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	<title>Ibrid@menti &#187; bimodale</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>medioevo elettrico e marcescenza digitale 1</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 09:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reliquie impossibili]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ogni cosa può essere considerata come cosa o come segno: quest&#8217;ultima è un&#8217;affermazione di  Bonaventura da Bagnoregio, nel XIII secolo.&#8221;  Questo afferma Ferdinando Taviani in Le due visioni: visione dell&#8217;attore, visione dello spettatore, a pag. 258 de L&#8217;arte segreta dell&#8217;attore, un dizionario di Antropologia Teatrale, (Eugenio Barba &#8211; Nicola Savarese). Perché riprendo l&#8217;affermazione di un&#8217;affermazione? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">
<div id="attachment_894" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-894" src="http://interassenze.wordpress.com/files/2009/03/dessiner-de-escher.jpg?w=300" alt="pensare il pensiero" width="300" height="258" /><p class="wp-caption-text">pensare il pensiero</p></div>
<p>&#8220;<em>Ogni cosa può essere considerata come cosa o come segno: </em>quest&#8217;ultima è un&#8217;affermazione di  <a href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Bonaventura_da_Bagnoregio">Bonaventura da Bagnoregio</a>, nel XIII secolo.&#8221;  Questo afferma Ferdinando Taviani in <strong>Le due visioni: visione dell&#8217;attore, visione dello spettatore, </strong>a pag. 258 de <a href="http://http://www.ubulibri.it/pagine/barba_recensio.html"><strong>L&#8217;arte segreta dell&#8217;attore, un dizionario di Antropologia Teatrale, </strong>(Eugenio Barba &#8211; Nicola Savarese).</a></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">Perché riprendo l&#8217;affermazione di un&#8217;affermazione? e perché parto da così lontano per arrivare a SL? al benedetto metaversaccio? <em>Reculer pour mieux sauter</em>: il principio della negazione è una regola nota agli attori che cominciano &#8220;un&#8217;azione partendo dalla direzione opposta a quella verso cui è diretta&#8221; e io, in forma mentale attoriale non posso che, e con piacere mi affido, seguire il comportamento a salti del pensiero.</div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">Affermare l&#8217;affermazione, o pensare il pensiero, come nella litografia <strong>Dessiner</strong> del 1948 di <strong><a href="http://www.mcescher.com/">Maurits Cornelis Escher</a> (1898 &#8211; 1972)&#8230;</strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;"></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">[mentre attendevo il crunching del <em>pensare il pensiero</em> pensavo all'attesa dell'attore che sono nella costruzione del post, e nella spesa dello spettatore che ho nella legatura del testo. ovvero il crunching come visione d'avanzamento dell'informazione. crunching come metafora del critico teatrale che vede la visione spettacolare nel suo farsi. ma non è questo quello che intendo scrivere. semmai questo è lapsus scripturae, deviazione e deriva inconscia rispetto all'azione principale dell'io. esempio anche di salto del pensiero.]</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">
<p>&#8230;significa che il rischio del caos incombe e che dobbiamo ammutolire i pre-giudizi. Far pensiero il pensiero, dunque. Il mio modo di stare sul palco mentale e scritturale di un post, post-portamento extra-quotidiano di de-scrivere. Svengo al dunque: il medioevo elettrico di cui siamo spettatori, crisi e depressione critica a parte, ci fa attori di un marcescente digitale sempre più rappresentativo dell&#8217;umano che non sappiamo essere in ambito attoriale, e sempre meno avatar. Senza nulla togliere o aggiungere al Rinascimento Virtuale, il Second Theatre non può che essere, lì e ora, medioevale. Se vogliamo parlare di Rinascenza Carolingia Virtuale è meglio. Il Rinascimento è l&#8217;avvenire. Per ora si sta prolungando la morte del virtuale. Altro non può essere se il correlativo oggettivo del benedetto metaversaccio rinascimentale è la realtà: allora il secondo pensiero è un pensiero aumentato e l&#8217;avatar è la persona che sta dietro. Altra caratterizzazione del metaverso e del social network tout court è la <em>collaboratività</em>: prestabilita, monodirezionale, neo-lineare. Mi sbaglio? Poco importa. Viaggio su onde cerebrali saltuarie. Dunque, con buona pace per gli artisti di Stato Rinascimentale, il Second Theatre non è ancora. Dopo la tecnologia vocale polimicrofonale di Carmelo Bene, ci vorrebbe un non-avatar. <em>Chi può distinguere la danza dal danzatore? </em>si chiede <span style="text-decoration: underline;">Eugenio Barba</span> in <strong>IL CORPO DILATATO </strong>e chi l&#8217;avatar dall&#8217;utenza quotidiana che ne indossa il nickname, la non ancora maschera?