovarmi dopo tempo. Il che, in uno “status” di FB telegrafico e legato all’immediato difficilmente può -potrà- avvenire.
    Del resto credo che a voi, molto più competenti e più specializzati di me, non sarà sfuggito come anche molti blogger -che non hanno mai, al contrario di me, sospeso l’attività- abbiano mutato “respiro” alla propria scrittura, optando per post più brevi. In alcuni casi, molto più brevi. Enrico Sola (suzukimaruti) nel primo post del sul nuovo blog su WordPress ne faceva proprio una dichiarazione programatica:“Ciao Sono Io – Sì, dai, quello là col nome giapponese strano che aveva un blog che riempiva di post lunghi.” Ma Enrico si è poi attenuto a lunghezze medie: non riuscendo (forse) a contenere la sua vis narrativa si è inventato addirittura i “bignami” dei post, dei veri e propri riassuntini della “trama”. Altri hanno asciugato ancora più di lui. Giuseppe Granieri, da quel che mi capita di vedere, è un chiaro esempio di “neo-post” estremamente sintetici ed efficaci. Ma sinceramente non ricordo se abbia mai attraversato un periodo di “post-fiume”.
    Sono consapevole dell’uso di Facebook come “megaboard”, come tam-tam per i propri post: questo mi pare lo stiamo facendo un po’ tutti. Ho qualche perlessità in più su coloro che vengono su Facebook SOLO per immettere i propri comunicati, lasciandoli lì a se stessi, sfruttando le “amicizie” senza praticamente mai interagire; ma queste son questioni di opinioni e di “pelle”.
    La (il?) tag come “leggimi leggimi commentami commentami” la noto anche io, a me non dà particolarmente fastidio dal momento che SO già chi ho voglia di leggere e chi no…
    Non possiamo, credo, rimpiangere l’epopea della blogsfera: del resto come sapete molto meglio di me la Rete vive continuamente nuove stagioni. Oggi è Facebook, domani chissà.
    Noto però che si sta diffondendo la prassi della “multipiattaforma”: Blog, Twitter, Friendfeed, Facebook dove si va consapevolmente per un determinato (breve) periodo e per determinate, differenti cose.
    Facebook ha come peggiorativo (se così si può dire) il richiamo continuo al nuovo commento, al nuovo post, alla nuova richiesta di amicizia: queste cose creano una sorta di stop and go; stai per andartene, per sganciarti e subito vieni risucchiato nel vortice.
    Il vero progresso sarà quando non si leggerà più di persone che si sentono “sempre” vessate (il verbo era diverso ma lo sostanza era quella) da Facebook, come mi è capitato di leggere oggi in un commento: ovviamente se è così significa che c’è un’incapacità a “sottrarsi” al mezzo, che forse sarebbe interessante indagare.

  4. Giuliana Sorella scrive:

    @william nessuno (MacEwan Writer)
    Grazie a FB,scrivi: “sono entrato in relazione con persone veramente brillanti che sul blog non avevo mai incrociato, con le quali discuto in modo non meno articolato che sul blog, anzi, più veloce, intenso e partecipato (di solito la discussione vede molti attori e si sviluppa rapidamente, a differenza del blog che ha tempi, paragonati a FB, epocali)”.
    La tua valutazione di FB mi sembra troppo acritica, troppo apologetica. Constato, girando su FB, che rapidità e brevità prevalgono a scapito dei contenuti, a scapito della ricchezza dei contenuti. Lo stile del messaggio breve, sintetico, fulmineo, sta dominando. La modalità dell’aggregazione di fan e amici è davvero discutibile. Aggregazioni caotiche, non guidate da criteri di scelta qualitativa. Che i neo-post di cui parli siano sintetici, non v’è dubbio. Che siano anche efficaci, e quindi favorevoli agli approfondimenti: beh, lasciami dubitare di questo! Tu stesso del resto, criticamente, scrivi: “il richiamo continuo al nuovo commento, al nuovo post, alla nuova richiesta di amicizia: queste cose creano una sorta di stop and go; stai per andartene, per sganciarti e subito vieni risucchiato nel vortice
    Sono per il messaggio, non per il mezzo, o per il feticismo del mezzo! In questo caso, sono contro il feticismo della connessione, che spinge molti utilizzatori di FB a privilegiare l’estensione della propria rete di connessioni alla ricchezza, all’originalità e alla profondità dei contenuti. Mi verrebbe da dire, a questi disinvolti utilizzatori: prima di lanciare il messaggio e di cercare la connessione, riflettete, concentratevi,
    pensate…:-)
    GIULIANA

  5. MacEwan Writer MacEwan Writer scrive:

    Giuliana, è curiosa la tua critica: è come se tu avessi letto solo il mio commento a Mad e Mario e ignorato il contenuto principale del post. Ovvero che torno al blog (che uso dal 2003) per molte delle ragioni che tu ripeti, perdonami, ritorcendomele contro.
    La mia valutazone di FB non è affatto “acritica e apologetica”, anzi parte proprio da critiche profonde fin dal primo articolo nel libro citatato, ovvero “Facebook come”, che io ho intitolato “dissipazione del tempo”. Se ti pare apologetico questo…
    Nel commento ho cercato proprio di ristabilire un minimo di equilibrio parlando anche di elementi che in FB ho trovato positivi. In quanto ai post più brevi rispetto a un tempo, non era un giudizio ma una riflessione su dinamiche che sono di fatto presenti e che chi si occupa di Rete e comunicazione non può ignorare.
    Io invece non sono nè per il mezzo nè per il messagio (lasciando da parte McLuhan per una volta), sono per la consapevolezza, e per utilizzare ogni mezzo secondo le sue specificità e le sue potenzialità. W.

