Friendfeed: aggregare, condividere, commentare

catepol
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(crosspost di catepol) I blogger, prima pazzi per Twitter, ci hanno messo veramente poco a diventare ora anche FriendFeed addicts.

Ovviamente mi trovate qui: http://friendfeed.com/catepol

In sostanza FriendFeed non fa altro che AGGREGARE quello che gli diciamo di aggregare: il blog, twitter, flickr, l’account facebook, youtube, lastfm, tumblr, lo status gtalk, qualunque feed e chi più ne ha più ne metta ecc. ecc. in una paginetta che si aggiorna con i nostri aggiornamenti ovunque li aggiorniamo (scusate il gioco di parole). Su FriendFeed possiamo anche, direttamente, postare foto, link, minipost.

Per ogni amico che decidiamo di seguire avremo la rispettiva paginetta dell’amico che si auto-aggiorna, a sua volta, con tutti i post, i commenti, le foto e i video preferiti, ecc. ecc. sia di questi amici che degli amici degli amici. Insomma, per capirci un gran feedreader molto più potente che ingloba tutto. Il tutto, entry per entry, commentabile da chiunque.

Qualche consiglio utile (via) per utilizzare al meglio Friendfeed.

FriendFeed ha appena lanciato la nuova funzione che ti permette di  “find your Twitter friends” [FriendFeed link]: scoprire tra i contatti Twitter chi ha anche l’account Friendfeed in modo da fare un rapidissimo e cumulativo subscribe ai loro feeds. La trovate sotto Friends.

E’ possibile fare il reply anche su Twitter dei commenti postati ad una entry Twitter di Friendfeed, semplicemente selezionando l’opzione, come mostrato nell’immagine:

Conviene non utilizzarla sempre. Se la conversazione è cominciata su Twitter, però conviene che, commentando da Friendfeed, dove resta in forma di thread, arrivi anche il reply su Twitter, se il commento è inferiore ai 140 caratteri e soprattutto se può servire anche per chi ci segue solo su Twitter (ancora tanti) di che si parla.

Conviene anche, ripeto, valutare bene cosa deve essere postato ANCHE su Twitter, da Friendfeed e cosa no. Anche perchè Twitter non è Friendfeed e su Twitter la mitica funzione di hide non c’è. E siccome su Twitter ci deve essere SEMPRE la persona che conversa e non deve essere un account spara feed, io consiglio di limitare allo stretto indispensabile il re-post su twitter.

Puoi usare http://www.ffholic.com/ per un’esperienza diversa di Friendfeed e da telefonino consiglio fftogo.

13 Commenti

  1. catepol scrive:

    Spero vi sia utile

  2. ultilissimo Caterina, ti assicuro :-)

  3. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Complimenti a Catepol. Utilissimo, certamente… ma ancora più utile (Minerva84, a questa stessa osservazione,ha reagito positivamente, “integrando”) se venisse evitato – prima osservazione – questo eccesso di slang telematico, dove le parole inglesi non vengono mai tradotte, anche quando questo sarebbe facile (quasi che la nostra lingua fosse un idioma paesano, povero, asfittico). Bisogna imparare dai francesi, che sono MOLTO più avanti di noi come livello di acculturazione informatica, ed anche come capacità di innovazione e di invenzione sul terreno del virtuale.

    Seconda osservazione. Bisogna evitare, a mio parere, un feticismo del mezzo, che corre il rischio di svilupparsi a scapito dei contenuti. Il titolo del post promette contenuti, ma poi li lascia perdere. Aggregare e condividere che cosa, e come, e con quali finalità?

