L’ambulanza di Cossiga si perde su Facebook, ma gli studenti non possono okkupare…

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    Su internet si trova di tutto, dicono le leggende metropolitane, anche le istruzioni per costruire una bomba atomica. Non ho verificato se sia vero, ma di certo si trovano le istruzioni su come gestire la strategia della tensione. A darci preziose dritte il Senatore a vita e presidente emerito Francesco Cossiga, ripreso da Piovono Rane. Va sottolineato che l’emerito una innegabile capacità ce l’ha: gran parte dei blogger hanno riportato le sue dichiarazioni senza nemmeno aggiungere un commento. In effetti, lasciano senza parole.

    L’allarme degli psicologi, invece, è per i trenta-quarantenni che si perdono su Facebook. O quelli che ci si trovano, vedete voi.

    Ma è l’occupazione dell’Università a tenere banco (trattandosi di scuola, passatemi il gioco di parole). Gli abitanti di Toqueville, la città dei Liberi (aggregatore di blog liberali, conservatori, neoconservatori, come recita il sottopancia) plaudono in massima parte all’idea di Berlusconi di chiamare la forza pubblica. I celerini godono di grande apprezzamento. Come dire: nella città dei Liberi, si ama molto l’arresto.

    Di segno opposto le reazioni su Kilombo, aggregatore delle sinistre: il Democritico e il Nuovo Mondo di Galatea (scusate l’autocitazione) suggeriscono motivazioni alternative per giustificare l’arrivo dei poliziotti nelle scuole. Decisamente innovativo il parere di Sviluppina, che invece sostiene che gli unici a non dover avere alcuna voce in capitolo sulla riforma della scuola sono gli studenti. Ovviamente aspettiamo il suo illuminato parere sui blogger che devono stare zitti quando si parla di blog.

23 Commenti

  1. [...] non perdere su Ibridamenti il punto sulle chiacchiere della blogosfera a cura di [...]

  2. Donneinlinea scrive:

    Personalmente troverei sensato che gli studenti dicessero la loro sulla scuola, ma sino ad oggi l’unica cosa dettà sono stati molti no. Nessuna proposta concreta volta a risolvere lo stato in cui versano gli atenei. Il DDL Gelmini riguarda la scuola primaria per cui, vista la giovane età, trovo impensabile che esca il coniglio dal cilindro dei piccoli alunni. I licei non sono toccati nè dal DDL Gelmini nè dalla L.133 per cui scioperano ed occupano solo per moda e poca voglia di studiare. Le università sono un altro paio di maniche. Versano in condizioni pessime sia nelle strutture che condizioni economiche (ho un post in moderazione su tale argomento). Questo però, per me, non giutifica il modo in cui gli studenti gestiscono il loro dissenso: se scioperare è un diritto, anche studiare lo è. Allucchettare le porte di facoltà come hanno fatto a Roma non è oggettivamente giusto! Bloccare stazioni ferroviarie e spaccare vetri dei propri atenei non è da studenti in sciopero ma da teppisti al lavoro! Nessuno poi che profferisca verbo su “Quelle” università e corsi di laurea specchio per allodole necessarie solo a trovare collocazione ad amici e parenti ove spendere soldi non propri, come nei 37 corsi di laurea dove vi è un solo studente. Oppure le 327 facoltà che non superano i 15 iscritti.
    Nessuno che poi spieghi a persone come me come mai abbiamo il doppio delle materie insegnate, il doppio dei corsi di laurea rispetto alla media UE ma gli studenti stranieri sono meglio preparati (nella media salvo qualche rara eccezione). Cossiga è colorito come sempre nelle sue uscite, ma forse lui si ricorda come e dove sono nate le BR….

  3. Ho letto l’allarme degli psicologi sul Corriere: “Attenti a Facebook!”. Come, “degli psicologi”? Di quali? Quanti psicologi? Un paio di psicologi? Dieci? Seicento? Non è corretto.
    Io sono psicologo, non mi hanno interpellato. Allora dovevano scrivere “l’allarme di parecchi psicologi”, al massimo “di tutti gli psicologi meno uno”.

