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	<title>Ibrid@menti &#187; L&#8217;Università del futuro</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>appunti per una poetica foucaultiana (di Claudia Boscolo)</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 18:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[MICHEL FOUCAULT]]></category>
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		<description><![CDATA[http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/4662_storia_della_follia_foucault.html Appunti per una poetica foucaultiana di Claudia Boscolo Mercoledì 5 ottobre 2011, a Ca’ Dolfin, nella splendida cornice dell’Aula Magna dell’Università veneziana di Ca’ Foscari, si è tenuta la presentazione della nuova edizione integrale del libro di Michel Foucault, Storia della follia nell’età classica, introdotta e curata da Mario Galzigna per Rizzoli/BUR. Il volume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2012/01/1704662_0.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5858" title="1704662_0" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2012/01/1704662_0.jpg" alt="" width="227" height="350" /></a><a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/4662_storia_della_follia_foucault.html">http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/4662_storia_della_follia_foucault.html</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Appunti per una poetica foucaultiana</strong><br />
<strong>di <a href="http://precariementi.wordpress.com/">Claudia Boscolo</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mercoledì 5 ottobre 2011, a Ca’ Dolfin, nella splendida cornice dell’Aula Magna dell’Università veneziana di Ca’ Foscari, si è tenuta la presentazione della nuova edizione integrale del libro di Michel Foucault, <a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/4662_storia_della_follia_foucault.html">Storia della follia nell’età classica</a>, introdotta e curata da <a href="http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=86662&amp;persona=000342&amp;vista=curr">Mario Galzigna </a>per Rizzoli/BUR. Il volume è stato presentato dal curatore, docente di Etnopsichiatria e Psichiatria clinica a Ca’ Foscari, da <a href="http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=86662&amp;pid=5591333">Umberto Margiotta</a>, docente di Pedagogia a Cà Foscari e dallo psicoterapeuta <a href="http://bidieffe.net/">Pietro Barbetta</a>, docente di Psicologia dinamica presso l’Università di Bergamo. L’opera è arricchita da una densa introduzione di Mario Galzigna, che è stata al centro, assieme ai contenuti più innovativi dell’opera e del pensiero foucaltiani, dell’animata discussione che ha avuto luogo in un’Aula Magna molto affollata.<br />
L’opera, come è noto, ha subito importanti modifiche &#8211; apportate dallo stesso Foucault &#8211; tra la prima e la seconda edizione, rispettivamente del 1961 e del 1972. Oltre a riproporre “molti passaggi omessi nella prima traduzione italiana del 1963”, e in particolare il primo capitolo della parte terza e la terza sezione del terzo capitolo della parte seconda, Mario Galzigna reinserisce qui la prefazione originale, cosa che probabilmente costituisce la principale delle modifiche apportate. Questa diventa quindi la prima edizione integrale del testo foucaultiano, ora finalmente rapportabile, senza cesure, alle diverse anime del pensatore francese. Al lettore è permesso di comprendere in dettaglio la sinergia tra l’approccio medico-clinico e quello letterario-filosofico circa la questione essenziale del libro: ovvero la nascita della follia reclusa e dell’istituzione manicomiale.<br />
Fra le varie problematiche suscitate dalla presentazione, sono stati messi a fuoco alcuni interrogativi a proposito del rapporto che il testo foucaultiano instaura con il discorso della follia, raffrontato con l’esperienza clinica del manicomio. Se da un lato vi è una follia letteraria, laddove la letteratura si identifica con il discorso, dall’altro lato vi è una follia clinica, che viene interpretata, lacanianamente, attraverso l’analisi del linguaggio. Costruzione discorsiva, quindi, contro autenticità inverata dal linguaggio.<br />
Riproponendo questa distinzione, si è fatto riferimento, nella discussione, alle presunte “fonti” dell’Histoire de la folie, trattate come oggetti di studio a sé stanti e perciò separate dal testo foucaultiano del 1961 che le avrebbe utilizzate. Questa concezione della fonte poggia su una resistenza a concepirla come materiale di riflessione, come strumentazione a partire dalla quale si genera un quid novum ed emergono pensieri altri, irriducibili alle forme e ai contenuti della fonte medesima. Il testo di Foucault, in tal modo, perde la sua specificità, la sua singolarità, e viene ridotto alle sue presunte fonti: viene su di esse appiattito e impoverito.<br />
Poiché Foucault in questo contesto si esprime come autore, prima che come storico, filosofo o clinico, è allora necessario riferirsi a una poetica del testo foucaultiano, intendendolo esplicitamente come testo letterario.<br />
Esiste in effetti quella che vorrei chiamare una poetica delle fonti. E’ facile trovare in letteratura esempi illustri in cui versi o brani di autori antichi o coevi allo scrivente sono utilizzati come humus favorevole alla fioritura di un pensiero originale: come rampa di lancio, se così si può dire, di una costruzione che costituisce il cuore di una riflessione individuale e personale.<br />
Utilizzare una fonte in letteratura non significa esclusivamente citarne i contorni precisi e fornirne gli estremi editoriali, pratica che appartiene alla saggistica e non alla narrazione in senso più ampio. Ridurre gli scritti di Foucault a pura saggistica significa forse non averne colto la natura profondamente letteraria: cioè quella che comunemente si suole chiamare la bellezza del testo. Un testo la cui utilità nella decodifica della casistica clinica è di grande supporto; il cui valore nell’ambito della critica alle pratiche di desoggetivizzazione operate dal potere è indispensabile; la cui natura di testo letterario è tuttavia altrettanto irrinunciabile.<br />