    Ciò non toglie, lo ribadisco, in accordo con Maddalena, che il tuo post fornisca un utile vademecum ai naviganti. Ai naviganti esperti, aggiungerei :-)

    Suvvia, ripeterei, con una parafrasi fraudolenta del marchese De Sade: ancora uno sforzo per essere davvero “aggreganti”. Il divino marchese diceva: ancora uno sforzo, francesi, per essere repubblicani… :-)))

  4. Giorgio  Jannis Giorgio Jannis scrive:

    In realtà, è qualcosa di più di un super-feedreader, perché oltre ad aggregare i flussi delle mie produzioni originali o dei vari reblogging su web tiene traccia anche della mia presenza sincronica (radunando i vari messaggi di status sparsi qua e là, ad esempio, oppure per il fatto di essere FriendFeed stesso un perfetto ambiente di pubblicazione autonoma e commento pubblico), e quindi rientra propriamente tra gli strumenti di lifestreaming.
    Questo fa: riesce a dare rappresentazione sociale della mia identità in quanto flusso di azioni e riflessioni, dentro ambienti a loro volta sociali, permettendo al mio discorso di diventare parola di altri discorsi.
    Siamo agli albori di questi strumenti, chissà quali raffinatezze offriranno quelli futuri nel narrare la nostra vita mentre la viviamo; credo però FF sia un punto importante raggiunto dalle tecnologie dell’abitare digitale, perché appunto mette per la prima volta in scena dignitosamente il nostro flusso-di-vita.

  5. bimodale scrive:

    difatti, come dice jannis, il mio elettronimo leo bloom, utilizzò friendfeed per aggregare le piattaforme di bimodale, gg, giuliano joyce, ramon, gianluca, per creare un esperimento mentale: una sorta di teatro itinerante che utilizza piattaforme differenti (blog, twitter, trumblr, FB, flickr,youtube) per contenuti differenti: come in una fiera con vari stand…. mi piacerebbe riprendere l’esperimento utilizzando ‘eventi’ di FB e proporre una sorta di iperlocal network. usare il medium come un raggio di luce che attraversa un prisma: la mia sociotemporalità divisa in vari elettronimi. per ora l’esperimento è in una fase sperimentale, perché ancora non aggrega persone ma solo in-flussi egoici. la pratica di teatro itinerante permette di dare peso alle diverse personalità che mi occupano. non starò impazzendo?
    “chi sono? dove sono? quando sono assente di me… da dove vengo vegno… dove vadoooo?” se si facesse una chanson eco-centrique? :)

  6. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Sono d’accordo, Giorgio: le tecnologie dell’abitare digitale mettono in scena il nostro flusso-di-vita. Lo fanno “dignitosamente”, tu dici… E’ possibile. Ma io credo che il nostro sguardo su questa messa in scena dovrebbe essere sempre e comunque uno sguardo storico e critico. Non, per intenderci, uno sguardo apologetico, segnato da compiacimenti ed autocompiacimenti.
    Già negli anni passati il dibattito sul virtuale fu, come dire?, egemonizzato, per un certo tempo, dalla bipolarità (dal dualismo, dalla contrapposizione) tra ipercritici e apologeti (tra i primi: qui da noi Thomas Maldonado; tra i secondi, ad esempio, Pierre Lévy). Ho sempre pensato che questa polarizzazione produce dannosi fraintendimenti. La posizione apologetica porta a sottovalutare il peso e l’influenza di determinate istanze di potere e di controllo. La posizione catastrofista porta a sottostimare le potenzialità innovative (entro certi limiti libertarie) della rete (generazione dei contenuti dal basso, forme di antagonismo sociale che utilizzano la rete per affermarsi, per diffondersi, per generalizzarsi, entro una continua osmosi tra momenti comunitari e aggregativi organizzati online e momenti di partecipazione e di condivisione vissuti e sperimentati offline).

    Noam Chomsky - mente lucida, accanito e disincantato oppositore delle forme vecchie e nuove del dominio capitalistico – ha sempre denunciato la tendenza del potere mediatico a concentrarsi nelle mani di poche grandi corporations dell’informazione: corporations sempre e comunque votate all’addomesticamento delle coscienze e al disciplinamento delle contotte, individuali e sociali. Ma nell’ambito del suo poderoso lavoro di critica e di denuncia, Chomsky ha anche valorizzato il possibile uso antagonista dei media, vecchi e nuovi. I media, Internet incluso, tendono a realizzare il dominio e l’omologazione, è vero. Ma “ciò non significa che non possano farsi influenzare dalla società civile. Le istituzioni dominanti -politiche, economiche o dottrinali che siano – non sono immuni dalle pressioni esercitate dall’opinione pubblica. Anche i media indipendenti (alternativi) possono svolgere un ruolo importante. Sebbene dotati (per definizione) di scarse risorse, acquistano importanza allo stesso modo delle organizzazioni popolari: unendo le persone con risorse limitate che, interagendo tra loro, possono moltiplicare la loro efficacia e la loro comprensione – il che costituisce esattamente quella minaccia democratica tanto temuta dalle élites dominanti” [I cortili dello zio Sam, Gamberetti, 2002].

