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	<title>Ibrid@menti &#187; Antonello Bellanca</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>La condivisione analogica, tra attrazione ed eros</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 18:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonello Bellanca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[condividere]]></category>
		<category><![CDATA[eros]]></category>
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		<description><![CDATA[Che attinenza tra condividere e distacco? Ancor prima di parlare di una probabile separazione che può interessare la condivisione è necessario introdurre la fase antecedente, quella dell’attrazione o dell’eros. E qui il senso comune, caro lettore, ci porta subito a pensare “male” e a dare luogo a preconcetti che portano a fuorviare un significato originario. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3868" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/04/condivisione-analogica2.jpg" alt="condivisione-analogica2" width="370" height="278" /></span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Che attinenza tra condividere e distacco? Ancor prima di parlare di una probabile separazione che può interessare la condivisione è necessario introdurre la fase antecedente, quella dell’attrazione o dell’eros. E qui il senso comune, caro lettore, ci porta subito a pensare “male” e a dare luogo a preconcetti che portano a fuorviare un significato originario. La condivisione, parola oggi svalutata nell’atto che presuppone l’invito alla partecipazione da parte di altri, coinvolge nel presente tutti, indistintamente. Anzi tutti e tutto, poiché siamo portati a condividere foto, pensieri, attività quotidiane. Ma (fortunatamente) operiamo una certa scelta nel sottoporre ad altri parte del nostro mondo interiore. E’ quella che io chiamo “<strong>condivisione analogica</strong>”. Perché analogica? Perché non si serve dello strumento multimediale per veicolarsi bensì del <strong>gesto</strong>, del <strong>donare o del prestare</strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Con Mari, insieme ad altri colleghi, portiamo avanti, in gruppo, un progetto che ci accomuna. I nostri rapporti sono quelli tipici di colleghi, rispettosi e cordiali. Non mi è dato sapere se Mari fosse già a conoscenza del mio mondo interiore fatto di studi e ricerche, fatto sta che, senza averlo richiesto, mi presta un libro che, guarda caso, tratta dei risvolti psicologici che sottostanno ai distacchi, non quelli personali, bensi dalle cose: “<strong>Distacchi e altri adii di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gianna_Schelotto"><span style="color: #800080;">Gianna Schelotto</span></a></strong>”. Mi soffermo sul gesto del prestare. La condivisione “analogica” presuppone che non si condivida tutto con tutti, ma una determinata cosa ad una precisa persona. Perché? Ritengo sia una sorta di privilegio quella di aprire una porta che benché non permetta (e giustamente) di avvicinarsi al centro dell’interiorità autorizza, comunque, di interagire in maniera più significativa e profonda. La costruzione a sfoglia di cipolla che ci protegge e ci avvolge diviene più sensibile permettendo all’altro di eliminare gli strati più esterni. Condividere, dunque, come attrazione ed eros nel senso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung"><span style="color: #800080;">junghiano</span></a> del termine (mi viene in mente anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Hillman"><span style="color: #800080;">Hillman</span></a> che si è espresso in merito) ma anche come successivo distacco. Aprire le porte del proprio essere non significa che esse debbano restare aperte vita natural durante. Anzi. Il mezzo della condivisione analogica esperimenta e sottopone a giudizio l’altrui considerazione che, per quanto possa trovare una felice ripetizione, può anche ritornare sui propri passi. Ed è giusto che sia così. Come è giusto relegare in spazi inaccessibili un determinato libro che, benché magari sia ad ampia diffusione, ci piace pensare di averlo letto solo noi e che nessun altro debba passare lo sguardo. E pertanto lo nascondiamo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Antonello Bellanca, 19/04/2008</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">[P.S. come hai avuto modo di notare, caro lettore, nel post manca il link che avrebbe dovuto indirizzare verso un blog e/o sito di Mari. Non è un errore: Mari non gestisce alcun spazio virtuale. Ma d’altra parte se fosse stato diversamente forse non avrei potuto assaporare e ricordare la forma originaria di condivisione]</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>La Jam Session delle idee [una metafora per raccontarci]</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 11:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonello Bellanca</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Storied@ibrido]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenzacondivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Jamsession]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[palestraperleidee]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendo spunto da un articolo di Cristina Finazzi, autrice di modalogia, per &#8220;comporre&#8221; un post a quattro mani e per sottoporre all&#8217;attenzione una metafora particolare sulla condivisione delle conoscenze: La vera novità del multimediale si trova però nell&#8217;interazione: io fruisco di un&#8217;informazione e posso interagire con il testo e con l&#8217;autore, leggendo, commentando, dialogando con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/12/jam-session-idee1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2730" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/12/jam-session-idee1-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Prendo spunto da un articolo di Cristina Finazzi, autrice di modalogia, per &#8220;comporre&#8221; un post a quattro mani e per sottoporre all&#8217;attenzione una metafora particolare sulla condivisione delle conoscenze:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La vera novità del multimediale si trova però nell&#8217;interazione: io fruisco di un&#8217;informazione e posso interagire con il testo e con l&#8217;autore, leggendo, commentando, dialogando con chi scrive anche on line, anche in simultanea (dipende dal mezzo impiegato). Posso chiedere chiarimenti, produrre obiezioni, creare discussioni</em> (C. Finazzi).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea della conoscenza condivisa rimanda al concetto, ormai assodato, della nuova era del web così come ampiamente illustrato da Tim O&#8217;Reilly. L&#8217;idea si evolve, prende corpo e, nell&#8217;ambiente del web, essa si riconosce non in un soggetto bensì in diversi. Nella mia visione del fenomeno, riconoscendo il prezioso valore della conoscenza condivisa &#8220;sento&#8221;, nell&#8217;idea che prende corpo, un&#8217;armonia. E&#8217; la metafora dell&#8217;organizzazione che apprende dal vivo, da un&#8217;apparente improvvisazione dove ogni considerazione sembra avviarsi, da un rapido e poco attento ascolto, secondo una propria personalissima strada. Prese singolarmente le idee emettono un suono; nell&#8217;insieme producono, appunto, armonia. La <em>jam session</em> virtuale inizia timidamente: apre il pianoforte, segue un sax basso, la batteria&#8230;<em>et voilà</em>. Non esiste un luogo dove improvvisare; ogni &#8220;non luogo&#8221; è adatto. Ma sopratutto non esistono nè date nè appuntamenti per un eventuale incontro, perlopiù fortuito: basta una visita occasionale o indirizzata da altri non luoghi per scoprire un ambiente virtuale che tratta argomenti congeniali e stimolanti per le idee che potrebbero svilupparsi in modo rapido e veloce grazie alle potenzialità del mezzo multimediale che accorcia le distanze. L&#8217;entusiasmo, sentimento altamente percepibile nei visi degli esecutori e nel ritmo che prende corpo durante una <em>jam session</em>, è equipollente all&#8217;aspetto euristico di un progetto che si evolve in itinere il cui dato di partenza è l&#8217;invito (più o meno esplicito) di divulgare virtualmente un pensiero sviluppato da quattro mani.</p>
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