    Non se ne può più che per spacciare dosi letali di senso comune inizino le frasi con “gli psicologi sostengono che…”.
    “Gli psicologi dicono che il tradimento fa bene alla coppia”, e il giorno dopo mia moglie mi dice “quello è il divano”. Ma io non c’entro!
    “Gli psicologi hanno concluso che la felicità è più gratificante della mestizia”, e il giorno dopo mi vergogno persino ad uscire di casa. La gente mi indica e si dà di gomito. Mi dicono: “ma lei è…” No. Suono il piano in un bordello.

    Certo giornalismo fa schifo. Lo dicono gli psicologi.

  4. bimodale scrive:

    bello il post di galatea. bello anche il suo blog. bello anche se la destra cattolica italiana non avesse diritto di voto.

  5. Minerva84 scrive:

    Vorrei proprio capire perchè gli studenti dovrebbero essere gli ultimi ad essere chiamati in causa. In questi giorni io, da studentessa, sto gestendo nel mio piccolo la mobilitazione nella mia facoltà. Non credo che non ci sia significato nel no. E penso anche che sia mestiere di chi governa sviluppare i progetti di riforma. Il punto è proprio questo: progetti di riforma, non tagli dovuti alla finanziaria che ricadono sull’università senza criterio. I tagli NON sono una riforma. Tagliando non si risolve proprio nulla. Le piccole università create per i docenti da accasare e non per gli studenti contiuneranno ad esistere. Il problema è che l’Italia è un paese che non investe sulla cultura. I nostri ricercatori sono pagati una pena! E poi ci si chiede il perchè della fuga dei cervelli all’estero. E le strutture? Per lo più precarie come chi ci lavora. E’ vero l’università ha tanti problemi, è ben lungi da essere perfetta e intoccabile, ma non sarà in questo modo insensato che si risolveranno le cose. Scusate lo sfogo, ma viene da una persona che ad oggi vede il suo domani popolato da ben grame prospettive.

  6. Goodidea scrive:

    Una piccola (grande) precisazione sulle manifestazioni.
    Il 25 giugno è passata una legge (con fiducia) per il riassetto della struttura universitaria. Viene permesso agli atenei di scegliere se restare pubblici o privatizzarsi. Poi gli vengono tagliati i fondi e qualche struttura rischia di chiudere.
    Per non chiudere ci si fa “sponsorizzare” da multinazionali che controllano i programmi di studio e il costo della frequenza schizza alle stelle, sul modello americano.
    Chi resta aggrappato allo Stato lo fa tagliando il tagliabile, riducendo la ricerca e quindi preparando *male* i ragazzi al vero mondo del lavoro.
    Due università, una per i ricchi e una per i poveri, entrambe lontane dalla cultura di stampo europeo, per distruggere quel che rimane della media borghesia ed annullare le piccole speranze di risanamento economico.

  7. VOCI DEL MOVIMENTO: si chiama così il nuovo spazio che stiamo allestendo (grazie Giovanni Polimeni, per aver già preparato al nuova rubrica) per dare voce appunto alla protesta e alla discussione da essa generata. Uno spazio nuovo su ibridamenti generato da questo post di Galatea…

  8. LdS scrive:

    beh, un minino di ragione la do a sviluppina. quando sento parlare certi studenti (e anche dottorandi) arrivo alla conclusione che sarebbe meglio che protestassero e basta senza dire le loro ragioni, tanto sono vaghe e aleatorie. insomma, per aria. fanno solo danno a tutto il movimento. movimento che ha tutte le ragioni per incazzarsi, anche se sarei stato contento vederli incazzati negli ultimi decenni quando interessi (e privilegi) ben poco culturali e molto baronali hanno provocato di tutto ad esclusione del miglioramento dell’istituzione università.

  9. Donneinlinea scrive:

    @ LdS Complimenti per il tono con cui hai esposto il tuo punto di vista che condivido appieno. Ho avuto occasione di parlare con alcuni universitari e francamente nessuno di questi mi ha saputo esaustivamente spiegare il perchè del no, nè provare a proporre soluzioni diverse.

