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	<title>Ibrid@menti &#187; Musa/Medusa</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>&#8220;Robe da chiodi&#8221; [Santa Maria di Collemaggio]</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 05:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[Solo dopo tanti giorni (ieri) sono riuscito a trovare un&#8217;immagine dei gravissimi danni della chiesa di Santa Maria di Collemaggio causati dal terremoto che ha devastato L&#8217;Aquila e i piccoli centri del circondario: ho passato molto tempo (nell&#8217;ultima settimana) ad inseguire gli aggiornamenti dei maggiori siti d&#8217;informazione &#8211; non tanto per rinnovare la drammatica conta dei morti, quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-3827" title="1239271382090_11" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/04/1239271382090_11-450x300.jpg" alt="1239271382090_11" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Solo dopo tanti giorni (ieri) sono riuscito a trovare un&#8217;immagine dei gravissimi danni della chiesa di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_di_Collemaggio">Santa Maria di Collemaggio</a> causati dal terremoto che ha devastato L&#8217;Aquila e i piccoli centri del circondario: ho passato molto tempo (nell&#8217;ultima settimana) ad inseguire gli aggiornamenti dei maggiori siti d&#8217;informazione &#8211; non tanto per rinnovare la drammatica conta dei morti, quanto per sapere come stavano le chiese abruzzesi. Le notizie si accavallavano, i nomi (Proust direbbe i Nomi e i Luoghi) si confondevano, con errori e approsimazioni giornalistiche dovute al doveroso prevalere della priorità della vita (il conto dei morti) su quella dell&#8217;arte (la sopravvivenza dei capolavori). Ma alla constatazione (ieri) della grave ferita, dello squarto che ha sfigurato la chiesa, si è accompagnato il piacere (un piacere senza consolazione) di aver scoperto il bellissimo blog di Giuseppe Frangi &#8211; del quale avevo letto, molti anni fa, il piccolo e tenerissimo <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-frangi_giuseppe/sku-771207/foppa_lo_stendardo_di_orzinuovi_.htm" target="_blank">libro dedicato allo stendardo di Orzinuovi</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Robe da chiodi" href="http://robedachiodi.wordpress.com/" target="_blank">Robe da chiodi</a></p>
<p style="text-align: justify;">Vi invito caldamente a visitarlo.</p>
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		<title>&#8220;Sfocatura&#8221;, puntata n°1</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 09:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musa/Medusa]]></category>

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		<description><![CDATA[Come annunciato, ho voglia di affiancare a &#8220;Caleidoscopio&#8221; un altro giochino: lo scopo è ancora quello di indovinare quale dipinto (comunque famoso) si cela dietro un&#8217; immagine (da me) virtualmente modificata dello stesso. Ma se il &#8220;Caleidoscopio&#8221; agisce sulla configurazione dei soggetti e delle forme, lasciando in sostanza i colori e la tecnica pittorica inalterata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come annunciato, ho voglia di affiancare a <strong>&#8220;Caleidoscopio&#8221; </strong>un altro giochino: lo scopo è ancora quello di indovinare quale dipinto (comunque famoso) si cela dietro un&#8217; immagine (da me) virtualmente modificata dello stesso. Ma se il <strong>&#8220;Caleidoscopio&#8221;</strong> agisce sulla <em>configurazione dei soggetti e delle forme</em>, lasciando in sostanza i colori e la tecnica pittorica inalterata <em>(tanto che è - stato &#8211; relativamente facile riconoscere Seurat proprio in virtù della sua sofisticata tecnica puntinista</em>), qui <strong>l&#8217; immagine del dipinto viene complessivamente &#8220;appannata&#8221;,</strong> perdendo <em>la sua chiara e immediata leggibilità</em>. <strong>In sostanza, il dipinto mantiene la configurazione dei diversi &#8220;pesi&#8221; visivi, ma vengono alterati i particolari tecnico-pittorici che lo caratterizzano.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3067" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/01/sfocatura1.jpg" alt="sfocatura1" width="406" height="321" /></p>
