1) In pieno reality.
E’ la moda del momento. Via ai salotti, via ai ritrovi, stasera si resta a casa. Per molti, milioni di persone sparse in tutti i continenti, è venuta l’ora di ritrovarsi con tante persone a distanza, proprio comodamente a casa. Ognuno se ne sta seduto al suo computer e interagisce con gli altri. Parla? No, tace, nel silenzio ovattato delle fibre ottiche. E’ il “social network”, il circolo allargato a possibile dismisura. E’ Facebook, il “faccialibro”, una specie di catalogo elettronico di se stessi messo in rete. Con tanto di profilo, corredato di foto, sostituibile in ogni momento, di informazioni personali. E descrizione dei gusti, delle preferenze, delle adesioni politiche, calcistiche, eccetera. E la possibilità di inserire album fotografici, di pubblicare pezzi scritti di varia provenienza (anche la propria), di inserire video, registrazioni di eventi. Di tutto quanto fa spettacolo. E poi gli “amici”, rigorosamente tra virgolette. Certo, quando si entra nel virtualissimo mondo di Facebook, si comincia con chi si conosce. I primi amici sono veramente amici, spesso. Gente che conosciamo da anni, di cui ci fidiamo. Coi quali abbiamo interagito in varie maniere nel mondo reale. E li ritroviamo qui. Li abbiamo invitati, loro hanno risposto all’appello. Più avanti, il numero di amici aumenta. Ma sono davvero tali? Il virgolettato, a questo punto, s’impone. Molta è gente che abbiamo visto qualche volta, nel nostro ambiente. Colleghi, colleghi di altri colleghi. Sempre più la catena di Sant’Antonio s’allunga. Appaiono come “amici” persone di cui abbiamo sentito parlare (”lo conosco di fama”, si dice di costoro) ma che non abbiamo mai visto. Sì, forse una volta, al tale cocktail… Ma forse non ci ha riconosciuti. E altri, poi, che non abbiamo mai visto di persona. Ah sì, li abbiamo visti su Youtube, tra un video del cantante americano del momento che fu (settantaquattro anni, di nuovo in tour per una pensione serena) e quello della pupattola scodante tra i trilli dell’elettronica.
Un enorme condominio, forse senza fine, con corridoi lunghi migliaia di chilometri, o di byte. E le bacheche, sulle quali scrivere messaggi che portano direttamente al cazzeggio, alla battuta di spirito. Su Facebook è buona norma essere spiritosi, brillanti, arguti. E spesso si diventa grotteschi, come nel peggiore dei blog.
Molte donne si sprecano nel chiamare “tesoro” altre donne mai viste né conosciute. Dovrebbe trattarsi di affinità elettive; in effetti chiamare uno sconosciuto “tesoro” dopo una settimana, uno sconosciuto o sconosciuta di cui non si conosce né il timbro della voce né la “versione in movimento”, è cosa normale e auspicata nel voluttuosamente impalpabile mondo di Facebook. Le donne, come è loro avita costumanza, si sprecano nei complimenti reciproci, tenendo beninteso un ottimo e affilato pugnale dietro la schiena, sempre pronte a colpire. Non tutte così, intendiamoci, ma da “facebookaro” di non più recentissima “assunzione” (è proprio droga, droga che puo’ far male) posso rilevare di averne lette di tutti i colori. E di averne scritte, sia chiaro; Facebook è anche il mio mondo, io sono diventato un tossico non ancora grave, non ancora all’ultimo stadio, ma forse è questione di mesi, o solo settimane.