  6. orsarossa scrive:

    Vi aspetto su Splinder…!:)

  7. Orsaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa !!!!!!!!!!!!!!!
    Perché non scrivi un post qui, per noi?
    Una delle tue poesie, Orsabella…
    (mad)

  8. sandro scrive:

    una piccola presentazione: sono sandro un neo pensionato dopo 38 anni di lavoro nella pubblica amministrazione (INPS), ho avuto un perido abbastanza lungo di sindacalismo a tempo pieno (quando si facevano e si ditribuivano i volantini a mano, con il ciclostile o proprio il manifesto da muro e colla …..), e ho un mio blog associativo che si occupa (come onlus) di disabilità: http://www.handicapfacilitazione.it. Sono interessato all’uso e al dibattito delle “reti sociali”, sono interssato alle forme di aggregazione e di fare politica perchè considerole esistenti “invivibili”, ne ho prtaticate molte e sono felice di averle abbandonate, però evidentemente non mi basta … cerco ancora. Su Fb ci sono da non molto ed è vero dissipo molto tempo … però serve ad alcune cose pratiche che in altre epoche ed in altriperiodi difficilmente avrei potuto minimamente pensare di mettere in piedi; fb non può essere certamente una scuola di pensiero, ecc., non è neutro, condiziona e spinge all’io usa e getta … ma può essere utile, lo consideropernicioso se invece lo si intende utilizzare per fare politica ( un pò alla grillo). Mi ricorda quello che erano le radio alternative tipo radio cooperativa e radio gamma 5, radioo che hanno avuto bacini di utenza importanti ma che poi si sono ridotte a luoghi autoreferenziali dove hiamavano e dibattevano sempre gli stessi con gli stessi stereotipi e dove il massimo dell’analisi era nella lettura e commento di qutidiani e settimanali, ecco forse fb si resta a questa grande superficialità …. ma avete delle alternative, questo blog?
    ciao e a risentirci scusate glie rrori ma non mi rileggo subito e ho notato che in Fb e nella rete l’errore e l’orrere ortografico domina sovrano … qualcuno l’ha detto: prima de parlar : tasi!

  9. Sandro,quello che sostengo è che tutte le diverse piattaforme che sono state sviluppate su Internet hanno una propria specificità, delle caratteristiche che vanno sfruttate in quanto tali. E degli aspetto negativi. Il mio intento non è nè demonizzare nè santificare. Dico solo che dopo essere passato attraverso Facebook (dove sono ancora) ho sentito nuovamente l’esigenza di un respiro diverso, e questo me lo può dare il blog. Semplice e chiaro, no?

    • sandro scrive:

      tesi: le piattaforme non sono tutte eguali, hanno scopi e forme diverse, e non tutte utili, ma quelle che fanno capo ad organizzazioni che si propongono d fare cultura e politica (compresa la onlus in cui opero…), devono essere piantate per terra, nel territorio con sedi di incontro “fisico”..

      Sono d’ccordo con te, ancora una volta mi accorgo che anche scrivendo non riesco a spiegarmi a suffcienza …. provo con un esempio: penso che questi strumenti di rete (specie se si collocano nel versante culturale e del confronto di idee e esperienze)debbano essere supportati comunque da luoghi fisici di incontro e relazione-reciprocità ( ad es. mi piacerebbe sapere se anche a livello teorico c’è uno sviluppo e articolazione del questo concetto di “reciprocità comunicativa e organizzativa”?) , forse voi fate riferimento all’università anche come luogo di incontro, ma nel sociale questi luoghi mancano, e una delle critiche che sovente faccio a chi mi interpella da sinistra per il voto è: “non potete chiamarmi solo a votare! datemi una sede un luogo di relazione e confronto, un luogo “aperto”, e non solo (nel migliore dei casi)un blog alla grillo ….”; da questo punto di vista abbiamo molto da imparare dalla chiesa, e infine una sviolinata e auspicio: forza michele vianello! prima che arrivi brunetta, rendi/rendiamo ( e se posso darò una mano..), il vega anche un luogo di aggregazione culturale, apriamolo al territorio e speriamo che tutto ciò avvenga appunto prima che qualcuno lo chiuda, lo mantenga chiuso anche per il futuro, nel qual caso non essendo stato praticato come luogo di aggregazione culturale e civica …. nessuno se ne accorgerà
      ciao e grazie e acora sorry for mistakes …

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