L’Italia a piedi [Patrick ci racconta...]

maddalena mapelli
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16 Commenti

  1. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Purtroppo il video, per ovvi motivi tecnici, è stato tagliato. Sono rimaste alcune parti divertenti, anche se di scarso interesse [ad esempio la digressione sul criceto :-)], ma sono saltate parti interessanti, significative: ad esempio quando il nostro giovane amico americano racconta del suo incontro con un altro camminatore, a spasso per la penisola: un inglese “senza fissa dimora”, abituato a recuperare cibo anche tra i rifiuti… un soggetto lucido, capace di dialogare e di raccontarsi. Patrick ha detto testualmente di aver provato un pizzico di “invidia” verso questo soggetto anomalo, decisamente più radicale di lui nella sua scelta di liberarsi dalle costrizioni della cittadinanza, dell’appartenenza…
    Quando Patrick, nel video, parla della sua capacità, dentro l’esperienza del camminare, di riappropriarsi del tempo, fuori dalla logica che lega il tempo a dimensioni produttive, ecc., lo fa subito dopo aver parlato del suo compagno inglese…

  2. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Aggiunta, per chi legge: nel parlare del “camminatore” inglese, Patrick ha svelato sia la posta in gioco conoscitiva, psicologica, del “viaggio”, sia le sue risonanze emotive.

  3. Paolo Melissi scrive:

    grandissima impresa e complimenti a Patrick. che si inserisce nella tradizione dei grandi camminatori, nonché in quella recente della “riscoperta”dell’andare a piedi. un mondo fatto di passi, di movimento, di andare lento, ma anche di riflessione, come sottolinea duccio demetrio nel suo libro. mi piacerebbe incontrare una volta patrick. e visto che con maddalena sono già d’accordo, prosegeguire qui il discorso intorno al camminare, alla scrittura e all’osservazione con Arti del camminare

  4. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Caro Paolo,
    bella la tua proposta. La raccolgo volentieri pure io (mi dici, per favore, a quale libro di Demetrio ti riferisci?).
    Inserirei l’arte del camminare entro una filiera alternativa, in un certo modo, ad un certo stile comunicativo imposto dai new media (twitter, sms, FB, e quant’altro): uno stile improntato alla rapidità e alla concisione, che però spesso sconfinano nella superficialità
    Avevo in mente un post dal titolo “Elogio della lentezza”: una sorta di apologia della riflessione, della meditazione, del ritrovare se stessi e l’altro entro un orizzonte non scandito dalla necessità di ottimizzare il tempo…
    Sono convinto che anche un certo uso del blog può andare in questa direzione.
    Mi piacerebbe sapere che ne pensi [ti vedo molto presente in FB e molto meno presente qui: un fatto casuale, o il sintomo di un tuo, come dire?, essere risucchiato dalla frenesia comunicativa della rete? :-)))]…
    Nella nostra lunga chiacchierata con Patrick emerge un tema importante, che i necessari tagli di cui sopra non mettono in sufficiente evidenza: il camminare come strumento per conquistare un miglior rapporto con se stessi, e al tempo stesso una maggiore padronanza del tempo: un tempo liberato contro un tempo confiscato

  5. Paolo Melissi scrive:

    mario
    mi fa piacere che ti interessi, anche perché è un argomento che seguo e studio da un po’ di tempo. il libro di demetrio è Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea.

    con Arti del camminare intendo parlare dei diversi modi del camminare attraverso la scrittura, l’osserazione, l’espressione artistica, la dimensione religiosa ecc ecc.

    Mi sono gettato a capofitto in FacciaLibro, sono stato di colpo affascinato dal medium e dalle sue possibilità Ma torno a dire quanto detto all’inizio dell’avventura Fb. FaceBook è la rapidità, l’impulso, il contatto fuggevole, rapido, è il ritmo della città trasposto nella rete. Il blog è il luogo del rallentamento e della profondità.

    I flussi sono incessanti, ma in quanto flussi prevedono un andare e un tornare

  6. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    paolo,
    mi piace questa tua rappresentazione del gioco FB/BLOG.
    Coniugare rapidità e riflessione mi pare un’ottima strada, a patto che non si smarrisca la pratica (e il senso) della seconda.
    Bye

  7. Paolo Melissi scrive:

    mario
    aggiungo però che non posso considerare in modo assoluto FB solo come il regno della velocità e della sinteticità. posso dire che anche lì la riflessione, anche lo scontro su questioni fondamentali c’è, o si può avere. ancora una volta, sta agli utenti il fare. torno a dire che non sta nei mezzi il problema, quanto nel fare, nelle pratiche. I blog dove si scrivono stupidaggini e banalità sono decine di migliaia, non dimetnichiamolo. un analisi di un medium non dovrebbe essere mai preconcetta, pena la costruzione di “immagini” del mezzo che rischiano di nasconderne le facce.

  8. bimodale scrive:

    scusate se m’intrometto, a me piace camminare più che andare in macchina o in bici. camminare e andare in treno mi piace troppo. a volte mi piace vagare per ore e ore nella città di notte, e collego il camminare al pensiero.
    —————————————————————-@mario e paolo:
    per quanto riguarda il discorso FB\blog non mi pronuncio perché mi piacerebbe scrivere un post al riguardo. premetto che ho lasciato FB, in una delle mie solite crisi pantoclastiche. si può chiamare sindrome da primadonnismo, probabile. io non ho ancora capito se scrivo banalità o non si capisce cosa scrivo o se si pensa che bimodale sia rimasto tale e quale come era nel passato o se da molti mi si snobba semplicemente. fatto sta che ibridamenti, per esempio, è una fucina di genialate, però non sembra esserci buon feedback. a volta mi sono chiesto se non sia la mia presenza a dare fastidio o ad essere considerata banale, però poi noto che anche quando mi trattengo dall’intervenire a volte non c’è flusso di scambio in generale. io penso questo: forse si confonde l’amicizia analogica con quella digitale qui e ora. cioè: lo scambio deve avvenire su quello che scrivo in questo momento, no? indipendentemente dal sé analogico. in particolare tra i cultori di SL, pochi sono disposti a confrontarsi, sono arroccati nelle loro posizioni. boh, non lo so, forse non sono fatto per questo mondo. quello che so lo dico, molti invece sembrano restii a scoprirsi. sbaglio? è come se ci fosse un’indifferenza una sufficienza che alla lunga castrano e stancano. non lo so, non riesco a notare curiosità, novità, sembra tutto così pesante, angusto, un ‘tirarsela’… non lo so magari se non fossi un precario che più precario non si può, anche io difenderei la mia conoscenza coi denti. forse che nella società dell’informazione la conoscenza è un capitale?
    non saprei. intanto non capisco se tornare o meno in FB.

  9. melpunk scrive:

    bimodale
    ciao! perché ti poni il problema di tornare o no? io non mi porrei nessun problema. in caso di sopravvenuta noia, saturazione o quel che sia mi limiterei a non usare più il mezzo. se un mezzo diventa un problema è come capovolgere la tinozza piena d’acqua

  10. bimodale scrive:

    @melpunk: il problema è che io non riesco a non pormi problemi. non è una questione di mezzo ma di esseri umani che sento vicini anche se non conosco. non so come spiegarlo ma il mezzo sarebbe bello usarlo, solo mi piacerebbe sentire più sincerità, più umanità, più affetto. sì, è quasi ridicolo quello che scrivo, magari anche infantile, ma la questione è complessa. forse in questo nostro paese non riusciamo più ad essere… buoni. non so, ma sembra quasi che si sbrani a vicenda, in maniera sottile. che dire, io sarei quasi sempre portato a incoraggiare, anche se andasse contro il mio interesse, sarei sempre disposto ad aiutare gli altri. non usare semplicemente il mezzo non risolve il problema. faccio un esempio: in spagna c’è molta più educazione, se incroci lo sguardo di uno sconosciuto ti saluta, in italia no! in internet, a volte, uno anche se non è cattivo o stronzo, è costretto a diventarlo e allora succede che pur apprezzando un post o un’ idea non lo ammetti e non la dai vinta, quasi ti constringono ad essere invidioso, a fare come fanno tutti, ignorare una persona che vale, snobarla, metterla in disparte. forse è una mia sensazione, però se io fossi un guru e un semisconosciuto mi scrivesse, io cercherei di rispondere di aiutarlo. è vero, in passato e spesso anche ora, reagisco male quando vedo che qualcuno fa di tutto per non considerarmi, malgrado gli dimostri affetto e stima, divento quello che in realtà non sono, una primadonna perfida e fastidiosa. perché non si riesce a sentire la solitudine degli altri? perché ci si incattivisce sempre di più? perché esistono ancora i guru che se la tirano e che ti trattano con sufficienza? non lo sanno che la grandezza intellettuale è anche umiltà? uno cerca di cambiare ma certi provano gusto, mi sembra, a farti incattivire e a restare nel loro pregiudizio. l’uomo, dove è finito l’uomo? siamo tutti al lastrico, più o meno, e invece di aiutarci di sgozziamo come primitivi e i più giovani ci imitano.
    mah… speriamo bene.
    a presto!

  11. melpunk scrive:

    bimodale
    capisco benissimo ciò che vuoi dire. ma credo che il problema, allora, si ponga anche per un mezzo come il blog “puro”. se pensi solo al comportamento di certe blogstar, che io per strada non farei passare liscio, figuriamoci! ma il richio del confronto e dello “scandalo” (per usare un termine demartiniano) con l’Altro rimane, ovunque e comunque

  12. bimodale scrive:

    in effetti, con il senno di poi, non rifarei tutto quello che ho fatto (dal primo blog su splinder al fascistissimo FB, che in italia spopola non a caso…). invidio patrick, mi piacerebbe un giorno, quando l’immotivata frenesia depressiva t’attacca senza alcun motivo, mi piacerebbe iniziare a camminare e andare andare andare e sparire come la camilla di john fante di ‘chiedi alla polvere’ :)

  13. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    @bimodale:
    mi piacciono l’immediatezza e la radicalità della tua posizione! Avrei molto da dirti, qui ed ora. Anche se in questo momento sono un po’ di corsa, mi viene voglia, per ora, di tradurre la tua presa di posizione in termini di un problema, per così dire, teorico (ma penso, ovviamente, a tutto ciò che una qualsivoglia teoria può dire sulla VITA…).
    E il problema è forse questo: come portare all’estremo limite, come spingere lungo il vettore della sua radicalità esistenziale una pratica comunicativa liberandola dall’istanza di potere? Uscire dall’impasse che tu denunci significa, a mio avviso, liberare energie creative e antagoniste
    Quali, allora, le forme di antagonismo capaci di contrastare l’egemonia del gioco di potere, la dominanza di una logica scandita dall’onnipresenza pervasiva e ammorbante del rapporto di forza?
    In FB come nella blogosfera, inuna fabbrica come in un ufficio, in una redazione come in un’università, eccetera…
    :-)

    • Paolo Melissi scrive:

      semplice: attraverso la sovversione del mezzo. l’uso “diverso”, comunicativo, ludico, associativo. è sempre lo stesso discorso, mario, dal camminare alla de certeau al situazionismo al surrealismo.

  14. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Si, Paolo: la sovversione del mezzo. Siamo assolutamente d’accordo, mi pare.

  15. Cheryl scrive:

    Oop!, gotta go home and get my Italia dictionary and come back.

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