Vabbe’ uno dice: mi apro un blog. Ormai son buoni tutti. Ma una volta aperto, cominciano i dolori. Perché uno pensa sempre che, una volta che ce l’hai, tenerlo venga di conseguenza. Cioè, insomma, lo hai aperto per dire quello che pare a te, no? No. Uno apre un blog per dire quello che pare a lui. E dopo un po’ passa tre quarti del suo tempo a controllare quello che hanno detto gli altri. I vicini di blog. Gli avversari storici. Gli amici di penna. I nemici di stilo. Le fidanzate virtuali. Guarda se lo citano. Guarda se non lo citano. Soprattutto cerca di capire se non lo citano ma lo leggono lo stesso. O viceversa, che dà pure più soddisfazione. E poi vuole sapere che aria tira, di che cosa si parla. Perché i blog sono come i vecchi salotti buoni: una volta entrato, se non ti adegui all’ambiente fai la figura del buzzurro.
Per capire di che si parla, la tecnica principale sarebbe ascoltare tutti. ‘na faticaccia. Perché i blogger, quando discutono, lo fanno a botte di link: A scrive, B lo linka, C linka B per dire che A non capisce un caspita, D si mette in mezzo per dare dell’imbecille a B, C si sente offeso perché non lo fila nessuno e offende F, che non sa nemmeno perché l’han tirato in mezzo, ma, a quel punto, mazzola anche lui a caso. I blogger, in realtà, non discutono molto tra loro, grasso che cola intrecciano soliloqui. Per fortuna che, per seguirli nei loro percorsi, hanno inventato i Blogbabel, le Memesphere, le Liquida e via riassumendo: ti iscrivi, e loro computerizzano tutto: quanti ti linkano, quanto pesi, quali dei tuoi post sono stati letti. Se vuoi centrare l’argomento del giorno, vai lì e t’informi, ti puoi annegare nel flusso, o indagare di che si discute nella tua città, nella tua regione: Al bar sotto casa non ci siamo ancora arrivati, no, ma dategli tempo, sarà una delle prossime applicazioni.
È importante parlare di quello di cui parlano tutti? Certo, se vuoi che tutti parlino di te. Perché i blog sono come i caffè degli Illuministi, dove uno entrava e poteva discutere dell’argomento del giorno con Voltaire bevendo un cognac. Ecco, gli aggregatori sono questo. Certo, non è detto che ci si trovi un Voltaire, e per giunta non servono cognac. Ma dategli tempo, anche su questa applicazione stanno studiando.


















[...] ci sono anche io! Con un rubrica tutta mia sulla blogosfera. [...]
Mah che dire. In parte hai ragione, in parte non condivido appieno.
Mi spiego: io ho aperto il blog che è collettivo, o meglio l’ho ereditato da precedente gestione, per avere una corsia preferenziale con le socie del club, a nostra misura, perchè stavamo scroccando gratis lo spazio di un forum di una rivista, che iniziava a starci stretto. E’ accaduto che qualcuno ha gradito l’iniziativa ed ora scriviamo per noi ma anche per gli altri, solo cose di cui parleremmo fra noi.
Il secondo blog che ho parla di tutt’altro, visto che tratta di violenza a donne e minori. Non è un argomento che attira commenti e non ci interessa (è collettivo anche questo, ma con altre e diverse partecipanti). Quello che ci interessa è mettere a disposizione di che ne avesse bisogno, info utili per uscire da una violenza o sostenere chi vuole farlo. Ha infatti un taglio molto pratico e non lo pubblicizzo molto per evitare il traffico degli stupidi che pullulano sul web. Ma alle vittime piace l’anonimato che il web riserva loro e quanto non è visibile nei commenti per ovvi motivi non lasciati, ci arriva in pvt. E ci va bene così. La carta la perdo, il blog no. Il blog è una stanza aperta a tutti con orario continuato, dove possiamo buttar fuori chi non ci piace quando vogliamo e senza timori. E onde evitare perdite di tempo i pochi blog che mi interessa seguire li ho fra i preferiti così non navigo a braccio, e non perdo tempo.