<p>Cominciamo con un dipinto <strong>famosisissimo</strong> e<strong> contemporaneo</strong>&#8230; direi <strong>alle origini dell&#8217; arte contemporanea</strong> Non voglio dirvi altro, almeno per ora. Ci vuole <em>colpo d&#8217; occhio</em>&#8230; Ditemi dunque <strong>autore e titolo</strong> del dipinto in questione. <span style="color: #ff0000;">E&#8217; FACILISSIMOOO!</span></p>
<p>Buon divertimento con questo mio nuovo giochetto&#8230; :-) <span style="text-decoration: underline;"><em>ma la prossima volta vi tedierò con un post a base del mio consueto birignao storico-artistico&#8230;</em></span>   <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>&#8220;Caleidoscopio&#8221;, puntata N°4</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 16:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musa/Medusa]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi scuso per la lunga assenza &#8211; dovuta soprattutto alla &#8220;vacanza dalla blogosfera&#8221; che mi son preso  andando a fare lo scemo su Facebook &#8211; e riprendo volentieri la rubrica da dove ero rimasto: in particolare, mi piace riproporvi un&#8217;altra puntata del nostro &#8220;Caleidoscopio&#8221; . Ricordate? Io vi propongo l&#8217; immagine di un dipinto famoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso per la lunga assenza &#8211; dovuta soprattutto alla <em>&#8220;vacanza dalla blogosfera&#8221;</em> che mi son preso  andando a fare lo <span style="text-decoration: line-through;">scemo</span> su Facebook &#8211; e riprendo volentieri la rubrica da dove ero rimasto: in particolare, mi piace riproporvi un&#8217;altra puntata del nostro <strong>&#8220;Caleidoscopio&#8221;</strong> . Ricordate? Io vi propongo l&#8217; immagine di un dipinto famoso come se fosse visto attraverso il gioco di riflessi prodotto da un caleidoscopio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3008" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/01/caleidoscopio5.jpg" alt="caleidoscopio5" width="420" height="281" /></p>
<p> Questa volta <strong>ci avviciniamo di più alla nostra epoca</strong>: penso che possa bastare come primo indizio&#8230;Dunque avanti, sotto con i nomi&#8230; voglio <strong>titolo</strong> e<strong> autore</strong> dell&#8217; opera d&#8217; arte in questione&#8230;</p>
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		<title>Parere su Giovanni Gasparro</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 07:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musa/Medusa]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ringrazio Salvatore Piombino per avermi consigliato di visitare il blog di Giovanni Gasparro, giovanissimo artista dal talento formidabile. Sono rimasto certo stupefatto dal suo lavoro, ed è in seguito al sincero carico emotivo di questa stupefazione che ho scelto di consigliarlo qui su Musa/Medusa. A freddo non saprei dire se i suoi dipinti incontrano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio <a href="http://www.separazioneXY.splinder.com" target="_blank">Salvatore Piombino</a> per avermi consigliato di visitare il blog di <a href="http://www.giogasparro.blogspot.com" target="_blank">Giovanni Gasparro</a>, giovanissimo artista dal talento formidabile. Sono rimasto certo stupefatto dal suo lavoro, ed è in seguito al sincero carico emotivo di questa stupefazione che ho scelto di consigliarlo qui su <em>Musa/Medusa</em>. A freddo non saprei dire se i suoi dipinti incontrano il mio gusto personale, ma non posso neppure affermare di essere insensibile alla tenacia tecnica e talentuosa di Gasparro, alla sua capacità di domare la materia pittorica in modo tanto sicuro. E poi, mi chiedo, perché dovrei fare del mio gusto personale un discrimine davvero affidabile per la qualità delle opere contemporanee? E se il mio gusto fosse <em>sbagliato</em>, in qualche modo appesantito (o <em>pervertito</em>) da secoli e secoli di capolavori che ho visto, studiato, memorizzato?</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/giovannigasparro.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2466" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/giovannigasparro-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a><br />