</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Ovviamente, fottendomene del quotidiano socializzare in rete su cazzate ed eventi archimediali e sullo stato dell&#8217;arte disartrica, intendo approcciare la Seconda Attorialità da un punto di vista operativo antropologico. La già vecchia <strong>antropologia teatrale in ambiente digitale</strong> premoniva l&#8217;idea di un <strong>inconscio elettrico </strong>e dilatava il corpo dell&#8217;utenze in <strong>mind book</strong>. Presumeva che il <a href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Prosumer"><strong>prosumer</strong></a><strong> </strong>fosse <strong>personaggio elettrico </strong>e ora invece e inoltre, nel mio fallimento continuo e imperituro della giacenza non attoriale di <strong>(double)face book</strong> e nella sua conculcata libertà artistica (<em>non censurata ma indifferita</em>) e sottostante al pre-giudizio di cui sopra, di mai sopra, invece e inoltre, dunque, devo fare i calcoli con <strong>organonimo e elettronimo.</strong></div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Per la verità, se di verità può dirsi, dell&#8217;<strong>elettronimo </strong>s&#8217;era già praticata la quiescente dissociazione in <strong>dissocial network </strong>con i vari <em>leo bloom, ramon, bimodale e gg, </em>vari <strong>eteronimi elettrici</strong> che sussumono stili di pensiero totalmente differenti tra loro e dall&#8217;utenza del sottoscritto. Dunque, tanto per cominciare, o per finire, o per restare nel medium, l&#8217;avatar non sono io, l&#8217;<strong>elettronimo</strong> non è mai l&#8217;io quotidiano ma la sua <strong>dilatazione digitale extra-quotidiana</strong>. Altre volte l&#8217;<strong>elettronimo</strong> è il <strong>pre-espressivo digitale </strong>che prepara il post-acolo, lo spettacolo del post. L&#8217;<strong>esperimento mentale </strong>mette<strong> </strong>in post il<strong> pre-espressivo digitale:</strong> l&#8217;<strong>elettronimo leo bloom</strong> monta diverse piattaforme per presentificare il <strong>pensiero-in-post. </strong></div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;"></div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;"><strong>Energia nello spazio</strong> è questo starmene in elencante aporia digitale e in tensione verso la spazialità <strong>organonimica</strong>. Questo è il punto a cui non sarei voluto arrivare: l&#8217;<strong>organonimo</strong> come dilatazione analogica dell&#8217;<strong>elettronimo. L&#8217;organonimo come utente digitale</strong>. Pensare per salti è linkare il corpo per isole buone di teatralità. Allora si avrà l&#8217;Umanesimo dell&#8217;elettronimo: il lavoro dell&#8217;avatar su se stesso. Quando? Non mai, se a realtà corrisponde altra realtà. Semmai fuori della crisi in direzione di una Krisis che eventualizzi la morte dell&#8217;Uomo Ego-nomicus. Metavisione dello spettacolo e martirizzazione.</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Sul corpo e sulla visione del paradosso, il Medioevo stato e quello attuale Stato, architettato ad assemblare fittizie Rinascenze di botteghino per bene culturale, si è agito il pulpito da cui vilipendere la libertà espressiva della Quaresima e il dissacrante riso del Carnevale. L&#8217;avatar tra identità Quaresimale dell&#8217;io medioevale e coscienza carnascialesca (si vedano, o anche no, i miei maschere-<strong>elettronimi</strong>) del sé digitale.</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Perché se l&#8217;avatar è l&#8217;utente, il noi-utente non può che essere del <strong>medioevo</strong> <strong>elettrico</strong>. Va da sé la medioevalmente ancora aperta questione dell&#8217;omosessuale e della prostituta, del mendico barbone, della donna violatissima quotidianamente e del bimbo in padronale padronaggio lavorativo o disdicevole altro. Siamo nel secolo maschio che non poteva degenerare in crisi prima di rinascere. Ma non di questo volevo dire, piuttosto della illuminante, invece, rilettura de <a href="http://http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002659.html"><strong>Il corpo nel Medioevo</strong></a><strong> (Une histoire du corps au Moyen Age) </strong>di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Le_Goff">Jacques Le Goff </a></strong>e della <em>ridisposizione organonimica dell&#8217;elettronimo</em>.</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Di medioevo elettrico e marcescenza digitale, appunto. Con un combattimento postdigitale tra Medioevo stato e medioevo Stato.</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;"></div>
