FB e la crisi della presenza 1 (un’ipotesi azzardata?)

bimodale
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facebookelacrisidellapresenzaFacebook è la risposta all’angoscia di non esserci. Il rischio della presenza, di cui parla Ernesto De Martino ne La fine del mondo, è una paura (e anche un dato di fatto)  insita nell’essere umano e che, positivamente, spinge l’uomo a fare, costruire, opere e progetti che lo salvino dal caos entropico della morte.
L’arte è una risposta dell’uomo al rischio di non poterci essere più, di morire. Ecco che facebook è bell’e pronto per salvare la presenza dal rischio di non esserci, per aiutare l’essere umano a non soccombere all’oblio della sua opera. La paura per il rischio di non esserci, negativamente, diventa angoscia che blocca, ansia che sterilizza, dottrina che inquadra e che incoraggia. Nella confusione della massa, l’io si riscatta e si suppone invincibile. Ecco facebook: il proprio volto, la propria maschera, la propria sicurezzza digitalizzata.
Sentirsi meno soli. L’orrore analogico del vuoto e della morte,  diventa interassenza digitale.
Ecco. Tra l’analogico e il preassente del metaverso, facebook tenta di rendere ipertrofica la presenza dell’io. L’ossessiva ritualità connessa al facebooking è la digitalizzazione del rito analogico, lo stesso (o quasi) rito che permetteva alle antiche popolazioni sciamaniche di fuggire il caos e compensare la paura della morte. Dopo la morte non c’è il nulla, c’è il digitale. Meglio ancora la preassenza del metaverso, il quadrimensore s-oggettivo, l’avatar delle iperchat a tre D.
Ciò che mi preoccupa maggiormente, però, non è tanto il rischio di non esserci più, logica e rassicurante conseguenza della finitezza analogica dell’avventura umana, quanto il rischio della presenza connesso al corpo\volto virtuale di facebook. Il fatto che FB possa cancellare la mia interassenza.
Insomma… il postdigitale.

24 Commenti

  1. Pensa bimodale, che quando ho iniziato a interessarmi di web, quello è stato il primo libro che sono andata a risfogliare e anch’io ho fatto esattamente le tue considerazioni.
    Sì forse FB è l’ambiente in cui si possono quotidianamente iterare riti che ci assicurano continuità con un’identità il meno frammentata possibile.
    Mi piacciono le tue considerazioni.
    Soprattutto la parte finale: FB può cancellarti d’un solo tratto. Ma, aggiungo, ti dà anche, proprio per questo, la possibilità di ritonare, di rinascere.
    La dissoluzione del post-moderno alla fin fine non riesce forse nemmeno su FB: ancora una volta non si capisce come e con che forza, le persone riescono a connettersi e lo fanno attraverso la narrazione… (ma questo è un altro filone che non c’entra nulla con il tuo discorso!)

  2. catepol scrive:

    alla fine, vedrai manca poco, lo useremo tutti solo per quello che è: una grande rubrica di contatti

    • bimodale scrive:

      Sì, anche… però c’è sempre l’ipotesi più creativa. Un facebook di maschere, di ruoli fantastici ma in tempo reale. In fondo, se dovessimo utilizzare FB per quello che è, dovremmo lasciarlo all’intranet universitaria… se non sbaglio FB è stata creata da studenti universitari, no? Realismo e avanguardia, immaginazione ma anche razionalità. Dipende dall’estro di ognuno… magari arriveremo al riciclo dei materiali digitali come nell’arte povera. Oggetti delocalizzati e resi artistici. ;)

  3. che segnali hai che manca poco, Cate?

