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	<title>Commenti a: La terapia raccontata dalle anoressiche</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 May 2012 18:06:42 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Storia di Manuela &#124; Ipertesti</title>
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		<dc:creator>Storia di Manuela &#124; Ipertesti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:55:27 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Oltre alla cura del numero, ho contribuito con un articolo dal titolo &#8220;Le emozioni dei terapeuti e la memoria della paziente&#8221;. Tempo fa intervistai una donna che dodici anni prima era stata in terapia perché per alcuni mesi era stata anoressica: il mio articolo è la storia di Manuela. È la storia della sua anoressia e della sua terapia raccontata da lei e confrontata col racconto del suo terapeuta di allora. Ne avevo parlato anche qui. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Oltre alla cura del numero, ho contribuito con un articolo dal titolo &#8220;Le emozioni dei terapeuti e la memoria della paziente&#8221;. Tempo fa intervistai una donna che dodici anni prima era stata in terapia perché per alcuni mesi era stata anoressica: il mio articolo è la storia di Manuela. È la storia della sua anoressia e della sua terapia raccontata da lei e confrontata col racconto del suo terapeuta di allora. Ne avevo parlato anche qui. [...]</p>
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		<title>Di: massimo giuliani</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2008/11/la-terapia-raccontata-dalle-anoressiche/comment-page-1/#comment-23534</link>
		<dc:creator>massimo giuliani</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 09:04:34 +0000</pubDate>
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		<description>La metafora di Maddalena dello specchio &quot;in cui il linguaggio e le metafore del terapeuta incontrano il linguaggio e le metafore di chi è in cura&quot; mi pare pertinente.
Una delle cose che credo emergessero dal nostro intervento è che un modo di fare terapia sensibile al cotesto e alla cultura non può non tener conto del fatto che una terapia esercitata come una specie di potere (il terapeuta sa di cosa la paziente ha bisogno, cose sia terapeutico per lei, e se lei non lo coglie è un limite suo) oggi è impraticabile e, probabilmente, poco etica.
Che la pratica di ascoltare la voce di chi sta dall&#039;altra parte della scrivania sia estendibile ad altri campi non c&#039;è dubbio: che fosse importante cominciare dai disordini alimentari anche.
Pietro Barbetta da anni parla del fatto che le anoressiche costituiscono una delle classi di persone alle quali il senso comune e i saperi &quot;psi&quot; tendono a negare responsabilità su di sé (&quot;moral agency&quot;). Per la mia esperienza vorrei aggiungere i tossicodipendenti. Vale a dire categorie di persone che mettono in atto comportamenti tanto autodistruttivi, negando peraltro di soffrirne, da non poter essere riconosciute come affidabili e da sollecitare la tutela di qualcuno che lo sia. 
Che questo giustifichi le peggiori nequizie commesse &quot;a scopo terapeutico&quot; lo sappiamo tutti e fa parte di una cronaca neanche tanto lontana; eppure, che questa attribuzione di irresponsabilità morale diventi parte del problema anziché parte della soluzione è meno scontato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La metafora di Maddalena dello specchio &#8220;in cui il linguaggio e le metafore del terapeuta incontrano il linguaggio e le metafore di chi è in cura&#8221; mi pare pertinente.<br />
Una delle cose che credo emergessero dal nostro intervento è che un modo di fare terapia sensibile al cotesto e alla cultura non può non tener conto del fatto che una terapia esercitata come una specie di potere (il terapeuta sa di cosa la paziente ha bisogno, cose sia terapeutico per lei, e se lei non lo coglie è un limite suo) oggi è impraticabile e, probabilmente, poco etica.<br />
Che la pratica di ascoltare la voce di chi sta dall&#8217;altra parte della scrivania sia estendibile ad altri campi non c&#8217;è dubbio: che fosse importante cominciare dai disordini alimentari anche.<br />
Pietro Barbetta da anni parla del fatto che le anoressiche costituiscono una delle classi di persone alle quali il senso comune e i saperi &#8220;psi&#8221; tendono a negare responsabilità su di sé (&#8220;moral agency&#8221;). Per la mia esperienza vorrei aggiungere i tossicodipendenti. Vale a dire categorie di persone che mettono in atto comportamenti tanto autodistruttivi, negando peraltro di soffrirne, da non poter essere riconosciute come affidabili e da sollecitare la tutela di qualcuno che lo sia.<br />
Che questo giustifichi le peggiori nequizie commesse &#8220;a scopo terapeutico&#8221; lo sappiamo tutti e fa parte di una cronaca neanche tanto lontana; eppure, che questa attribuzione di irresponsabilità morale diventi parte del problema anziché parte della soluzione è meno scontato.</p>
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		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2008/11/la-terapia-raccontata-dalle-anoressiche/comment-page-1/#comment-23502</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 15:08:05 +0000</pubDate>
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		<description>questa è la domanda:

&quot;Ma non è che questa idea di intervistare le ex pazienti e di ascoltare le anoressiche delle mailing list è una specie di attentato contro un altro tipo di ordine?&quot;

Ha a che fare, se intuisco bene, con il discorso sulla co-costruzione della &lt;em&gt;diagnosi&lt;/em&gt;... che diventa un processo di co-generazione di contenuti condivisi.
E&#039; come guardare in uno stesso specchio, in cui il linguaggio e le metafore del terapeuta incontrano il linguaggio e me metafore di chi è in cura.

E sarebbe davvero itneressante sapere quali sono gli esiti del tuo eprcorso di ricerca anche per verificare se il &quot;modello&quot; è esportabile anche ad altri tipi di osservazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>questa è la domanda:</p>
<p>&#8220;Ma non è che questa idea di intervistare le ex pazienti e di ascoltare le anoressiche delle mailing list è una specie di attentato contro un altro tipo di ordine?&#8221;</p>
<p>Ha a che fare, se intuisco bene, con il discorso sulla co-costruzione della <em>diagnosi</em>&#8230; che diventa un processo di co-generazione di contenuti condivisi.<br />
E&#8217; come guardare in uno stesso specchio, in cui il linguaggio e le metafore del terapeuta incontrano il linguaggio e me metafore di chi è in cura.</p>
<p>E sarebbe davvero itneressante sapere quali sono gli esiti del tuo eprcorso di ricerca anche per verificare se il &#8220;modello&#8221; è esportabile anche ad altri tipi di osservazione.</p>
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		<title>Di: Anoressia su ibrid@menti &#124; [appunti &#38; ipertesti]</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2008/11/la-terapia-raccontata-dalle-anoressiche/comment-page-1/#comment-23499</link>
		<dc:creator>Anoressia su ibrid@menti &#124; [appunti &#38; ipertesti]</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 13:58:36 +0000</pubDate>
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		<description>[...] &#8220;La terapia raccontata dalle anoressiche&#8221;: qui. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] &#8220;La terapia raccontata dalle anoressiche&#8221;: qui. [...]</p>
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