Se nella vita è la mente che, alla lunga, ti frega&#8230; così il corpo, nell&#8217; arte, può dare delle fregature: i corpi dipinti&#8230; dopo Bacon sembravano impossibili&#8230; ma la pittura di Lucien Freud ha portato questa <em>impossibilità</em> ancora più in là&#8230; verso un limite di confine estremo, oltre il quale sembra impensabile andare. Bacon e Freud, prima l&#8217; uno poi l&#8217; altro, ritornano al corpo&#8230; e il ritorno quando è impossibile o illusorio (come il ritorno all&#8217; infanzia) si fa esperienza diretta del tormento. Forse era così anche, secoli fa, per il protagonista immaginario de <a href="http://http://www.ibs.it/code/9788817129183/balzac-honoreacute/capolavoro-sconosciuto-pierre">&#8220;Il capolavoro sconosciuto&#8221;</a> di Balzac&#8230; meravigliosamente analizzato ne <a href="http://http://www.ibs.it/code/9788842812616/didi-huberman-georges/pittura-incarnata-saggio" target="_blank">&#8220;La pittura incarnata&#8221;, </a>il bellissimo saggio di Didi-Huberman.</p>
<p>Anche Gasparro sembra passare, ritornare di nuovo nella <em>carne</em> del tormento: in quella sacrosanta maledizione, e <em>ossessione</em>, che è il corpo. Ma&#8230; ritornare al corpo per ritornare alla pittura&#8230; o viceversa? Vedremo, tra qualche tempo, cosa succederà ai corpi dipinti di Gasparro. Se la materia pittorica s&#8217; <em>incarnerà</em> sempre di più, fino a incancrenirsi &#8211; come era successo all&#8217; ultimo <a href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Pontormo" target="_blank">Pontormo</a> &#8211; oppure no. Io non saprei fare previsioni, mi limito ad aspettare pazientemente. Ma prima o poi, a mio modo di vedere, ci sarà un&#8217; inevitabile <em>catarsi</em> per tutti quei corpi&#8230; una <em>graticola</em> sulla quale si purificherà la carne dipinta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Odilon Redon: andar per fiori</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 04:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiccama</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musa/Medusa]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ho sempre provato la necessità di copiare la natura in oggetti minuti,   particolari, fortuiti. Soltanto dopo lo sforzo di volontà compiuto per rappresentare minuziosamente un filo d’erba, un ciottolo, un ramo, un brandello di muro vecchio sono preso come dal tormento di creare qualcosa di immaginario. La natura esteriore, così recepita e dosata, diventa, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2125" class="wp-caption alignleft" style="width: 155px"><a href="http://www.chiccascrumbs.com/odilonredon/index.html" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2125" style="30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/redon001a.jpg" alt="" width="145" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Odilon Redon</p></div>
<p><span style="#808080;"><strong><em></em></strong></span></p>
<p><span style="#808080;">«Ho sempre provato la necessità di copiare la natura in oggetti minuti,   particolari, fortuiti.<br />
Soltanto dopo lo sforzo di volontà compiuto per rappresentare minuziosamente un filo d’erba, un ciottolo, un ramo, un brandello di muro vecchio sono preso come dal tormento di creare qualcosa di immaginario. </span>La natura esteriore, così recepita e dosata, diventa, per trasformazione, la mia fonte, il mio fermento». (Odilon Redon)</p>
<div id="attachment_2126" class="wp-caption alignright" style="width: 172px"><a href="http://www.chiccascrumbs.com/olg.jpg"><img class="size-medium wp-image-2126" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/ol.jpg" alt="" width="162" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Jan vanHuysum</p></div>
<p>Sono sempre stata attratta dai fiori dipinti, sono fonte inesauribile di colori e forme, in particolare i pittori del Nord, Olandesi, Fiamminghi nel <span style="Arial,Helvetica,Sans Serif;"><span style="#ff3333;">diciassettesimo secolo (ad esempio </span></span><span style="Arial,Helvetica,Sans Serif;">Jan Davidsz. de Heem<em> o </em></span><span style="Arial,Helvetica,Sans Serif;">Jan vanHuysum&#8230;)</span><span style="Arial,Helvetica,Sans Serif;"><span style="#ff3333;"> sono stati maestri nel &#8220;riprodurre&#8221; composizioni floreali  pregevoli per  delicatezza, i ritmi naturali che intercorrono tra il  gambo e le foglie, tra i vari colori e i tipi di piante. Hanno catturato la fragile bellezza dei fiori e il senso di speranza e gioia che essi rappresentano. Le loro composizioni appiaiono vive  e  viene da credere che il loro profumo e non il pennello dell&#8217;artista, abbiano  attratto  coccinelle e  api nei loro petali.  Sicuramente realistiche questa tele, ma forse non fino in fondo molti dei mazzi di fiori che loro dipinsero mai avrebbero potuto esistere in natura, insieme e fioriti nello stesso periodo dell&#8217;anno e la loro abiltà è stata anche nel creare effetti che la natura  non poteva uguagliare.</span></span></p>