    Scusate se mi sono dilungato, dicendo cose che per molti appariranno scontate. Ma temo che un atteggiamento apologetico (ed autocompiaciuto) nei confronti delle nuove tecnologie dell’informazione possa farci perdere la percezione della loro possibile valenza liberticida.
    Mi sembra sterile enfatizzare le magnifiche sorti e progressive (come diceva qualcuno) delle TIC, senza mettere in campo, in maniera scoperta e intelleggibile, quali contenuti, quali temi, in che modi, con quali finalità queste stesse TIC vengono usate…

  7. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Mi scuso ancora per la lunghezza del precedente commento e per gli errori, dovuti alla fretta. Ma spero di essermi spiegato. Se volessimo mettere in evidenza le valenze liberticide delle TIC (e, in genere, della gestione informatica dei contenuti conoscitivi), credo che avremmo di che discutere. In vari ambiti. Non mi azzardo neppure a cominciare. Ma se il dibattito dovesse – cosa che non credo – prendere questa piega, cercherò di dare qualche contributo concreto, attraverso esempi, eccetera…

  8. bimodale scrive:

    è vero mario… a me sembra che i media aumentino per dare l’illusione di essere liberi, in realtà non è così. purtroppo, se si cerca di essere ‘troppo sperimentatali e se stessi’ resti isolato. io noto poca creatività, nonostante se ne parli ovunque, nei media. poca apertura e tanto appiattimento. forse è un po’ colpa della sindrome del ‘chi se ne fotte’ tipico italiano, per me penso agli pensa dio, questo porta a implosioni autocompiacenti (e se non mi compiacio io chi mi deve compiacere?) purtroppo la chiusura mentale provincialistica aumenta man mano che si scende verso il meridione dove l’appiattimento anglofilo è l’unico modo per evidenziarsi rispetto alla ‘massa’ (scusate se uso ‘massa’, come farebbe un conservatore clericale di destra). praticamente: se ho la possibilità di avere tanti nick e avatar, perché usare i social e i blog solo ed esclusivamente per replicare la mia copia analogica? cioè: non si ha voglia di crearsi altri mondi, altri ruoli? non si ha voglia di aprire la mente oltre il tecnicismo comprensibile e si rischia l’incomunicabilità come segno di crisi come parto che apre al totalmente nuovo? forse io ragiono così perché non sono morbosamente orgoglioso e mi piace sbagliare, eccetera, non ho un posto di lavoro che potrei rischiare di perdere, eccetera, o forse non ho alcuna certezza tranne che i ristoranti e i bimbi che hanno bisogno di aiuto e i miei che ancora s’accollano di mantenermi. e di questo dovrei ‘vergognarmi’. forse ho avuto delle esperienze rispetto alle quali niente è più forte… e mi fermo qui.
    perché non si usa il digitale per mutare l’analogico? i miei elettronimi lo chiamano ‘il postdigitale’ e credo che atttraverso l’uso di un linguaggio nuovo si possa mutare ottica. tanti medium… ma per dire cosa? per diversificare veramente? io ho iniziato questo esperimento mentale di dissociazione e mi auguro che in un prossimo futuro possa esserci la possibilità di liberare energie e non di formattare in schemi precostituiti e in abiti sgargianti corpi vetusti.
    p.s.
    io credo il come sti prendendo il sopravvento e ci illuda che stiamo dicendo qualche ‘cosa’. ma ‘cosa’ ?

