Philip Roth non fa per noi?

Daniele Muriano
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E’ uscito il mese scorso nelle librerie italiane l’ultimo romanzo di Philip Roth. Non voglio entrare negli anditi di questo libro, che fin dalle prime pagine mi è sembrato agghiacciante: immobilizza il lettore (tipico di Roth) con la forza del tessuto di parole - prima ancora che cogli argomenti e con il macro-tessuto dell’intreccio, la trama -; caustico e sensuale (direi, sessuale): rabbioso e di un’umanità disarmante.
Voglio dire invece due parole, o due geremiadi, sulla parca accoglienza di questo scrittore presso la critica in Italia; ci dev’essere un motivo per questa assenza nelle mappe e nelle rotte della nostra critica, o addirittura di un certo disprezzo, per lo scrittore che nel ‘98 ha vinto il premio Pulitzer con “Pastorale americana”, sprezzo di cui, tra le stroncature di una riga, basta ricordare quella del peraltro ottimo Citati per il quale: «milioni di americani, inglesi, francesi, italiani, tedeschi leggono delirando i romanzi sovente pessimi, talora mediocri, rarissimamente buoni di Philip Roth. »

Non è così negli Stati Uniti e non certo per ragioni patriottiche, dove c’è forse un modo di intendere la letteratura meno grave e intellettualizzante, più a misura d’uomo: meno aggiogati al molo di piombo della tradizione.
Detto che: l’esercizio di critica letteraria è sempre un discorso rispetto a un’idea della letteratura; è possibile che in Roth non ci sia spazio, spiraglio, centimetro di vuoto in cui si possa ragionare di letteratura, che lo scrittore non lanci nessun ormeggio nella nostra italianissima direzione? Dobbiamo continuare a sentire sempre e soltanto Piperno commentare (e inseguire pedissequamente) il talento di Philip Roth?

 

 

11 Commenti

  1. forse appunto è perché Roth pur essendo molto letto, non si presta a speculazioni critiche…

  2. chiccama chiccama scrive:

    vediamo, ho letto tutto Roth specialmente in inverno vicino al fuoco, mi piace il suo scrivere (non conosco le traduzioni), colto , ma nello stesso tempo molto “vicino” alla vita, a volte mi ha lasciata una amarezza profonda, ma credo sia giusto anche così

    negli U.S. è molto conosciuto, ma non conosciutissimo, letto incredibilmente piu’ dai giovani (fino ai 30/35), poco letto dalle donne, rappresenta una lettereatura americana che si scosta da quella solita e molto osannata dai citici italiani, i quali ho l’impressione si siano fermati a qualche anno fa, o almeno ad una letteratura americana “riconoscibile” e già tutta raccontata

    non leggo volentieri le critiche letterarie ai libri che ho letto o leggo con piacere, non ho gra fiducia nella critica anche in quella americana … a volte la mia nonna diceva che si prendono dei “dritti” che ci impediscono di vedere i rovesci e questo alla critica capita spesso!

    un bel pezzo davvero grazie Daniele!!

  3. Daniele Muriano Daniele Muriano scrive:

    Ciao Maddalena, Ciao Chicca,

    Chicca, la tua nonna aveva una gran ragione. Non c’è miglior modo di rovinarsi la festa che con un antipasto critico.

    A presto!

  4. chiccama chiccama scrive:

    due giorni fa parlavo con un amico di un libro di Roth “Everyman” che è quello che forse piu’ mi ha preso, ma anche per certi versi messo KO e chiacchierando chiaccherando mi si è palesato un motivo fra i tanti per cui mi era tanto piaciuto quel libro…

    non c’è morale alla fine, non ci sono denunce, c’è solo il racconto, la narrazione dolorosa e tragica a volte autoironica o addiruttura tracicomica e questo lo trovo straordinario!!