<div id="attachment_2169" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://chiccodicaffe.altervista.org/_altervista_ht/gok60.jpg"><img class="size-medium wp-image-2169" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/olk.jpg" alt="" width="200" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">Georgia O&#39;Keeffe</p></div>
<p>Molti pittori si sono cimentati in composizioni floreali, si ricordano sempre i fiori di Van Gogh <em></em>o quelli di  Pierre-Auguste Renoir o   in tempi recenti quelli di Georgia O&#8217;Keeffe, tuttavia i fiori di Odilon Redon hanno un&#8217; &#8220;atmosfera&#8221; diversa.</p>
<div id="attachment_2170" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.chiccascrumbs.com/redon0000.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2170" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/redon0000p.jpg" alt="" width="200" height="167" /></a><p class="wp-caption-text">Odilon Redon</p></div>
<p>Odilon stringe una  profonda amicizia col botanico Armand Clavaud,  che lo avvia alle  teorie di Charles Darwin e gli &#8220;regala&#8221; la passione per i fiori, che lo accompagnerà fino alla fine e a partire dal 1900 inserì le nature morte floreali, da sole o sullo sfondo di latri quadri, in rutte le esposizioni a cui prese parte.</p>
<div id="attachment_2171" class="wp-caption alignleft" style="width: 172px"><a href="http://www.chiccascrumbs.com/fan00.jpg"><img class="size-medium wp-image-2171" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/fan00p.jpg" alt="" width="162" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Fantin-Latour</p></div>
<p>Stringe una salda amicizia anche con il pittore Henri Fantin-Latour, grande &#8220;narratore di fiori&#8221;, ma il cui approccio alla composizione floreale  è fondamentalmente realistico, anche se venato di &#8220;fantasia&#8221;,  i suoi fiori sono sempre e comunque fiori reali, rigogliosi e magnifici nei loro colori e nelle forme preziose.</p>
<p>Redon  al contrario &#8220;racconta&#8221; la realtà attraverso la memoria e l’immaginazione, donando alle sue tele una valenza evocatrice che travalica l’aspetto esteriore dei fiori.</p>
<div id="attachment_2171" class="wp-caption alignright" style="width: 123px"><br />
<a href="http://www.chiccascrumbs.com/odilonredon/slides/redon000.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2180" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/redon000p.jpg" alt="Odilon Redon" width="113" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Odilon Redon</p></div>
<p>C&#8217;è grande armonia tra i dolori e le forme, i colori diventano anche parte integrante del segno e sono quelli  della mnatira nel suo splendore e anche quando le tinte si fanno piu&#8217; scure persiste la tenerezza della sfumatura che gioca spesso in trasparenze anche con le altre figure delle tele e che rivela la sua predilezione per il sogno e la fantasia.</p>
<p>Le sue pennellate sono spesso ovattate di colori accesi e spesso dissonanti sulle quali sono  &#8220;sparse&#8221;  piccole pennellate vibranti, a tratteggio o a piccoli tocchi liberi per sfrangiare la materia, mostrando una realtà dipinta altamente visionaria che raggiunse quasi  l’astrazione, liberandosi da ogni vincolo compositivo.</p>
<p>Per chi volesse ho messo on line un album con circa cinquanta composizioni floreali qui: <a href="http://www.chiccascrumbs.com/odilonredon/index.html">ODILON REDON</a></p>
<p><em>Chicca</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una breve nota su Orio Gèleng</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 17:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musa/Medusa]]></category>
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		<category><![CDATA[immagine]]></category>