E’ così che un verso di Yves Bonnefoy dissimulato fra le righe foucaultiane diviene l’emblema dell’ineffabile, dell’indicibile, ciò che nella letteratura medievale viene affermato per via negativa, sul modello di quella teologia apofatica con cui lo Pseudo-Dionigi parlava di Dio attraverso la sua negazione. Cos’è quello che non si può dire se non ciò che prende la forma dell’assenza: del deserto, della notte; quindi della privazione che è alla radice della follia, laddove la sublimazione del desiderio si fa cassa di risonanza delle nevrosi che lo producono? Nella letteratura clinica, la follia desiderante identificata con la patologia, inquadrata in uno schema curativo e di conseguenza normativo, non può che essere descritta con il procedimento inverso rispetto alla poesia, cioè con un linguaggio analitico. Ecco quindi che entra in scena il linguaggio, ovvero da un lato, per i clinici, l’esteriorizzazione decodificabile del disagio psichico; dall’altro lato il dispiegarsi dell’essenza stessa del disagio attraverso le forme più varie, fra cui quella della poesia, ovvero quel prodotto della mente umana che si nutre di allusione, e quindi di assenza.<br />
I linguaggi della prosa letteraria e della poesia si possono certamente distanziare, tanto da isolare una parte della letteratura e intenderla come operazione discorsiva che esercita effettivamente un controllo sull’aleatorietà della parola attraverso procedure di esclusione. Tuttavia – mi chiedo – è possibile affermare che questa mutilazione appartiene a ogni discorso letterario, e che non si possa escludere da esso per esempio la poesia, laddove a procedure discorsive di esclusione si ripara con l’allusione? Il discorso della ragione non è necessariamente il discorso di tutta la letteratura, specie laddove essa non può davvero veicolare una partizione della follia dalla ragione, compreso perfino un certo romanzo borghese più maturo, in cui la follia è fatta emergere con modalità allusive.<br />
Una poetica fondata sul registro connotativo spalanca significati che palesano la natura più intima di ciò che in letteratura clinica si riduce a patologia. L’adozione di questo registro espressivo da parte di Foucault, più vicino al linguaggio della poesia che della prosa saggistica, fonda quella che si può definire una sua poetica dell’allusione, come soluzione al discorso mutilato, e attraverso cui è lo stesso autore ad impadronirsi di quel potere cui il registro saggistico preclude l’accesso.<br />
Se, seguendo Foucault, il discorso letterario non è semplicemente ciò che manifesta o nasconde il desiderio, la parola poetica può essere intesa come desiderio sublimato: come unica via di fuga da quel quadrato normativo che regge l’ordine e la decenza, capisaldi della società irreggimentata, all’interno della quale non è data psicosi che non sia contenibile.</p>
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		<title>Dov&#8217;è l&#8217;uscita? (uscire da Facebook come si fa?)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 16:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Boscolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
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		<description><![CDATA[facebook, nuovo profilo 6 dicembre 2010 Cara Maddalena, scelgo lo stile epistolare, come avrei scelto della carta buona e la vecchia stilo, peccato che stiamo su FB. Madda, ho appena messo il profilo nuovo e mi ha mandata definitivamente in crisi. Voglio uscire dal tunnel di FB, ma non so come fare. Esiste un gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-5417" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/12/dove-luscita-uscire-da-facebook-come-si-fa/attachment/image-6/"><img class="aligncenter size-large wp-image-5417" title="Image 6" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/12/Image-6-521x300.png" alt="" width="521" height="300" /></a><strong>
facebook, nuovo profilo 6 dicembre 2010</strong></pre>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Cara Maddalena,</p>
<p style="text-align: justify;">scelgo lo stile epistolare, come avrei scelto della carta buona e la vecchia stilo, peccato che stiamo su FB.</p>
<p style="text-align: justify;">Madda, ho appena messo il profilo nuovo e mi ha mandata definitivamente in crisi.<br />
Voglio uscire dal tunnel di FB, ma non so come fare. Esiste un gruppo di self-help?<br />
Disattivare l&#8217;account non serve. È come quando vuoi smettere di fumare e butti via il pacchetto: non serve a niente, perché al primo tabacchino te ne compri uno nuovo. È come quelli che si abituano al tapis roulant della palestra e non andranno mai più a correre al parco o sulla riva del fiume.</p>
<p style="text-align: justify;">Un anno e mezzo fa ho smesso di fumare, al tapis roulant resisto ancora, ma FB mi crea un problema, perché la pressione dall&#8217;esterno è forte, con vari piagnistei tipo &#8220;dove sei finita?&#8221;, &#8220;asociale&#8221;, &#8220;il problema è dentro di te&#8221;, &#8220;non è il mezzo ma l&#8217;uso che ne fai&#8221;, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Invece è proprio il mezzo. Stiamo tutti qui, ma ci si chiama mai al telefono? </strong>La mia vicina di casa che becco su FB e che è una delle mie più care amiche: non la vedo da tre mesi. A questo siamo ridotti, al nuovo profilo di FB. Lo dico con forza: FB tira fuori il peggio degli esseri umani. Si vede anche nei thread infiniti di 100 e passa inutili commenti, pieni di osservazioni irrilevanti e assolutamente ininfluenti, gente che litiga, gossip compulsivo nella posta interna e valanghe di “mi piace” nei profili.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Status: “Oggi ho mal di testa” = 33 “mi piace”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa ti piace??????</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa piace alla gente oggi? Dov’è finito il piacere, quello vero? E il desiderio? Quello di salutarsi con un abbraccio, di guardarsi negli occhi, di offrirsi da bere.