<div class="mceIEcenter">
<dl>
<dt><strong><img class="size-medium wp-image-897" src="http://interassenze.wordpress.com/files/2009/03/bru5.jpg?w=300" alt="Pieter Bruegel: Combattimento tra il Carnevale e la Quaresima (1559)" width="300" height="220" /></strong></dt>
<dd>Pieter Bruegel: Combattimento tra il Carnevale e la Quaresima (1559)</dd>
</dl>
</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;"></div>
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		<title>Questioni private e Mindbook 1:  fase top.</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 14:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reliquie impossibili]]></category>

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		<description><![CDATA[1. L’avatar vive il flusso elettrico oltre il caosmo dicotomico: l’avatar ha creato il presupposto della società elettrica. L’avatar non è la trasposizione dell’umano. L’avatar non è l’on-line della nostra assenza ma l’off-off-line della nostra essenza. L’avatar non è concepibile all’interno di una dissocietà del mediale che amplifichi la pseudo-dittatorialità della realtà corporale. L’avatar è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt 12pt; text-indent: -18pt; tab-stops: list 12.0pt left 342.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: small;">1.</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;"> </span><span style="font-size: small;">L’avatar vive il flusso elettrico oltre il caosmo dicotomico: l’avatar ha creato il presupposto della società elettrica. L’avatar non è la trasposizione dell’umano. L’avatar non è l’on-line della nostra assenza ma l’off-off-line della nostra essenza. L’avatar non è concepibile all’interno di una dissocietà del mediale che amplifichi la pseudo-dittatorialità della realtà corporale. L’avatar è trasparente anche nell’ostensione ipocrita della propria piaggeria. L’avatar non è persistenza materiale ma transistenza psigitale. </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt 12pt; text-indent: -18pt; tab-stops: list 12.0pt left 342.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: small;">2.</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;"> </span><span style="font-size: small;">Tra l’avatar e l’umano non esiste linearità imperfetta e nemmeno corrispondenze casuali. Tra l’avatar e l’umano non esiste un legame uno-uno e nemmeno uno-molti. Tra l’avatar e l’umano esiste la dimensione psigitale che collega pensare e sentire. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<table style="width: 100%;" border="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td style="background-color: transparent; border: #f0f0f0; padding: 0cm;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 11.25pt;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1540246355"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><img src="/Users/gg/AppData/Local/Temp/msoclip1/01/clip_image001.jpg" border="0" alt="" width="50" height="50" /></span></a></span></p>
</td>
<td style="background-color: transparent; border: #f0f0f0; padding: 0cm;">
<table style="width: 100%;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td style="background-color: transparent; border: #f0f0f0; padding: 0.75pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1540246355">Gianluca Garrapa</a> ha scritto<br />
</span><span style="font-size: 7.5pt; font-family: Tahoma;">alle 18.00</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma;">gianluca sperimenta la crossmedialità usando piattaforme differenti e possibilmente nickname parziali. gianluca sostiene la credenza magica del nome che crea cose. gianluca quando transpone personaggi elettrici non traspone se stesso ma l&#8217;impatto del sé con l&#8217;altro. gianluca crede di essere il trattino della coppia figura-sfondo. gianluca non è. gianluca transumanizza i suoi desideri di anarchia pacifica e collaborativa e vi lascia per andare a mangiare.</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="background-color: transparent; border: #f0f0f0; padding: 0.75pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 7.5pt; font-family: Tahoma;">Elimina</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 11.25pt;">