  4. Quanto scrivi è interessante. Facebook come estensione della propria vita ma sopratutto come garanzia di immortalità. Presenza continua, come per suggerire “non dimenticarmi”. Un mio amico ha avuto il coraggio di scrivere: “se avessi avuto una vita più piena, con moglie e amici, avrei avuto sicuramente un rapporto diverso con facebook“. Comunque, nel rispetto di una visione fenomelogica dello strumento, mi trovo pienamente d’accordo con Catepol: è utilissimo come rubrica telefonica per far riemergere volti e nomi del passato e mancherà veramente poco. Perchè, cara Mad? Perchè l’utente virtuale inizia a prendere coscienza dell’inutilità del mezzo come “collezionismo di amici”. Vecchi o nuovi, pochi e buoni, sinceri con interessi comuni! Ma sopratutto non un mezzo sostitutivo della realtà bensì integrativo. Estensione della propria realtà anche se un pizzico di finzione è gradita, ma sempre un canale da poter cambiare o spegnere. Ah! A proposito, quando il prossimo incontro a Milano ^_^ ? Un abbraccio virtuale per tutti, Antonello

  5. catepol scrive:

    segnali semplici…persone non connesse come noi che cominciano a capire che non è bene scrivere tutti i cavoli propri su facebook, persone che si, organizziamo qualcosa anche su facebook ma poi ci i vede nella vita reale, quindi facebook utilizzato come si utilizzavano le mail multidestinatario in cc o gli sms a tutta la cerchia di amici. Persone che si vabbè ma ci vuole troppo tempo…persone che si, quando ho tempo da perdere faccio i test su facebook…persone normalissime,insomma, a cui alla fine interessa utilizzare facebook com macrorubrica di contatti vechci e nuovi, ma non di condividere la propria identità online. Neanche ce l’hanno dopotutto una identità online come noi. Di contro, quelli come noi, molto più addentro le dinamiche dell’internet delle conversazioni per capirci, non hanno bisogno di facebook se non come amplificatore delle proprie cose messe altrove nel web, in posti più propri. Sono impressioni d’uso mie e delle persone che vedo…tutto ovviamente da approfondire e verificare.

    • Condivido nuovamente e pienamente. E’ interessante, Cate, notare come lo strumento venga utilizzato secondo necessità e non in modo avventato. E’ come se, a priori, ci si chiedesse “mi serve? e se mi serve come utilizzarlo al fine di integrarlo con il mio lavoro e/o hobby?” Una valida opportunità alle newsletter ma anche una variante dei feed nella modalità di mettere al corrente i proprio amici dell’argomento dell’ultimo post nel proprio blog. Un’utilizzo similare lo avevo già approntato sebbene in modo più rudimentale per tramite di MySpace.

  6. arlekin arlekin scrive:

    acc… come si scrive difficile, da ’ste parti! per es., cosa vuol dire:

    la preassenza del metaverso, il quadrimensore s-oggettivo, l’avatar delle iperchat a tre D.

    dopo il telefonino ontologizzato (Ferraris), pare che anche Fb si meriti una metafisica… all’aria troppo rarefatta (quando non fritta), preferisco però una sana boccata di realismo, alla Catepol: F.book è una rubrica – grande finché si vuole, potente, sofisticata, ecc., ma al fondo, una rubrica. forse, Fb forma anche classi oblique, come gli oggetti di consumo: Tizio e Caio, che non si frequentano, hanno entourage, redditi, abitudini ecc. diversi nella realtà, ma si rubricano come “amici” su Fb…

    • bimodale scrive:

      si tratta semplicemente dell’avatar di SL. non ti spiego cosa significa s-oggetto o preassenza perché dal tuo punto di vista sarebbe aria fritta, quindi evito di ammorbarti con la decostruzione digitale del pregiudizio realista: cioè, per me il digitale è massima libertà e anche possibilità di neologismi e non è solo amplificazione del realismo analogico. il ‘teatro digitale’ è ribaltamento dei ruoli e dei significanti, come indica bene l’origine antropologica e teatrale del tuo Arlecchino capovolto(il carnevale, la maschera eccetera) :)

      • arlekin arlekin scrive:

        Ringrazio bimodale, che mi apre nella garbata replica uno spiraglio con l’analogia teatrale, e mi ripesca a testa in giù: il mio pregiudizio realista cammina ancora sulle mani… Resta che lo capisco/preferisco quando scrive così:

        Che vuol dire ‘ho 724 amici’? Cos’è l’amicizia? Se però questi 724 amici possono aiutarmi a diffondere una mia idea… le cose cambiano.