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi questa gente la incontri ai convegni e ti accorgi che non solo non ha niente da dirti, ma magari dal vivo ti sta pure assolutamente indifferente. Uno su FB ti sembrava interessante: al bar non gli rivolgi la parola. C&#8217;è gente qui che ho incontrato magari solo una volta nel reale, e mi aveva fatto un&#8217;ottima impressione, e poi, chiesta l&#8217;amicizia su FB di rito, qui dentro mi sembra sciocca. Ma sembriamo tutti così stupidi e narcisi su FB?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mia domanda è: ma a che cazzo serve sto coso, a parte perdere una valanga di tempo e litigare con la gente a cui vuoi bene per mezzo commento detto male?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica cosa di valore su FB l&#8217;hai detta tu nel tuo impagabile articolo sul dispositivo omologante. Ma allora, perché stiamo ancora tutti qui? Oppure: perché c&#8217;è questa fame di finzione? Oppure: perché non ho ancora cancellato quei 450 contatti eccedenti e inutili che ho, tenendomi solo quelli con cui ho un dialogo vero che continua nel reale? A chi serve il mio profilo, a me per crescere e conoscere, o ai miei contatti per spiare quello che faccio e giudicarmi senza avermi mai vista, o ai miei vecchi amici per perdere la stima che avevano di me per una battuta da bar che dal vivo non avrebbero notato? Ma è scritta lì, nero su bianco, ed è inequivocabile: se ne induce un’intera Weltanschauung.<br />
Nel momento preciso in cui mi hai taggata stavo per disattivare FB per la quarta volta: roba da neuro. Eppure è un fatto che FB non è come Twitter o Tumblr. Non serve <em>solo</em> a divulgare, a condividere, a far sapere quello che fai e come lo fai. Su FB tutti spiano tutti, tutti sperimentano la delusione dell’illusorio, tutti vivono lo scarto psicotico fra l’ideale e il reale, tutti si costruiscono castelli in aria su una potenziale notorietà, tutti cercano di mettersi in mostra postando commenti intellettuali sui profili che contano. Ma davvero si pensa che la cultura non costi più fatica, che basti leggere qualche post colto al volo sul wall, o collaborare a costruire un commentario, per essere intellettuali o per sentirsi fichi?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è più società dello spettacolo, non è seduzione.<br />
<strong>È paura: paura di scomparire dalla faccia della terra se non ti arrivano quei 33 “mi piace”, </strong>paura di svanire nel nulla se la copertina del tuo libro che rimarrà in libreria (sempre che te lo distribuiscano) non più di due settimane, non la puoi per lo meno mostrare nel profilo FB. Paura di tornare ad essere tutti maledettamente soli come siamo sempre stati prima di questo coso, e come continuiamo ad essere, senza realizzare che una solitudine produttiva e vissuta vale cinquecento socialità fasulle, senza rendersi conto che i libri si spediscono alle persone di cui si ha stima, senza aspettarsi recensioni, ma per il piacere di farlo, e che restano lì, e che se ne continua  a parlare, perché sono libri, e uno un libro lo si può leggere anche a dieci anni dalla pubblicazione, non è necessario che tutto avvenga qui e ora. Anzi: non è necessario che tutto avvenga punto.</p>
<p style="text-align: justify;">Claudia Boscolo</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>PASSIONI (liberamente)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 13:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[liberamente]]></category>
		<category><![CDATA[lovere]]></category>
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		<description><![CDATA[http://bidieffe.net/?p=589 Passioni. Incontro di musica e riflessioni Lovere (Bergamo) 27 novembre 2010 ore 16.00 tutti i dettagli qui: http://bidieffe.net/?p=589]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-5393" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/11/passioni-liberamente/attachment/loc-passioni-r/"><img class="size-large wp-image-5393  aligncenter" title="loc-passioni-R" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/11/loc-passioni-R-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a><a href="http://bidieffe.net/?p=589">http://bidieffe.net/?p=589</a></p>
<p><strong>Passioni.<br />
Incontro di musica e riflessioni</strong><br />
Lovere (Bergamo) 27 novembre 2010 ore 16.00</p>
<p><strong>tutti i dettagli qui: <a href="http://bidieffe.net/?p=589">http://bidieffe.net/?p=589</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ecosistemi aumentati: reti che attivano territori (2 luglio &#8211; VeneziaCamp 2010)</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 13:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[2.0 per tutti]]></category>
		<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistema]]></category>
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		<category><![CDATA[veneziaCamp 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[VeneziaCamp 2010 Che ne dite se il 2 luglio 2010 ci troviamo all&#8217;Arsenale di Venezia http://www.veneziacamp.it/dove/? Ci siamo anche noi all&#8217;interno dell&#8217;evento coordinato da Gino Tocchetti per il network Ecosistema 2.0 su Ecosistemi aumentati: reti che attivano territori dedicato a tratteggiare lo stato dell’arte nello sviluppo di reti aperte nei territori. L’evento dura tutta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5197" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/06/ecosistemi-aumentati-reti-che-attivano-territori-2-luglio-veneziacamp-2010/attachment/matassa2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-5197" title="matassa2" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/06/matassa2.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VeneziaCamp 2010 </strong><br />
Che ne dite se il 2 luglio 2010 ci troviamo all&#8217;Arsenale di Venezia<a href="http://www.veneziacamp.it/dove/:"> http://www.veneziacamp.it/dove/</a>?</p>