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="display: none; font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma; mso-hide: all;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;">Modifica</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;">Gianluca torna alle suggestioni off-line.</span></span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"> <span>18.04</span></span><span><span style="font-size: 7pt; color: #999999; font-family: Tahoma;"> -</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"><img src="/Users/gg/AppData/Local/Temp/msoclip1/01/clip_image002.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;">Gianluca comunica il suo essere di troppo rispetto all&#8217;impossibilità di essere di meno, cioè se stessi.</span></span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"> <span>17.53</span></span><span><span style="font-size: 7pt; color: #999999; font-family: Tahoma;"> -</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"><img src="/Users/gg/AppData/Local/Temp/msoclip1/01/clip_image002.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;">Modifica</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;">Gianluca dovrebbe rileggere magnitudini della performance di Schechner.</span></span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"> <span>17.50</span></span><span><span style="font-size: 7pt; color: #999999; font-family: Tahoma;"> </span></span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"><img src="/Users/gg/AppData/Local/Temp/msoclip1/01/clip_image002.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;">Modifica</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;">Modifica</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;">Gianluca cerca di invertire la gerarchia pubblico\privato.</span></span><span style="font-size: 8.5pt; color: #333333; font-family: Tahoma;"> <span>16.24</span></span><span><span style="font-size: 7pt; color: #999999; font-family: Tahoma;"> -</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Bimodale è consapevole della difficoltà di Gianluca a immaginarsi un inconscio elettrico che contenga tutti gli atti cancellati. Bimodale potrebbe credere che nulla si crea e nulla si distrugge se la sua s-oggettività non dipendesse da un essere umano. Bimodale non può prescindere dal filtro umano della sua origine e non può prendere il sopravvento. Bimodale determinerebbe uno stato di radicale alterazione mentale. Bimodale sa che ciò non può andar bene se il metaverso diventa solo una maschera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">6. Leo Bloom si trova spesso in condizioni pessime, senza alcun motivo e allora ciò che il giorno prima lo lascia indifferente, diventa un macigno. La chiarezza e la semplicità di certe cose si complica e il buio diventa un grande sole nero. Leo, allora, ha la sensazione di attraversare cicli mestruali di dolore, oppure microgestazioni che daranno frutti inaspettati. Leo gli sembra di partorire con dolore e diventa felice, improvvisamente. Leo sorride e il paesaggio intorno riprende a scorrere. Leo pensa che bisognerebbe evitare di portare in SL certe brutte cose della vita reale. Leo non vorrebbe s-oggettivarsi con quella certa mentalità analogica: chiudersi e creare reti di &#8216;amici&#8217; che si autosostengono. Leo spera che non venga ricreato il meccanismo di molti siti ‘collettivi’ connessi tra loro che si autoimplementano implodendo nell’autosignificanza dei loro ideali di parte. Leo non ha più voglia di scrivere perché una pseudorete che privilegia il già noto, snobba il nuovo, scoraggia un reale scambio di idee, e fa sentire estranei e ridicoli. Leo avverte una sensazione di &#8216;mobbing&#8217;. Leo avverte una castrante percezione di muffa. Leo in luoghi diversi le stesse persone che praticamente ti trattano con sufficienza e ti sembra di stare in un locale con tessera da socio. Leo magari lui ci mette l’anima a pubblicare la sua sofferenza privata ed arriva uno stronzo che senza capire quello che hai scritto ti distrugge. Leo la chiama cattiveria. Leo non saprebbe dare un altro nome a questo continuo essere ignorati. Leo come se non bastasse è affetto da un lieve bipolarismo e nelle fasi down sta malissimo, peggiora la situazione tentando di liberarsene. Leo deve riconoscere che certi stronzi bisogna ignorarli oppure pigliarli a schiaffi sfogarsi offendendoli e sa che questo vorrebbero: farti passare dalla parte del torto. Leo crede che sarebbe bello gestire Facebook con un’interfaccia cerebrale: mi chiede come creare Mindbook. Leo amerebbe il nudismo mentale. Leo sa che sarebbe un’impresa da pazzi nella costituzionale ipocrisia della stragrande maggioranza dell’Italia 2.0. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non so se quanto scritto dal personaggio elettrico Leo sia una dato di fatto reale o se il traboccante pessimismo sia effetto del mio malumore fisiologico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">In conclusione, ecco alcuni ‘pregiudizi’ che potrebbero guastare le relazioni tra persone personaggi elettrici e s-oggetti:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">nell’<em>effetto</em>-<em>Rosenthal</em> le aspettative del ricercatore influenzano i risultati, mentre nell’<em>effetto</em>-<em>Hawthorne</em> sono gli atteggiamenti o le aspettative delle persone testate ad alterare i risultati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em>L’effetto</em>-<em>alone</em> nasce quando, sulla base di una proprietà cui inconsciamente uno attribuisce un’importanza particolare, si traggono conclusioni riguardanti gli altri. Nell’ambito linguistico, <em>l’effetto</em>-<em>alone</em> più frequente e più deplorevole potrebbe essere il ritenere coloro che parlano in dialetto, meno intelligenti di quelli che si servono della lingua colta. Si può incorrere in un <em>errore</em> <em>di</em> <em>contrasto </em>quando l’osservatore possiede caratteristiche completamente diverse da quelle del soggetto osservato. A questo tipo d’errore sono esposte soprattutto le posizioni contrarie: così gli estroversi tendono a considerare gli introversi come estremamente timidi o per niente comunicativi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Un <em>errore</em> <em>logico</em> si verifica quando sulla base di una determinata teoria alcune qualità del soggetto vengono sopravvalutate, altre trascurate o per niente notate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt -6pt; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">L’<em>errore di benevolenza</em> viene provocato dall’inclinazione dell’osservatore ad esprimere giudizi positivi o desiderabili sui soggetti da osservare. C’è la tendenza a giudicare, generalmente, in maniera positiva le persone conosciute o simpatiche che le persone sconosciute o antipatiche (Völzing, 1985).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm -3.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span style="font-family: Tahoma; mso-bidi-font-size: 8.5pt;"><a href="http://www.facebook.com/home.php?tab=3"></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm -3.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; tab-stops: 342.0pt;"><span class="statusbody6"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1540246355&amp;ref=nf"><span style="color: #3b5998;">Gianluca Garrapa</span></a> improvvisamente non ha più voglia di scrivere. blackout.</span></span><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma;"> </span><span style="color: #999999;"><span class="feedtime2"><span style="font-size: 7pt; font-family: Tahoma;">circa un&#8217;ora fa</span></span><span class="actionlinkdashactionlinkdash0"><span style="font-size: 7pt; color: #999999; font-family: Tahoma;"> &#8211; </span></span><span class="actionlinkstitle4"><span style="font-size: 7pt; font-family: Tahoma;">Commenta</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: Tahoma;"><img src="/Users/gg/AppData/Local/Temp/msoclip1/01/clip_image003.gif" border="0" alt="" width="50" height="50" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>FB e la crisi della presenza 1 (un&#8217;ipotesi azzardata?)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2008 20:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
				<category><![CDATA[2.0 per tutti]]></category>
		<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
		<category><![CDATA[Dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[bimodale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della presenza]]></category>
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		<category><![CDATA[l'uomo contemporaneo]]></category>
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		<description><![CDATA[Facebook è la risposta all’angoscia di non esserci. Il rischio della presenza, di cui parla Ernesto De Martino ne La fine del mondo, è una paura (e anche un dato di fatto)  insita nell’essere umano e che, positivamente, spinge l’uomo a fare, costruire, opere e progetti che lo salvino dal caos entropico della morte. L’arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-619" src="http://interassenze.files.wordpress.com/2008/12/page0_blog_entry613_1.jpg?w=289&amp;h=186" alt="facebookelacrisidellapresenza" width="289" height="186" /></em><a href="http://it-it.facebook.com/" target="_self"><span style="color: #d8d7d3;">Facebook</span></a> è la risposta all’angoscia di non esserci. Il rischio della presenza, di cui parla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_De_Martino" target="_self"><span style="color: #d8d7d3;">Ernesto De Martino</span></a> ne <a href="http://www.filosofico.net/demartinomio.htm" target="_self"><span style="color: #d8d7d3;"><em>La fine del mondo</em></span></a><em>,</em> è una paura (e anche un dato di fatto)  insita nell’essere umano e che, positivamente, spinge l’uomo a fare, costruire, opere e progetti che lo salvino dal caos entropico della morte.<br />