Un condominio, un grande fratello formato tinello o ufficio. Un condominio dove si consuma, a tutte le latitudini e dunque a tutte le ore, un reality senza fine, nel quale gli attori vengono sostituiti continuamente, e quelli che sono stati sostituiti dopo breve tempo ritornano. L’obiettivo, più o meno palesato anche a se stessi, è prendere nuovi contatti, conoscere gente nuova, fare sesso, conoscere gente “dell’ambiente”, conoscere personaggi che “possono essere utili”. E invece nella maggioranza dei casi si ciurla nel manico del cazzeggio a volte matto e disperatissimo con chi già si conosce, con chi si ha diviso il posto in birreria o il letto nel motel di turno. Raramente si conosce gente nuova interessante: la distanza rende tutto difficile, smorza entusiasmi iniziali fuori controllo. Certo, si puo’ vivere Facebook come un laboratorio antropologico; per studiare i comportamenti della varia umanità da una posizione privilegiata. Ma è difficile rimanere insensibili al perverso fascino del “Faccialibro”: alla fine si interagisce, si scherza, ci si fa una spietata pubblicità spesso o quasi sempre inutile, si perdono ore preziose succhiandole al lavoro e agli affetti veri, solo per far salire il “contatore amici” sempre più in alto. Uno status symbol dell’ultimissima generazione si impone alle menti vecchie e nuove: l’accumulo di amici virtuali, l’accumulo di “figurine” in sostituzione di quelle Panini dei calciatori della nostra infanzia. Certo, quelli dal vivo potevamo anche vederli allo stadio. Su Facebook, spesso non c’è possibilità. Ma lo vogliamo noi e loro, gli amici: rimanere figure, foto sullo sfondo, ectoplasmi danzanti in un acquario al plasma.
2) La drammatica confessione di un Facebookdipendente.
Sono uno scrittore. Uno che di mestiere scrive. Uno che vive la sua vita professionale al computer. E adesso anche lo svago. No, non gioco a poker con uno del Minnesota su internet. Ho anch’io un blog, certo: ogni due giorni pubblico una recensione al mio ultimo libro, una poesia, un breve articolo pubblicato su un giornale, un breve pezzo scritto appositamente. Ma quello è svago fino a un certo punto. Fa parte del lavoro dello scrittore moderno e “connesso”. No, lo svago in rete me lo prendo su Facebook. Era tempo che una mia amica, una poetessa, mi diceva di iscrivermi. “Ti divertirai”, mi diceva. Non avevo granché voglia. Ben altro da fare, un libro da pubblicizzare, presentazioni… Ma alla fine di luglio ho ceduto; la curiosità, un momento di distacco dalle cose. No, non voglio giustificarmi. Semplicemente, come Tenco si era innamorato di “lei” “perché non aveva niente da fare”, io, non avendo niente da fare alla fine di luglio, mi sono iscritto a Facebook. E ne sono stato subito risucchiato. Sì, io confesso. Non faccio come altri, che dimenticano lo scopo per il quale si sono iscritti: uscire dalla grigia noia del quotidiano. O vivere una vita parallela. Sì, io confesso signor giudice: sono entrato nel violento gorgo del social network, ho cominciato a collezionare amici elettronici come altri, in altri tempi, hanno collezionato farfalle ma soprattutto lattine di birra. Come un mio amico dell’adolescenza, bevitore bukowskiano, che ne collezionava centinaia, molte delle quali doppioni. Ecco, lattine di birra vuote. Questi sono la maggior parte degli amici di Facebook. Gente di cui non me ne frega assolutamente nulla. Gente che non ho nessuna voglia di conoscere veramente. Beh sì, Vostro Onore, confesso che un certo numero di avvenenti donzelle e signore (perlomeno venute bene nella foto del profilo) mi piacerebbe conoscerle. Ma intimamente non nel senso di uno scambio di opinioni e di vissuto profondi, no; intimamente nel senso di un rotolamento di coppia, a nastro, in un letto caldo.
E quindi sì, Vostro Onore e Signori della Corte: Facebook può essere un modo, uno dei vari, per “dragare”. Per cercare compagnia non solo cantante, ma anche interagente su Permaflex o di marche affini. E poi sì, essendo uno scrittore mi sono ritrovato con altri scrittori, che molti dei quali già conoscevo. E mi sono messo a pubblicare foto dei mie peli pubici, signori, scattata a bruciapeli, proprio; cosicché l’effetto digitale è stato quello di un pannello rosso sopra il quale volteggiano girini nuotanti… E insomma, ho interagito e continuo a interagire e, Vostro Onore, non mi vergogno ormai più di nulla. E di nulla d’altro mi vergognerò nel futuro, dopo questa magnifica e letale esperienza.
3) Vip vip hurrà! su Facebook.