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		<description><![CDATA[Il suo blog &#8211; dove per la prima volta ho visto i suoi lavori &#8211; è ormai chiuso, ma per fortuna Orio Gèleng non ha abbandonato la rete: infatti ha aperto un sito personale che fa da dependance al suo studio romano. Ammiro moltissimo le sue opere; e riconosco in lui uno degli artisti più affascinanti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il suo blog &#8211; dove per la prima volta ho visto i suoi lavori &#8211; è ormai chiuso, ma per fortuna Orio Gèleng non ha abbandonato la rete: infatti ha aperto un <a href="http://www.oriogeleng.it">sito personale</a> che fa da dependance al suo studio romano. Ammiro moltissimo le sue opere; e riconosco in lui uno degli artisti più affascinanti e intensi che mi sia mai capitato d&#8217; incontrare qui nel web &#8211; favorito, inoltre, dal dono di una straordinaria maturità artistica, già raggiunta a poco più di vent&#8217; anni.</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/oriogelenghomepage.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2098" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/oriogelenghomepage.jpg" alt="" width="296" height="224" /></a><br />
Le sue vedute romane e le sue opere astratte non lasciano scampo a chi, a tutti i costi, sente il bisogno di andare a cercare precedenti esperienze artistiche cui aggrapparsi in cerca d&#8217; un sicuro approdo critico: se vengono in mente gli acquerelli veneziani di Turner, subito si nota qualcosa che potrebbe far pensare a Basquiat. Eppure non siamo nella metropolitana di New York; siamo a Roma. E in effetti c&#8217; è qualcosa che ricorda la tavolozza romana di Corot, ma all&#8217; improvviso saltano fuori anche i colori tunisini di Klee&#8230; Lungo questa rotta non c&#8217;è pace. E allora, che fare? Bisogna evitare di lasciar cedere gli ormeggi lungo le solite rotte retrograde. E&#8217; meglio arrendersi subito al cospetto dell&#8217; originalità, allo stesso tempo <em>colta e spontanea</em>, che pervade i bellissimi dipinti di Orio.</p>
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		<title>&#8216;Arte e artisti&#8217;, appunti d&#8217; arte di Alessio Brugnoli</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 08:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; un peccato che &#8220;Arte e artisti&#8221; &#8211; uno fra i migliori blog dedicati all&#8217; arte che io conosca &#8211; sia così poco commentato, nonostante la vasta platea di pubblico quantificata dal contatore visite. Eppure credo che, in fondo, possa esserci un qualche motivo per giustificare l&#8217; apparente contraddizione fra questi due tipici indicatori quantitativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un peccato che <a href="http://arte-e-artisti.splinder.com">&#8220;Arte e artisti&#8221;</a> &#8211; uno fra i migliori blog dedicati all&#8217; arte che io conosca &#8211; sia così poco commentato, nonostante la vasta platea di pubblico quantificata dal contatore visite. Eppure credo che, in fondo, possa esserci un qualche motivo per giustificare l&#8217; apparente contraddizione fra questi due tipici indicatori quantitativi di &#8220;successo&#8221;. Infatti penso che al termine della lettura dei post di Alessio Brugnoli &#8211; autore e curatore del blog &#8211; il visitatore percepisca come una condizione di piena &#8220;soddisfazione&#8221;, informativa e qualitativa, che non necessariamente conduce alla richiesta di ulteriori interventi dall&#8217; esterno.</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/arteeartisti.jpg"><img class="size-full wp-image-1996 aligncenter" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/arteeartisti.jpg" alt="" width="405" height="254" /></a><br />
Quasi non ci fosse bisogno di aggiungere altro, il <em>lettore</em>, senza che venga &#8220;costretto&#8221; ad assumere un ruolo diverso da questo, sembra dunque ritrovarsi in quella &#8220;conditio&#8221; di <em>incantevole discrezione</em> che è indispensabile per percepire, nella sua <em>pienezza</em>, il piacere di leggere: quello che si prova seguendo i testi e guardando le immagini di &#8220;Arte e artisti&#8221; è forse una sensazione di soddisfatta sazietà &#8211; che con prudente saggezza non varca mai la soglia pericolosa della prolissità, o dell&#8217;ingordigia.</p>