<p style="text-align: justify;">Ci siamo anche noi all&#8217;interno dell&#8217;evento coordinato da Gino Tocchetti per il network <em>Ecosistema 2.0</em> su <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=107020039346666&amp;index=1">Ecosistemi aumentati: reti che attivano territori </a>dedicato a tratteggiare lo stato dell’arte nello sviluppo di reti aperte nei territori.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento dura tutta la giornata, dalle 10.00 fino a sera ed è  organizzato in quattro panel distinti, ma non separati, che andranno a costituire una “valigetta degli attrezzi” per chi si occupa di reti nei territori.</p>
<p style="text-align: justify;">I temi e i contributi previsti (in ordine alfabetico) sono:</p>
<h3 style="text-align: justify;">1. Motori di sviluppo e sostegno di reti aperte nei territori &#8211; ore 10.00</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>modera: Gino Tocchetti </strong>(<a href="http://ecosistema20.ning.com/">Ecosistema 2.0</a>)</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Alberto Cottica (Kublai,      Min Sviluppo Economico)</li>
<li>Flavia Marzano (District      Lab, Sardegna Ricerche)</li>
<li>Gabriele Persi (Area      Science Park, Trieste)</li>
<li>Ilda Mannino (Center for Thematic      Environmental Networks, VIU)</li>
<li>Marco Combetto (Informatica      Trentina, Trentino as a Lab)</li>
<li>Michele Vianello (Parco      Scientifico Teconologico VEGA, Venezia)</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;">2. Sostenibilita’ economica delle reti territoriali aperte &#8211; 11.30</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>modera: Marina Trentin</strong> (environment and international cooperation)</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Gianfranco Padovan (EnergoClub Onlus)</li>
<li>Gloria Testoni (Distretto      di Economia Solidale di Verona)</li>
<li>Marco Carozzi      (Prestiamoci.it)</li>
<li>Marco Gialdi (Ufficio      Sostenibile)</li>
<li>Nicolo’ Borghi (The Hub      Milano)</li>
<li>Stefano Corro’ (Rete      Energie Veneto)</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;">3. Nuovi servizi territoriali a rete aperta &#8211; 15.00</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>modera: Walter Giacovelli</strong> (LoAd), Gino Tocchetti (Ecosistema 2.0)</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Alberto D’Ottavi      (Blooming): nuovi modelli di e-commerce</li>
<li>Alessandro Cappellotto      (Zooppa): crowdsourcing</li>
<li>Dario Bonaldo (Seedelio):      servizi per il mercato dell’energia responsabile</li>
<li>Linnea Passaler      (Pazienti.org): sanita’ 2.0</li>
<li>Walter Giacovelli (LoAd),      Susanna Cristalli (Qype): interazioni socializzanti e mobilita’ integrata</li>
<li>Matteo Brunati (Open Web      Addicted): economia dei dati liberati dalla PA</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;">4. Nuove culture per le reti aperte &#8211; 16.30</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>modera: Maddalena Mapelli</strong> (<a href="http://www.ibridamenti.com">Ibridamenti, Universita’ di Venezia</a>)</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Annamaria Testa e Ilaria      Scopa (<a href="http://www.nuovoeutile.it/">In cerca di lei, Nuovo&amp;Utile</a>)</li>
<li>Emilia Peatini (<a href="http://retestoria.blogspot.com/">Rete      Storia</a>), Marco Torcellan (<a href="http://irreveneto.jimdo.com/chi-siamo/">Agenzia per la scuola</a>), Dino Bertocco      (CivilLife, Aequinet)</li>
<li>Emina Cevro Vukovic      (LunediSostenibili.org)</li>
<li>Maria Cristina Fregni      (Villaggio Artigiano – Cities, Comune di Modena)</li>
<li>Michele D’Alena      (Laboratorio TagBologna, Universita’ di Bologna)</li>
<li>Stefano Bellanda, Andrea      Celli (<a href="Il laboratorio Interaction &amp; Culture (ICLab) afferisce al Dipartimento di Psicologia Applicata dell’Università di Padova, laboratorio B05, in via Venezia 8 a Padova. Il gruppo di ricerca del laboratorio, coordinato dal professor Giuseppe Mantovani, si occupa dello studio dei processi di interazione e mediazione in un’ottica propria della Psicologia Culturale.  Le ricerche condotte presso il laboratorio sono articolate su tre tematiche distinte, ma fortemente interrelate:     1. pratiche e luoghi dell’intercultura    2. comunicazione in ambienti virtuali    3. comunità di pratiche, processi di decisione e negoziazione  Il gruppo di ricerca del laboratorio ha partecipato ai progetti europei VEPSY Telemedicine and Portable Virtual Environments for Clinical Psychology ed EMMA Engaging Media For Mental Health Applications, oltre a vari progetti finanziati dal MIUR di cui è possibile trovare i riferimenti nella pagina Projects.  Attualmente il laboratorio è impegnato nei progetti: “Modelli e metodologie per la ricerca e la pratica interculturale: Indagine sul territorio, educazione alla salute e mediazione linguistico-culturale” e “Web-Knowledge-Communities e Comunità di Pratiche: Nuovi modelli di cooperazione in ambito interculturale”, entrambi finanziati dall’Ateneo di Padova  Il laboratorio collabora all’attività di ricerca del CIRSSI – Centro Interdipartimentale per la Ricerca, lo Studio e i Servizi sull’Intercultura, cui aderiscono undici dipartimenti dell’Università di Padova.  Questo sito web oltre a fornire informazioni sull’attività di ricerca dell’ICLab, vuole essere un punto di incontro per ricercatori e studenti interessati allo studio dei processi di interazione e mediazione. Per questo desideriamo che tale spazio virtuale possa col tempo crescere, in un’ottica di cooperazione, al fine di costituire un’ulteriore risorsa per lo sviluppo delle conoscenze e per la coordinazione dei progetti di ricerca">Intercultural Lab, Universita’ di Padova</a>)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ogni giro di presentazioni (brevi, secondo una versione “italianizzata” di ignite) e’ seguito da uno spazio di approfondimento e discussione con i partecipanti a qualsiasi panel, mantenendo cosi’ integro il <em>fil rouge </em>della giornata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Info utili</strong><br />
