Dal blog al feuilleton: il web e le nuove possibilità per il romanzo d’appendice

galatea72
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Dottor_House

Quando ho aperto un blog, non avevo ben chiaro che cosa fosse. Provenendo dalla carta stampata, l’ho trattato come se fosse qualcosa di molto simile ad essa. Cioè un giornale. Magari non proprio un giornale, ecco. Ma qualcosa di più vicino ad un rivista. Anzi, una rivista molto simile, come impianto, a Die Fackel di Karl Kraus. Cioè una rivista curata da una persona sola, con tutto quel tocco di grazia monomaniacale che una impostazione di questo genere può dare.

Nel blog ho cominciato a scrivere quello che mi sarebbe piaciuto leggere. Dunque ho alternato allegramente appunti, battute, aforismi, recensioni di libri, film o serial tv, articoli di commento ai fatti del giorno. E, in ultima, racconti.

Il bello dei blog è che si possono organizzare in rubriche. Quindi inizialmente i racconti, tutti con venature satiriche, andavano a finire in una sola categoria. Avevo deciso infatti di ambientarli quasi esclusivamente in una immaginaria cittadina chiamata Spinola, in cui “Galatea”, la protagonista io-narrante vive. La cittadina, o meglio il paesotto, doveva riassumere in sé tutti i vizi, i vezzi e anche le virtù del Nordest contemporaneo. Pescavo dalla mia esperienza di cronista, per tanti anni impegnata a descrivere la vita quotidiana alla periferia dell’impero. L’ho chiamata così, la rubrica, Alla periferia dell’impero, rubando il titolo ad Umberto Eco.

Solo che i racconti, quando li metti dentro una sola categoria, fanno comunella. In un certo senso, si parlano fra loro. Capitava che in un post creassi un carattere particolarmente riuscito. Un personaggio. Mi ci affezionavo. Così magari lo riprendevo qualche tempo dopo, in un nuovo post, e ne raccontavo qualche altra avventura. Cosa strana, ci si affezionavano anche i lettori. Mi chiedevano se esisteva veramente. Se non ne parlavo più, mi domandavano notizie di lui. Volevano sapere che fine avesse fatto.

Pian piano, e senza che me ne accorgessi, il paesino di Spinola si è popolato di personaggi, che i lettori conoscono e amano. C’è il sindaco destrorso Carlo Taragnin, che governa il paese da un decennio, ed ora però deve far fronte al problema di non essere più eleggibile; la sorella di Taragnin, ovvero la procace Carmen, che briga per sfruttare l’influenza del fratello per ottenere prebende e riconoscimento sociale; il costruttore Anselmo Pedron, che grazie alle protezioni politiche è riuscito a far rendere edificabili anche i terrazzini; il vicesindaco Erberto Guidi, bello e ambizioso, che tenta di fare al sindaco in carica le scarpe da anni, e spera le prossime elezioni siano l’occasione buona; il Trio, il malefico triumvirato formato dal farmacista, dall’avvocato e da un ex potentissimo politico locale, che da sempre intruglia nell’ombra per tenere le fila di tutto, in paese, senza apparire; attorno una fauna di piddini in perenne ricerca di identità e di leader, operai frastornati dall’evolversi degli eventi, sinistrorsi sedicenti rivoluzionari, ex rivoluzionari non più sinistrorsi, intellettuali di provincia riciclatisi in altro schieramento, che mirano a ciucciare qualche finanziamento comunale per i loro festival culturali. Poi ci sono i Crespano, potentissima famiglia alle prese però con rogne intestine e le immancabili chiacchiere di paese, riguardanti soprattutto il problema del figlio, Alfonso, il quale ha mollato la moglie legittima per convivere more uxorio con una commessa sovrappeso – per far dispetto a mamma o forse per inseguire una qualche forma di libertà – e della nuora che, abbandonata come moglie, ha deciso di presentarsi al mondo come una replica provinciale di Lady Diana.