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		<title>Intreccio musica/immagini (per similitudine)</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 07:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiccama</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mario Galzigna (heteronymos), in un post sul suo blog; parlava di: «Somiglianza e similitudine, in riferimento al fatto che nella blogosfera vengono riprese e rilanciate, a livelli originali e più radicali, riflessioni e pratiche sviluppatesi in tutto il ‘900 attorno all&#8217;intreccio parola/immagine.&#8221; &#8230;. &#8220;prendendo le mosse da un libero uso di alcuni testi di Gilles Deleuze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=7043&amp;persona=000342&amp;vista=curr">Mario Galzigna (heteronymos)</a></strong>, in un post sul suo <a href="http://http://emmegi.splinder.com/post/14841782#comment">blog</a>;<strong> </strong>parlava di:</p>
<p><em>«S<strong>omiglianza</strong></em><strong> e<em> similitudine</em></strong>, in riferimento <span style="black;"><span style="Times New Roman;"><span style="small;">al fatto che nella </span></span></span><span style="black;"><span style="Times New Roman;"><span style="small;"><em>blogosfera</em> vengono riprese e rilanciate, <em>a livelli originali e più radicali</em>, riflessioni e pratiche sviluppatesi in tutto il ‘900 attorno all&#8217;intreccio parola/immagine.&#8221;</span></span></span> &#8230;. <em>&#8220;prendendo le mosse da un libero uso di alcuni testi di Gilles Deleuze (soprattutto il saggio su Francis Bacon) e di Michel Foucault (scritti vari, e in particolar modo: &#8220;Le parole e le cose&#8221;, &#8220;Questa non è una pipa&#8221;, &#8220;La pittura di Manet&#8221;)».</em></p>
<p>Rifacendomi a quel tipo di intreccio tra parole e immagini, io dicevo e ribadisco anche ora che mi ritrovo in tutte e due le definizioni, sia di Somiglianza , sia di Similitudine e faccio una disinzione (personalissima) che si può condividere o meno, ma che mi appartiene profondamente.</p>
<p>Mi approccio al livello della <strong>Somiglianza</strong> e lo faccio scentemente quando parlo di dipinti dove la rapprentazione pittorica fa riferimento ad una &#8220;figura&#8221; (in senso lato) che può in qualche modo far riferimento ad un modello; e scelgo con cura la figura sia per narrare a mio modo la tela , sia per narrare al modo che è diventato consueto e comunemente accettato..</p>
<p>Mi avvicino al livello della <strong>Similitudine</strong> quando &#8220;creo&#8221; una immagine che non ha modelli referenziali, ma mi appartiene: è come se io mi creassi un &#8220;vuoto mentale&#8221; e al suo interno collocassi elementi senza inizio e senza fine che si ricorrono e si prendono e si lasciano, come se ci fosse nell&#8217;aria quello che Lorca definisce il &#8220;duende&#8221;:</p>
<p>«Brucia il sangue come un topico di vetri, che prosciuga, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili».</p>
<p>E&#8217; come se, dice bene Foucault, vi fosse un ripetersi che oltrepassa il tutto. Questo nelle immagini frattali è assolutamente evidente, ma anche in altre immagini della grafica digitale è presente ed è l&#8217;elemento che da&#8217; a chi la pratica la &#8220;magnifica illusione&#8221; di creatività: magnifica illusione, perchè ho molti dubbi sulla creatività e mi sembra qui improprio parlarne&#8230;</p>
<p>Dico spesso che io gioco con le immagini, perchè le immagini che costruisco sono molte volte<br />
figure che non rimandano a nulla, è <em>chi le guarda</em> che può &#8211; se vuole - associare ad esse la parola, la dimensione ludica mi appartiene e di conseguenza appartiene anche ai &#8220;paciughi&#8221; che faccio!!! .</p>
<p>In questo caso specifico le immagini che ho creato fanno riferimento al livello della <strong>Similitudine</strong> e si intersecano con una &#8220;parola&#8221; particolare: la musica.</p>
<p>Non parola/immagine, ma musica/immagine.</p>
<p>E piu&#8217; precisamente la musica di Chopin, da sempre odiata perchè legata allo studio del pianoforte, e che una volta liberata dal vincolo dello &#8220;strumento&#8221; ho riscoperto e tanto amato: in particolare il <a href="http://www.chandos-records.com/Catalogue/Sounds/Mp3/Nocturne%20in%20Cm%20op.48%20No.1.mp3">Notturno in Do minore, Op. 48 No. 1 ( Notturno No 13) </a></p>
