Più micro-quantità, più macro-qualità

Giofilo
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Sull’evoluzione dei blog se ne sentono tante. L’ultima nuova sarebbe questa:

volete aprire un blog? Lasciate perdere. Il blogging è roba del 2004. Andate su Twitter o Facebook, piuttosto

Da un articolo su Wired. Via Apogeonline.

Detta brevemente: si pensa che il cosiddetto microblogging e i social network sostituiranno presto il blog vero e proprio.

Altrettanto brevemente, ecco cosa ne penso: ben venga tale sostituzione.

Sono convinto che, per esprimere contenuti di un certo interesse, che abbiano un minimo di argomentazione e forniti di una sintassi decente, sia sempre e comunque necessario un testo lungo.

Con il successo anche in Italia di queste nuove e brevissime forme di pubblicazione, spero si attui una sorta di selezione naturale della blogosfera: chi sarà capace di tenere attivo un blog, lo farà, e lo farà seriamente (come si fa qui, su Ibrid@menti). Chi, invece, preferirà semplicemente aggiornare amici e non amici su “come si è svolta la sua giornata”, passerà a Twitter o altre micro-diavolerie simili.

vignetta di Geek and Poke

vignetta di Geek and Poke

I blog ne perderanno in quantità, ma ne guadagneranno in salute e qualità e, forse, le brutte statistiche di Technorati miglioreranno:

Alla fine di settembre Technorati ha pubblicato il suo rapporto sullo stato della blogosfera delineando una situazione già nota tra i ricercatori, ma forse non in questa portata: dei 133 milioni di blog indicizzati dal famoso motore di ricerca, solo 7,4 milioni possono considerarsi attivi e solo 1,5 milioni sono quelli con un aggiornamento almeno settimanale.

Da un articolo su Apogeonline.

Il divertente dizionario Italiano-Twitter / Twitter-Italiano di Napolux (conversazione memesphere) o il resoconto di Paolo Nori sulla sua folle esperienza con Facebook (conversazione memesphere), mi confermano quanto questi micro-social-cosi siano al 90% un misto tra puro divertissiment e idiozia cronica. Niente da ridire, per carità: anch’io, ogni tanto, faccio cinguettii e incontro vecchi compagni di classe su Facebook. Ma non confondo tutto questo con un bel blog, ecco.

23 Commenti

  1. Andava detta! e bravo Giovanni: illuminante la tua sintesi.
    (ecco ho qualche riserva su Facebook perché lì le note permettono di scambiare idee…).
    Non c’è niente di meglio del blog, quando si vuole lanciare una discussione di un certo tipo.

  2. bimodale scrive:

    concordo con giovanni! :)

  3. catepol scrive:

    Il blog è il blog. Checchè ne dicano, per nulla sul punto di morire. I commenti sul blog restano, I commenti su un blog, su una conversazione sono praticamente per sempre. Il microblogging no. Là tutto scorre. Tutto è molto più effimero e vive del momento, dell’hic et nuc. Il blog no. I contenuti di un blog restano e sono ricercabili.

  4. melpunk scrive:

    a questo proposito segnalo un articolo pubblicato su Alias del Manifesto della scorsa settimana che contrapponeva appunto il blog ai social network, indivudandone le caratterisiche. si tratta di due strumenti pur sempre distinti, con prerogative diverse, che non si escludono vicendevolmente. la cotrapposizione è tendenzialmente un errore di valutazione

  5. chiccama chiccama scrive:

    applaudo forte!!!
    e faccio una “notazione”
    su FaceBook c’è la possibilità di note, che è poi il corrispondente del post nel blog e guarda caso le note sono di solito molto frequentate e commentate e anche interessanti
    questo avrà un significato credo!!

    sono anche io su FaceBook, ma ne sento già la stanchezza, non ho questo rapporto continuo col Web, e poi sul Web ci faccio un sacco di cose e dopo i primi tempi di divertimento, il giocattolo comincia a non vedermi piu’ tanto spesso!!