<strong>Facebook</strong>: <a href="http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#!/event.php?eid=107020039346666">http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#!/event.php?eid=107020039346666</a><br />
<strong>VeneziaCamp 2010</strong>: <a href="http://www.veneziacamp.it/">http://www.veneziacamp.it/</a><br />
<strong>Come arrivare all&#8217;Arsenale- Tese: </strong><a href=" http://www.veneziacamp.it/dove/:">http://www.veneziacamp.it/dove/</a><br />
Per ottenere l&#8217;accesso wi-fi registrati gratis qui  <a href="http://e20.cittadinanzadigitale.it">http://e20.cittadinanzadigitale.it</a> (codice evento: <strong>v3c410</strong>)</p>
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		<title>concorso di cortometraggi [tutto quel che sembra]</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 09:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutto è quel che sembra Concorso di Cortometraggi (gratuito e aperto a tutti) Scadenza adesioni: 13 marzo 2010 Ed ecco che una banana nelle mani di una bambina è un telefono e un divano rosso a forma di labbra è un sorriso. Ma questo è solo l&#8217;inizio. Questo lo spirito necessario per partecipare a Tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4967" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/03/concorso-di-cortometraggi-tutto-quel-che-sembra/attachment/imprimir/"><img class="size-large wp-image-4967 alignleft" title="Imprimir" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/03/tuttoequelchesembra-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p><strong>Tutto è quel che sembra</strong><br />
Concorso di Cortometraggi (gratuito e aperto a tutti)<br />
<strong>Scadenza adesioni: 13 marzo 2010</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<blockquote><p>Ed ecco che una banana nelle mani di una bambina è un telefono e un divano rosso a forma di labbra è un sorriso. Ma questo è solo l&#8217;inizio.<br />
Questo lo spirito necessario per partecipare a <strong>Tutto è quel che sembra</strong> &#8211; Una cosa ritenuta reale è reale nelle sue conseguenze, il concorso di cortometraggi organizzato da <strong>Davide Pocchiesa</strong> e<strong> Eleonora Belloni</strong> in collaborazione con il circolo culturale <strong>Fahrenheit 451</strong>, <strong>Cinema MPX</strong>, <strong>Target Cinema Video, Melbookstore, Asu </strong>e i corsi di Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico e Iconologia del cinema dell&#8217;Università di Padova.[letto su <a href="http://www.radiobue.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1695:tutto-e-quel-che-sembra&amp;catid=141:we-top&amp;Itemid=240">radio bue.it</a>]</p></blockquote>
<p>1. La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti.<br />
2. Si può partecipare da soli o in gruppo. Per ogni gruppo deve essere nominato un referente. Ogni referente può partecipare con un solo cortometraggio.<br />
3. I filmati devono avere una durata massima di 10 minuti, pena l’esclusione dal concorso. Per durata si intende l’intervallo di tempo che intercorre dalla prima all’ultima immagine o suono (sono compresi anche i titoli di testa e di coda).<br />
4. I filmati devono essere inediti, mai presentati in nessun altro concorso e mai pubblicati in internet o altri mezzi di comunicazione, pena l’esclusione dal concorso.<br />
5. I cortometraggi dovranno avere come tema: “Tutto è quel che sembra. Una cosa ritenuta reale è reale nelle sue conseguenze”.<br />
6. Per partecipare al concorso i candidati dovranno spedire o consegnare in busta chiusa al Fahrenheit 451:      * una copia compilata della Scheda di partecipazione scaricabile di seguito;      * cinque copie del cortometraggio su supporti dvd o cd (se in formato cd il file dovrà avere necessariamente estensione AVI). Sulla custodia e sul dorso delle copie dovrà essere indicato, in stampatello, il titolo dell’opera.  I lavori non verranno restituiti.<br />
7. Ogni prodotto che non risponda alle caratteristiche di cui sopra o presenti contenuti ritenuti lesivi e/o offensivi, in qualsiasi modo e maniera, della dignità delle persone verrà escluso dal concorso.<br />
8. Con la partecipazione al concorso, si accetta che il cortometraggio venga utilizzato dagli organizzatori all’interno delle iniziative del concorso stesso (proiezione al Circolo Fahrenheit 451, pubblicazione in internet, altre proiezioni, ecc.).<br />
9. L’organizzazione si riserva la facoltà di annullare il concorso in caso di mancato raggiungimento di un numero minimo di partecipazioni.</p>
<p>la scheda di adesione è qui <a href="http://www.circolo451.org/images/volantini/scheda.pdf">http://www.circolo451.org/images/volantini/scheda.pdf</a><br />
il bando di partecipazione qui <a href="http://www.circolo451.org/images/volantini/bando.pdf">http://www.circolo451.org/images/volantini/bando.pdf</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;uomo senza inconscio &#8211; Recalcati [seminario BDF]</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[barbetta]]></category>
		<category><![CDATA[BDF]]></category>
		<category><![CDATA[bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[inconscio]]></category>
		<category><![CDATA[recalcati]]></category>
		<category><![CDATA[seminario]]></category>

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		<description><![CDATA[BDF 3.0 Seminario permanente a cura di Pietro Barbetta Bergamo,  18 Marzo 2010  dalle ore 18 alle ore 20 incontro con Massimo Recalcati L’evaporazione del padre e il suo resto. Presentazione del nuovo libro: “L’uomo senza inconscio. Nuove figure della clinica psicoanalitica” Il seminario verrà tenuto nello studio clinico di Pietro Barbetta, Via Verdi 1/M, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-4957" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/03/luomo-senza-inconscio-recalcati-seminario-bdf/attachment/study/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4957" title="study" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/03/study.jpg" alt="" width="179" height="128" /></a>BDF 3.0 Seminario permanente a cura di Pietro Barbetta</p>