<p>E&#8217; uno dei piu&#8217; lunghi e dei piu&#8217; intensi e sofferti, ed è senza dubbio il diario intimo di uno Chopin che stava soffrendo. La prima parte è quello che si definisce un &#8220;lento&#8221; ed è seguito da un &#8220;poco piu&#8217; lento&#8221;, in cui sembra arrivare come un filo di speranza e di luce, ma è solo una impressione fuggevole, poco a poco il volume aumenta per giungere ad un finale appassionato che si snoda in momenti sempre più romantici e tormentati, per finire in un lungo lamento, che io spero si concluda con pensieri di nostalgia e non di disperazione: i due &#8220;segni grafici&#8221; fatti al computer sono il mio immaginario che ripercorrono il primo la <em>malinconia</em> struggente del &#8220;lento&#8221; e il secondo il desiderio di una possibile <em>speranza</em>.</p>
<p>(Il passo successivo per quel che mi riguarda potrebbe essere musica/immagine/parola)</p>
<p><a href="http://www.briciolenotturne.splinder.com"><em>Chicca</em></a></p>
<p><a href="http://mattiee.altervista.org/_altervista_ht/chopin14.jpg"><img class="size-medium wp-image-1918 alignleft" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/chopin14.jpg" alt="" width="279" height="211" /></a></p>
<p><img class="size-medium wp-image-1919 alignright" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/chopin10.jpg" alt="" width="282" height="208" /></p>
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		<title>&#8220;Ode to the Muse&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 15:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«E&#8217; un autoscatto allo specchio di diversi anni fa, avevo realizzato una piccola serie. Sono ritornata su Ibrid@menti a leggere il primo post di Musa/Medusa e concentrandomi sugli aggettivi che hai utilizzato ho giocato un pò con i pennelli di Photoshop, per fare emergere la &#8220;medusa&#8221;&#8230; » (Serena Triacca) Ringrazio Serena per questa sua immagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/ode_to_the_muse_def-2.jpg"></a></div>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/ode_to_the_muse_def-2.jpg"></a></p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl>
<dt></dt>
</dl>
</div>
<div><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/ode_to_the_muse_def-2.jpg"></a></div>
<div id="attachment_1874" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-1874 " src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/ode_to_the_muse_def-2.jpg" alt="" width="350" height="449" /><p class="wp-caption-text">&quot;Ode to the Muse&quot;, di Serena Triacca</p></div>
<p>«E&#8217; un autoscatto allo specchio di diversi anni fa, avevo realizzato una piccola serie. Sono ritornata su Ibrid@menti a leggere il primo post di Musa/Medusa e concentrandomi sugli aggettivi che hai utilizzato ho giocato un pò con i pennelli di Photoshop, per fare emergere la &#8220;medusa&#8221;&#8230; » (<a href="http://serenatriacca.wordpress.com/">Serena Triacca</a>)</p>
<p>Ringrazio Serena per questa sua immagine &#8220;ispirata&#8221; alla/dalla nostra rubrica, e che pubblico volentieri in questo nuovo post. Credo che sarebbe bello inaugurare (magari più in là) qualche &#8220;seduta&#8221; di analisi sulle immagini (artistiche e non) create e proposte anche dai nostri visitatori&#8230; non farò sgangherate letture &#8220;da tarocchi&#8221; e non proporrò rivelazioni alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/In_Treatment">&#8220;In treatment&#8221;</a> , ma penso che potrebbe essere molto interessante&#8230; <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> se non altro per suggerire percorsi di approccio e approfondimento, tramite esempi concreti, sul nostro rapporto con le immagini nel virtuale (blog, etc&#8230;). Ci penserò su&#8230; mumble, mumble&#8230;</p>
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		<title>Immagine del Caravaggio</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 13:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musa/Medusa]]></category>