  9. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    @bimodale
    Quoto Gianluca, per la sua immediatezza, per la sua capacità di andare al sodo, per il suo coraggio di mettere in gioco, oltre alle sue posizioni per così dire “teoriche”, anche le sua situazione personale…

    Parli di un “esperimento mentale di dissociazione”… terreno arduo, ma affascinante. Sono un cultore dell’io multidimensionale, ma so bene che esplorare radicalmente la propria multidimensionalità è sempre un’avventura rischiosa, un viaggio senza garanzie, perennemente in bilico tra scissione creativa e frammentazione psicotica…
    Un’avventura rispetto alla quale è comunque possibile, credo – e mi pare che tu lo faccia – usare il virtuale, usare le TIC.
    Perciò, seguendo il filo di questa argomentazione, posso dirti che mi interessa capire – nel tuo caso – quali TIC usi, come le usi. La finalità è chiara (l’esperimento di cui sopra). Può allora, partendo da queste premesse, essere proficuo discutere sui mezzi senza indulgere ad alcun feticismo del mezzo.

    • leo bloom scrive:

      ciao mario, piacere, io sono leo e l’idea dell’esperimento mentale è stata mia. non fosse stato per le fisime di bimodale e quelle sue manie di protagonismo, avremmo portato avanti una bella esperienza. comunque, ho scritto una sintesi dei ruoli e dei luoghi in cui avveniva l’esperimento. dirò a gianluca di far scrivere un post a bimodale con un collage dell’esperimento, tipo quel blob che vedete voi umani in tv. per ora ti saluto!

      bimodale: blog (la storia elettrica di al)
      ramon: blog (ramon ad libitum)
      leo bloom (io): blog, twitter, trumblr, friendfeed (regia, flusso di coscienza digitale, aggiornamenti dell’esperimento, racconto)
      transmodale gualtieri: you tube, flikcr (foto, video)
      giuliano joyce: blog (po-etica psgitale)
      gg: blog (principale e incursioni in altri blog)
      gianluca garrapa: facebook.
      qualche giorno fa gianluca garrapa ha invitato bimodale per un evento della durata di mezzora per un ‘reading’ elettrico.
      su FB gianluca garrapa mi ha fatto scrivere una nota spiegando cosa intende per interfaccia neurale.
      gianluca garrapa è un corpo temporale che stabilisce ponti tra me e gli altri elettronimi.
      da sempre, la sua ricerca è nata nel segno della bimodalità: dialogo tra l’autore (che può diventare personaggio elettrico) e il personaggio elettrico che diventa ’spime’ autoriale
      in Second Life gianluca costruirà il s-oggetto: il suo corpo temporale (soggetto) diventerà un tutt’uno con l’oggetto-avatar.
      anche i commenti spesso sono usati come mezzo per far dialogare i personaggi elettrici e il sottoscritto con gianluca.
      spero d’aver compreso la domanda e d’averti dato una risposta soddisfacente.
      buonaserata!

  10. catepol scrive:

    non vi ho abbandonato ma vi devo leggere con calma per rispondere :-) prometto post più semplice che ne spiega l’uso anche a chi lo vede per la prima volta
    :-)

  11. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Allora ti aspetto (ti aspettiamo), sperando che tu abbia voglia di entrare nel merito delle questioni sollevate. Mi interessa davvero
    :-)

  12. Giorgio  Jannis Giorgio Jannis scrive:

    Beh, conoscere la portata complessiva dello strumento FriendFeed, dalla pragmatica gestione alle conseguenze del nostro dire pubblico nel nostro lifestreaming (sottolineo questo aspetto rispetto a catepol), aiuta a combattere i feticismi, per vedere il tutto criticamente.
    Ecco: esiste uno strumento che aggrega e mette in scena tutto il mio fare, mi connota identitariamente, mescola i discorsi con quelli degli altri, fa lifestreaming insomma.
    Già il nostro sguardo ora è nutrito di nuove “metafore esplorative”, nuovi modi per incastrare ciò che vediamo dentro schemi significativi; e l’idea di flussi-di-vita che si intracciano come trefoli di una corda è fortemente sollecitata da friendfeed, e già poter pensare il web come flussi identitari è un passo avanti verso una socialità ricca in Rete.

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