<p>Bergamo,  18 Marzo 2010  dalle ore 18 alle ore 20</p>
<p><strong>incontro con Massimo Recalcati</strong></p>
<p>L’evaporazione del padre e il suo resto.<br />
Presentazione del nuovo libro: “<a href="http://www.kainos-portale.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=70:luomo-senza-inconscio&amp;catid=34:recensioni&amp;Itemid=77">L’uomo senza inconscio. Nuove figure della clinica psicoanalitica</a>”</p>
<p>Il seminario verrà tenuto nello studio clinico di Pietro Barbetta, Via Verdi 1/M, Bergamo.</p>
<p>Per chi si iscrive al solo incontro 45 euro più iva<br />
Info qui: <a href="http://bidieffe.net">http://bidieffe.net</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sanremo 2010 &#8211; i due volti della censura</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/02/sanremo-2010-i-due-volti-della-censura/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 18:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Galzigna</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Sanremo, 2010, censura, veline, Clerici, Costanzo, Friendfeed, social network, consenso, televoto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Mario Galzigna<br />
<a href="mailto:galzigna@unive.it">galzigna@unive.it</a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei cominciare con un antefatto, trascurato dalla stampa nazionale, a cui la stampa europea ha dato invece  risalto. Si tratta di questo: la canzone <em><strong>Tanto paga Papi </strong></em>non ha passato il controllo per le selezioni del 60° Festival di Sanremo (Categoria Nuova Generazione) perché il testo, così si dice, &#8220;non è conforme&#8221;.<br />
La commissione incaricata ha infatti dichiarato &#8220;non idoneo&#8221; il brano proposto da Janet De Nardis – cfr. <strong><a href="http://www.janetdenardis.it/tanto_paga_papi/index.asp"><span style="text-decoration: underline;">http://www.janetdenardis.it/tanto_paga_papi/index.asp</span></a> &#8211; </strong>impedendole addirittura di comparire sul sito della rai ( <a href="http://www.sanremo.rai.it"><strong>www.sanremo.rai.it</strong></a> ) insieme a tutti gli altri candidati. In base al regolamento sono vietati i testi con elementi &#8220;discriminatori&#8221; per età, sesso, religione, razza o nazionalità.<br />
Il testo scritto da Janet De Nardis è una filastrocca molto ironica in rima baciata. Leggiamolo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Il debito che sale, la droga che fa male, il fumo che ti uccide, il monopolio ride, la scuola l&#8217;abbandono, le tette come dono, e senza un parrucchiere, lo sai potrei morire&#8230; le leggi io le frego, non credo più allo Stato, Governo e opposizione, la banda in coalizione, veline in parlamento, il popolo è contento </em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>“El Pais” </strong>del 19 gennaio ha  dato risalto alla vicenda, dove – come si legge nell’articolo di Miguel Mora, che riporta in traduzione spagnola il testo della canzone – il vero bersaglio del provvedimento censorio è la satira politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Festival si apre dunque con un gesto di censura: una censura classica, tradizionale, che colpisce le manifestazioni del dissenso, </strong>evitando che si diffondano in platee popolari, variegate e numerose, come quelle (20 milioni di utenti!) che in Italia seguono il Festival.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esiste poi una censura più sottile, meno appariscente, che si nasconde addirittura, tramite la “mistica” del televoto, sotto i panni di un non meglio precisato consenso popolare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso – e di questo c’è da rammaricarsi – la stampa progressista non coglie l’importanza e l’efficacia di questa censura mascherata, più sottile. Sentiamo Edmondo Berselli, che domenica 21 febbraio, in un mal camuffato omaggio a quella che ho appena definito la mistica del televoto, scrive sulla prima pagina di <strong>“la Repubblica”</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Immense platee che si collegano con il telefonino cellulare e votano per i loro personaggi preferiti in una forma di nuovo cannibalismo, che cambia l’audience dei programmi. E trasforma la funzione dei telespettatori, portandola da passiva ad attiva&#8230;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">I nuovi volti del potere – le nuove forme della censura – funzionano non soltanto in termini repressivi. Non si limitano a dirti ciò che non devi fare. Ti dicono ciò che devi fare. Quando e in che modi lo devi fare. <strong>Nel nostro caso, ti dicono quindi, senza che tu te ne accorga, <em>quando </em>e <em>per chi </em>devi “votare”</strong>.  Il successo di “Italia amore mio”, ben preparato da un sapiente concorso di apparati mediatici (gli stessi che hanno appena “lanciato” il rampollo savoiardo), fa entrare la spazzatura, il <em>trash</em>, nelle nostre case. Così lo definisce correttamente Berselli, dopo aver detto, però, che “il televoto ha provocato la rivoluzione”.</p>
<p style="text-align: justify;">La TV, dunque, questa “cattiva maestra” – come l’aveva definita Sir Karl Popper – è una formidabile macchina del consenso: strumento di appiattimento delle coscienze, di sradicamento dei valori, di diffusione massificata dal cattivo gusto, del gusto <em>trash</em>, per l’appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Italia amore mio”, un mix di melensa retorica patriottica e di luoghi comuni vetusti e reazionari (Dio, patria, famiglia), si impone contro il parere della critica, contro il parere di parte del pubblico presente all&#8217;Ariston, che ha fischiato e contestato il trio del principe, contro l’opinione di  coloro che in alcuni social network hanno seguito il Festival. La dice tutta la <strong>classifica del gruppo &#8220;Sanremo 2010&#8243; </strong> <strong>su FriendFeed </strong>(from <a href="http://friendfeed.com/search?q=classifica&amp;group=sanremo2010">Arsenio</a>) dove fin dalla prima sera il Trio in questione è stato soprannominato in modo impietoso:</p>
