La scuola dovrebbe saper anticipare i cambiamenti sociali, guardare lontano ed aspettare che il mondo si accorga delle sue trovate per importarle alle altre sfere delle istituzioni.
Sappiamo bene che ciò accade molto di rado, come è allo stesso tempo improbabile che sia la scuola ad accorgersi cosa c’è di buono lì fuori, nel mondo spesso mai frequentato da quei tanti che la scuola dovrebbero farla.
Ho voluto provare, con una mia classe di liceo scientifico di Vicenza, a sbirciare e spudoratamente rubare qualcosa che qui, nel mondo reale, vive e vegeta.
Abbiamo pensato che portare un blog in classe, per parlare di letteratura e soprattutto tentare di farla, potesse essere una buona idea.
Siamo partiti da un blog-stimolo ( http://parolefantasiose.blogspot.com) dove inserisco settimanalmente spunti di varia natura, non troppo orientati o incasellati, che gli studenti commentano senza esserne obbligati. Ho visto in breve che il filtro del computer ha facilitato la comunicazione fra me e loro, esponenti di due mondi spesso molto lontani, consentendo di sentirsi protetti dallo schermo e dal non vedere quel registro rosso attraverso il quale passa, sempre di più, il senso di una scuola dove non si lascia più il segno ( in-segnare) ma solo un alone sbiadito.
La seconda fase è stata quella di creare alcuni blog tematici dove postare approfondimenti di romanzi da leggere insieme in classe, romanzi di formazione come “I Piccoli maestri” (http://piccolimaestri.blogspot.com ) del concittadino Meneghello o “Il Giovane Holden” (http://discoveryholden.blogspot.com ) dell’ appena scomparso Salingers.L’ approfondimento di uno diventa approfondimento di tutti, dentro la classe e fuori dalla classe. Non si perde, non si smaterializza nel quaderno abbandonato in soffitta e non perde il suo senso nel voto assegnato dall’ insegnante. Rimane vivo e vegeto, non in coma ma visitato, commentato, modificato.Il blog, in questo caso collettivo, diventa così l’ occasione di far rivivere un’ opera, ora riletta e immaginata da un gruppo di adolescenti neo lettori.
La terza fase del progetto è la più bella e creativa. I blog sono ora 8, corrispondenti a piccoli gruppi formati da tre studenti che si cimentano nel duro compito di scrivere qualcosa di proprio, pubblicarlo e vederselo commentato. Da chi? Da quel nemmeno troppo silenzioso popolo semiinvisibile, un popolo della rete che quando meno te l’ aspetti ti bussa la porta per chiederti “ma il prossimo capitolo, quando ce lo fai leggere?”.
E così si diventa piccoli scrittori, si cerca passo dopo passo di stendere qualcosa di buono, commettendo errori che diventano barzellette e progressi che si trasformano in conquiste. Non saranno molti i sei racconti che ogni squadra ( in cui c’è un copy, un editor e un webmaster) dovranno produrre entro giugno, ma è comunque un piccolo passo per farli sentire più vicini a quegli autori che uno dopo l’ altro incontreranno nel triennio seguente.
Scrittori che per una volta vedranno forse diversamente, con i loro limiti , le loro difficoltà, le loro manie. Perchè alla fine “scrivere non è mica semplice ehh, però ci piace prof, è un po’ una terapia”……come dice Matteo, che ha la pagella che sembra una schedina del totocalcio, ma intanto racconta e legge delle storie….
Simone Ariot



















Bravo Simone! Bella sperimentazione soprattutto perché non hai gestito la cosa dall’alto, ma via via hai dato la possibilità ai ragazzi e alle ragazze di gestirsi da sole il loro spazio, di aprire blog loro e di iniziare perciò a interagire in prima persona.
Mi piace segnalare in questa stessa direzione una sperimentazione che sto seguendo da due anni: il blog degli studenti della scuola media di Pianiga (VE) ( http://lascuolainrete.wordpress.com/ ) in cui la gestione del blog è affidata appunto agli studenti che inseriscono direttamente i contenuti da loro scelti e commentano quelli degli altri.