    è come se i suoi libri fossero davvero “letteratura” dove si racconta l’uomo così com’è…

    vi lascio un piccolo pezzo dove il protagonista (non ha nome, potrebbe essere chiunque di noi) che ha una vita difficile con malattie simili a quelle del padre, viene ospdalizzato per subire un’operzione e

    ** “La moglie del momento – la terza e ultima – non aveva la minima rassomiglianza con Phoebe e anzi, a dir poco, era un rischio in caso di emergenza. Sicuramente non ispirava fiducia la mattina dell’operazione, quando seguì la lettiga piangendo e torcendosi le mani e alla fine, non riuscendo a controllarsi, gridò: - E io?
    Era giovane e inesperta e forse aveva inteso dire una cosa diversa, ma lui pensò che volesse dir questo: cosa sarebbe stato di lei se lui non fosse sopravvissuto?
    – Una cosa per volta – le disse. - Prima lasciami morire. Poi verrò ad aiutarti a tener duro.”**

  5. Daniele Muriano Daniele Muriano scrive:

    Grazie Chicca :)

    Oppure… la sola morale è la conoscenza (Broch).

    …Quando sto male leggo Philip Roth. C’era un tempo in cui giudicavo la letteratura - la letterarietà - in base al potere di guarigione; era il momento di Celine.. Ne ero proprio convinto. Forse ne sono ancora convinto. Per esempio Gadda mi salvò la vita, quasi.

  6. Daniele Muriano Daniele Muriano scrive:

    pare che il commentario si sia spostato su friend feed :), all’indirizzo http://friendfeed.com/ibridamenti

  7. chiccama chiccama scrive:

    @ Daniele ho letto
    e ho anche risposto, trovo che a volte per leggere bisognerebbe togliersi gli ochhiali scuri!!:)))

    mi fa sempre strano, ma non mi meraviglia come 50 righe si possano leggere in due modi diametralmente opposti!!!

  8. chiccama chiccama scrive:

    @Daniele
    se posso, avrei un desiderio, tu hai citato Gadda e non ti dico quanto lo ami, in duesti ulrimi mesi sto rilegegndo “la cognizione del dolore” , perchè ne avevo bisogno, e sarei molto felice, che tu in questo spazio parlassi di Lui come tu preferisci…

  9. zauberei scrive:

    Uh Daniele Roth.
    Io non sono sicurissima di queste cose che dici. Sono d’accordo su alcune e su altre no.
    A parte che personalmente ho una opinione scarsetta di Citati, che no non risponde al mio concetto di critico serio. I critici seri sono gente come Franco Moretti, o Carlo Ossola, gente che disgraziatamente ci capita di leggere po’ che niente.In Italia la critica letteraria seria sta morendo sotto la scure dei vari D’Orrico che raccontano libri in maniera abborracciata e giovanilista senza un lavoro esegetico rispettabile. In ogni caso, non mi pare che Roth non sia considerato. Da Pastorale Americana in poi è stato un crescendo di attenzioni, come testimonia la ripubblicazione da parte di Einaudi di tutta la sagra Zuckerman, e credo anche che Einaudi abbia fatto una bella battaglia economica per accaparrarsi i vecchi diritti sui titoli che prima erano di Bompiani. E io lo vedo spesso recensito e anche molto bene. Alle volte persino troppo. E’ vero che in America Roth è conosciutissimo - faccio presente che è l’unico autore americano le cui opere siano uscite presso la biblioteca del congresso mentre era ancora vivo e vegeto. Se ne parla molto, magari non ci sono tantissime interviste perchè è noto che non è proprio un simpaticone et disponibile. Ma a voglia che piace - come sa il poveraccio di Frenzen a cui ogni due per tre gli rimproverano di imitare Roth senza averne il talento (giudizio che condivido).
    No Roth piace a tutti molto. Aldilà dell’indubbio talento narrativo e mimetico (a me sconvolge la capacità che ha di mettere in scena personaggi verosimili, negli umori, nel lessico, in questo è davvero pazzesco)… E’ ebreo ma profuma di scorrettezza politica, è intellettuale ma un tantinello maschilista. Uh quanto ci piace. Quanto ci piace questa roba della lucidità, della distanza dalle cose, uh il cinismo e i professori che si scopano le ragazzine. Uh tanto liberatorio!
    Lo leggiamo - siamo cattivelli.
    Ma orco tanto intelligenti.

  10. Oyrad Oyrad scrive:

    Di Roth ho letto solo “Pastorale americana” - stupendo! … ma ardo dal desiderio di leggere il più possibile… Non l’ ho letto E mi piace… ;-)

  11. Minerva84 scrive:

    Ho notato anch’io questa cosa e mi ha lasciata un pò perplessa, ma forse ha ragione Maddalena. Forse i nostri critici faticano anche molto nel chiosare un tale e tanto autore. Chissà…

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