<p style="text-align: center;">link <a href="http://friendfeed.com/search?q=classifica&amp;group=sanremo2010">http://friendfeed.com/search?q=classifica&amp;group=sanremo2010</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4923" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/02/sanremo-2010-i-due-volti-della-censura/attachment/6ca81b6c859e5b5f85f9fbcf55d2f3bc760fef51/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4923" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/6ca81b6c859e5b5f85f9fbcf55d2f3bc760fef51.jpg" alt="" width="443" height="175" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">San Remo, ovvero: il trionfo della telecrazia.<strong> La costruzione di un consenso di massa attorno al vuoto valoriale e all’azzeramento delle coscienze,</strong> nonostante i goffi e patetici tentativi di Maurizio Costanzo e di Antonella Clerici: il primo tenta di far emergere, in questa kermesse telecratica, in questa apoteosi del cattivo gusto e della banalità, la voce degli oppressi, degli sfruttati, degli esclusi. La seconda tenta di arginare, con rassicuranti immagini di un femminile domestico e addomesticato, il velinismo trionfante dell’età berlusconiana. <strong>Non rendendosi conto, molto probabilmente, della tacita complicità che lega assieme, in un connubio ambiguo e ipocrita, velinismo e familismo…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>HOW TO: Integrate Facebook, Twitter, and Buzz into Your Gmail</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 17:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ibridamenti è anche su BUZZ e vi segnaliamo l&#8217;interessante post  che spiega come integrare Facebook, Twitter e Buzz in Gmail E&#8217; spiegato tutto per bene qui: http://mashable.com/2010/02/12/facebook-twitter-buzz-gmail/ HOW TO: Integrate Facebook, Twitter, and Buzz into Your Gmail Posted using ShareThis]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4907" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/02/how-to-integrate-facebook-twitter-and-buzz-into-your-gmail/attachment/buzz/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4907" title="buzz" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/buzz.jpg" alt="" width="570" height="194" /></a><strong>Ibridamenti</strong> è anche su BUZZ e vi segnaliamo l&#8217;interessante post  che spiega come integrare Facebook, Twitter e Buzz in Gmail <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> <br />
E&#8217; spiegato tutto per bene qui:<a href="http://mashable.com/2010/02/12/facebook-twitter-buzz-gmail/"> http://mashable.com/2010/02/12/facebook-twitter-buzz-gmail/</a><a href="http://mashable.com/2010/02/12/facebook-twitter-buzz-gmail/"></a></p>
<p><a href="http://mashable.com/2010/02/12/facebook-twitter-buzz-gmail/">HOW TO: Integrate Facebook, Twitter, and Buzz into Your Gmail</a></p>
<p>Posted using <a href="http://sharethis.com">ShareThis</a></p>
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		<title>Chi è il più popolare su Facebook? [appunti sulla nuova home]</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 15:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il più popolare è... La avete vista la nuova home del vostro account Facebook? A me piace perché, al di là del momentaneo disorientamento, appare più funzionale: tutto è più lì, più vicino, ancora più interattivo di prima. In alto a sinistra i numeretti rossi ti aggiornano sul numero delle richieste di amicizia, dei messaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4850" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/02/chi-e-il-piu-popolare-su-facebook-appunti-sulla-nuova-home/attachment/piupopolarefacebook/"><img class="aligncenter size-large wp-image-4850" title="piùpopolarefacebook" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/piùpopolarefacebook-326x300.jpg" alt="" width="326" height="300" /></a></p>
<pre style="text-align: center;"><strong>il più popolare è...</strong></pre>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La avete vista la nuova home del vostro account Facebook?<br />
A me piace perché, al di là del momentaneo disorientamento, appare più funzionale: tutto è più lì, più vicino, ancora più interattivo di prima.<br />
In alto a sinistra i numeretti rossi ti aggiornano sul numero delle <em>richieste di amicizia,</em> dei <em>messaggi di posta</em> ricevuti e sulle <em>notifiche</em>: cliccandoci puoi anche avere un colpo d&#8217;occhio sugli ultimi &#8220;eventi&#8221;.</p>
<p><strong>Ci sono però un pò di appunti che voglio fissare qui, </strong>anche perché<a href="http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2010/01/facebook-e-un-dispositivo-persuasivo-e-omologante/"> meglio essere consapevoli </a> di come sta cambiando il dispositivo che<em> abitiamo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Notizie più popolari vs notizie più recenti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Viene introdotta con  evidenza <strong>una classifica</strong> tra le notizie pubblicate dai miei amici. Posso consultarle in ordine di uscita e perciò vedere le ultime notizie pubblicate, oppure posso vedere <strong>quale tra le notizie postate dai miei amici è la &#8220;più popolare&#8221;. </strong>Osservando l&#8217;ordine di queste ultime sembrerebbe che la notorietà sia data dalla numerosità dei commenti ottenuti ma probabilmente anche da altri dati relativi alle interazioni dell&#8217;account. L&#8217;immagine sopra riportata fa momentaneamente <em>vincere</em> l&#8217;amico <em>Andrea Bruni</em> che tra gli oltre 3500 amici di Ibridamenti riscuote per ora (primo pomeriggio del 10 febbraio 2010) più popolarità.<br />
Prendiamo atto perciò del fatto che <strong>anche su Facebook l&#8217;effetto <em>classifica </em>inizierà, volenti o nolenti, a influire sui nostri comportamenti.</strong><br />