Su Facebook ci sono i vip. Certo, come in tutti i social network è diventato socialmente utile ma soprattutto uptodate apparire, fantasmaticamente, sul web. Certo, di fantasmi si tratta. Rocco Siffredi ha pubblicato un album con poche foto, quasi tutte orrende. Per il resto, è qualcuno del suo nutrito fan club che cura le “pubbliche relazioni” sul web. Giancarlo Magalli ha una foto del profilo imbarazzante: nel senso che sembra scattata da un giapponese cieco. Daniele Piombi si batte per una tivù del passato: forse sogna una Giardini Naxos in contemporanea su le tre reti Rai 24 ore su 24. Chissà dove piazzerebbe lo spot della Tomasi Case: a pagamento su Sky? E poi le star della penna d’oca: Melissa Panarello, in arte P (una volta) ammette di essere una che vende milioni di copie e di fare la casalinga disperata. Per il resto pubblica dei brevi testi di surrealismo della crudeltà. Con Gianpaolo Serino, il noto critico letterario, è entrata in aspra polemica: alla fine scrive di preferire (in letteratura) i cazzi ai D’Annunzio. Entro a commentare: “Parafrasando Busi: Cazzi e Dannunzi, pochissimi i Dannunzi”. Roberto Cotroneo entra ed esce, sempre inappuntabile e dai brevi ma succosissimi messaggi: avverte perdipiù che “lavora”. Oppure avverte che è su “Raduno ecc”. Ecco, ci sentiamo un po’ anche noi come lui: anche noi, bontà nostra, lavoriamo. Certo, niente Raiuno e niente Marzullo, ma i sogni aiutano a vivere meglio, si sa, e dunque sogni d’oro. Giorgio Faletti, arrivato a un numero esorbitante di “amici”, ha dato le chiavi del suo profilo ai fan. E’ così, è legge ormai: più si è famosi e dunque pieni di amici, più è veloce il distacco: come il ricco delega la servitù per fare la spesa, così il famoso delegherà un altro a fare la spesa di amici. Amici, cari fottutissimi amici: e Maria De Filippi, a proposito?
[Pubblicato su La Tribuna del Mezzogiorno. Immagine: Franz Krauspenhaar - Autoritratto davanti al profilo Facebook di Ceausescu. Fonte: La poesia e lo Spirito]
















da leggere tutto d’un fiato
cara magda…
sono decisamente atipica. e fuori posto.
e l’articolo appena letto mi ha dato conferma.
non mostro la mia immagine e nemmeno le mie generalità
non cerco takkinatori nè takkinamenti
non devo vendere libri e non intendo acquistarne di alcun autore solo perchè lo presenta in facebook
praticamente ho appena elencato le origini del mio insuccesso:))))))))))))))
un bacio*
[ah, dimenticavo, e sono qui perchè trascinata da te per i capelli... e cancello almeno due "amici" al giorno...giusto per tenermi in allenamento...]
@ franz (del quale tramite facebook sappiamo che in questi giorni ha i pc in panne e si connette dal un internet point)
sì però insomma… se non era per FB io non avrei conosciuto né te, né francesca mazzuccato, né nina, né effeffe e la home page di ibridamenti sarebbe ora più vuota…
C’è anche una aprte buona di FB, no?
@ red
il passaggio dalle chat (e in parte dagli avatar anonimi dei blog) ai social in effetti è andato di apri passo con un progressivo disvelamento identitario. Su FB ci si presenta con nome, cognome ed età. Certo ci sarà gente che bara, etc… ma la regola base è quella…
ah, ma io non baro affatto.
dico subito che non rivelo le mie generalità nè il mio volto…
e facendo un giro su facebook ti rendi conto che gli avvocati che mostrano il volto e si qualificano tali sono davvero POCHI per non parlare dei Giudici… che pure ci sono… ben celati…
quindi…
poi se ricordi bene… mi dicesti…in occasione del tuo invito…in considerazione della mia riluttanza… vieni…anche se non mostri le tue vere generalità…
@ red
non ho detto che tu sbagli. Ci sono mille motivi per cui una persona fa delle scelte di un certo tipo. Dico solo che non ti devi meravigliare se la cosa dà fastidio a qualcuno, tutto qui
il fatto è che io non voglio tante lattine di birra vuote attaccate al mio carrozzone affinchè facciano rumore quando passo…
nè voglio essere a mia volta una lattina di birra vuota… una da voler conoscere “intimamente”…
a quest’ultimo fine infatti una mia foto… sortirebbe un successone…
se vuoi conoscere bene, se tieni alla mia amicizia, ciò deve accadere perchè ho qualcosa da dire o da scrivere o da trasmettere…
e ciò prescinde totalmente dalla mia immagine e dalle mie generalità…
che fra l’altro come tu sai… a chi si rivela amico… rivelo…senza dubbio…
ma va… casco dalle nuvole! e pensare che una donna leopardata mi diede del nevrotico e del banale quando scrissi un commento di questa moda salottiera che dilaga nella rete. è proprio vero che se non hai amici in rete non conti nulla. per carità, non mi lamento… tre amici in analogico… mi va più che bene! però sai, oramai mi pare di vivere dissociato, mi par di rileggere il mio ieri in ogni domani.
