Dopo il flirt Berlusconi Sarkozy che, a molti, era sembrata soltanto una mossa politica, pare che in questo paese il volere referendario sia ormai una sciocchezza: nel novembre ’87 il referendum abrogativo ricevette, nei tre quesiti relativi al ‘nucleare’, un sì, in media quasi l’80% votò per la dismissione degli impianti.
Si dirà che, con la paura irradiata dalla Bielorussia – e qualcosa più della paura – si votò d’impulso: a sentir la parola Chernobyl la mano si mosse da sé.
Finora però – oltre alle conseguenze tratte da disastri umani e naturali, rispetto alla presenza di strutture a rischio – vi sono studi che, se non in assoluto, dovrebbero innescare il principio di precauzione nei meandri populistici.
Nel 2007 in Germania per la prima volta si ha un’evidenza statistica dell’incremento di leucemie nelle popolazioni intorno alle centrali. Lo studio diretto dal Bfs è pioniere in questo senso non perché i precedenti dimostravano il contrario: semplicemente non c’erano precedenti, si è accuratamente evitato di indagare se il nucleare forse effettivamente inquinante o meno. Perché?
Gli studi sugli effetti molecolari dicono che l’emissione intorno alle centrali è poco importante, non tale da giustificare l’insorgere del male. Curiosamente questa è anche la sostanza della replica a quei risultati. Il ragionamento: statisticamente ti diamo ragione, abitare nei dintorni può essere il motivo per cui ti ammali di leucemia. Ma a noi non interessa. Perché il tuo studio mostra il collegamento tra le due – malattia e nucleare – ma non svela il perché. Nessun nesso causa-effetto, solo la ‘certezza’ statistica dell’influenza. Quindi è poco interessante. Quindi non finanzieremo ricerche analoghe.
Negli ultimi vent’anni si contano decine di medi e piccoli incidenti – ma non in Paesi sprovveduti, – nel ’97 un treno tedesco pieno di scorie deraglia; nel ’99 fuga radioattiva a Cruas Meysse, poi ancora in Francia a Tricastin, in Giappone 115 contaminati gravi e 300.000 allertati a non lasciare la propria abitazione; nel 2001 esplosione e incendio dell’impianto tedesco di Brunsbuettel; l’estate scorsa invece, ancora a Tricastin, qualche stilla di Uranio nelle acque fluviali: nessun problema per il governo; però evitate, assolutamente, di pescare, di abbeverarvi, di fare il bagno.
Chiacchieravo settimane fa con un volontario che si occupa dei trasporti di beni di prima necessità in Bielorussia. Molti bambini da quelle parti devono sperare in un’adozione temporanea per disintossicarsi dalle radiazioni, pur vivendo al di là del limite di contaminazione. Gli stessi bambini si nutrono con ortaggi coltivati al di qua (più avanti il fantasma radioattivo di Chernobyl) eppure quegli ortaggi fanno scattare le lancette dei rilevatori; sono passati vent’anni e quei bimbi devono sperare nella buona azione di uno straniero per respirare alcuni mesi ossigeno buono, sperando che il loro organismo resista (sono passati 22 anni dal disastro, si sa poco delle conseguenze: c’è però chi parla di 20 generazioni contaminate: 2000 anni di modificazioni genetiche che porteranno chi sa dove).
Da ieri, con 142 favorevoli e 105 contrari, in spregio della volontà referendaria e popolare andiamo gloriosamente in quella direzione.


















Volevo solo segnalare questo libro che lessi mesi fa, del Prof. Baracca (una mia vecchia conoscenza), lo stile è quello del pamphlet, ma mi è abbastanza piaciuto:
http://www.jacabook.it/ricerca/schedalibro.asp?idlibro=3265
Grazie della segnalazione