E se riusciremo a non farci condizionare,  la classifica del più popolare, sarà comunque uno strumento in più in mano agli inserzionisti e a coloro che usano Facebook non come luogo per comunicare, divertirsi, restare in contatto o esprimersi creativamente, ma come luogo per promuovere prodotti o idee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) So a che gioco stai giocando</strong><strong> !</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla<strong><strong> </strong></strong>colonna di sinistra<strong><strong> </strong></strong>si dà importanza ed evidenza alle <em>applicazioni</em> e ai <em>giochi</em><strong><strong> </strong></strong>e cliccando su <em>giochi</em> appare una schermata che classifica i miei amici &#8211; uno per uno &#8211; in base ai giochi cui sono iscritti, per cui vengo a sapere tutto di tutti <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> <br />
Il che è più che normale&#8230; siamo<em> amici</em>, no?<br />
Certo!, però forse può crearci dei problemi se non conosciamo per bene tutti coloro che abbiamo accettato come <em>amici</em> su Facebook. In realtà se i nostri &#8220;amici&#8221; di FB sono <em>account</em> (prima ancora che <em>persone</em>) che <strong>non conosciamo</strong> nella <em>realtà</em>, potremmo essere interessati a non far sapere a chiunque che ci prendiamo cura di un animaletto virtuale su Facebook o che  passiamo il nostro tempo su Farmille !</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><a rel="attachment wp-att-4853" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/02/chi-e-il-piu-popolare-su-facebook-appunti-sulla-nuova-home/attachment/giochifb/"><img class="aligncenter size-large wp-image-4853" title="giochiFB" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/giochiFB-314x300.gif" alt="" width="314" height="300" /></a><br />
</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) La carta di credito? Pronta!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a rel="attachment wp-att-4854" href="http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2010/02/chi-e-il-piu-popolare-su-facebook-appunti-sulla-nuova-home/attachment/gestione-soldfb/"><img class="aligncenter size-large wp-image-4854" title="gestione soldFB" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/gestione-soldFB-597x300.gif" alt="" width="597" height="300" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In alto a destra della nuova home page, se clicco su &#8220;account&#8221; si apre una finestra che ci permette velocissimamente di<strong> </strong><em>mettere mano al portafoglio</em>, sia per  fare regali agli amici (regali <em>virtuali</em>, eh!), sia per comprare cose utili (cose utili ma <em>virtuali</em>, come un vestitino superlusso nuovo per il proprio animaletto virtuale) nei nostri giochi che per pagare inserzioni pubblicitarie o per promuovere la propria immagine (e diventare più popolari? vedi al proposito il punto 1). <strong> </strong><br />
Il che è perfettamente legittimo:  in qualche modo Facebook e le applicazioni collegate a Facebook dovranno pur racimolare denaro contante (vero) per poter mantenere la piattaforma gratuita per tutti! <strong><br />
</strong>L&#8217;importante è saperlo.<br />
E visto che ora è così facile essere indotti a digitare il numero della propria carta di credito, forse è il caso di ricordarsi ogni volta che acquisto una nuova stanza per il mio animaletto<em> virtuale</em>, o faccio un regale <em>virtuale </em>per San Valentino, che  con <a href="http://beta.unicef.it/">gli stessi soldi potrei aiutare un bambino di Haiti</a>.<br />
<strong>Un bambino <em>vero</em>, intendo.</strong><strong> </strong></p>
<p>Poi ognuno è libero di pensarla come crede.<br />
Sempre che la sua sia una scelta consapevole e non un comportamento indotto.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Facebook, la nostra redazione sul divano&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 17:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>modalogia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere da blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>

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		<description><![CDATA[Come usare facebook nella didattica, a scuola, nelle relazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facebook è  un’ottima messaggeria. Arriva subito e a tutti. La nostra redazione la usa.  Abbiamo un giornalino di Istituto: Il “Times Riva School”, piccolo, cresciuto  insieme alla nostra scuola. Eravamo in tre gatti e ora siamo quasi in trenta,  abbiamo gli sp<a href="http://www.safersurfing.ch/2/images/Cool-200-breath.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4718" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/01/Cool-200-breath-135x100.gif" alt="Cool-200-breath" width="135" height="100" /></a>onsor e vinciamo anche dei premi. Ne siamo orgogliosi. Usiamo  Facebook per darci appuntamento,  per le   riunioni, per ricordare le scadenze. E’ la nostra agenda personale, condivisa.  Tutti i membri della redazione fanno parte del gruppo. Possono leggere i  messsaggi, rispondere e pubblicare. E’ un gruppo chiuso. Non lo apriamo. Per far  conoscere il giornalino abbiamo la nostra pagina Facebook, un sito d’Istituto e  un blog. La parte pubblica usa questi canali. Il gruppo di Facebook è privato,  tutto per noi. Possiamo scriverci anche delle cavolate, ridiamo e ci uniamo  sempre di più e impariamo, impariamo. Cosa? A scrivere, a svolgere una  relazione, a confrontarci. Un messaaggio arriva a tutti e tutti possono dire la  loro. da quando c’è Facebook siamo molto più organizzati e puntuali con le  consegne e con le critiche. Abbiamo anche un video giornale, anche quello è  pubblico e si vede su youtube, sul blog e sul sito della scuola. Su Facebook  mettiamo le prove, gli spezzoni, le nostre foto. Ci facciamo i commenti. Un  mondo virtuale nostro, solo per noi, un prolungamento della redazione anche a  casa.</p>
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