mettiamo l’emoticon, per veicolare una sana autoironia. piglio per il sedere me, mica voi!
altro emoticon!
mah! sarà un profeta in patria il mio avatar, anzi in blogosfera!
@ red
sollevi un problema che non è da poco. Facebook sarebbe nato per “aggiungere” solo gli amici. E per amici si intendono gli amici veri, le persone cioè che conosci già nella realtà per cui va da sé che ai tuoi amici veri ti presenti con nome e cognome… già ti conoscono!
A tutela di questo c’è il fatto che il tuo account è leggibile, appunto, solo da chi tu ritieni di aggiungere come amico.
Certo se poi si aggiungono persone che non si conoscono, tutto si complica e si va incontro, appunto, a sensibilità differenti. Tu la pensi in un modo, altri in un altro modo…
@bimodale
Si rischia di venire accusati di fare un uso scorretto di Facebook, magari solo pubblicitario… etc… insomma si perde la faccia !
sì, il numero degli “amici” fanno status in rete, ma man mano che il giro si allarga poi la gestione di un account diventa difficile e … può anche andare a finire male
Io sono convinta che come tutti gli strumenti facebook abbia anche dei lati positivi e che @franz si sia dimenticato di metterli in luce nel suo articolo
ho conosciuto Franz Krauspenhaar su facebook, ho conosciuto Francesca Mazzucato , Nina Maroccolo, Remo Bassini e molti altri nel senso che abbiano avuto la possibilità di incontraci su cose che sembrano il nulla, ma che sono importanti per il mio modo di essere, ad esempio dove avrei potuto scoprire che con Francesca divido un amore folle per Rodari, e con Ninna divido il piacere di Nizar Qabbani…. difficile se non in un contesto dove si può scrivere e anche dialogare
non per questo facebook è una panacea , è un mezzo che se sei un nulla assoluto come me, ti permette di conoscere mondi lontano dal tuo, e magari con sorpresa trovarci dentro qualcosa che appartiene anche a te
non mi ha mai fatta paura la solitudine “personale”
mentre ho sempre avuto una certa paura della solitudine del pensiero (a volte pesantissima da portare) e con sorpresa ho scoperto che in Facebook questa solitudine è meno evidente..
poi certo c’è tutto il ciarpame che è in igni luogo e in ogni spazio, anche nel salotto del nostro caro amico…
Come tutti i fenomeni del momento si fa un gran parlare di questo pseudo-social network. Non lo ritengo tale, infatti, perchè sostanzialmente non veicola la conoscenza condivisa bensì si configura come una sorta di “bacheca” in attesa di ritrovare i vecchi amici di scuola o universitari. Mi chiedo, semmai un giorno ne ri-troverò qualcuno, quale sarà la mia reazione. Fortunatamente riesco, solo in tempi recenti, a guardare con il dovuto distacco tali “fonti” di socializzione prendendole per quelle che sono senza aspettarmi niente di più anche se, devo ammettere, la mia lunga permanenza in libero-community mi ha fatto conoscere tante persone veramente interessanti che ancor’oggi mi seguono con la stessa stima di sempre, nella mia piattaforma privata. Ed allora cosa è cambiato? Credo la novità, il fatto che l’antico detto “meglio pochi e buoni” è sempre valido e attuale. Pochi amici, prima di sottoporre l’invito, leggo lungamente il blog per capire se ci può essere una sorta di intesa. Niente “collezionismo” di profili. A vista delle generazioni più giovani uno come me, con pochi amici, è additato come “sfigato” perchè quello che conta è la quantità: il nuomero fa la differenza. Spendo le ultime due parole (grazie Franz per il bellissimo post) per raccontare la mia espienza personale su MySpace invitandovi alla lettura di questo post. Un caloroso saluto per tutti, Antonello
io più ne parliamo di facebook più mi rendo conto che ognuno di noi lo utilizza in modo diverso e che quindi esistono tante modalità di utilizzo quanti sono gli account. Facebook permette di fare tutto e niente. Permette di trovar persone o di farsi trovare. Permette di fare tutto quello che già si può fare nel web fuori da facebook ma ti obbliga a farlo dentro facebook. E’ utile a chi si affacci aper la prima volta su un’internet che è molto più grande della mail, di google e di msn. E’ forse inutile a coloro che un’identità in rete ce l’hanno già e già utilizzano mille altri canali.