Scrivi oggi, scrivi domani, i personaggi ricorrenti hanno formato una trama. Germinata quasi spontaneamente. Non è un romanzo, perché ogni raccontino è concluso in sé. Ma è più simile ad un serial tv, in cui i protagonisti sono fissi, le loro vicende si sfiorano e si intrecciano, alle volte si intersecano e altre volte no, e sullo sfondo c’è però un plot che fa da sottofondo. Sono passata da una rubrica di blog e gestire una cosa che forse è più simile ad un feuilleton ottocentesco. O forse, per volare meno alto, ad una telenovela. I lettori seguono le puntate ad una ad una. I più appassionati si stampano le varie “puntate” e le mettono via per leggerle e rileggerle con calma, esattamente come registrerebbero un episodio di Beautiful per esser certi di non perdersi qualcosa. Quando un personaggio per un po’ sparisce, chiedono lumi su di lui tramite e-mail, o a voce, se mi conoscono. Qualche volta, se non ne parlo più, lo reclamano a gran voce. Non ho ancora provato ad ammazzarne uno, ma chissà, potrei scatenare tra i suoi fans una piccola sommossa, come quella che costrinse Conan Doyle a riesumare il defunto Holmes.

Colpita dal successo del primo esperimento, ho dato vita ad un secondo “serial”, archiviato sotto al titolo: Atena non abita più qui, ed ambientato nel mondo universitario. Il protagonista è il Vecchio Barone, professore universitario di gran fama, che vive attorniato dalla sua piccola corte di assistenti, dottorande, studenti. La rubrica/feuilleton ha per ora un po’ meno fan, ma perché è partita da poco. Qualcuno però fra i lettori mi ha già fatto sapere di aspettare gli immancabili sviluppi. Insomma, non ha gli ascolti del Dottor House, ma anche questa nuova “serie” funziona.

Da parte mia, come autrice, l’esperienza è divertente, ma soprattutto interessante. Mi ci sono ritrovata in mezzo senza averla pianificata a tavolino, ma ora mi ci crogiolo volentieri. Non ho la pretesa di fare alta letteratura (quella in realtà non l’ho mai avuta), ma mi sta dando la possibilità di ragionare sui meccanismi dell’artigianato letterario. Costruire un romanzo a puntate è formativo: ti permette di toccare con mano i meccanismi di attenzione del pubblico, ma anche quelli di fideizzazione. E aiuta a capire soprattutto quel patrimonio di tecnica letteraria sopraffina che ha permesso ai grandi autori come Balzac o Zola di farsi le ossa nei romanzi a puntate. In fondo a loro mi ispiro, nel mio piccolo, quando cerco di usare il questa specie di webfeuilleton per ritrarre il mondo che mi circonda.

Il romanzo d’appendice a puntate in letteratura è scomparso, anche se il suo erede, si è detto da più parti, è il serial tv, che però usa un altro mezzo.

Invece il romanzo a puntate scritto potrebbe tornare a vivere tramite il web e il blog. Dalla letteratura in rete alla letteratura in rate.

Vogliamo ragionarci?

16 Commenti

  1. galatea,tu non sai quanto felice sono che finalmente ho potuto aggiungere ad un post, l’immagine di House :-)
    (è un golpe, ok, se non la vuoi, la tolgo!!!)

    Venendo al tuo spunto… direi di sì, il blog sembra fatto apposta per raccontare a puntate e in questo il collegamento con il giornalismo, secondo me, è immediato. Mi vengono in mente, per esempio, gli editoriali di Travaglio, su Il Fatto… non so se hai presente. Ecco lì c’è meno fiction e più aderenza a quanto accade, ma la struttura narrativa è quella del racconto a puntate.
    Almeno così mi sembra…

    E i problemi che si aprono sono sempre gli stessi: come avviene la testualizzazione della realtà?