  6. non solo, Giovanni, il microblogging filtra l’user generated content secondo il metro della motivazione (bloggheranno solo quelli la cui voglia di comunicare vince la fatica di farlo via blog), ma anche secondo quello dello scopo (bloggheranno solo quelli che intendono la relazione come uno scambio intellettualmente ricco e non solo come un contatto)

    detto questo, sono ancora convinto che quei 140 caratteri, “pochi maledetti e subito”, siano completamente da buttare: credo che possano essere (talvolta) la forma per una comunicazione inaspettatamente felice, proprio perche’ sintetica, semplice, diretta e “di pancia”

  7. Giofilo Giofilo scrive:

    A tutti: grazie per i vostri commenti!

    @catepol: insomma, per dirla con un’equazione, microblogging:blog = parola:carta?

    @melpunk: anch’io sono convinto che le due cose non si escludano. E proprio per questo non credo che l’una possa sostituire l’altra.

    @metakappa: forse volevi dire “non siano completamente da buttare”, giusto?

  8. Alivento scrive:

    anch’io sono di quest’avviso. Infatti non riesco ad appassionarmi a facebook ed a twitter, come non amo i forum, la chat.
    Il blog è al momento l’unica sede virtuale che mi ha conquistata.

  9. Mushin scrive:

    Microblogging e blogging si completano e comunque l’uno non credo soppianterà l’altro. Sono d’accordo con catepol, coesisteranno ancora a lungo. Per il resto gli strumenti di comunicazione non sono neutri, ma di certo il risultato è fortemente dipendente dall’azione dell’utilizzatore. Il problema non sono i post corti, ma i post scritti male.

    Per il resto sono assolutamente d’accordo con te: più varietà si sviluppa, più possibilità di scelta c’é e più si possono trovare situazioni ottimali, evitando situazioni subottimali in cui il blog lo tiene uno che è fatto per chattare via sms.

  10. Giofilo Giofilo scrive:

    @Mushin: ecco, sono io a pensarla esattamente come te. Solo che tu, come Catepol, sei un esperto del settore e usi le parole giuste ;-)

  11. Non ci avevo pensato a questa sorta di “selezione naturale”. Pensavo che il microblogging e i social network fossero anche adibiti per essere utilizzati al meglio in movimento, per tramite dei dispositivi multimediali portatili (vedi smarthphone). Queste piattaforme, infatti, forniscono la possibilità di accedere in modalità “mobile” con un’interfaccia più leggera e meglio navigabile. La selezione è dunque una conseguenza o qualcosa voluta a priori?

  12. Giofilo Giofilo scrive:

    @Antonello: credo che la questione del microblogging “mobile” durerà per poco. Prendi l’Iphone: puoi aggiornare trnaquillamente un blog dovunque tu sia.

    L’utilità del microblogging resta una, per me: gli aggiornamenti veloci. Nel caso – ad esempio – di testate giornalistiche on-line, è utile per il “reporter” poter fare una twitter-cronaca di ciò che accade attorno a lui (che so, una partita di calcio, l’occupazione di un’università) per poi tornare a casa e scrivere un articolo più completo.

  13. @Giofilo. In parziale OT: quale divertimento ad inviare “brevemente” (distrattamente-ovunque-senza leggere), saluti, abbracci, immagini? Ho provato, lo ammetto, con poco o nulla divertimento.

  14. Tommy David scrive:

    Stavo riflettendo sullo stesso argomento proprio in questi giorni, grazie anche a questo interessante articolo.

    Ho dubbi, però, sulla lunghezza testuale che auspichi. Credo che lo schermo sia tuttora cosa diversa dalla carta — e, una volta superata una certa lunghezza, gli articoli dei blog possono divenire indigesti (anche per motivi esclusivamente visivi) e dunque passare inosservati. Non credi?

    Oltretutto una simile riflessione mi evoca i tempi del passaggio da newsletter/forum a blog. La comunicazione si declina in tante forme, quindi ben vengano anche i Tweet! (Se Nietzsche fosse ancora vivo avrebbe Twitter, non un blog.) :-D

  15. Giofilo Giofilo scrive:

    @Tommy: ma certo, ben vengano i tweet! Io li uso, tu li usi, tutti li usiamo! Mi andava solo di ribadire la profonda differenza che c’è (che dovrebbe esserci) tra un account twitter (o di qualsivoglia altro servizio) e un blog.