    @ Mad

    Complimenti per l’iniziativa, più se ne parla meglio è.

    @ Goodidea

    non tagli dovuti alla finanziaria che ricadono sull’università senza criterio

    chi ha i conti in regola ed assunzioni regolari non avrà problemi. Sono gli atenei in deficit che ne avranno proprio perchè le vacche grasse sono finite per tutti, non solo per le università. Un’azienda avrebbe chiuso da tempo con i buchi in bilancio di certi atenei, non vedo perchè si debba continuare a mungere lo Stato per tenere in piedi baronati che spendono a pro proprio. Che almeno i rettori siano obbligati a cercarsi da soli e altrove i soldi che sperperano ed i soldi dello stato siano dati in mani più capaci. Inoltre credo che vi sia ricerca e ricerca (fermo restando che soldi ce ne sono pochi o punti per tutti). E’ giusto finanziare la ricerca utile, assumere a tempo indeterminato ricercatori sfruttati da anni nello stesso ateneo con contratti infami. Ma vi sono molti progetti di ricerca che sono a tempo determinato proprio per la dinamica della ricerca stessa. Non vedo perchè dovrebbero rimanere a tempo indeterminato in organico delle università. Sarebbe come obbligare un viticoltore ad assumere per tutto l’anno uno stagionale.. Non avrebbe senso. Secondo me occorre scindere. Una ricerca sul cancro ed una sulla vita delle aringhe (per fare un esempio) non devono essere messe sullo stesso piano. Di una non se ne può fare a meno, dell’altra si. la L. 133 dà l’opportunità di trasformare in fondazioni le università, non obbliga a farlo, Quindi chi protestsa dicendo che tutte diventeranno private e costose lo fa con un processo alle intenzioni. Gli atenei che sceglieranno la fondazione, potrebbero come no aumentare le rette. Rimarrebbero comunque scuole pubbliche ma non statali. Per certo si sa che andare all’università non è economico per nessuno quindi, di fatto, già ora molti non frequentano per problemi economici. Meglio un’università che ci sia sotto ogni forma di reperimento fondi, che un’università assente perchè sepolta da debiti.
    @ Minerva84

    non credo che non ci sia significato nel no

    condivido questa tua posizione. Peccato che il modo con cui la protesta è portata avanti dagli studenti proprio non fa capire il loro dissenso. E spaccare vetri, occupare stazioni e città, negare il diritto allo studio in modo prepotente, solo per esercitare il proprio diritto allo sciopero fa comprendere ancora meno. “Il torto urla, la ragione parla” dice un vecchio adagio. Forse dopo anni di studi, sarebbe ora che gli studenti imparassero a parlare… O no?

  10. galatea72 scrive:

    Secondo me trovo giusto, democratico e anche bello che gli studenti delle superiori si mobilitino, anche se, apparentemente, i tagli non riguardano in massima parte loro: si va scuola anche per imparare a interessarsi di cose che non ci riguardano direttamente. Quanto alla presunta impreparazione nell’esporre le ragioni: sarà anche vero che ce n’è, ma, da giornalista, so quanto sia facile, anche con un video, far sembrare qualcuno un perfetto scimunito: basta mandare in onda i cinque secondi in cui farfuglia, dopo che per venti minuti ha parlato bene. E poi, scusatemi: se farfuglia lo studente, a dargli addosso, se farfugliano ministri e parlamentari che manco sanno cosa votano in aula o rileggono le loro leggi invece va tutto bene? la Gelmini, nel suo decreto, per dire, manco si è accorta che alle medie ha inserito la possibilità di bocciare gli alunni anche con una sola insufficienza. E stiamo a fare le pulci ad un sedicenne che non sa discettare computamente sulla riforma????