Il nostro è solo un timido tentativo, peraltro ancora molto disordinato, di dar voce a chi desidera partecipare al processo di apprendimento utilizzando il web. Su fb trovate qualche considerazione sull’ “esperimento”:
http://quartaeffe.wordpress.com/
è davvero un buon inizio Rosamaria
il mio blog didattico ha 4 anni di vita …
maestraelisa.blog.tiscali.it
Ciao a tutte/i.
Insegno inglese e la prima cosa che faccio nelle mie classi, che ruotano in continuazione, è aprire una mail di classe in modo da poter condividere risorse online in uno spazio virtuale senza limiti di spazio o tempo, in modalità sincrona (vedi la chat di gmail) e asincrona. Poi apro un blog di classe.
Il blog funziona benissimo come diario online aperto a feedback, suggerimenti, orientamenti, riflessioni, oltre alla possibilità di creare elenchi di link dove reperire materiale didattico da usare per approfondimenti tematici. Nello specifico della lingua inglese, poi, il blog può rappresenatre il punto di partenza per rimbalzare da un dizionario all’altro alla scoperta di definizioni, sinonimi, verifica della pronuncia,giochi linguistici, ecc.
“Il primo e fondamentale step per integrare il web nella didattica consiste, infatti, nella creazione di una galleria di preferiti o un banco virtuale che permetta a docenti e studenti di avere sempre a disposizione un elenco raggiungibile e aggiornato di risorse e applicazioni multimediali. ”
Teatino. A., Innovazione digitale e glottodidattica. Riflessioni e proposte, Digilabs 2010.
(è un volumetto che ho appena pubblicato sui tools 2.0 per la didattica della lingua inglese a misura di nativi digitali).
@simone
@elisa
@teatino… e tutti
Complimenti per queste attività e sperimentazioni in classe.
Mi è rimasta impressa la frase di Matteo, riportata da Simone: “scrivere non è mica semplice ehh, però ci piace prof, è un po’ una terapia”…
Molti – insegnanti, educatori, operatori scolastici – dovrebbero tenere in mente questa affermazione. Troppo spesso nella scuola – a tutti i livelli: lo verifico anche nella mia attività di docenza universitaria – non si riesce a concepire quella che dovrebbe essere la necessaria sinergia tra insegnamento e formazione. La formazione – la Bildung, cara ai filosofi tedeschi – dovrebbe sempre rappresentare il contesto valorizzante in cui inserire ogni attività di insegnamento. L’istruzione senza formazione e cieca – mi verrebbe da dire – così come la formazione senza istruzione è vuota. E voi state cercando, anche con il supporto della rete e del virtuale, di realizzare questa sinergia virtuosa.
Complimenti ancora!
Lavoro in una classe prima e ho aperto un wiki (piattaforma zoho.com) solo per la mia classe. Credo nella scuola digitale e mi piacerebbe insegnare ai miei alunni a non avere paura della rete, ad usarla per l’interazione e la socializzazione, lo scambio di idee e materiali…la cosa più difficile è spiegarlo ai genitori…molti ne hanno paura (perchè non la conoscono), non si fidano e non hanno un pc a casa!
Rosanna
grazie davvero @tutti epr queste segnalazioni.
Per il resto io dico sempre che come i ragazzini più piccoli non possano essere lasciati da soli davanti alla tv, è bene che non vengano lasciati da soli anche nell’uso del pc.
@Rosanna, il problema del digital divide è enorme. Sull’altra questione è importante che se si tratta di minori, i genitori sappiano che ci sono dei filtri in modo che non si arrivi a trovare proprio tutto
molto interessante davvero.. scusa ma l’associazione di idee con qui:..
http://ilpartitodellamore.blogspot.com/2010/01/anna-frank-ecco-la-pagina-incriminata.html#comments
è stata immediata.. al nono commento trovi un link a un altro blog.. consiglio davvero di dare un’occhiata ai brevissimi video in que post (specie se si hanno figli piccoli, e se si insegna), e ai commenti
grazie Gioia
direi che è un lavoro paziente e creativo che può divenire anche un libro.