    Per quanto riguarda la questione della “lunghezza”: sai meglio di me che non esiste una regola. E sai anche che la verità sta in mezzo, come tutto ciò che è d’impaccio. :-P

  16. catepol scrive:

    microblogging:blog = parola:carta non lo so. So solo che il blog è mio e ci faccio il cavolo che mi pare. Scusate, mi autocito. Però vi spiego: i vari servizi di microblogging non sono MIEI, ce li possono segare e chiudere quando vogliono. I contenuti microbloggati e le relative conversazioni che fine faranno?. Già è difficile seguirne il flusso quando ti allontani dalla rete un attimo. Io sono la prima twitter addicted (e addicted ad altre varie closette). Sono una gran bella modalità di tessere relazioni e conversare. A volte si va anche in profondità. Ma dipende da come ti poni e da quanto tempo hai.
    Il blog secondo me rimarrà l’hub principale attorno a cui costruire la propria identità di rete. I contenuti è giusto che stiano sul blog. Si possono commentare anche a distanza di tempo, perchè rimangono là. Le frasi da 140 caratteri vivono del qui e ora.
    Concordo sulle note di facebook e sui gruppi con determinati obiettivi che vanno al di là del cazzeggio puro e semplice. Ecco là sicuramente ci saranno scambi meno effimeri. Però stiamo a mettere contenuti in uno scatolo che non ci appartiene.

  17. Anyman51 scrive:

    no .. non sono d’accordo ma il commento sarebbe stato troppo lungo ed allora ho preferito scrivere un post.

  18. Giofilo Giofilo scrive:

    Dire che non condivido una virgola di ciò che hai scritto è dire poco :-D

    Ma il bello del web è anche questo ;-)

    Alcune cose però, in particolare, te le devo dire: mi è utile per chiarire alcuni punti.

    Primo. Io non ho detto che è la lunghezza del testo a giudicare un post interessante. Io dico che non si possono veicolare contenuti di alto interesse con 140 caratteri. Che è diverso.

    Secondo. Ciò che hai scritto nel tuo post rappresenta una posizione esattamente contraria alla mia. Tu scrivi:

    importante è che tutti gli strumenti siano utilizzati perchè solo così può aumentare la conoscenza di noi stessi, dei nostri simili, della nostra società e delle tecnologie che si hanno oggi a disposizione

    Insomma: sei per la quantità. Credi che dalla quantità dei mezzi sfruttati nasca l’informazione e, addirittura (!), la conoscenza. Io credo tutto l’opposto, e l’ho scritto nel mio post: credo che la qualità debba essere sempre la meta principale.

    Terzo. Da quello che scrivi, sembra che io dica “Non usate twitter perché è una cosa da idioti”. Invece non è così.

    Quinto. Io ho un blog, e non scrivo post lunghi “4 facciate”, ci mancherebbe.
    Ho anche Twitter, ma lo uso – come è giusto che sia – per cazzeggiare, per dire al resto del mondo cosa sto facendo, per segnalare un link. Insomma: per dire cose veloci e brevi.

    Sesto e ultimo punto. Credo che tu non abbia carpito l’intenzione – anche – ironica del mio post… e dire che ho messo pure la vignetta :-D

  19. Giorgio  Jannis Giorgio Jannis scrive:

    Credo si potrebbe cogliere l’occasione per catalogare (tutto in beta, sempre) i luoghi di espressione di sé online.
    Secondo assi che vanno da “tutto contenuto” a “tutta relazione”, ad esempio, dove una pagina statica o un tumbler – senza mail o commenti – rappresentano il primo versante, e twitter il secondo, visto che l’interazione lingustica si pone già all’interno di un simulacro di conversazione dialogica rappresentato dalla domanda “what are you doing” (interessante la terza persona, peraltro, sarebbe da sviscerare come influenzi il dire e l’ascolto).
    La lunghezza non la vedo come discriminante, si potrebbe essere giustamente filosofi aforismatici in 140battute e insulsi scrittori per tomi e tomi.
    Anche se però su FriendFeed il semplice mettere un “like” su una conversazione già svolge una notevole funzione fàtica (di presenza, controllo canale, feedback all’interlocutore) alla quale Twitter se “correttamente” usato come risposta alla domanda aggiunge concrete informazioni sul contesto di vita bio/digitale dello scrivente, quindi una maggiore funzione referenziale (”sto friggendo le uova/sto guardando i Beatles su YouTube).
    Ahimè, le abitudini si innervano, e mi accorgo di usare vecchi schemi tipo Jacobson per articolare il tipo di messaggio.