L’arte è una risposta dell’uomo al rischio di non poterci essere più, di morire. Ecco che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Facebook" target="_self"><span style="color: #d8d7d3;">facebook </span></a>è bell’e pronto per salvare la presenza dal rischio di non esserci, per aiutare l’essere umano a non soccombere all’oblio della sua opera. La paura per il rischio di non esserci, negativamente, diventa angoscia che blocca, ansia che sterilizza, dottrina che inquadra e che incoraggia. Nella confusione della massa, l’io si riscatta e si suppone invincibile. Ecco facebook: il proprio volto, la propria maschera, la propria sicurezzza digitalizzata.<br />
Sentirsi meno soli. L’orrore analogico del vuoto e della morte,  diventa interassenza digitale.<br />
Ecco. Tra l’analogico e il <em>preassente</em> del metaverso, facebook tenta di rendere ipertrofica la presenza dell’io. L’ossessiva ritualità connessa al facebooking è la digitalizzazione del rito analogico, lo stesso (o quasi) rito che permetteva alle antiche popolazioni sciamaniche di fuggire il caos e compensare la paura della morte. Dopo la morte non c’è il nulla, c’è il digitale. Meglio ancora la preassenza del metaverso, il <em>quadrimensore s-oggettivo</em>, l’avatar delle iperchat a tre D.<br />
Ciò che mi preoccupa maggiormente, però, non è tanto il rischio di non esserci più, logica e rassicurante conseguenza della finitezza analogica dell’avventura umana, quanto il rischio della presenza connesso al corpo\volto virtuale di facebook. Il fatto che FB possa cancellare la mia interassenza.<br />
Insomma… il <em>postdigitale.</em></p>
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		<title>la (meta)scrittura elettrica e le 4 metafunzioni dell&#8217;io</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 22:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
		<category><![CDATA[Reliquie impossibili]]></category>

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		<description><![CDATA[Il teatro dell’assenza e quello antropologico sono anche il rapporto che io ho con la scrittura elettrica (tra passato e presente) Allora, come posso avvicinarmi all’invisibile attraverso una scrittura elettrica, e qual è il crollo e il rischio, l’assenza che stabilisce il ritmo, la presenza, la presenza viva dell’attore alla luce delle nuove tecnologie? Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana"><strong>Il teatro dell’assenza e quello antropologico sono anche il rapporto che io ho con la scrittura elettrica (tra passato e presente)</strong></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana">Allora, come posso avvicinarmi all’invisibile attraverso una scrittura elettrica, e qual è il crollo e il rischio, l’assenza che stabilisce il ritmo, la presenza, la presenza viva dell’attore alla luce delle nuove tecnologie?<br />
</span><span style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana">Un discorso sul teatro attraverso la sua riscrittura elettronica, comincia da molto prima: in una sorta di limbo in cui io non sono più un individuo reale e nemmeno un’entità virtuale.<br />
</span><span style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana">A partire da quello che io so, insomma, e dall’utilizzo che faccio dell’informazione, arrivo a capire che è già una <em>performance</em> antropologica il <strong>mio scrivere intorno a qualcosa </strong>utilizzando le interfacce del computer.<br />
</span><span style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana">Il rito diventa una tecnica che <em>digitalizza</em> (scrive) sistemi semi-analogici (il mio pensiero).</span></p>
<p><span style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana"><p><a href="http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2008/12/la-metascrittura-elettrica-e-le-4-metafunzioni-dellio/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="FONT-SIZE: 9pt; FONT-FAMILY: Verdana">Secondo me, la teatralità insita nel metaverso determina un discorso sul teatro attraverso la sua riscrittura elettronica e comincia in una sorta di limbo in cui io non sono più un individuo reale e nemmeno un’entità virtuale.<br />