  11. Donneinlinea scrive:

    @ Galatea72

    Proprio stamattina dicevo che l’unica cosa positiva che vedo in tutte queste proteste è che almeno i giovani iniziano ad interessarsi a qualcosa. Peccato che in parte io sia smentita proprio dalla disinformazione mostrata da molti dei protestanti che conferma quanto la necessità di giusta informazione non sia la molla che spinge migliaia di studenti in piazza ma la loro voglia di seguire il branco. Il DDL Gelmini e la L.133 torno a ribadire non citano le scuole superiori, pertanto se è bello che i liceali si interessino e si mobilitino è anche vero che per farlo nella ragione dovrebbero mobilitarsi per fatti concreti che con certezza li riguardano. Altrimenti finisce come chi grida al lupo sempre, e quando davvero c’è nessuno li soccorre proprio perche’ per ogni cosa allarmano. Quando poi un sedicenne blocca strade, scuole e piazze pretendo che sappia perchè lo fa, è il minimo. Concludo dicendo che il grado di maturità si evince anche da come i ragazzi sanno scindere fra cio’ che li tocca e cio’ che non fa, di conseguenza capire quando è il caso di attivarsi e quando è solo il momento di studiare.

  12. galatea72 scrive:

    Magari stavolta a loro pare sia il caso di mobilitarsi, perché sentono che la cosa, comunque, li tocca. Hanno fratelli ad elementari e medie, e fra due o tre anni saranno loro a doversi iscrivere in Università. Direi che la cosa li tocca, eccome.

  13. Donneinlinea scrive:

    Allora siccome potrebbero avere figli disabili in futuro dovrebbero mobilitarsi anche per i diritti dei malati e dei diversamente abili.
    Ci si muove prima di tutto quando si sa per cosa lo si fa, sulla base di notizie certe e precise -ribadisco che il ddl attuativo sul ddl gelmini non c’è ancora…- e senza mescolare le carte. Vi sono liceali che non hanno ben chiaro nemmeno che il DDL Gelmini e la L.133 sono due cose diverse e distinte, siglate da ministri diversi e rivolte ad enti diversi. La verità è che molti, ma non tutti, scioperano ed occupano solo per non studiare come è sempre stato e negli ultimi anni va di moda. Scommetto che basterà arrivare a Natale e molte proteste rientreranno perchè i ragazzi avranno per la testa le vacanze e non i costi della scuola probabili e non o il maestro prevalente. Vedo che tanto si discute solo sul diritto o meno di scioperare dei ragazzi, ma conversazioni vere su cosa dice la legge e su come, se ci sono, trovare soluzioni alternative, nessuno le affronta. Questo mi fa pensare che chi afferma che le proteste siano solo politiche potrebbe aver ragione. Si dice solo che i “i ragazzi hanno torto” o “i ragazzi hanno ragione”.
    Ma provare a spiegarsi per capire davvero magari confrontando i due punti di vista, partendo da cio’ che i decreti dicono senza pregiudizi ne processi alle intenzioni? Vedo che quasi nessuno ha voglia di farlo, forse per timore di dover poi cambiare idea ed accorgersi di essere stato davver strmento in mano di registi abili.

  14. bimodale scrive:

    eh galatea, penso a cossiga: i nostalgici del fascismo e i clericali ‘pacati’ e perbenisti proliferano. bisogna dirgli sempre di sì e lasciarli perdere. purtroppo sono inquadrati nelle regole ferree dell’ordine e della disciplina, del rispetto per le isituzioni (anche quando sono colluse con la mafia), convinti che i giovani non capiscano nulla e occupano per non studiare e farsi le canne (come dice mia nonna). hanno i paraocchi, non ci puoi fare nulla. sono freddi e non hanno empatia. si fanno i cavoli loro, indispongono e basta. cioè la gelmini vuole togliere soldi allo studio: però per fare la guerra li avevano i soldi, eh? e il vaticano, perché non se li fanno dare dal vaticano i soldi, che non paga le tasse come tutti… spero che scoppi una rivoluzione e che questi ammuffiti conservatori vecchi e viscidi non rompano più le scatole.
    :)