    Buona anche la distinzione dei testi secondo la loro aleatorietà, visto che un twit continua a esistere, ma pian piano sprofonda nel calderone mediatico e può essere recuperato con procedure più complicate di un post su un blog.

    Anche il fatto che il luogo in cui si scrive abbia o no i feed fonda una bella differenza, rivelando una certa intenzionalità dell’autore nell’essere ascoltato, nel dar gambe al suo dire.

    Teniam presente che ci sono anche i videomessaggi di risposta su youtube, quale luogo espressivo, quindi si aggiunge il corpo alla comunicazione, se rispondo con una webcam, in video.
    Anche commentare flickr è sport planetario.

    Blog, microblog, social utilities, lifestreaming tools, forum, chat, bacheche, mailinglist, i bookmark geotaggati dentro GoogleEarth. Forse molti di noi, dovessero per lavoro fare i consulenti per la comunicazione per un’azienda, saprebbero istintivamente quali contenuti e quali stili di comunicazione adottare per ogni diverso strumento da utilizzare.
    Come si diceva altrove, trasformare queste nostre pre-comprensioni in grammatiche esplicite è già un buon esercizio.

    Per le condoglianze uso i telegrammi, il telefono dipende dalla vicinanza interpersonale, però se ho visto negli anni qualche post su blog ad esempio se muore un genitore, non credo in questo caso si userebbero strumenti più rapidi (rapido=leggero?) tipo un twit o una tumblerata. Forse un video di saluto al defunto? un mondo in cui le persone si felicitano per una nascita o porgono condoglianze in formato video, mettendo dei propri video nel blog del destinatario o sul suo canale lifestreaming? Quando muore uno che ha un blog, l’ultimo post si riempie di commenti di commiato, anche se il post parla di pandispagna.

    Scusate, volevo chiudere poi mi arrivata l’idea delle porzioni di affettività da alloggiare negli adeguati contenitori online.

  20. [...] ho lasciato un commento anche qui da Ibridamenti. Si parlava di blog e microblog. Di spazi propri e spazi altrui. In qualche modo è correlato a [...]

  21. eventounico eventounico scrive:

    Concordo con tutto ciò che ha detto catepol.
    Mi sembra comunque evidente anche il fondo di ironia che connota il post e l’ironia, come sempre, deve essere colta.
    La pluralità di mezzi potrebbe favorire la selezione e quindi anche la qualità del blog. Si.
    Tuttavia su questi temi, sui quali leggo da un pò vari dibattiti, si corre il rischio di assecondare una deriva X.0 del mondo.
    Una parte considerevole di esso, infatti, è ad uno stadio 0.0, dunque a livello zero di comunicazione. L’interattività non sa nemmeno cosa sia e potrebbe anche atterrirlo o semplicemente non servirgli.
    Ciò che trova spazio nei blog è solo una parte minoritaria del pensiero, che sia una minorità di quantità o di qualità è terreno di scoperta. E’ difficile che sugli altri media il tema trovi complemento e quindi parziale soluzione, semmai il contrario. Si continuerà, proprio per le caratteristiche di velocità, spaventevole caratteristica, a parlare di ciò che si conosce o, peggio, di ciò che si vuole conoscere. La tecnologia prevarrà. Non c’è dubbio. E’ uno dei pochi settori nei quali vale la legge di Say (offerta che crea la domanda). Su quanto ciò sia utile all’uomo ed al suo pensiero mi tengo i miei dubbi.
    Complimenti all’autore del post.

  22. Giofilo Giofilo scrive:

    Mi sembra comunque evidente anche il fondo di ironia che connota il post e l’ironia, come sempre, deve essere colta.

    Finalmente! Grazie eventounico… spero che tu non sia stato l’unico ad averla colta ;-)

  23. [...] da dire – anche se tutto è sempre di minor conto. Questo blog ha anche da dire la sua, come hanno già fatto molti altri, su Feisbuc stesso, questo fenomeno di cui quasi non afferro le motivazioni [...]

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