        Ricambio gli auguri, graditi.

  7. Federico Bo Federico Bo scrive:

    Opinione diversa, la mia. Facebook, o meglio le piattaforme social – si spera sempre più open – fagociteranno tutti i servizi e gli strumenti che in questi ultimi anni hanno favorito il popolamento della Rete e la creazione di contenuti “dal basso”: blog, wiki, servizi di storage e distribuzione di contenuti multimediali (tipo You Tube e Flickr), servizi di social bookmarking, di microblogging, di IM, di telefonia IP ecc costituiranno moduli più o meno indipendenti del portale personale di ognuno di noi, punto di accesso alla Rete, punto di raccolta dei nostri contenuti, delle nostre relazioni, dei nostri ruoli sociali.

    Una versione evoluta e raffinata della “Home” e del profilo personale di Facebook.

    Un ultima nota. Trovo molto interessante che molte persone che in tutti questi anni, a partire dalla metà degli anni ‘90, non sono entrati nella Rete o l’hanno frequentata solo saltuariamente e/o passivamente abbiano improvvisamente rotto gli indugi iscrivendosi a Facebook. Sul mio blog provo a fornire una spiegazione.

    • bimodale scrive:

      ciao Federico, non è male l’idea del paradigma televisivo ripreso(inconsapevolmente?) da FB. credo però che dopo FB ci potrebbe essere qualcosa a metà strada tra SL e FB, si vuole postdigitalizzare l’analogico, e renderci presenti hic et nunc in ogni dove. realtà ologrammatiche e avatar gestiti direttamente da un’interfaccia cerebrale, con il nostro pensiero, insomma. non so se i social network fagociteranno tutto… o se non diverranno dei dis-social network frammentandosi in vari pseudoblog ad esempio:) non vedo molta linearità in questi processi. :)

  8. ho letto Federico, interessante la tua analisi, sarebbe da approfondire.
    Concordo sul “social”, ma non sul fatto che il successo di Facebook possa essere eterno, nel senso che ora il mondo è lì, domani (o fra dieci anni) può spostarsi verso nuovi luoghi della rete.
    Per quando riguarda il rapporto tra social e blogging, io mi auguro che si mettano a punto gli strumenti di integrazione tra i due mondi (anche su Ibridamenti stiamo sperimentando in questo senso, ma finora ancora non ci siamo!).
    Penso insomma ad una possibile integrazione più che ad una esclusione a vicenda. O perlomeno io sento il bisogno di questo :-)

  9. @ Antonello
    che ti devo dire, anch’io su FB comincio ad annoiarmi :-) ma ce la sto metendo tutta e resisto ;-)

    • Tito Sartori scrive:

      Piuttosto piatto e dispersivo, in effetti. Se lo si mantiene come versione modernizzata dell’email non è male, anche se ha molte controindicazioni. Io la metto in questi termini: le cose semplici arrivano lontano (cfr. particelle subatomiche, sorrisi, aerei di carta e calabroni).

      Ciaooo

      ps. l’ultima affermazione vuole perturbare anche ibridamenti ;)

  10. zauberei scrive:

    Bello il post di bimodale
    Io, essendo una resistente a facebook, non vedo come possa fagocitare tutto il resto. Perchè facebook funziona principalmente come rete contattistica ma non è detto che per esempio il blogging abbia la stessa funzione, e non è detto che mi interessi la possibilità che chi legge le cose a nome del mio avatar debba leggere le cose a mio nome personale.
    Io credo che Catepol abbia ragione nel prevedere un uso di facebook per quello che è: il segnale che ricevo io in questa direzione è che molte persone che conosco, passano un periodo di sbornia e poi si stufano: anche perchè – questa è una mia opinione personale, ma la porto avanti da un po’ – è distorcente l’idea che chi usa internet lo usi dissimulando continuamente per poter risorgere continuamente. POchissimi tra quelli che usano facebook – i miei amici sono tutti riconoscibilissimi per esempio. La loro riconoscibilità ha a che fare pericolosamente con la loro privacy e con il loro passato e con la qualità delle loro relazioni. Facebook attualizza e simula delle vicinanze che a molti alla fine creano più che altro stanchezza.