  15. Goodidea scrive:

    @Donneinlinea
    Ci sono atenei amministrati bene e altri impregnati di nepotismi, mazzette, menefreghismo. Ma un rettore deve fare il suo mestiere, non l’imprenditore alla ricerca di sponsor.
    Il costo di una università è alto e privatizzarla significa alzare le tasse di iscrizione (non di poco). Non stiamo parlando di scuola primaria o secondaria, ma di docenti che hanno girato il mondo prima di insegnare e di laboratori zeppi di strumentazioni costose che richiedono una manutenzione periodica.
    Ma il fulcro del problema è che i pochi sponsor italiani (quelli stranieri rubano i cervelli e buonanotte) richiederanno ricerche su commissione.
    Esempio: arriva la Fiat e caccia un milione. Il rettore dice: “Ottimo, metà a studiare nuovi trattamenti metallurgici e il resto ad astrofisica”. La Fiat ribatte: “Col cavolo che dai i miei soldi a quattro fessi per guardare le stelle, a me servono lamiere che non arrugginiscono!”
    Spero di essere stato chiaro e di aver tenuto i piedi per terra, ben sapendo che si tratta di suolo italico. Perché la “ricerca utile”, come tu la definisci, non ha nulla a che vedere con la cultura scientifica, ma solo con l’economia che proprio in questo periodo la sta mettendo nel sedere a tutti.

  16. nonallineato scrive:

    I liberali intorno a Toqueville? e plaudono all’intervento della polizia? Mica sono liberali. Non so cosa siano ma liberali certo no.
    luigi nonallineato

  17. Paola scrive:

    @ Goodidea
    Convengo in pieno quando dici che vi sono atenei bene e altri male amministrati. Ma i rettori sono i dirigenti dell’Università e osì come sono responsabili di come investire i soldi ricevuti, credo sia giusto anche responsabilizzarli su come e dove trovarli questi soldi. Credo che fra l’altro questo innescherebbe una sana competizione fra atenei a vantaggio della qualità dei servizi offerti.
    Su aumenti ventilati o portati avanti a mo di cavallo di troia per pilotare la protesta non torno sopra, perchè come già detto sono processi alle intenzioni. se i docenti sono mal pagati forse è perchp sono troppi, in troppe università create solo per “sistemare amici”. In fin dei conti il 97% dei fondi pro-università sono assorbiti dagli stipendi… Col restante 3% che ci si fa? Forse ci si paga la luce…..
    Una consigliera comunale della mia città è stata ricevuta dal Ministro Gelmini perchè necessitava di chiarimenti in merito al DDL. Se ti interessa a contributo della discussione, la relazione conclusiva dell’incontro è quì

  18. zauberei scrive:

    Io ritengo molto brevemente.

    1. che i liceali devono protestare eccome, perchè cari miei sono quelli PIU’ INTERESSATI dalla 133 non i meno. Sono loro che potrebbero ritrovarsi senza università nell’ipotesi che la privatizzazione vada, e nell’ipotesi di un povero liceale appassionato di glottologia. Ma anche nell’ipotesi che debba iscriversi all’università – fatto probabile per chi studia al liceo – e si ritrova ste macerie.
    2. quando si sciopera o si manifesta si deve creare disagio, è un messaggio che passa per la collettività e arriva al governo ma se non crea disagio non ha ragion d’essere. Non sarebbe manifestazione quella che non intasa il traffico. e le occupazioni diventano sempre più totali laddove la protesta è sempre più condivisa. Non è che un manipolo di facinorosi prende e chiude l’università e l’altri poverini uh. da me a Roma chi vuole fare lezione ancora la fa. 3. Concordo con Galatea sulla strumentalizzazione dei giornalisti e la capacità di far passare per idiota chi non lo è, ma vedo anche io una scarsa autocoscienza e credo che sarebbe utile che gli studenti oltre alla richiesta dei tagli proponessero una critica della gestione degli atenei, mettendo anche in croce i baronati locali.