La gestione della messagistica fa pena, diciamocelo. Il pubblico ed il privato si confondono e confondono anche gli utenti già avvezzi.
Di buono ha che ha avvicinato tanta gente all’internet fatto di messaggi, condivisione video, post e foto ecc. Quindi all’internet partecipativo.
Di cattivo c’ha che è una vetrina e come ogni vetrina per alcuni conterà solo quanto è bella la vetrina.
E’ complesso argomentare su facebook. per me rimane un canale attraverso cui entrare in contatto con me. Per la digital life vera e propria preferisco altri luoghi e il blog come mio hub.
io su facebook ci faccio la spesa!
Post molto ineressante e soprattutto veritiero, anche io avevo una vita quasi normale prima di facebook!
@GIANCARLO: credo che si faccia molto allarmismo sul fenomeno; fintanto che lo si utilizza come strumento utile a ricercare vecchie conoscenze (al di là dei millantati crediti) non vedo che male possa fare. Certo è che se ci facciamo coinvolgere nei giochini vari perdendo la cognizione della realtà e vita sociale reale allora può diventare patologico. Piuttosto mi piacerebbe leggere come si è stravolta la tua vita dopo facebbok, ovviamente se ne hai voglia. Un cordiale saluto, Antonello
Ruiemergo da un trasloco, scusate l’assenza ma era dovuta. Trovo l’argomento interessante, e pensare che ero così restia a registrami su facebook…inrealtà pesnavo fosse un pò come badoo quindi piena di pregiudizi non volevo avvicinarmi. Adesso sono caduta dentro questo mondo è trovato interessante la possibilità di ritrovare chi appartiene al mio passato e alle mie origini. Utilizzandolo come singola persona (e non come ente o associazione che necessità di pubblicità) trovo molto fastidioso avere tra i miei l’intromissione o le richieste di estranei (anche se amici di amici)poichè percepisco il mondo di facebook come un qualcosa di chiuso e privato e che riguarda la mia vita reale. Diciamo che l’ammissione di nuovi “amici” è giusto un gesto di cortesia ma non reale interesse.
Face lo utilizzo solo come aggregatore di persone perse nel tempo; una specie di “elenco del telefono” e, devo dire, mi ha fatto ritrovare compagni di scuola e amici d’infanzia che altrimenti non avrei mai incontrato anche perchè…non li avrei mai riconosciuti. Non amo gli inviti agli eventi, i giochini di tutti i tipi. L’uso intenso, che limiti la mia vita privata, mi dà veramente fastidio. Ognuno, pertanto, ne fa l’uso che ritiene più appropriato. Rimane aperto il dubbio sulla sfera “privacy”. Troppe notizie che girano nel web non sono sempre una bella cosa…ma è pur vero che è possibile limitare l’accesso solo agli amici (almeno spero che sia così). Grandi cose a tutti! Antonello Bellanca
grazie a tutti per i commenti e mi scuso per essere qui solo adesso, ma oltre alla panne informatica di cui ha detto maddalena sono stato anche fuori, nella vita vera!:-)
sono molto d’accordo: non è facile argomentare su facebook. questo pezzo giornalistico vuole prenderla per il serio e per il faceto; è un invito vero e proprio a pensarci sopra ed espandere il discorso, approfondirlo. certamente ci sono cose positive, in facebook, come ha detto maddalena. ci mancherebbe!
ma il fenomeno va studiato a fondo. appunto. io parlo e scrivo sempre da cavia di me stesso: facebook può succhiarti parecchia energia, e tempo. ma può far scoprire persone interessanti, creare contatti utili nel migliore senso del termine.
il problema è che è difficile da gestire, secondo me. ma spero di ritornare su questo tema al più presto.
ciao!