  11. bimodale scrive:

    Ciao a tutti!
    Cara Maddalena e cari tutti, è vero che si deve morire più volte per rinascere e quello che può accadere su FB, quando ti chiudono l’account, può essere una ‘morte del pensiero’, un venir meno del proprio corpo di scrittura che, però, ti permette di rinascere. A volte l’abitudine, il rito, la sicurezza che manca nella vita reale può trovare un surrogato nella ‘digital life’ della FBsfera. Una volta postai la mascherina dell’account di FB, dove ti avverte che non puoi usare nomi falsi, celebri, parolacce, bestemmie, etc. Perché? potrebbe esserci un anti FB che obbliga a ‘recitare una parte’o usare un eteronimo? e se FB obligasse a dire la verità, tutta la verità? confessare i propri vizi, le proprie virtù, i propri gusti, e se ci fosse un meccanismo tipo ‘macchina della verità’? quanti sarebbero disposti ad apparire col proprio volto su FB?

    Quando scrissi il post, in realtà, lo feci perché invitato dal mio migliore amico, che lavora in Spagna: affacciandomi nel mondo di FB ho scoperto che molti miei amici utilizzano FB senza aver mai usato un blog. Non che usare FB implichi l’avere un sito o un blog, ma il fatto che si usi FB per gareggiare in ‘amici’ beh… è un po’ una cavolata. Che vuol dire ‘ho 724 amici’? Cos’è l’amicizia? Se però questi 724 amici possono aiutarmi a diffondere una mia idea… le cose cambiano. FB potrebbe essere un gran bel mezzo, come altri social network, per amplificare l’azione dal basso, la partecipazione attiva e consapevole. Ma c’è la presenza di gruppi neofascisti e neonazisti coi quali non mi va di ‘condividere’ uno stesso spazio ludico-sociale-ideale. Ecco… questo non lo capisco.
    Buon anno a tutti!

  12. Tito Sartori scrive:

    Ciao, bimodale.
    Rileggo il tuo post e ti penso trimodale.
    Buon anno anche a te! bye :)

  13. In un articolo di Nòva24 ho letto qualcosa di interessante sulla necessità di far uscire i social network dai contenitori in cui sono rinchiusi e trasformare il web in una rete di individui. Sto pensando a questo e a quanto ho letto qui..

    • bimodale scrive:

      cara giuliana, è vero che bisogna far uscire i social network, postdigitalizzare, insomma. indivi-dui che dal nonluogo dei contenitori web escano nei luoghi della piazza. la webparola si dovrà fare carne. :)

  14. alba scrive:

    a me facebook pare proprio una gran perdita di tempo
    siamo messi molto male se per avere uno scambio devo iscrivermi ad un social network
    e po tutto stoparlare di avatar, identità virtuali, intrecci di non cose e non vite.
    fumo
    mi sembra tutto e solo fumo
    e nemmeno di quello buono
    alba

    • bimodale scrive:

      alba: non è un obbligo, se ti va lo fai. a me torna anche utile per pubblicizzare le mie serate, i miei reading, per esempio. sono il primo a criticare l’uso acritico del mezzo. anche il blog potrebbe essere fumo. sento qualcosa di strano in questo tuo intervento. si parla di avatar ed è buono, ma non si parla sono di questo, su http://interassenze.wordpress.com/2009/01/23/da-facebook-a-mindbook/ c’è un mio post che ho condiviso in FB e che parla di FB in relazione, sia fantascientifica sia reale, ai disabili. potrebbe anche essere fumo, però per una persona, non è il mio caso, per fortuna, immobilizzata o diversamente abile, il social può essere utile. per me è bene andare oltre il semplice principio di utilità. dilapidare il tempo può anche essere utile. per il resto non so che dirti, hai un sito o qualcosa che ti identifichi? fammi sapere…
      :)

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