A partire da quello che io so, insomma, e dall’utilizzo che faccio dell’informazione, arrivo a capire che è già una performance antropologica il mio scrivere intorno ad un argomento utilizzando le interfacce del computer.<br />
Il mutamento antropologico avviene nel ribaltamento dei ruoli. Pensare in digitale è rischioso. Non si dovrebbe ammettere alcun concetto di colpa e la linearità procederebbe a salti. Il concetto di colpa lega ad un passato. Invece il passato in SL è davanti a noi: l’avatar è il passato delle nostre esperienze tradotte nel digitale. Il punto di vista è un punto di sguardo. Lo sguardo diventa oggetto. Osserviamo il nostro osservare. Il flusso neuroelettrico mette in ordine il flusso quadrimensore dell’io. Per flusso quadrimensore intendo quelle che in psicodinamica sono le quattro “funzioni dell’Io”: motricità, linguaggio, memoria, attenzione. Per la motricità si crea un’antitesi movimento avatar\immobilità utente. Questo mi ricorda il principio della <em>quiete in movimento</em>, fondamentale nel teatro di Barba e di Grotowsky e del teatro asiatico.<br />
La dicotomia corpo\avatar è apparente: si tratta di una <em>sintesi mediana.</em></span></p>
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		<title>L’avatar ha il suo corpo che il Corpo non comprende [sull&#039;inconscio elettrico]</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 07:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono allettato dalla possibilità di un’Antropologia Teatrale in Ambiente Digitale (ATAD). A questo aspira il mio Corpo Temporale. L’organico è ridotto a due mani. Già è tanto, di questi tempi. Il mio Corpo Temporale come un corpo docente ridotto all’osso. Allo stesso tempo il mio avatar bramerebbe un avanzamento di carriera: è stufo della sua semplice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="x-small;"><span style="#777777;"><span style="Arial;"><!-- by gg --></span></span></span></p>
<div class="entry">
<div class="snap_preview">
<p style="justify">Sono allettato dalla possibilità di <em>un’Antropologia Teatrale in Ambiente Digitale</em> <strong>(ATAD)</strong>. A questo aspira il mio Corpo Temporale. L’organico è ridotto a due mani. Già è tanto, di questi tempi. Il mio Corpo Temporale come un corpo docente ridotto all’osso. Allo stesso tempo il mio avatar bramerebbe un avanzamento di carriera: è stufo della sua semplice posizione di nick e pretende di passare al ruolo di s-oggetto. Non ha tutti i torti. Attualmente il mio avatar si limita ad apporre la firma ai commenti per certificare il passaggio del mio flusso intenso (tranquilli… tutto a suo tempo, vi spiegherò in seguito il significato di <em>flusso intenso</em>. Ammesso che si tratti di significante e non di significato). Il suo desiderio, del tutto legittimo, è di assumere un corpo e un inconscio, elettrico ovviamente. Sì, capisco. O meglio, percepisco che non sia proprio così ovvio e lampante il concetto di <em>inconscio elettrico. </em>D’altra parte non potrei spiegare con le parole cosa significa <em>inconscio</em> <em>elettrico</em>. Non sarebbe più inconscio. E poi scusate: ma voi me lo sapreste spiegare cos’è il vostro inconscio? No, non dico l’inconscio della psicoanalisi, quello da manuale, troppo facile. Dico: il <em>vostro</em> inconscio. Se avreste parole adatte e precise per spiegare l’in-spiegabile, allora state spiegando qualcos’altro, non l’inspiegabile. Ma torniamo al mio avatar che preme per diventare <em>s-oggetto </em>ed acquisire un <em>inconscio elettrico</em>. Non credo che le sue pretese si limiterebbero a questo. Il mio Corpo Temporale è sicuro che dopo l’avanzamento di ruolo, l’avatar s-oggetto, come un novello Colombo, pianterà anche la bandiera e battezzerà un nuovo territorio: la <em>Metafisica del Virtuale</em> <strong>(MdV)</strong>. Dopodiché inizierà, sempre stando alle congetture del mio Corpo Temporale, l’era del Postdigitale. Tra l’incudine e il martello. Scilla e Cariddi. Mi trovo in questa situazione imbarazzante. Sicché ho rassicurato il mio Corpo che, anche nell’eventualità che ciò possa accadere, il nuovo territorio non sarebbe altro che un nuovo linguaggio. Il linguaggio è la casa dell’Essere, come diceva il filosofo <a href="http://www.forma-mentis.net/Filosofia/Heidegger.html">Heidegger</a>. Il mio Corpo Temporale non ha ancora afferrato che per comprendere le ragioni del mio avatar, deve mettere da parte i suoi pregiudizi analogocentrici. Non so se ci potrà mai essere un reale confronto tra il mio avatar e il mio Corpo Temporale. D’altronde, riprendendo e mutando la massima di Pascal, l’avatar ha il suo corpo che il Corpo non comprende.</p>
<p style="center">
</div>
</div>
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