@->Donneinlinea: Be’ dipende sempre molto dagli obiettivi che uno si prefigge aprendo un blog. Il vostro è un blog tematico, quindi è anche abbastanza ovvio che non vi interessino le classifiche, ma raggiungere gli utenti tipo a cui volete essere utili. Qui il discorso era invece legato ai blog che si propongono, in qualche modo, di essere visibili nella rete e di fare opinione “generalizzata”. Per loro, in un certo senso, rimanere “sulla notizia”, sul pezzo come si dice in gergo, è importante. Sarebbe però da chiedersi quanto il blogger e il blog “segua” la notizia, cercando di parlare di ciò su cui parlano già tutti, opppure non “crei” la notizia, cioè porti a conoscenza di molti argomenti nuovi.
ecco Galatea sinceramente questo mi piace di piu’, forse perchè a me come chicca la visibilità interessa poco poco… interessebbe maggiormente se riuscissi a far passare non quello di cui si parla, ma quello di cui io ritengo opportuno si debba parlare…:))
non ci sono mai riuscita!!
ma chissà
@->Chicca: Il problema è proprio questo, che, a guardar bene, è poi uno degli elementi che riguardano la “ascesa” e la “connettività” del blogger, argomenti che qui si tentano di studiare: se un blog ha costruito una sua rete in maneira funzionale (piccola o grande che sia, non importa) è anche in grado di portare in discussione o addirittura di imporre argomenti che non vengono trattati dagli altri blogger o dagli altri media.
No, non credo che i blogger si comportino come portinaie che litigano con le massaie del primo piano che versano l’acqua nell’innaffiare i gerani. Ma la descrione è (come sempre) simpatica. Anche io c’ho quasi creduto! ;P
Brava Chicca, io aggiungerei che ci sono molti blogger che scrivono perché hanno scoperto un luogo dove poter essere loro stessi, evento spaventoso o affascinante.
@ goodidea
mi piacerebbe capire perché dici “spaventoso”…
@ Maddy
“Spaventoso”
Voleva scrivere del suo lavoro, dei suoi amici, delle sue amiche. Oppure considerare argomenti meno impegnativi: i gatti paciocconi, il desiderio di viaggiare, l’ultimo film visto al cinema.
Ma si era imposto una regola: evitare di uniformarsi alle migliaia di blogghetti sparsi per la rete. Poco aggiornati, poco frequentati, con tante foto e poco testo.
Era il suo blog. Doveva distinguersi, avere un proprio scopo, come lui non aveva mai voluto essere la copia di nessun altro. Unico, senza ambizioni di apparire, ma facendo dono della sua essenza a chi godeva nello scoprire, per curiosità o semplice istinto morboso.
Una grafica scelta con cura, i colori delicati, i componenti per la consultazione ridotti al minimo.
Un respiro profondo e via, scrivere il primo pensiero che passa per la mente. Ampliare senza esagerare, bilanciare la fantasia con la realtà, pochi riferimenti tratti dalla wikia, un po’ di mistero, follia e un delicato pugno nello stomaco.
Titolo, tag, sezione. Cliccare su “Pubblica” e a letto esausti.
La mattina seguente il blog gli era quasi passato di mente. Se ne rammentò un attimo prima di uscire di casa, con la testa che già organizzava la giornata. In piedi davanti al monitor, di fretta, curiosando fra le statistiche.
Pochi visitatori, una dozzina. Oppure tanti? Quali sono le regole che permettono di interpretare quei numeri?
Il titolo dell’articolo era… Una sensazione di leggero brivido alla schiena.
Si sedette e lesse l’intera pagina, mentre un sottile velo di sudure gli ricopriva la fronte.
Non erano le sue parole, cioè… non poteva averle scritte lui. Nel senso che… non ne era capace, o meglio aveva sempre pensato di non esserlo. Ma non solo, non sapeva di poter scavare così profondamente nel suo animo.
Voleva essere “unico”, ma non così distante dai suoi simili. Si vergognò, impallidì sapendo che era stato letto da sconosciuti.
Un blog poteva portare a scoperte così spaventose? Si sentiva completamente nudo, osservato con fredda curiosità. Fu colto di sorpresa, il motivo che l’emozionò fu trovare infine se stesso. Non in un quadro, nelle rare pagine di libri eterni, ascoltando la musica di Wagner, ma poter finalmente mettere mano alle sue imperfezioni e pregi con delle parole.
Il tempo passava e stava facendo tardi, ma la mente era già dedicata a cercare spunti per il secondo articolo del nuovo blog.
Io credo che alcune delle cose che scrive Galatea siano vere – sicuramente per un certo tipo di blogger – a cui io per molti aspetti appartengo. E mi ha fatta ridere:) Perchè a me la visibilità interessa. Ma faccio notare che sulla mia piattafroma – kataeweb – la stragrande maggioranza della visibilità se ne frega, e rispetto agli altri utenti sono proprio dei puciuricchi: molti non considerano manco shynistat e quando ho scritto un post su blog babel e wikio so trasaliti. E che so? scrivono per gusto loro, e spesso costruiscono reti amichevoli.
Infine aggiungo, la visibilità mi interessa, ma generalmente le tematiche dell’altri me ne fotto. Se vi ricorro è nel momento in cui sto davvero all’asciutto di ispirazione, ma è raro.