  19. zauberei scrive:

    OT
    (Galatea se ritieni che non vada per toni e per temi depenna serenamente)
    Donneinlinea ti ringraziamo per il link della consigliera, l’idea era buona, ma diciamo che in quanto a strumentalizzazioni e soggettività delle interpretazioni non mi pare tanto meglio di chi ritiene di contestare. E’ un po’ sgradevole questa cosa per cui quando si incontrano pareri diversi dal proprio essi sono strumentalizzati dalle forze politiche, dando subitaneamente dell’idiota chi bene o male ma con cognizione di causa condivide quanto dice quel rappresentante.
    Io per esempio a proposito della popolazione in Italia e della destra, non ci penso proprio a dire che è strumentalizzata. Il sospetto mi viene perchè il mio concetto di etica non risponde minimamente a una sola vocale della Gelmini o di Brunetta o di Berlusconi, ma – e dal mio punto di vista è molto molto più triste – ritengo che uno che vuole togliere i giorni di assistenza a chi ha familiari disabili è proprio la carne di questo paese, la carne della sua maggioranza. Non ha la mia stima e mi mette molta angoscia, ma la prendo sul serio.

  20. chiccama scrive:

    Italia che strano èaese, dove l’esclusione diventa inserimento e la discriminazione è positiva
    mi son concessa il piacere di leggere la modifica apportata dalla parte della “lega2 e accettata senza un’ombra di vegogna dal governo, in cui sotto le menite spoglie di classi “ponte” si fanno rimascere le vecchie classi differenziali (alle elementari) dove trovavano posto tutti e di piu’, sia chi aveva “problemi” fisici e che aveva “problemi” di “dicersità”
    e lo si fa nel modo piu’ becero che si potesse trovare:
    “discriminazione temporanea positiva”
    mi vien da chiedermi…chi deve andare in queste classi “speciali” chi ha scritto questo e il ministro che ha letto (si spera) e approvato un simile orrido esempio di libgua italiana o i bimbi che ancora la lingua italiana non conoscono?
    chissà forse se chi ha scritto questo obbrorbio avesse avuto il gremboiulino e il fiocco, beh allora il suo italiano sarebbe stato migliore!!

    conosco poso la scuola italiana, venivo in italia a dare gli esami come privatista fino alla maturità classica , ma conosco la scuola americana e lì le classi “speciali” si psrecano , specialmente per gli ispanici e anche lì sulla carta sono temporanee e durano poi tutta la vita!!!

    ultima cosa mi vien un po’ da irdere persino, per non piabgere pensate ad una classe “speciale” dove ci siano due magrebini, tre cinesi, un portoghese e qualche slavo… e la maestra che parla italiano ( perchè immagino che non ci sarà un insegnate di madre lingua per gruppo linguistico!!), e questi bimbetti che non sanno l’ialiano… che lingua impareranno?
    arabcinslavo?
    paradosso?
    ho paura di no

  21. chiccama scrive:

    mi scuso per gli errori di ortografia, ma non sono riuscita a correggere e scrivendo di botto…. so che la mia fine saranno le classi “specialii”!!!

  22. Donneinlinea scrive:

    chiccama tu che proporresti?
    io da donna che si occupa di violenza alle donne vedo ogni giorno persone che subìscono ogni tipo di abusi e che non sanno come e dove chiedere aiuto perchè non sanno leggere, parlare e capire l’italiano….
    Per cui approvo le classi ponte, in quanto le vedo come classi preposte all’insegnamento dei rudimenti base della nostra lingua cosa che poi permetterà a tanti bambini e soprattutto bambine, che in molti paesi hanno negato il diritto all’istruzione, di poter cogliere le opportunita’ che il nostro paese pur con i suoi problemi offre loro. E questo li fara’ diventare di certo cittadini più consapevoli e meglio integrati. Se poi li si vuol lasciare nelle classi ordinarie, sbattutti in un contesto per loro incomprensibile solo per parcheggiarli da qualche parte per qualche ora, facciamolo. Ma non giustifichiamolo come “scelta per una migliore integrazione”. E’ pur vero che si controllano e si usano meglio soggetti privi di istruzione che quelli colti. E mi chiedo se chi si oppone a tali classi, non lo faccia proprio in quell’ottica.

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