  2. galatea72 scrive:

    @->maddalena: Grazie per la foto di House (Ma quale golpe!!! io lo adoro, mi hai letto nel pensiero!).
    Quanto alla “testualizzazione” della realtà. Nei racconti che scrivo il problema non si pone in termini stretti, o meglio non è differente da quanto avviene ogni volta che qualcuno scrive un racconto: ci si ispira in parte a personaggi ed eventi reali, ma li si trasforma.
    IL blog pone semmai due ordini di problemi: primo, il romanzo e la serie televisiva in genenere nascono già con una trama preordinata e un numero fissato di capitoli o puntate, mentre sul blog può anche non accadere: i post si succedono, crei un personaggio che funziona e vai avanti da lì, ampliando o condensando, a seconda di come ti viene. é una trama decisamente “aperta”, un vero work in progress, che nessun altro mezzo può dare: la carta stampata, infatti, anche nel caso di un romanzo d’appendice deve avere un numero di puntate già prefissato, per sapere come impostare l’impaginazione del giornale; il blog no.
    Il secondo, e interessante punto di analisi, è invece il rapporto dei lettori con il testo: nessuno si sognerebbe, leggendo Camilleri, di domandargli se Montalbano esiste veramente; nel blog, invece, è un continuo domandare se i personaggi che descrivo esistono veramente, e come si chiamano, e dove vivono nella realtà, e se la mia vita coincide in tutto e per tutto con quanto Galatea scrive di sè stessa. Come se fosse inconcepibile, per un blogger, scrivere della vera “narrativa”, ma potesse solo raccontare i fatti suoi.
    Interessante da analizzare, non è vero?

  3. sì il secondo aspetto che metti in luce ritorna spesso quando si tratta di blog o di social. E’ come se molti utenti si dimenticassero che la “finzione” esiste eccome,… è come se fosse implicito che ognuno debba scrivere la verità (ammesso che ne esita una, tra l’altro).
    Sarebbe interessante raccogliere appunto tutte le richiesta di disvelamento che ti arrivano…

  4. claudia b. scrive:

    Interessantissimo questo articolo, soprattutto la questione: la carta stampata deve avere un numero di puntate già prefissato per sapere come impostare l’impaginazione del giornale, il blog no.
    Questa estrema libertà permette uno sviluppo agilissimo della trama, tanto che si può parlare (almeno per quanto riguarda la mia esperienza di pubblicazione a episodi in rete) di svincolamento dalla struttura, di narrazione libera, aperta. I mini episodi della vicenda di Spinola sono quadretti che permettono una lettura agile, non vincolata ad un succedersi calcolato degli episodi del supporto libro. Non so sia appropriato, ma l’unico vero paragone che mi viene in mente non è tanto quello con i serial tv, ma con il romanzo “scomponibile”, assoluto capolavoro, di Julio Cortazar “Rayuela” (Il gioco del mondo) che lasciava estrema libertà nella scomposizione-ricomposizione della trama. Mi pare che la scrittura su blog abbia realizzato quella fenomenale intuizione di Cortazar.

    Volevo segnalare che anche in un altro post oggi si parla di blog e feuilleton politico / narrazione a puntate:
    http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/10/10/precari-allerta-per-riprendere-la-parola/

  5. grazie dello spunto e della segnalazione Claudia, vado subito a leggerlo :-)

  6. galatea72 scrive:

    @->Claudia b: be’, ora sono incuriosita e voglio assolutamente leggere la saga degli scrittori precari! :-)
    Quanto al webfouilleton: in realtà la trama è liberissima, per questo facevo il paragone con le telenovele; anzi, per essere più precise, con le soap opera americane, quelle tipo “Sentieri” o il nostrano “Un posto al sole”, che si sviluppano su un nucleo di personaggi fissi che però sono continuamente integrati da altri, partono trame e sottotrame, etc (O mamma, si puà citare roba come “Un posto al sole” in un sito come questo? vabbe’, io lo faccio lo stesso, non impallinatemi, e ricordatevi che pure Umberto Eco ha confessato di guardare “Carabinieri”, per cui…).
    Volendo, un romanzo via Web può essere anche infinito, in quanto le puntate possono continuare, i personaggi minori diventare protagonisiti. Nulla vieta addirittura che un team di scrittori si metta a svilppare la stessa trama: magari ogni scrittore si prende carico delle storie di due o tre personaggi. Per esempio un mio amico ha sviluppato alcuni racconti ambientati nel medesimo paese di Spinola inventato da me, ma con dei personaggi altri..Insomma, il blog può essere molto più aperto, meno vincolante e persino più “collaborativo” di un romanzo.