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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa mi è finalmente arrivato, per posta, il piccolo catalogo della mostra &#8220;Immagine del Caravaggio&#8221;: una esposizione didattica itinerante che nel 1974, in concomitanza con le celebrazioni per il IV centenario della nascita di Michelangelo Merisi, fece tappa a Milano, Bergamo e Caravaggio. La mostra esibiva al pubblico proiezioni luminose e riproduzioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni fa mi è finalmente arrivato, per posta, il piccolo catalogo della mostra &#8220;Immagine del Caravaggio&#8221;: una esposizione didattica itinerante che nel 1974, in concomitanza con le celebrazioni per il IV centenario della nascita di Michelangelo Merisi, fece tappa a Milano, Bergamo e Caravaggio. La mostra esibiva al pubblico proiezioni luminose e riproduzioni di dipinti organizzate secondo un suggestivo allestimento firmato da Roberto Sambonet, Giancarlo Ortelli, Roberto Cavallini e Bruno Monguzzi; proprio a quest&#8217; ultimo si deve anche il progetto grafico del catalogo, a mio parere bellissimo: il volume ha in copertina un particolare de <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Morte_della_Vergine" target="_blank">&#8220;La morte della Vergine&#8221;</a> del Louvre, ed è qualificato da un curioso <em>lettering</em> applicato al titolo, con una evidente separazione fra il termine &#8220;Immagine&#8221; e il nome &#8220;Caravaggio&#8221; &#8211; quasi a suggerire rispetto verso l&#8217; identità geniale dell&#8217; artista.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<div id="attachment_1758" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/immaginecaravaggiodef1.jpg"><img class="size-full wp-image-1758 " src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/immaginecaravaggiodef1.jpg" alt="Copertina catalogo e foto allestimento" width="360" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Immagine del Caravaggio&quot;, catalogo e allestimento</p></div>
</div>
<p>Siamo dunque a metà degli anni Settanta, più di trent&#8217; anni fa. Tornando ai nostri giorni, ho appreso grazie al sito di <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica</a> che a Torino è in corso una <a href="http://www.caravaggio.rai.it/" target="_blank">mostra &#8220;impossibile&#8221; dedicata a Caravaggio</a>, con la quale vengono presentate le riproduzioni di tutti i dipinti attribuiti al Merisi in un&#8217; unica occasione espositiva: un evento irrealizzabile a voler usare le opere autentiche, dal momento che non è neanche pensabile il tentativo di chiedere in prestito i capolavori più importanti &#8211; ad esempio, le tele di San Luigi dei Francesi, a Roma, non possono più varcare la soglia della cappella Contarelli: da quanto ne so l&#8217; ultima loro uscita risale al 1951, quando vennero esposte a Milano, nelle sale appena restaurate di Palazzo Reale, in occasione della famosa grande mostra voluta da Longhi (durante la quale il &#8220;San Matteo e l&#8217; Angelo&#8221; avrebbe addirittura subito dei danni, subito riparati tramite un immediato restauro).</p>
<div id="attachment_1760" class="wp-caption aligncenter" style="width: 304px"><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/allestimentocaravaggioimpossibile.jpg"><img class="size-full wp-image-1760 " src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/allestimentocaravaggioimpossibile.jpg" alt="Allestimento mostra &quot;impossibile&quot; su Caravaggio" width="294" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Caravaggio &quot;impossibile&quot; </p></div>
<p>Le riproduzioni virtuali proposte nella mostra torinese sono ad alta risoluzione digitale, e proiettate su sottili monitor piatti che dovrebbero riproporre le identiche dimensioni dei dipinti originali. E fin qui va tutto benissimo: non posso far altro che esprimere i miei più sinceri complimenti per questa iniziativa. Eppure, a guardare le fotografie dell&#8217; allestimento, sembra che le stesse immagini digitali del Caravaggio provino un certo disagio per come sono state sistemate: pannelli e schermi montati su striminziti supporti color porpora, ammassati nei corridoi di uno sgargiante foyer teatrale, fra caloriferi e segnaletiche da via d&#8217; uscita. Un ambiente ideale per uno sbrigativo buffet, ma forse troppo ostico per accogliere decentemente una mostra. Molto diversa doveva essere l&#8217; atmosfera che circondava le proiezioni della esposizione del 1974, con il variare dell&#8217; oscurità fra i fasci di luce colorata, e con gli schermi dove gli audiovisivi montati da Livio e Piero Castiglioni lasciavano scorrere le immagini di tutte le opere del Merisi, accompagnate da brani musicali dell&#8217; &#8220;Orfeo&#8221; di Monteverdi.</p>
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