  7. claudia b. scrive:

    @Galatea > bellissimo questo tuo ultimo spunto: vuol dire che siamo anche oltre il romanzo collettivo e verso il collettivo che produce direttamente in Rete un romanzo sia collettivo che a trama libera, che poi è simile a quello che fanno i SIC (anche se loro alla fine hanno preferito strutturare il contenuto per gestire i circa 80 partecipanti, perché sennò non ne uscivano più!). Anche i SIC saranno alla seminario Scrittori in Arsenale, spero che verrai perché la discussione potrebbe diventare davvero molto interessante.

  8. galatea72 scrive:

    @->claudia b.: A Venezia conto proprio di venirci, quindi magari parleremo dal vivo (che è sempre meglio). Spero solo che terrete conto che io non sono una vera e propria “scrittrice”, e per giunta non mi occupo di letteratura di avanguardia: posto solo raccontini che si ispirano nel migliore dei casi al Don Camillo di Guareschi. Quindi spero di non far figuracce..

    @->tutti: Segnalo che la discussione su questo post è andata avanti anche nei commenti del mio blog, con spunti interessanti da parte dei miei lettori abituali. Ecco il link: http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/10/10/dal-blog-al-feuilleton/#comment-8567

  9. Simone Ghelli scrive:

    uff, avevo scritto una risposta articolata ma è andato in errore, poi grazie a claudia ho capito che dovevo registrarmi…
    cerco di riassumere… il romanzo sul blog dei precari nasce da una mia idea, ma visto che parlerà della libertà di parola mi sembra necessario aprire al feedback coi lettori… per me si tratta di un esperimento nuovo, ma ci penso come a un lavoro con un equipe di sceneggiatori (i lettori) a cui il sottoscritto può o meno dare retta… insomma, l’ideale è ricevere commenti, spunti, suggerimenti, che di volta in volta potranno deviare, anche se di poco, la strada intrapresa dal sottoscritto… visto che si parla di una band di scrittori arrestati perché volevano rubare le parole al presidente, mi pare importante capire se la colpa è degli scrittori che non sanno ascolatare il popolo o del popolo che ascolta solo il presidente… insomma, ci siamo capiti… o no? :)

  10. la colpa è sempre degli scrittori ;-)))

    leggendo i vs commenti mi sono venute in mente due cose:
    1) La prima (scartatela pure) dovuta ad una mia temporanea deformazione da social: perché, per sperimentazioni del genere, scegliere il blog e non i social? Una nota su facebook, per esempio, raggiungerebbe molti più lettori e commentatori…

    2)La seconda (non scartatela subito!!!) è:

    perché gli scrittori che propongono sperimentazioni da “soggetto collettivo dell’enunciazione” (che presuppongono e non nascondono la necessità di una forte interazione con gli altri) se ne stanno ognuno a casa propria (nel proprio blog, nel proprio sito, etc.) e non si aggregano in un network o in un ning o in un “posto” insomma in cui un lettore possa seguirli senza dover perdere ore a girare il web?

  11. Simone Ghelli scrive:

    ciao maddalena, cerco di risponderti…

    1) per una questione di semplice comodità, perché nel mio caso il blog risponde già a un lavoro di gruppo con un suo percorso, e comunque non escludo il rilancio su facebook, come già facciamo anche per altre iniziative… però facebook, per come la penso io, dovrebbe servire a portare le persone sui blog, non viceversa… forse è un mio problema, diciamo generazionale, ma per me facebook rimane una vetrina, e una vetrina serve ad attirare l’attenzione, ma poi nel negozio ci sono tante altre cose…

    2) per riprendere l’incipit della prima risposta, ci tengo a precisare che il nostro blog nasce da un lavoro di gruppo, e si sta allargando, perché proprio da questo mese avremo altre rubriche tenute da persone che hanno in qualche modo incrociato il nostro discorso, anche se non fanno parte ufficialmente del progetto… certo, l’idea di una piattaforma dove vedere più scrittori, anche diversi tra loro, che possano interagire (attraverso la scrittura o il confronto critico) è molto bella, ma in questo paese si tende molto a fare parrocchia, per non parlare di chi vuol fare uno contro tutti, e non è facile tirar su un discorso del genere… noi nel nostro piccolo ci stiamo provando, anche cercando di andare incontro ad altre realtà… diciamo che non ci precludiamo niente al momento, poi la selezione verrà con la pratica sul campo, così come la trama viene costruita dal gesto, per quanto possa essere utile un canovaccio iniziale, un’idea di fondo…

    spero di essere stato chiaro e comprensibile, vista l’ora :)

  12. galatea72 scrive:

    Rispondo a Mad:
    1. Non ho pensato al social network perché su Fb mi trovo malissimo, lo trovo macchinoso e poco flessibile. Poi, dovendo scegliere, preferisco un ambiente, il mio blog, in cui mi sento davvero padrona di casa. Semmai Fb lo uso per pubblicizzare i post. Ma anche pochino, ammetto, perché mi riesce difficile capire appieno come funzioni quella trappola.
    2. quella di creare un network invece mi pare una idea stupenda. Chi ci sta? :-)

  13. galatea72 scrive:

    PS. Per altro, ripensandoci, mi pare che anche Nazione indiana, all’inizio volesse fare qualcosa di simile, anche se non proprio di uguale: creare una comunità di scrittori. Potremmo lanciare a Venezia l’idea di una comunità del genere, una specie di galassia di blog con aggregatore, magari connesso con il sito di Ibridamenti… certo ci vogliono le compentenze tecniche per farlo, un po’ di buona volontà e soprattutto dovremmo conoscerci di persona noi autori. Ma volendo, nella vita si riesce in tutto. Ripeto: chi ci sta? Qualcuno aderisce alla proposta? Coinvolgiamo anche qualche altro “nome” che gravita attorno ad Ibridamenti e non? Ci si sente e ci si incontra tutti a Venezia il 23? :-)
    (Ps al ps: io di natura sono un’entusiasta. Si sente, vero?)

  14. @Simone e @Galatea

    su FB anch’io ho moltissime riserve anche se penso che le potenzialità di un dispositivo micidiale come FB siano notevoli. E’ una questione di pratiche, forse… di sperimentazioni, piegare i dispositivi, trovarne le linee di frattura (bella sfida!)

    sulla piattaforma comune. Secondo me sarebbe una buona sperimentazione, ma dovrebbe forse portare un nome diverso dai blog o siti già esistenti in modo da diventare la casa di tutti e non avere un “marchio” sopra la testa.

    Sarebbe interessante soprattuto per i lettori, tipo me, che potrebbero seguire il divenire delle diverse scritture, risparmiando tempo. Vi assicuro che è impossibile seguire tutti… ma se i post di susseguissero uno all’altro, bé sarebbe semplice. Mella mia casella di posta arriverebbe la ntofica che c’è un nuovo post e andrei a leggerlo, magari commentando e intervenendo. E tutto questo mi farebbe venire in mente cose, e cambierebbe forse anche il modo di fare ricerca in rete.

    Ma non è facile :-)

  15. Simone Ghelli scrive:

    Ciao,

    da ieri è online il primo episodio del mio feuilleton politico, che potrete seguire ogni sabato su http://www.scrittoriprecari.wordpress.com

    Buona lettura!

  16. vincenzo scrive:

    ciao…come ti va?mi farebbe piacere avere tue notizie…tutto qui…

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